<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>90s Archivi - Radio Punk</title>
	<atom:link href="https://radiopunk.it/tag/90s/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://radiopunk.it/tag/90s/</link>
	<description>International punk ‘zine, Label &#38; distro ,  pin maker / stampa spillette, Antifascist DIY crew</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 19:54:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/10/cropped-Logo-RadioPunk-32x32.png</url>
	<title>90s Archivi - Radio Punk</title>
	<link>https://radiopunk.it/tag/90s/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">249866458</site>	<item>
		<title>Disconnection vs Schegge di Rumore: l&#8217;hardcore italiano negli anni ‘90</title>
		<link>https://radiopunk.it/libri-hardcore-italiano-anni-90/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 09:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[90s]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[italian hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://radiopunk.it/?p=20324</guid>

					<description><![CDATA[<p>Interviste, storie e storia dell’hardcore italiano negli anni ‘90 nei due libri “Disconnection” e “Schegge di Rumore” Perchè dovresti leggere entrambi questi volumi usciti tra il 2020 e il 2021? Perché leggere due libri sullo stesso “micro” &#8211; che poi tanto micro non è &#8211; argomento? La risposta proverò a darla in questo breve articolo, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/libri-hardcore-italiano-anni-90/">Disconnection vs Schegge di Rumore: l&#8217;hardcore italiano negli anni ‘90</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Interviste, storie e storia dell’hardcore italiano negli anni ‘90 nei due libri “Disconnection” e “Schegge di Rumore”</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perchè dovresti leggere entrambi questi volumi usciti tra il 2020 e il 2021? Perché leggere due libri sullo stesso “micro” &#8211; che poi tanto micro non è &#8211; argomento?</strong> La risposta proverò a darla in questo breve articolo, dopo aver letto ed essermi fomentato da questi libri e da queste storie che per età anagrafica non ho vissuto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Premessa doverosa</strong>: non sono uno scrittore, perciò non aspettatevi un articolone. <strong>Queste righe che seguono servono principalmente a invogliarvi a leggere questi libri che a me sono piaciuti particolarmente</strong>, infatti sentivo il bisogno di scrivere qualcosa, come a voler completare un percorso con me stesso. Quando qualcosa mi piace, vorrei spronare gli altri a prendere e buttarsi nell’avventura dell’ascolto, visione o lettura dell’oggetto in questione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>SCHEGGE DI RUMORE</strong>:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando nel 2020 è uscito “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.scatoleparlanti.it/prodotto/schegge-di-rumore/#:~:text=Schegge%20di%20rumore%20raccoglie%20le,un%20decennio%20mai%20raccontato%20prima." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Schegge di Rumore: storie di hardcore italiano negli anni ‘90</a></span></strong>” con questo titolone accattivante mi sono fiondato a prenderlo. <strong>Scritto da Andrea Capò Corsetti (già autore di “Viterbo Hardcore”) e da Monica Rageàpart Miceli</strong> si presenta come un libro snello, 150 pagine circa, di quelli che divori in zero-due. <strong>Si tratta principalmente di una mega-intervista &#8211; o meglio “Testimonianze” come dice il capitolo del libro &#8211; a persone amiche e chiaramente del giro hardcore anni ‘90</strong>. Infatti si badi bene alla parola, il titolo è “Storie” con la “E” e non “Storia” con la A. Titolo che trovo azzeccatissimo man mano che scorro nella lettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ottime e interessanti domande che variano su più fronti e su più contesti, comprendono l’aspetto politico e militante, a dir poco importante dato che negli anni ‘90 sono nate le principali band di questo circuito; ma comprendono ovviamente anche domande inerenti la genesi della propria band, le motivazioni che ne stanno alla base e come si è stati folgorati dal punk hardcore e dal diy.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le risposte, grazie alle giuste domande, sono molto interessanti e restituiscono delle importanti testimonianze di contesti storici, luoghi, motivazioni e attitudine. <strong>Ho apprezzato alla follia le risposte di Max dei Contrasto e di Gallo dei By All Means. Fomento totale! E lì in mezzo ho trovato ragionamenti ponderati, ancora attuali e da prendere, stampare e attaccare ad ogni nostro concerto</strong>. Davvero, più in generale, alcune delle risposte e delle storie che sono espresse lì dentro, meritano l’acquisto seduta stante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altra cosa che ho apprezzato è l’aver dato voce a persone di più parti d’Italia</strong>. C’è lo stesso Capò da Viterbo, Luca dei Frammenti da Torino, Gigio e Luca degli Hobophobic da Taranto, Frankie e Piero degli Affluente da Ascoli Piceno, Luca dei Kafka da Genova, Amedeo dei Sickoids da Napoli, Gallo da Mantova, Fulvio dei Jilted da Alessandria, Mayo dei Sottopressione da Milano, Max dei Contrasto da Cesena, Giordano dei Dissesto da Pescara, Andrea dei Monkeys Factory / Gozzilla &amp; le tre bambine coi baffi da Aprilia e altri ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, se lo prendete aspettandovi che sia il libro che raccoglie TUTTE le storie dell’hardcore italiano anni ‘90 o che racconti la “STORIA” dell’hardcore italiano negli anni ‘90, rimarrete delusi, delusissimi, perchè non è questo l’obiettivo di “Schegge di Rumore”. <strong>Questo è un libro da prendere e leggere tutto d’un fiato, con carico emozionale e trasporto a mille</strong> e va preso appunto per un insieme di storie circoscritte e limitate ma assolutamente avvincenti e appassionanti!</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>DISCONNECTION</strong>:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La mia lettura di questo bel tomo uscito per la Tsunami arriva in seguito a “Schegge di Rumore”. “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.tsunamiedizioni.com/libri/le-tempeste/disconnection/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disconnection</a></span></strong>” si presenta con un’impaginazione magistrale ed è bello massiccio, <strong>circa 400 pagine scritte da Giangiacomo De Stefano</strong> (autore del documentario “At The Matinee” e ha fatto parte di band quali Ivory Cage, Ageing, Summer League, The Guilt Show e Cosa Nostra) <strong>e Andrea “Ics” Ferraris</strong> (ha suonato in band degli anni ‘90 come Permanent Scar, Outright, Burning Defeat e One Fine Day). Oltre a seguire un filo logico partendo dagli anni ‘80 e facendo un’eccellente ricostruzione storica, <strong>ho amato particolarmente il fatto di aver dato spazio a tutta una serie di aspetti fondamentali per l’hardcore anni ‘90 quali la parte inerente allo skate, alle fanzine, alla politica, alle etichette</strong> (green records e soa vi ringrazierò a vita di essere esistite), <strong>ai collegamenti con altri generi, allo straight edge, all’animalismo e al veganesimo e altro ancora</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le foto, stupende e numerose, mi hanno catapultato in un’altra dimensione e ho adorato alla follia il fatto che le varie testimonianze e racconti fossero preceduti da un breve testo di introduzione e preambolo, facendomi maggiormente apprezzare le parole degli intervistati che sono riusciti a restituirmi un perfetto spaccato dell’argomento che veniva trattato di volta in volta.<strong> Altro punto a favore, gli intervistati sono numerosissimi e dalle idee spesso differenti, il che aiuta a ricostruire il “puzzle”</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dulcis in fundo, per chi come me ha sempre ascoltato più le band coinvolte in “Schegge di Rumore”, <strong>ho apprezzato il fatto di mettere la discografia consigliata</strong>. Sto scoprendo dei dischi pazzeschi!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chiudere, “Disconnection” è un libro da leggere a tutti i costi e che, anche qui, senza la pretesa di voler essere la Bibbia dell’hardcore anni ‘90 in Italia, riesce però a dare un quadro generale importantissimo e, fidatevi, vi innamorerete!</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8230;And the winner is&#8230;</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Consiglio vivamente la lettura di entrambi</strong>, non ho particolari indicazioni su quale leggere prima. <strong>Questo perché &#8211; ed è la chiave e il responso finale di questo articolo &#8211; i due libri sono complementari</strong> e nessuno dei due esclude l’altro, anzi! La bellezza di questi due volumi sta nel fatto che troverete racconti ed esperienze che seppur affini si completano a vicenda, sia per contenuti che per persone intervistate, dato che pochissime sono in comune nei due libri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Troverete un sacco di spunti e di riflessioni in ambito politico su “Schegge di Rumore”</strong>, incontrando forse l’ala più “militant”, il che non è poco dato che è un’esperienza nata negli anni ‘90 con Tear Me Down, Contrasto, Affluente e via dicendo. <strong>Mentre in “Disconnection”,&nbsp; troverete tutta una serie di cause, effetti e un circuito totalmente diverso, seppur affine</strong>. Questo è un libro esaustivo e che parla di un’esperienza diretta e lo fa attraverso una lunghissima schiera di persone delle più disparate micro-scene.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo dicendo due cose: <strong>vorrei tanto vedere una presentazione di entrambi i libri con gli autori insieme</strong>, sarebbe fichissimo; e mi raccomando, <strong>leggeteli entrambi, vi farete davvero un bel viaggio!</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NOTA: I due libri qui descritti sono presenti anche nella nostra distro!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/libri-hardcore-italiano-anni-90/">Disconnection vs Schegge di Rumore: l&#8217;hardcore italiano negli anni ‘90</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">20324</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Isolati: la scena Skinhead in Sardegna &#8211; parte 1</title>
		<link>https://radiopunk.it/skinhead-in-sardegna-parte-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 11:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[80s]]></category>
		<category><![CDATA[90s]]></category>
		<category><![CDATA[italian punk oi]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[scena punk]]></category>
		<category><![CDATA[Skinhead]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://radiopunk.it/?p=18813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Prima parte dello speciale sulla scena skinhead in Sardegna dagli anni &#8217;80 alla metà degli anni &#8217;10 È il 1985. La C.A.S. Records, storica etichetta dei Nabat, dà alle stampe la compilation “Quelli che urlano ancora&#8230;”. Nella tracklist dell&#8217;LP, che negli anni diverrà un vero e proprio pezzo di culto per i kids di tutta &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/skinhead-in-sardegna-parte-1/">Isolati: la scena Skinhead in Sardegna &#8211; parte 1</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" id="prima-parte-dello-speciale-sulla-scena-skinhead-in-sardegna-dagli-anni-80-alla-meta-degli-anni-10">Prima parte dello speciale sulla scena skinhead in Sardegna dagli anni &#8217;80 alla metà degli anni &#8217;10</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È il 1985. La <strong>C.A.S. Records</strong>, storica etichetta dei <strong>Nabat</strong>, dà alle stampe la compilation <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=dR3_N3UYTcw" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored nofollow">“Quelli che urlano ancora&#8230;”</a></span></strong>. Nella tracklist dell&#8217;LP, che negli anni diverrà un vero e proprio pezzo di culto per i kids di tutta italia, compare un nome, <strong>SS20</strong>. Per la prima volta su un disco, la bandiera coi 4 mori viene messa sulla mappa nella scena Skinhead.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scoprire cosa e chi erano gli SS20 però, dobbiamo tornare indietro di qualche anno, nella Cagliari di fine anni 70.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="anni-80-dagli-ss20-ai-claptrap">Anni 80 – Dagli SS20 ai Claptrap</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Internet non era nemmeno un lontano miraggio, riviste come <strong>Rockerilla</strong> o <strong>Mucchio Selvaggio</strong> erano solo in procinto di nascere, e per la loro diffusione di massa ci vorrà ancora qualche anno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter sentire nuova musica, diversa dal mainstream delle radio, si era costretti a viaggiare, o ad ordinare alla cieca dischi per posta, da cataloghi che venivano scambiati tra giovani. Non esistevano voli low cost ne lo streaming. Tutto quello che si riusciva a recuperare, si rigettava su cassette che diventavano subito dei piccoli tesori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“se dovessi indicare uno strumento fondamentale di quel periodo sarebbe sicuramente la fotocopiatrice. Le fanzine ci davano la possibilità di scoprire ed approfondire tante altre realtà ignorate dai grossi media ma, soprattutto, riportavano su uno stesso piano di comunicazione diretta chi suonava e chi ascoltava. “</em> Marco Rocca (Claptrap)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;Italia in quegli anni fatica a recepire il nuovo sound del punk che arriva come una sberla dalla Gran Bretagna, la Sardegna viaggia a velocità ancora inferiore. Il risultato fu che quando la cultura punk iniziò a diffondersi nell&#8217;isola nei primi anni 80, in UK la prima ondata era già bella che finita. I giovani punk Sardi si ritrovarono a fare un percorso a ritroso, per riscoprire quelle che erano le radici del movimento, l&#8217;estetica e la cultura. Tutto è da riscoprire, tutto è ancora da creare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Qualcuno tornato da New York ci aveva raccontato dei live di Ramones e Television in un piccolo locale nato per il country e diventato invece tempio del punk. Era il leggendario CBGB, ma allora non lo sapevamo. (&#8230;) e poi i Minor Threat, promotori dell’etica DIY e straight edge: sono state le loro teste rasate che ci hanno ricollegato al movimento Oi!/skinhead di matrice britannica che avevamo già scoperto con le fanzine e i dischi. 4 Skins, Cockney Rejects, Cock Sparrer, Partisans, Infa Riot, Business e tanti altri.”</em> Marco Rocca&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa riscoperta nascono intorno all&#8217;82 gli SS20. Il nome rappresentava la classificazione USA/NATO con cui venivano denominati gli RSD10, ovvero i missili balistici sovietici puntati contro il blocco occidentale. In una Cagliari fatta di balli di gruppo e liscio, gli spazi per suonare si trovano a stento. Mentre il Virus di Milano da l&#8217;avvio alla stagione di occupazioni che avrebbero interessato buona parte della scena punk italiana, a Cagliari si tentano le imbucate negli ambienti più disparati: <strong>dalle assemblee studentesche, alle pre-serate in discoteca, fino ad arrivare ai saloni parrocchiali di qualche chiesa</strong>. Nonostante ciò, e nonostante una formazione con continui cambi, gli SS20 riescono a costruirsi un nome nell&#8217;ambiente musicale alternativo dell&#8217;isola, fino a conquistare in qualche modo anche lo stivale, arrivando a suonare (con un giovanissimo <strong>Joe Perrino</strong> alla voce) al ben noto <strong>raduno OI! di Certaldo del 1983</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="360" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/ss20.jpg" alt="" class="wp-image-18816" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/ss20.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/ss20-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>SS 20 </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Le nostre prove stavano diventando un punto di riferimento per quelli che erano davvero i “rejects”, non Cockney, ma cagliaritani. A qualcuno bastava solo tagliarsi i capelli ma bisognava per forza farsi aiutare. Fino a quando non ne abbiamo procurato una elettrica, la macchinetta a mano era un aggeggio infernale che ti strappava i capelli. Mi ricordo di qualche ragazza che aveva persino azzardato il taglio </em><em>Chelsea.</em><em> Ma anche se non tutti indossavano la “perfetta” divisa skinhead, ne condividevamo la musica ma soprattutto il disagio sociale: quello che era stato lo spirito originario del movimento prima che si spaccasse in estremizzazioni di matrice politica.” </em>Marco Rocca</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Casteddu (Cagliari) dei primi anni ottanta cominciava con molte difficoltà ad assorbire quello che era il nuovo spirito derivante dalle sottoculuture nord-europee. <strong>Piazza Repubblica</strong> rappresenta il primo approdo per quei giovani che non si ricono nelle masse e che necessitano di un punto di ritrovo tutto loro. La diffusione delle fanzine è ormai capillare nel “giro”, i contatti si fanno più stretti, nascono alcuni locali di musica live nell&#8217;isola e iniziano a diffondersi le prime rassegne per band dai generi più disparati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo frangente arriva il contatto con Steno. La partecipazione a una compilation come “Quelli che urlano ancora&#8230;” è un&#8217;occasione per confrontarsi e per allargare la cerchia dei contatti. Nonostante gli SS20 già al tempo cantassero esclusivamente in inglese, decidono di rielaborare il testo della loro <strong>“Take one decision”</strong> e proporne una versione in italiano, per potersi rivolgere in maniera più diretta ai kids dello stivale. <strong>“Non staremo più a sentire”</strong> è l&#8217;unica testimonianza in studio che gli SS20 producono, oltre una demo registrata in saletta divenuta ormai introvabile. Quella partecipazione segna anche l&#8217;ultimo atto della band come SS20. Con l&#8217;ennesimo cambio di formazione, e la rielaborazione del sound della band, si decide di dare una svolta al gruppo e di rinominarlo <strong>“The Claptrap”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Ss20 - &quot;Non staremo piu&amp;apos; a sentire&quot;" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/KS1MnxMZlKU?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Claptrap era portavoce di una classe senza voce che, come noi, viveva le stesse situazioni in ogni parte del mondo. Per questo motivo i testi erano in inglese: una lingua internazionale per problemi internazionali&#8230; Ricordo le lunghe discussioni teoriche a fine concerto sull’indipendentismo con Renzo Saporito, che più tardi nel 1989 fondò i Kenze Neke. Lui sosteneva l’idea di una solidarietà fra le minoranze in lotta per l’indipendenza. Secondo me invece i problemi erano a monte ed era quindi in un contesto più ampio che andava cercata la solidarietà.”</em> Marco Rocca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i The Claptrap il sound muta. Oltre al punk e all&#8217;OI!, entrano le influenze HC di matrice americana, e il sound ska/rocksteady delle origini skinheads. Parlare di una scena punk in Sardegna è ancora prematuro, e il confronto rimane quello dei palchi di rock misto isolani. In questo quadro, lo sviluppo dell&#8217;autoproduzione e le tante etichette indipendenti che nascono in quegli anni riusciranno a creare una rete di contatti che permetteranno alla band di allargare gli orizzonti al di fuori dell&#8217;isola.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla scia di questi sviluppi, il gruppo decide che i tempi sono maturi per fare il salto di qualità e produrre un album. Scottati dalla cattiva esperienza di studio in Sardegna, e con una formazione traballante, i Claptrap partono a Roma e registrano quello che sarà classificato come il primo LP autoprodotto in Sardegna, <strong>“This is the italian sound”</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1020" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-1024x1020.jpg" alt="" class="wp-image-18818" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-1024x1020.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-300x300.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-150x150.jpg 150w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-768x765.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-1536x1531.jpg 1536w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-2048x2041.jpg 2048w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-600x598.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/04-claptrap-_album_back-1986-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Retro di &#8220;This is the Italian Sound&#8221;</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In pieno stile DIY viene creato il marchio <strong>“Crossed Hammers”</strong> per la produzione del disco, mentre la distribuzione in Italia viene affidata alla <strong>Toast Records</strong> di Torino.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non so più quante lettere sono state spedite ovunque a tantissime etichette che magari nel frattempo erano sparite o avevano cambiato indirizzo. Ogni giorno avevo il terrore di trovare nella cassetta della posta la busta con il timbro che raffigurava una mano che indica, e la scritta “back to sender”. Con altre invece siamo riusciti a stabilire dei contatti e alcune di queste sono poi anche diventate importanti case di produzione o distribuzione come WeBiteRecords e Rock_o_Rama in Germania, Roadrunner in Olanda, Oi!/SkaRecords in UK, Mordam Records e Dischord ma soprattutto Alternative Tentacles in USA. Ricordo ancora la lettera autografa di apprezzamento del nostro disco di Jello Biafra in persona che, oltre a inviarmi l’elenco di tutti i distributori a cui loro si appoggiavano in USA e in Canada, mi spedì anche, per ricambiare il mio invio, delle magliette di Dead Kennedys e di Alternative Tentacles che conservo ancora come delle reliquie.”</em> Marco Rocca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli anni a seguire per i Claptrap e per quel piccolo nucleo di Skins Sardi si alternarono fra gioie e dolori. Se da una parte l&#8217;uscita del disco permette alla band di intraprendere <strong>un tour che attraversa il nord Italia, segnando tappe poi in Svizzera, Germania e Olanda</strong>, dall&#8217;altra l&#8217;ambiguità all&#8217;interno del movimento skinheads e il tamtam mediatico sul fenomeno dei &#8220;nazi-skins&#8221; creano spaccature anche all&#8217;interno degli ambienti isolani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Già dai primi anni le provocazioni della band avevano attirato critiche e illazioni, e che a Cagliari e in Sardegna ci fossero skins con forti tendenze a destra non era un mistero. Ma se a inizio anni 80 la parola skinhead rimaneva sconosciuta ai più nell&#8217;isola, e avere la testa rasata e i Dr. Martens potevano far pensare all&#8217;appartenzenza a un corpo dell&#8217;arma più che ad una subcultura giovanile, qualche anno più tardi erano le stesse fanzine a puntare il dito contro la minaccia nazi-skin e gli “apolitici”. Alcuni contatti si perdono, la band viene cacciata dalla sala prove autogestita in cui suonava da anni. Ad oggi sono ancora diffuse le voci che vedrebbero il percorso SS20/Claptrap come quello di una realtà di estrema destra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Pur avendo delle affinità con la cultura skinhead ci eravamo sempre ritenuti dei cani sciolti. Essere adesso addirittura assimilati ai nazi era davvero intollerabile. Avevamo anche preparato, e fatto circolare su fanzine e giornali, un volantino in cui prendevamo esplicitamente le distanze da tutto questo. Ma servì a ben poco. (&#8230;) vent’anni dopo nel 2000, ho trovato per caso su Discogs, la foto di una sedicente intervista, in un disarmante inglese maccheronico, che sarebbe stata fatta al nostro gruppo da una fanzine non meglio identificata. Non bisogna essere Sherlock Holmes per capire che è un falso grossolano in cui una serie di domande idiote sono scritte in funzione di una serie di risposte altrettanto idiote.”</em> Marco Rocca</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutto ciò porta inesorabilmente la band ad un drastico allontanamento dalla scena</strong>, e a intraprendere un percorso individuale che darà comunque buoni frutti. “This is the italian sound” riscuote un buon successo. Diverse riviste di settore scrivono recensioni entusiaste, la band inizia una fitta attività live che si protrarrà fino alla fine degli anni 80. Tuttavia nel 1989 qualcosa si rompe. Due dei tre elementi lasciano il gruppo che si scioglie e si disperde. <strong>È la fine della prima e unica band skinhead isolana degli anni &#8217;80</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=fZak4akf5e0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Qui potete vedere i Claptrap dal vivo</span></strong></a></p>



<h3 class="wp-block-heading" id="anni-90-la-scena">Anni 90 – La scena</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Io ho avuto il culo di avere dei fratelli più grandi. Loro suonavano garage-revivol, quindi in mezzo alla musica mi ci son trovato sin da piccolino. Poi a 11 anni ho visto il film dei Sex Pistols e non ci ho capito più un cazzo. Ho iniziato ad ascoltare punk, ero molto influenzato dai Ramones, il mio stile era quello li, con tanto di caschetto e maglietta a righe. Con la mia prima band, i Nitro Somones, facevamo cover dei Cockney Rejects o dei Stiff little fingers. Non vedevo una reale differenza tra punk e Oi!. Poi succede che muore Tiziano Ansaldi. I Nabat organizzano un concerto di reunion assieme a Klasse Kriminale e Ghetto 84. Io e altri 2 amici decidiamo di imbarcarci per Bologna ed andarci. Da quel concerto sono rimasto fulminato. Ho visto una scena che era ciò che per me il punk rappresentava totalmente. Perciò al ritorno ho fatto contento il mio barbiere, e ho rasato via il caschetto.” </em>Alessandro Rizzu (Non Idonei)</p>



<p class="wp-block-paragraph">La spaccatura di matrice politica che ha travolto il movimento Skinhead un pò ovunque, lasciò in Sardegna terra bruciata. Tanti furono coloro che si allontanarono definitivamente dalla cultura, talvolta rinnegando il percorso stesso compiuto tra quelle file. Tra la fine degli anni 80 e inizi 90, in particolar modo a Cagliari, le file degli Skins isolani erano occupate quasi totalmente da elementi di destra, grazie anche all&#8217;avvicinamento al mondo dello stadio con l&#8217;ormai disciolto gruppo ultras <strong>Bunker Skins</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="651" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1.jpg" alt="" class="wp-image-18821" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1.jpg 960w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1-300x203.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1-768x521.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1-220x150.jpg 220w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/cricca_cagliari-1-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Skins e punx a Cagliari &#8211; anni &#8217;90</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove generazioni di punk che rivolgevano lo sguardo all&#8217;OI!, si ritrovavano a dover sbrogliare una matassa di incomprensioni e confusioni in tempi in cui ancora la fruibilità dei mezzi di comunicazione era lontana anni luce dallo stile d&#8217;oggi giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per semplificare, tanti skins si erano fatti da parte, altri avevano preso strade del cazzo. In due parole: mancava continuità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Io mi sono trasferito a Cagliari nel 90 per studiare, e da lì ho iniziato a suonare prima grindcore e poi death metal. A quel tempo piazza repubblica era divisa in due semi piazze, una dei metallari, l&#8217;altra dei punk. Io facevo sponda da una parte all&#8217;altra, così ho conosciuto un po&#8217; di gente del giro. Poi, uscito dagli Hell church, mi trovai in saletta con un po&#8217; di amici che stavano mettendo su un nuovo gruppo, e mi chiesero di suonare la chitarra. Fu così che mi accostai al mondo skin/punk, e che formammo i Non idonei.</em>” Fabrizio Tedde (Ciurma Skins/Antiruggine/Generacion Rebelde/New Blood)</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, se da una parte le nuove leve si ritrovavano orfane di riferimenti isolani concreti e di strutture già ben rodate, dall&#8217;altra c&#8217;era ampio spazio per costruire una scena tutta nuova, libera da paternalismi o gabbie ideologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“C&#8217;erano persone di una certa età che magari ascoltavano punk, ma nell&#8217;abbigliamento erano normalissime. Era difficile capire le differenze tra oi! e il resto. A volte poteva essere un articolo di qualche rivista, a volte una canzone, vedevi delle foto e piano piano capivi, ti prendevi gli anfibi e via dicendo. In ogni caso è stato un passaggio abbastanza graduale, mischiavamo molto.”</em> Daniele Diana (Ciurma Skins/New Blood)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal tumulto musicale isolano di quegli anni, in ambito skinhead, nascono nel 1994 a Cagliari i <strong>Non idonei</strong>, e nemmeno un anno dopo a Sassari si formano gli <strong>Adunata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Isolamento, marginalità e abbandono a se stessi sono i temi che emergono in maniera più netta dai testi dei ragazzi sardi. Pezzi come <strong>“Stessi volti”</strong> o <strong>“Figli di nessuno”</strong> raccontano una quotidianità fatta di monotonia e soprusi, affrontata però a muso duro, senza nessuna resa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-18823" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-1024x768.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-300x225.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-768x576.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-1536x1152.jpg 1536w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1-600x450.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Split_nonidonei_adunata-1.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Split 1999 7&#8243; tra Non Idonei e Adunata</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La neonata asse Casteddu/Tàttari (Cagliari/Sassari), dal 95 in poi sarà il nucleo vivo di un&#8217;intera esperienza punk che animerà la Sardegna fino alla fine degli anni 10 del 2000</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Abbiamo iniziato col black metal. Suoni durissimi e capelli lunghi quasi fino al culo. Io al tempo già facevo le stagioni in zona di Arzachena. Quando tornai dalla stagione chiamai Mauro, il nostro chitarrista, per organizzarci e andare in saletta. Arrivato in sala prove trovai Daniele rasato. Mi disse che con due suoi amici, coi quali poi fondò gli Adunata, quell&#8217;estate avevano scoperto la SHARP</em>&#8221; Tonino Piras (Roll Call)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante qualche precedente, il punk in Sardegna non era mai realmente riuscito ad attecchire nel circuito musicale isolano. Anfibi e testa rasata erano un ulteriore ostacolo. Salette, locali, contatti. Era tutto da inventare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se a Cagliari esistevano già locali come il <em>&#8220;Tempio dei faraoni&#8221;</em> o il <em>&#8220;Jazzino&#8221;</em> che davano la possibilità a tutti i giovani musicisti di suonare o organizzare concerti, Sassari viveva una realtà più provinciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Si suonava nei bar e nei circoli. Il problema è che su 30 persone magari 20 erano tagliagole, la peggio feccia della città. Quando ti vedevano con gli strumenti ti chiedevano se potevi suonare folk sassarese. Era molto facile che partisse &#8220;l&#8217;effetto skinhead&#8221; e che tutto finisse in caos&#8221; </em>Tonino Piras</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pregiudizio verso il movimento skinhead inoltre era una vera e propria croce da trascinare in ogni situazione quotidiana</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Quando abbiamo fondato la SHARP Sardegna eravamo pochissimi. Tutto è nato da un mio amico che viveva a Perugia. Frequentava gli ambienti dell&#8217;ex Cim: Five boots e tutta quella gente lì. Io avevo iniziato a partire spesso per concerti, e vedendo quel mondo avevo pensato di portare anche in Sardegna l&#8217;esperienza della SHARP. Solo che eravamo davvero pochi, e chi per lavoro, chi per studio, eravamo spesso ognuno per i fatti suoi. A volte mi capitava di uscire da solo con la mia ragazza e venire comunque inquadrato. Più volte ho rischiato di farmi ammazzare in giro&#8221;</em> Alessandro Rizzu</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante ciò, i kids isolani iniziano a macinare contatti e ad organizzare concerti, prevalentemente tra Sassari e Cagliari. Corrispondenza postale, Schede per le cabine telefoniche, collette: ancora una volta grazie allo spirito DIY di quegli anni, la Sardegna inizia a diventare meta per band OI!, HC e punk dall&#8217;italia e dall&#8217;Europa. Dall&#8217;esperienza di quegli anni verrà fuori un iconico <strong>7 pollici, split Adunata/Non idonei del 1999</strong>, edito da un tentativo di etichetta che avrà vita breve<strong> &#8220;Krikk&#8217;e Kasteddu records&#8221;</strong>. Questo Ep segnerà però la fine della band di Cagliari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fine degli anni 90 e l&#8217;inizio degli anni 2000 segna una svolta positiva all&#8217;interno della comunità punk/skin. Negli anni si è costruita una rete di contatti e conoscenze ormai consolidati, gli spazi per i concerti si allargano, come il numero degli appassionati al genere. Nascono nuove band: nel 1998 si formano i <strong>Generacion Rebelde</strong> a Cagliari, e l&#8217;anno successivo a Carbonia un gruppo di skins locali dà vita agli <strong>Antiruggine</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà però Sassari all&#8217;alba del nuovo millennio a conoscere una nuova vivacità della propria scena. Skins, mods e rude boys della costa nord Sardegna, da 3-4 elementi iniziale,&nbsp; arriveranno a contarsi a decine, figli di una scena nata dal nulla in una città che in quegli anni <em>“sembrava un film di guerra”</em>. Diverse saranno le band che andranno a formarsi e sciogliersi in quell&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Tutti suonavamo con tutti, si trovava sempre qualcuno pronto a prendere in mano il basso o la chitarra al posto di un altro</em>” Tonino Piras</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;allargamento della scena comporterà anche le prime esperienze oltremare per le band Sarde. Genova, Bologna, Reggio Emilia, Roma. I contatti presi durante i concerti&nbsp; nelle città italiane, gli skins sardi emigrati e lo scambio di date, sono i nodi che permetteranno alla scena sarda di creare un interscambio continuo con band, crew e etichette dello stivale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono anche anni di produzioni importanti. Dopo una prima demo nel 1999, esce nel 2001 il primo album dei Generation Rebelde <strong>“<a href="https://www.youtube.com/watch?v=shXxTUH26lg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Condannati</span></a>”</strong>, seguito due anni dopo da uno split CD edito dalla <strong>KOB records</strong> con i <strong>Vampires</strong>. Sempre nel 2003 gli Antiruggine presentano la loro demo <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=f11fSyzNVAk" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">“Ci siamo anche n&#8217;OI!”</span></a></strong>, ripresa in parte nello split uscito l&#8217;anno successivo assieme agli Adunata, prodotto dalla<strong> Anfibio records</strong>. <strong>Questo lavoro, “Da costa a costa” rappresenta uno dei dischi di culto per la scena dell&#8217;epoca.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Adunata - I Ragazzi In Scarponi" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/mewsJIHjqFQ?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora, sempre dalla crew Sassarese esce online nel 2003 la demo <strong><a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLwXdRWVlvkW-okWK4YpsqA1GWG_44A2Lf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">“Isolati”</span></a></strong> dei 4 moors, una fotografia micidiale sulle teste della costa nord sarda. Nel 2002 invece entrano nella scena i <strong>Sezione ribalta</strong>, prima band del genere a cantare integralmente in limba sarda, e che daranno alle stampe la loro prima demo <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=6HwNQvnk-dU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>“Di po di”</strong></a></span> (giorno per giorno) nel 2005.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono anni di spontaneità, di concerti tra amici, sbronze e risse. La sigla <strong>RASH Sardegna</strong> inizia a comparire sulle autoproduzioni, nei concerti e in alcuni cortei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se il numero di teste rasate rimane limitato, l&#8217;ambiente è largo e vivo:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non eravamo tanti, ma i concerti erano frequentati. La gente veniva a vederci anche se non sapeva niente di OI!, e così facevamo noi agli altri concerti. Oggi se organizzi un concerto HC, ci ritrovi solo quelli che ascoltano hard core, e anche di quel determinato tipo.”</em> Fabrizio Tedde&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="419" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Raduno-OI-3.jpg" alt="" class="wp-image-18832" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Raduno-OI-3.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/Raduno-OI-3-215x300.jpg 215w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption>Concerto del 2003 tra diverse band oi! sarde</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading" id="2005-06-la-seconda-fase">2005-06 – La seconda fase</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova fiammata internazionale del punk e dei suoi sottogeneri degli anni 2000, causata in parte anche dall&#8217;ingresso nel mainstream del tanto odiato “pop punk”, porta una nuova generazione di giovanissimi ad avvicinarsi allo street punk in maniera totalmente autonoma. Se da una parte in Sardegna la scena anni 90 compiva ampi passi verso il consolidamento di una esperienza più che positiva, dalla disgregazione geografica della Sardegna, nascono tante piccole realtà, in alcuni casi relegate a paesini piccolissimi, che però riescono a produrre materiale ed entrare in contatto con band della vecchia guardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Eravamo fan dei lagwagon e dei pennywise. Gli skinhead da ragazzini li associavamo al classico nazi rasato a pelle. Ivo invece era un bootboy più all&#8217;inglese, coi capelli all&#8217;indietro e uno stile un po&#8217; più particolare. È lui che ci ha introdotto a quel mondo” </em>Fabrizio Pilloni (Sezione Ribalta)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei paesini più dispersi e isolati nascono piccole bande di punk, in cui si conta la presenza di alcuni skins o comunque appassionati di OI!, che anche grazie all&#8217;avvento del digitale, riusciranno a lasciare testimonianza delle loro prime esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i lavori più iconici di quegli anni, sicuramente da citare <strong>“Radio Sardigna”</strong> dei <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=PkeGCQBjyaU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Keret Korria</span></a></strong>. Band Siniscolese non proprio della nuova scuola, capitanata dallo storico boot boy Skakallo, che agli inizi del 2000 rilascerà il loro primo e unico album dalle forti influenze clashane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Cagliari, nascono invece i <strong>Controllo a Distanza</strong>, band street punk tiratissima che produce nel 2006 il loro primo lavoro in studio <strong>“Il disagio non è un reato”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Controllo a distanza - Il disagio non è un reato" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/wxVqpRMVYT0?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella provincia Oristanese si formano i <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=18ngktvmIgM" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Rebels actions</span></a></strong>, che producono la loro prima demo nel 2007 <strong>“Politicante”</strong> e i C4, che escono nel 2009 con la prima demo, ripresa in seguito nell&#8217;album <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=vsRgQIPISnY&amp;t=87s" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">“Congestione mentale”</span></a></strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nasceranno inoltre realtà rimaste più nell&#8217;ombra o durate molto poco, come i <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2zXWE_4TmGI" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Combat boots</span></a></strong> della Maddalena, o i <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=eDgRqmJbdXU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Disagio urbano</span></a></strong> di Oristano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A fare da traino rimane comunque la già citata asse Casteddu-Tàttari</strong>, realtà ormai rodata e simbolo di questa controcultura nell&#8217;isola. Accanto ad essa, cresce il fermento in un nuovo centro, San sperate, dove i già citati Sezione Ribalta e l&#8217;etichetta <strong>Kattive Maniere records</strong>, riusciranno a costruire un vero e proprio polo attivo per la scena punk Sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Nel 2001 conosco i Bad manners ed esco di testa. Comincio a scrivere KattiveManiere dappertutto con la K, ero ragazzino, ero punk. Avevo già il catalogo Vacation House di Rudy Medea da cui ordinavamo i Cd con gli amici, e poi entrai in contatto con Carlo della Brutus records. Così iniziai a farmi un catalogo tutto mio e a creare la distro KM”</em> Fabrizio Pilloni</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quegli anni apre inoltre a Selargius, nell&#8217;hinterland cagliaritano, un nuovo locale di musica live, il <strong>Titty Twister</strong>. Un luogo che avrà un ruolo cardine per l&#8217;underground sardo, e che sarà la principale casa delle sottoculture punk e HC isolane.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="324" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/SzRibalta_live_TittyTwister-4.jpg" alt="" class="wp-image-18828" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/SzRibalta_live_TittyTwister-4.jpg 480w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/SzRibalta_live_TittyTwister-4-300x203.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/SzRibalta_live_TittyTwister-4-220x150.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption>Concerto metà anni 2000 al Titty Twister di Selargius (CA)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio al Titty twister, nel 2007 i Sz. Ribalta presenteranno il loro primo album in studio, <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=wJwNttMagGc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">“Fai su ki deppis fai”</span></a></strong> (fai ciò che devi), album di street rock n&#8217;roll micidiale: testi totalmente in Sardo campidanese dai sapori stradaioli e riff freschi con un continuo richiamo alla vecchia scuola. I Sezione raccontano storie di paese e di disagio, senza il timore di apparire provinciali o ripetitivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a quest&#8217;album inizieranno una intensa attività live dentro e fuori dalla Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“La demo e il primo disco uscirono completamente in spirito DIY. Kattive Maniere e Shardana records, che era l&#8217;etichetta di Ivo, erano più dei marchi che mettevamo per simbolismo, come a dire “Ehy, qui ci siamo anche noi, anche questo posto è vivo”, un po&#8217; con quella mentalità da stadio che ci ha sempre accompagnato. Ma alla fine i soldi uscivano sempre dalla stessa parte.”</em> Fabrizio Pilloni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro carattere che differenzia questa nuova ondata, è il passo di continuità. I rapporti tra nuove e vecchie leve si saldano sin da subito con collaborazioni e scambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Carbonia è sempre stato un posto che ho reputato casa, fin dalle prime volte che ci sono andato. Appena conosciuti, gli Antiruggine ci hanno organizzato un concerto al Vertigo, e da li è stato un continuo. Facevamo la spola alla fine. Chiamavamo un gruppo a San Sperate, e aveva la seconda data nel sulcis assicurata, e viceversa”</em> Fabrizio Pilloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso periodo, un&#8217;evoluzione nell&#8217;ambiente e nella scena dell&#8217;isola, porta a nuovi sviluppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Ci ritrovammo con le principali band del movimento ferme: Antiruggine sciolti, 4 moors sciolti, Adunata parcheggiati. In quel tempo stava arrivando un vento nuovo di destra in Sardegna, e dovevamo capire come gestire la cosa”</em> Tonino Piras</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si decide sin da subito che la controffensiva non dovesse essere una manovra meramente antifascista, bensì un reale contributo alla scena, un passo avanti, che facesse da aggregante e che permettesse di creare un movimento forte e strutturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nasce così un nuovo dibattito, che porta alla creazione dell&#8217;etichetta <strong>Hammers of Sardinia. </strong>La nuova label, si pone l&#8217;obiettivo di unire trasversalmente skins dal nord al sud della Sardegna, e si propone come centro di connessione per le realtà punk dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima produzione arriva già nel 2007, ed esce in collaborazione con un&#8217;etichetta tedesca. Dalle ceneri degli Antiruggine nascono i <strong>Ciurma Skins</strong>, che debuttano con il loro <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vpbCVkbOVv4" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">primo album omonimo</span></strong></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sound classico ma mai banale, riff cattivissimi e cori da <em>sing along</em>, l&#8217;album è un disco fatto da Skinheads per Skinheads. Pochi fronzoli e veri e propri anthem, come <strong>“Siamo della stessa classe”</strong> o l&#8217;omonima <strong>“Ciurma Skins”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Ciurma Skins - Titty Twister Selargius 16/05/2009" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/_4plTWikFoE?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Hammers of Sardinia diventa la struttura che mancava ad una scena fatta di piccole crew.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le produzioni coinvolgeranno non solo band del circuito, come gli stessi Sezione ribalta, che usciranno nel 2009 con uno <a href="https://www.youtube.com/watch?v=zR1C42wu5x8" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">split</span></strong></a> assieme ai portoghesi <strong>Violent Cops</strong> proprio sotto la HOS, ma anche gruppi della scena HC isolana come i <strong>K&#8217;e-k&#8217;e-m</strong> o i <strong>To Ed Gein</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Eravamo riusciti a creare una rete che passava da Sassari, Carbonia, Cagliari e Olbia, e che permetteva ai gruppi che stavano nel nostro circuito di poter girare tra queste città e nelle zone limitrofe, e poter produrre e portare in giro la propria musica”</em> Tonino Piras</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nel 2009 la HOS da alle stampe un altro disco destinato a rimanere impresso nelle orecchie degli skins Sardi. Le vecchie glorie Sassaresi danno vita al progetto <strong>Roll Call</strong>, e pubblicano l&#8217;album <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=hwNtM3N2eZc&amp;t=13s" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">“Sotto il suo cielo”</span></a></strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="449" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/RollCall_Live-1.jpg" alt="" class="wp-image-18835" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/RollCall_Live-1.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/01/RollCall_Live-1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Roll Call live </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Disillusione e rabbia, ma anche uno sconfinato amore per la propria terra e la propria città. I sassaresi mantengono altissimo il livello e sfornano un disco crudo e vero, in cui raccontano una quotidianità grigia e noiosa, a cui opporsi coi denti stretti e la guardia alta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo periodo escono probabilmente le produzioni più mature e incisive nella scena, e che segneranno una nuova fase d&#8217;oro per il movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Skins sardi avevano costruito una realtà vivace, capace di confrontarsi anche coi grossi centri italiani ed europei. Tour, distribuzioni e scambi date ormai passano per canali agevoli, anche se il problema logistico del mare pone sempre un problema di costi e tempistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non per presunzione o cosa, ma penso che le band sarde di quegli anni, erano veramente OI! nel senso più puro del termine. Eravamo incazzati, affamati. La roba dell&#8217;essere skinhead non era tanto il fatto di avere la testa rasata e gli scarponi, quanto quella di fare banda e di salvarci da un posto dimenticato e abbandonato da tutti.”</em> Fabrizio Pilloni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa macchina ben oliata funzionerà fino ai primi anni 10 del duemila. L&#8217;avanzamento dell&#8217;età e l&#8217;evolversi dell&#8217;ambiente musicale, porteranno a una frenata di quel fermento che aveva animato i locali e i bar di mezza isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non si ruppe niente e non litigammo con nessuno. Semplicemente avevamo dato quel che c&#8217;era da dare. Alcuni locali chiusero, altri persero interesse. Inoltre l&#8217;arrivo dello streaming imponeva di mettersi al passo col digitale, e noi non ne avevamo minimamente voglia”</em> Tonino Piras</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Hammers of Sardinia interrompe le sue pubblicazioni. I Ciurma Skins, i Roll Call e i Sezione Ribalta si sciolgono. I principali attori che fino a questo punto avevano animato la scena si fanno in buona sostanza da parte:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non abbiamo mai smesso di suonare, prima con le vecchie band, ora coi New Blood, ma si può dire che da qualche anno abbiamo tirato i remi in barca. Il nostro l&#8217;abbiamo dato” </em>Fabrizio Tedde</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto è storia nota, o comunque facilmente ricostruibile sui social. Questo articolo si poneva l&#8217;obiettivo di ricostruire i pezzi di una storia che rischiava di andare dispersa, confusa tra le produzioni indipendenti impossibile da mettere assieme, tra i racconti da bar distorti dai mille passaparola, tra le voci di corridoio e le narrazioni di parte. Per quanto ridotta all&#8217;osso, e sicuramente non priva di errori o dimenticanze, questa è la storia di una scena nata dal nulla, con i suoi errori e i suoi scazzi, le sue battaglie vinte e perse, e le mille notti di gloria impresse nella memoria dei tanti che sono passati sopra e sotto i palchi di quei concerti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi rimangono realtà come la Kattive Maniere che tengono botta, organizzano, si sbattono e proseguono in quel percorso tracciato anni fa. Gruppi con vecchi e nuovi skins e punks continuano a produrre e suonare, come <strong>Coru&amp;Figau</strong>, <strong>New Blood</strong>, <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/tales-from-the-distro-c4/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">C4</span></a></strong>, <strong>Malepeggio</strong>. Nuove leve sono arrivate ed arriveranno, fedeli al vecchio grido:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;OI! non morirà! L&#8217;OI! non morirà mai!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ringraziano per l&#8217;enorme contributo: Marco Rocca, Fabrizio Tedde, Daniele Diana, Alessandro Rizzu, Tonino Piras, Fabrizio Pilloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Articolo a cura di Roberto Lai</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="uscite-street-punk-oi-sardegna">Uscite street punk/OI! Sardegna:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">4 Moors – Sassari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Isolati&nbsp;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Adunata – Sassari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Demo – 1996&nbsp;</li><li>Split Adunata/Non Idonei – 1999&nbsp;</li><li>Da costa a costa – split/Antiruggine 2004</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Antiruggine – Carbonia</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ci siamo anche noi – demo 2003</li><li>Da costa a costa – split/Adunata 2004</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Astio notturno – Cagliari&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>De sa ruga, po sa ruga – 2019</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Band of brothers – Villarios</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Colabrothers??? &#8211; 2005</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">C4 – Silì</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Demo – 2009</li><li>Congestione Mentale – 2012</li><li>Odio – EP 2018</li><li>Disterru e catenas – 2019</li><li>La provincia odia &#8211; 2021</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ciurma Skins – Carbonia/Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ciurma Skins – 2007&nbsp;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Combat boots – La Maddalena</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Split Combat Boots/Skatenio &#8211; 2004</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Controllo a distanza – Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Il disagio non è un reato – 2006</li><li>Inediti – 2008</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Coru&amp;figau – Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Benvenuti nel mondo reale – 2016</li><li>From Sardinna to Bologna/Contus de maris e montis &#8211; 2017</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Disagio urbano – Oristano</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Demo – 2007</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Generacion Rebelde – Cagliari&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Resistenza umana – demo 1999</li><li>Condannati – 2001</li><li>Skins &amp; punx new generetion – split/Vampires 2003</li><li>Fino a quando – EP 2005</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Keret Korria – Siniscola</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Radio Sardigna</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Malepeggio – Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Di male&#8230; in peggio – 2016</li><li>Randagi bastardi – 2017</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">New blood – Carbonia</p>



<ul class="wp-block-list"><li>As sand in the wind – 2015</li><li>Split New blood/Dead end street &#8211; 2016</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non Idonei &#8211; Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Demo &#8217;97 &#8211; 1997</li><li>split 1999 Adunata/Non Idonei &#8211; 1999</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Roll Call – Sassari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sotto il suo cielo – 2009</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sezione Ribalta – San Sperate</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Di po di – demo 2005</li><li>Fai su chi deppis fai – 2007</li><li>Street rock band – split/Violent cops 2009</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">SS 20 – Cagliari</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Disillusion not solution – demo 1984</li><li>Non staremo più a sentire – singolo/compil 1985</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">The Claptrap</p>



<ul class="wp-block-list"><li>This is the Italian sound &#8211; 1986</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Various </p>



<ul class="wp-block-list"><li>We Don&#8217;t Like You (con 4 Moors e Adunata) &#8211; 2004</li></ul>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/skinhead-in-sardegna-parte-1/">Isolati: la scena Skinhead in Sardegna &#8211; parte 1</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">18813</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Istruzione alla disobbedienza: vita, morte e miracoli dei Church Of Violence</title>
		<link>https://radiopunk.it/church-of-violence/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 09:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[90s]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[italian hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://radiopunk.it/?p=18356</guid>

					<description><![CDATA[<p>Speciale sui Church Of Violence, band punk hardcore di Torino degli anni &#8217;90 In loro mi sono imbattuto per la prima volta più o meno una decina di anni fa. Al tempo avevo una fanzine, che da poco avevo deciso di distruggere per poi far risorgere in versione blog. In quel periodo non avevo proprio &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/church-of-violence/">Istruzione alla disobbedienza: vita, morte e miracoli dei Church Of Violence</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Speciale sui Church Of Violence, band punk hardcore di Torino degli anni &#8217;90</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In loro mi sono imbattuto per la prima volta più o meno una decina di anni fa. Al tempo avevo una fanzine, che da poco avevo deciso di distruggere per poi far risorgere in versione blog. In quel periodo non avevo proprio fame, ero più alla ricerca di qualcosa che appagasse il mio languorino di musica nuova. <strong>Nuova per me, s’intende. Non credo che la musica &#8211; come del resto i film, i libri, i fumetti e quel cazzo che vi pare, avete capito &#8211; abbia una data di scadenza tale da poter essere classificata di volta in volta come nuova o vecchia</strong>. I gruppi, le persone, quelli si hanno una loro emivita, ma credo che ciò che questi producono sia in un certo senso ben più durevole alla prova del tempo di quanto l’isteria telematica ci faccia presumere. Incrociai i passi con i Church Of Violence per caso, andando a caccia di qualcosa di nuovo appunto, qualcosa che io non avessi ancora assaggiato, guidato come un tossico dell’entusiasmo di imbattersi in qualcosa di fighissimo ed inaspettato.<br>Ero nel bel mezzo di uno dei tanti miserabili momenti di bonaccia che hanno costellato la mia tanto lunga quanto poco brillante carriera universitaria, quelli in cui ti inventeresti qualsiasi stronzata pur di perdere tempo. <strong>“In Puttanate 6 Speciale”, lessi. Titolo più che mai azzeccato, pensai.</strong><br>Non so se sia stato il disco giusto nel momento giusto o se sono piuttosto io ad entusiasmarmi per cose che piacciono solo a me &#8211; argomento più che plausibile &#8211; ma me ne innamorai al primo ascolto. Ecco perché ora state leggendo questa roba. Quindi non prendetevela con me, quanto piuttosto con il gruppo in questione che ha prodotto delle figate. Abbiamo fatto qualche passo, l’acqua ormai arriva al livello delle palle e direi che ci si può tuffare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nascita e prima demo &#8220;Drogati e Carcerati&#8221;:</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I <a href="https://www.facebook.com/ChurchOfViolence"><span style="text-decoration: underline;">Church Of Violence</span></a> nascono a Torino a cavallo tra il 1989 e il 1990</strong>. Io sono di Padova, non ho vissuto lì e non so come fossero le cose, quindi evito di imbastire pipponi pseudo celebrativi di periodi e contesti che non ho conosciuto, mi baso solamente su ciò che ho letto e ascoltato.<strong> È arcinoto come la città della Mole abbia dato i natali ad alcuni dei gruppi più influenti e rappresentativi che l’Italia può vantare, frutto di una fitta rete di persone, luoghi e punti di riferimento della controcultura e del circuito indipendente dell’epoca</strong>. Non solo l’El Paso occupato, ma tutta una galassia di realtà più meno piccole e più o meno longeve &#8211; Kinoz occupato, Delta House, Prinz Eugen e molti altri che sicuramente ho dimenticato o non conosco perché mi hanno scodellato in Veneto &#8211; che tra la penultima e l’ultima decade del secolo scorso, in parallelo all’industria musicale propriamente detta, vivevano, respiravano e creavano dal basso un circuito sotterraneo di produzioni, promozioni, concerti e via discorrendo. <strong>I C.O.V. in altre parole nascono in un momento di particolare fecondità della musica indipendente o autoprodotta</strong> e, ancor più in generale, in cui molte diverse espressioni musicali &#8211; che potremmo pur definire generi &#8211; iniziano a palpeggiarsi, promiscui, sporcandosi a vicenda. Il metal, il punk e l’hardcore scopano tra di loro più o meno da una decina d’anni, ma sui piatti nei posti occupati iniziano a girare anche sonorità più gommose e ovattate. <strong>In giro per lo stivale si inizia a parlare di “posse”, e di questa nuova cosa chiamata hip-hop. Nel 1990 inizia a circolare una cassetta, un demo autoprodotto dal primo embrione della band; grezzo, breve, veloce ma già carico di quel potenziale che verrà sviluppato di lì a poco.</strong> Dal titolo “Drogati e Carcerati”, contiene sette pezzi, quattro dei quali verranno poi riregistrati e riprodotti nel loro primo album e nello split con i Distruzione. Le testine degli walkman vanno in bollore e la Bic registra vendite record di penne a sfera, falcidiate dai continui riavvolgimenti.<br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18357" style="width:436px;height:436px" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-1024x1024.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-300x300.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-150x150.jpg 150w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-768x768.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-600x600.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1-100x100.jpg 100w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/cov1.jpg 1413w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il demo non è presente su YouTube, quindi vedete di accontentarvi del link per il download, da cui comunque potete ascoltarlo in streaming gratuitamente.<br><a href="https://archive.org/details/C90TR0005_Drogati_E_Carcerati_COV"><strong><span style="text-decoration: underline;">Church of Violence &#8211; Drogati e Carcerati Demo</span></strong></a><br></p>



<iframe loading="lazy" src="https://archive.org/embed/C90TR0005_Drogati_E_Carcerati_COV" width="500" height="140" frameborder="0" webkitallowfullscreen="true" mozallowfullscreen="true" allowfullscreen=""></iframe>



<h3 class="wp-block-heading">1992: primo album &#8220;In Puttanate 6 Speciale&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La brace è accesa, adesso si griglia. Poco dopo questa prima uscita e i conseguenti primi concerti, <strong>i C.O.V. si assestano anche come formazione, con l’arrivo di Tino Paratore alla batteria, Gigio Bonizio alla voce (che più tardi sarà anche cantante degli Arturo n.d.a.), Max Bellarosa alla chitarra e Cisco Amedeo al basso comporrà la rosa classica del gruppo</strong>. Neanche due anni dopo il demo, vede la luce l’album con cui li ho conosciuti e che amo particolarmente. <strong>Nel 1992 esce la prima prova dei Church Of Violence sulla lunga distanza: “In Puttanate 6 Speciale”, autoprodotto da El Paso ed orgogliosamente “pirata”, come si legge nel libretto dei testi interno</strong>. Un mondo bizzarro, a colori smalto e pastello, disseminato di canne fatte con due cartine corte (cosa che a trenta e passa anni mi sembra ancora funambolica) sudore e croste sulle ginocchia. O almeno questo è quello a cui lo ricollega la mia testolina. <strong>Hardcore, punk, filastrocche, incursioni reggae, scratchate e semi improvvisazioni hip-hop, troppe portate tutte insieme per metabolizzarle al primo ascolto.</strong> Fu proprio mettendomelo in cuffia in autobus, in aula studio e cazzeggiando che lo imparai letteralmente a memoria nel giro di qualche settimana, sono riuscito a recuperare una copia fisica in LP solo diversi anni dopo, quando ormai avevo quasi esaurito le speranze. <strong>“In Puttanate 6 Speciale” ha un equilibrio tutto suo, in bilico tra la lezione dell’hardcore italiano di Negazione e Nerorgasmo &#8211; che si fa sentire forte e chiara in “Letto 43” &#8211; le saette dei Bad Brains e la sana cazzonaggine</strong>. Ascoltandolo si percepisce urgenza, bisogno di tirar fuori, di alzar la voce, sfogarsi e mandare in culo un po’ tutti. Che sia attraverso i testi più personali di “Istruzione alla Disobbedienza” e “Rabbia Claustrofobica” &#8211; due dei pezzi già usciti nel primo demo, qui riregistrati &#8211; le divagazioni semi-reggae di “Sorrisi nell’Universo”, le filastrocche di “Face Friddu” o la reinterpretazione della celeberrima sigla di Ufo Robot che apre il lato A dell’album, <strong>i Church of Violence mi hanno sempre trasmesso una profonda e disinteressata spontaneità. Il loro hardcore è unico, nessuno suona così, li riconosci all’istante.</strong> Non mi sorprende affatto l’assuefazione che ho sviluppato nei confronti di questo disco, atipico e assurdo, in altre parole, imperdibile.<br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-1024x999.jpg" alt="" class="wp-image-18358" style="width:567px;height:553px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-1-710x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18359" style="width:348px;height:502px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-2-1024x746.jpg" alt="" class="wp-image-18360" style="width:542px;height:394px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-3-1024x721.jpg" alt="" class="wp-image-18361" style="width:542px;height:381px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18363" style="width:547px;height:774px" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-724x1024.jpg 724w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-212x300.jpg 212w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-768x1087.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-1085x1536.jpg 1085w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001-600x849.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno5_page-0001.jpg 1240w" sizes="auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18365" style="width:554px;height:784px" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-724x1024.jpg 724w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-212x300.jpg 212w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-768x1087.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-1085x1536.jpg 1085w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001-600x849.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/covputtanateinterno6_page-0001.jpg 1240w" sizes="auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-6-1004x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18366" style="width:548px;height:558px"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Church of Violence &#8211; In Puttanate 6 Speciale</strong>:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
 <iframe loading="lazy" title="Italia Punk anni 90; C.O.V. (Torino) - In puttanate 6 speciale" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/t0Ozq7k1gc8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h3 class="wp-block-heading"> <br>1994: secondo album &#8220;The Hertzie Prophets” <br></h3>



<p class="wp-block-paragraph">1994. <strong>Appena due anni dopo ecco subito il secondo album “The Hertzie Prophets” sempre autoprodotto dal gruppo in combutta con El Paso, in cui i C.O.V. non accennano minimamente a smorzare i toni,</strong> come del resto non faranno mai durante la loro esperienza. Anche in questo caso, l’album scorre come un flusso di coscienza giornaliero, altalenante tra l’assurdo e l’introspettivo. Qui si è, non ci si atteggia. Aritmie continue tra l’hardcore in salsa torinese &#8211; “Traccia”, “Rincorrendo” &#8211; e degli svarioni dub strumentali come “Roipnol2 e “Bhang” disorientano e allo stesso tempo fanno acclimatare nel disco, mentre “Sandrinkemall” e “Izolraitforiu” sono divertimento senza filtro. La strada intrapresa col primo album è tutt’altro che finita insomma, birre fredde e cartine ne abbiamo ancora parecchie, quindi non si molla un cazzo. La miscela di spezie dei C.O.V. ormai è consolidata, un miscuglio personalissimo di punk, hardcore, reggae, allucinazioni, ironia e dialoghi con la propria mente che tutt’oggi risulta inimitabile. <strong>Il loro autodefinito “hashish-core” sarà infatti una delle fonti di ispirazioni maggiori per un gruppo che di lì a poco scriverà un altro importante capitolo del punk hardcore &#8211; almeno per me &#8211; dei ragazzi che si faranno chiamare BelliCosi</strong>. Come già sperimentato nel primo album, il disco è corredato di un libretto folto di disegni, testi e inserti assortiti. Le immagini che allego sono tutte scansioni delle copie in mio possesso, perché oltre alla musica trovo che graficamente siano una bomba e che quindi debbano essere diffuse anche a chi non li conosce. Mi auguro sia una cosa gradita.<br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-7-1005x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18367" style="width:491px;height:499px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-8-1024x1005.jpg" alt="" class="wp-image-18368" style="width:491px;height:482px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-9-517x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18369" style="width:492px;height:974px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-10-1024x520.jpg" alt="" class="wp-image-18370" style="width:494px;height:250px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-11-1024x513.jpg" alt="" class="wp-image-18371" style="width:500px;height:250px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-12-1024x1007.jpg" alt="" class="wp-image-18372" style="width:503px;height:495px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-13-1019x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18373" style="width:501px;height:503px"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chruch of Violence &#8211; The Hertzie Prophets:</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Italia Punk anni 90; C.O.V. (Torino) - The Hertzie prophets" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/g3Oi3vZ8SLU?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Fase finale e ultimi due lavori:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La fase finale dell’attività dei C.O.V. si suddivide in due episodi di minore minutaggio rispetto ai due album, ma non per questo di minore incisività. N<strong>el 1996 e nel 1997 escono in rapida successione due EP, il 7” “Prophets Meet the Bongo” e lo split nel singolare formato doppio 7” con i concittadini Distruzione, intitolato “The Eternal Struggle &#8211; Storie dalla Grande Pera”</strong>, quest’ultimo frutto di una coproduzione kilometro zero tra Smartz Records, Mida Recordtz e Sborra Records &#8211; etichetta appunto dei Bellicosi &#8211; <strong>entrambi accompagnati da un mini fumetto allucinato e delirante ormai marchio di fabbrica delle produzioni dei C.O.V.</strong> “Prophets Meet the Bongo” è un personalino perfettamente bilanciato, prodotto dalla Circus Records, una costola della Blu Bus, che mi auguro non abbia bisogno di presentazioni. <strong>Una mista di dub/reggae e hardcore all’italiana, dove prevale una maggiore introspezione nei testi</strong>, senza tuttavia mai prescindere dal caffè corretto delirio del “Mattino di Giorgia”. In “The Eternal Struggle &#8211; Storie dalla Grande Pera” i C.O.V. propongono ben due cover &#8211; cosa tutt’altro che insolita, ascoltate i due album e capirete il perché &#8211; una versione se possibile ancor più agguerrita dell’originale di “Banchetto di Lusso” dei Nerorgasmo e una tanto geniale quanto delirante variante de “La Tipa della Casa Occupata”. La controparte dello split, ovverosia i Distruzione, è più improntata ad un noise rock/hardcore malinconico e martellante non meno degno di nota, per quanto non siano delle sonorità molto nelle mie corde, per lo meno in questo periodo della mia vita, un domani chissà.<br><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-16-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18376" style="width:438px;height:438px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-17-504x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18377" style="width:438px;height:890px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-18-1024x1017.jpg" alt="" class="wp-image-18378" style="width:438px;height:435px"/></figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="503" data-id="18379" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-1024x503.jpg" alt="" class="wp-image-18379" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-1024x503.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-300x147.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-768x377.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-1536x754.jpg 1536w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-2048x1006.jpg 2048w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-19-scaled-1-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-20-1024x491.jpg" alt="" class="wp-image-18380" style="width:838px;height:401px"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-21-1024x507.jpg" alt="" class="wp-image-18381"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-22-1024x555.jpg" alt="" class="wp-image-18382"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-23-1024x573.jpg" alt="" class="wp-image-18383"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2021/10/img2-1-1-1024x558.jpg" alt="" class="wp-image-18384"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Church of Violence &#8211; Prophets meet the bongo 7” EP</strong>:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="C.O.V.-Prophets Meet The Bongo-[Full 7 Inch]-(Circus-Italy-1996)" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/6AQ2bSNqpkA?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Del doppio 7” non ho trovato un link che possa permettervi di ascoltarlo o scaricarlo gratis, quindi sbattetevi a cercarlo e compratevelo. Cercate nelle distro vicine a voi che lo trovate sicuro, sennò via con <a href="https://www.discogs.com/Distruzione-vs-COV-The-Eternal-Struggle-Storie-Dalla-Grande-Pera/release/2103312"><strong><span style="text-decoration: underline;">discogs</span></strong></a>, <em>movìve</em>:<br></p>



<h3 class="wp-block-heading">Scioglimento, Reunion e ultimo album:</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non solo Italia comunque. I C.O.V. riscuotono successo, suonano, si sbattono e girano non solo lo stivale, ma anche l’Europa, prima di porre fine all’esperienza per poter proseguire con altri progetti</strong>. <strong>Mantenendosi in contatto, negli anni tornano a suonare insieme in diverse occasioni, culminate in un piccolo tour italiano nel 2013, al termine del quale prendono la decisione di buttar fuori un nuovo album.</strong> Questa è la genesi de “I Giovani di una Volta”, prodotto dalla celebre INRI di Torino, album sicuramente più maturo, poliedrico e ragionato, come confermano i due anni di gestazione, in cui spicca anche lo zampino del seminale protagonista della scena rap romana Chef Ragoo nella traccia finale “Acqua e Cenere”.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Church of Violence &#8211; I giovani di una volta (CD):</strong> </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: I giovani di una volta" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/0eaAbQuDmhhH9HpMh8VJ9f?utm_source=oembed"></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Stesso discorso. <a href="https://www.discogs.com/release/9073740-Church-Of-Violence-I-Giovani-Di-Una-Volta"><strong><span style="text-decoration: underline;">Compratevi</span></strong></a> il disco.<br>Ci annusiamo dopo.<br>Rash.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">REMINDER:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">-Non dimenticarti di votare la miglior canzone e il miglior album del 2021. <a href="https://www.radiopunk.it/25/sondaggio-best-of-2021/"><strong><span style="text-decoration: underline;">VOTA QUI!</span></strong></a><br>-Ti è piaciuto questo articolo? Scrivine uno anche tu! Partecipa alla nostra&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/"><strong>call</strong></a>&nbsp;con un tuo contributo su qualsiasi argomento inerente al punk, alle controculture o al DIY. <br>-Seguici su&nbsp;<a href="http://t.me/radiopunk"><strong>Telegram</strong></a>&nbsp;per non perderti i nostri contenuti!<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/church-of-violence/">Istruzione alla disobbedienza: vita, morte e miracoli dei Church Of Violence</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">18356</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Schegge di rumore: storie di hardcore italiano negli anni &#8217;90</title>
		<link>https://radiopunk.it/schegge-di-rumore-hardcore-anni-90/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 08:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[90s]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[italian hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://radiopunk.it/?p=17981</guid>

					<description><![CDATA[<p>Schegge di rumore: Andrea Capò Corsetti e Monica RageÀpart Miceli raccontano frammenti dell&#8217;hardcore italiano degli anni &#8217;90 Se sull’HC italiano anni ’80 ormai possiamo dire che sia uscito un sacco di materiale fra saggi, autobiografie, documentari vari… La stessa cosa non vale ancora per la scena accaccì del decennio successivo. In questo breve, ma intensissimo, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/schegge-di-rumore-hardcore-anni-90/">Schegge di rumore: storie di hardcore italiano negli anni &#8217;90</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Schegge di rumore: Andrea Capò Corsetti e Monica RageÀpart Miceli raccontano frammenti dell&#8217;hardcore italiano degli anni &#8217;90</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se sull’HC italiano anni ’80 ormai possiamo dire che sia uscito un sacco di materiale fra saggi, autobiografie, documentari vari… <strong>La stessa cosa non vale ancora per la scena accaccì del decennio successivo</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo breve, ma intensissimo, libretto a cura di due miei amici viterbesi, Monica e Andrea aka Capò, <strong>gli anni ’90 dei centri sociali occupati e del “fondamentalismo punk hc” vengono descritti direttamente</strong> attraverso le voci di alcuni dei protagonisti membri di alcune delle band più attive dell’epoca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Geograficamente lo stivale viene rappresentato da Nord a Sud, dai tarantini Hobophobic ai torinesi Frammenti passando per gli Affluente da Ascoli e non solo; proprio questa varietà di zone diverse raccontate dagli intervistati permette di avere <strong>una visione a tutto tondo della realtà punk hc italiana</strong>, in relazione alla situazione politica e al tessuto sociale che andava inevitabilmente a influire sulle tematiche dei testi delle band. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se <strong>a Taranto si urlava contro il mostro d’acciaio chiamato Ilva</strong>, i By All Means si “intrufolavano” a suonare nelle feste dell’Unità della bassa modenese per <strong>cercare di portare il messaggio Straight Edge anche nella provincia più nebbiosa</strong>; a Napoli i Sickoids e altre band anarcopunk occuparono due stabili dismessi durante gli anni ’90 ed espressero il loro<strong> grido anti-sistema contro padroni e camorristi</strong>, mentre nella militaresca e destrorsa provincia viterbese in quegli stessi anni veniva <strong>occupato il Csoa Valle Favl</strong> dove band come i Tear Me Down o i Manifold tennero diversi concerti. Luca dei Frammenti ci racconta una Torino con una scena assai attiva che nei 90’s ha conosciuto un <strong>grande fermento di lotta e di occupazioni</strong>, non ultima quella di El Paso, vero e proprio punto di riferimento per i concerti Hc; la Milano di Mayo dei Sottopressione/Manges non è invece tanto quella dei centri sociali (nonostante la forte presenza dei primi nei fest hc dei vari Csoa), ma quella del <strong>Punk più spontaneo e introspettivo da chiodo di pelle e Chuck Taylor nere</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I bei ricordi delle (dis)avventure dei protagonisti interpellati si intrecciano con altre riflessioni molto interessanti su <strong>quello che è stato l’impatto del Punk Hc nelle loro vite, sia come musica che come ideale</strong>, toccando argomenti come l’anarchismo, il veganesimo, l’anticapitalismo e in generale la voglia di proporre attraverso il messaggio Hc Punk un’idea totalmente nuova di società. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo al libro ci sono foto di vari flyer di concerti di quegli anni ’90 che per molti protagonisti del libro hanno coinciso con il primo periodo di militanza nella scena, che è proseguita fino ad arrivare ai giorni nostri; di sicuro quando si sente una causa profondamente non se ne và via con un colpo di bacchetta magica, e <strong>il Punk Hc ti resta addosso come un marchio</strong>. Lavoro si scientifico ma anche molto emozionale di Andrea e Monica, <strong>una vera Polaroid dell’epoca!</strong></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><em>Articolo a cura di Riccardo Santi</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli autori</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune parole sugli autori, prese dal sito della casa editrice <strong><a href="https://www.scatoleparlanti.it/casa-editrice/">Scatole Parlanti</a></strong>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andrea “Capò” Corsetti</strong>&nbsp;è nato nel 1975 a Viterbo, dove vive tuttora. Perito tecnico industriale, ha frequentato la facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi della Tuscia. Attivo dagli anni Novanta nel circuito italiano punk hardcore con l’etichetta autoprodotta Rebound Action Records, ha suonato la batteria con varie band come Flopdown, T.M.D., Razzapparte e – ancora adesso – Neid e curato la fanzine “Play Fast Or Die”, dal 2004 al 2008. Ha scritto&nbsp;<em>Viterbo Hardcore – 20 anni di punk nella Tuscia</em>&nbsp;(Alter Ego, 2013; seconda edizione ampliata per Augh! Edizioni, 2017) e il romanzo&nbsp;<em>Il disertore</em>&nbsp;(Alter Ego, 2015).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Monica “RageÀpart” Miceli</strong>&nbsp;è nata nel 1989 e vive nella Tuscia. Milita nel Comitato di Lotta e partecipa alle attività dell’Officina Dinamo: una galassia in espansione nel centro di Viterbo. Non si è mai ripresa dallo schianto frontale con il punk e fa parte del collettivo Tuscia Clan. Si è imbattuta giovanissima nei libri e nella politica. Scrive versi e racconti, prende parte ai movimenti studenteschi, dirige la testata “Pugni Chiusi”, collabora con altri giornali e scrive su blog culturali. Bibliotecaria, studiosa di scritture antiche e manoscritti medievali, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche e la raccolta di poesie&nbsp;<em>Il cuore divelto</em>&nbsp;(Edizioni Monte Bove, 2019).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Reminder</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo disponibile qualche copia di questo libro. Se ti interessa vuoi dare un occhio al nostro catalogo di libri, dischi, CD e spillette autoprodotte contattaci via pagina&nbsp;</strong><a href="https://it-it.facebook.com/RADIOPUNX/"><strong>facebook</strong></a><strong>,&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/radiopunk.it/?hl=it">instagram</a>&nbsp;o via mail a info@radiopunk.it</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito. Puoi supportarci&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/#:~:text=Fondamentali%20per%20noi%3A,di%20razzismo%2C%20sessismo%2C%20autorit%C3%A0.">partecipando alla nostra call</a></strong>&nbsp;con un articolo, un disegno, una foto e altro ancora che riguardi il mondo del DIY.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da poco siamo su Telegram,&nbsp;<strong><a href="http://t.me/radiopunk">iscriviti</a>&nbsp;</strong>al canale!</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/schegge-di-rumore-hardcore-anni-90/">Schegge di rumore: storie di hardcore italiano negli anni &#8217;90</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">17981</post-id>	</item>
		<item>
		<title>No control. Storie di hardcore punk californiano 1980-2000</title>
		<link>https://radiopunk.it/libro-no-control/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2021 08:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[2000]]></category>
		<category><![CDATA[80s]]></category>
		<category><![CDATA[90s]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://radiopunk.it/?p=17871</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vi parliamo di &#8220;No Control&#8221;, libro di Federico Guglielmi, uscito per Tsunami Edizioni, sull&#8217;hardcore californiano nel periodo 1980-2000 Federico Guglielmi, critico musicale da circa 4 decenni, che ha scritto per una miriade di riviste tra cui Il Mucchio Selvaggio, è uno di quei personaggi che non han bisogno di presentazioni fra i seguaci del rock &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/libro-no-control/">No control. Storie di hardcore punk californiano 1980-2000</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Vi parliamo di &#8220;No Control&#8221;, libro di Federico Guglielmi, uscito per Tsunami Edizioni, sull&#8217;hardcore californiano nel periodo 1980-2000</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/federico.guglielmi.37"><strong><span style="text-decoration: underline;">Federico Guglielmi</span></strong></a>, critico musicale da circa 4 decenni, che ha scritto per una miriade di riviste tra cui Il Mucchio Selvaggio, è uno di quei personaggi che non han bisogno di presentazioni fra i seguaci del rock &#8216;n&#8217; roll più estremo. Sul libro che mi appresto a raccontare <strong>il giornalista romano ha deciso di riunire tutti i suoi articoli e le sue recensioni relative al Punk Hc californiano e alle sue band, partendo dal 1980 e arrivando fino ai nostri giorni</strong>. In questo lasso di tempo il punk/hc “made in California” ha cavalcato diverse ondate (non solo come modo di dire!): dal proto Hc di band come Germs e Middle Class, feroci e incazzati ma ancora non eccessivamente veloci, passando per quelli che vengono ancora oggi considerati come i capostipiti del genere, ovvero i Dead Kennedys di Jello Biafra e i Black Flag di Rollins, Greg Ginn e soci. <strong>Nei primi anni ’80 però oltre alle band più “cattive” inizia a prendere forma quel Punk Hc più melodico partito da Adolescents, Descendents e simili per poi scoppiare definitivamente alla fine del decennio con i Bad Religion di “Suffer” e “No Control”, i primi dischi di alto livello a unire cantato pulito e riff frenetici.</strong> Proprio grazie alla formazione con alla voce il professor Graffin possiamo parlare di una vera e propria seconda ondata del Punk Hc californiano, dopo alcuni anni di fiacca in cui le band più famose della scena si erano sciolte o avevano cambiato genere esplorando altri territori musicali (vedi i Black Flag post-“Damaged”). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Sor</em> Guglielmi fa spesso notare nelle sue recensioni come dopo il boom di vendite delle band della prima ondata, seppur con numeri non minimamente paragonabili a quelli delle major,<strong> sono stati molti i tentativi di imitazione di queste ultime e ciò ha portato a un appiattimento compositivo generale e all’uscita di molti dischi dozzinali sull’onda dell’entusiasmo.</strong> Come dicevamo prima, la nuova ventata di freschezza portata dal terzo album dei Bad Religion “Suffer” ha ridato nel 1988 vigore a un’intera scena ormai quasi scomparsa e soprattutto ha contribuito a creare una nuova generazione punk Hc che iniziò a prendere gli strumenti in mano nei garage del <em>Sunshine State</em>. Il giornalista romano già nelle recensioni dell’epoca aveva fin da subito notato questo nuovo corso dell’Hc, che era stato dato ormai per morto da molti addetti ai lavori. <strong>La passione degli adolescenti per il punk riprese invece a crescere più forte di prima e preparò in qualche modo il terreno all’esplosione commerciale vera e propria, quella del 1994</strong>; Green Day e Offspring (manco a dirlo californiani) vendettero in quell’anno più di 10 milioni di copie a testa e balzarono ai primi posti nelle principali classifiche di vendite negli Usa e in tutta Europa, accendendo i riflettori dei media sulla scena Punk come mai successo prima. Le major iniziarono letteralmente a fare a gara ad ingaggiare gruppi punk per sfruttare il trend musicale del momento e molti di questi ovviamente venivano dalla terra dove questo genere ha avuto più ispirazione, tra cui gli stessi Bad Religion. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non mancarono ovviamente in quegli anni una serie di polemiche sulla “vendita” del punk alle major</strong>, con annessi insulti ai gruppi che avevano sfruttato il successo e fatto milioni di dollari andando contro tutti gli ideali del genere. Guglielmi condivide solo in parte la tesi dei più “puristi”, ma non risparmia a volte critiche a band eccessivamente ammorbidite nel sound e nei testi per strizzare l’occhio alle vendite commerciali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo circa un decennio che possiamo considerare “l’Età dell’oro” del Punk, californiano e non, <strong>verso metà degli anni zero assistiamo a un nuovo declino della scena dovuto anche al calo di interesse per il genere da parte dei giovani. I festival dal vivo diventano molto meno partecipati e le vendite dei dischi crollano, rispedendo il punk nel “purgatorio” dell’underground, anche quello più melodico.</strong> Di questo cambiamento se ne prese atto anche dal minore spazio che veniva dato dalle riviste di settore a band pur grandi come Nofx o Rancid, ma nonostante questo Guglielmi non ha mai mancato negli anni di recensire le nuove fatiche delle principali punk band della West Coast e questo libro è l’ulteriore conferma del suo grande amore per il genere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre a recensioni di album e di varie apparizioni dal vivo di Dead Kennedys, Offspring ecc… non mancano le interviste integrali </strong>che il critico romano ha fatto in passato a band del calibro di Rancid e Bad Religion. Imprescindibile per qualsiasi cultore del genere e ottimo per chi vuole cominciare ad ascoltarlo adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sull&#8217;autore&nbsp;tratte dal sito di</strong> <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/"><strong><span style="text-decoration: underline;">Tsunami Edizioni</span></strong></a>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Classe 1960, romano e romanista, Federico Guglielmi ha alle spalle quarant’anni di professione nel campo del giornalismo rock (e dintorni). Ha fondato e diretto il mensile&nbsp;Velvet&nbsp;e il trimestrale&nbsp;Il Mucchio Extra, è stato caporedattore e redattore de&nbsp;Il Mucchio Selvaggio, ha scritto per&nbsp;Rockerilla,&nbsp;Rumore,&nbsp;Rockstar,&nbsp;Ciao 2001,&nbsp;Bassa Fedeltà&nbsp;e altre riviste. Da un paio di decenni è responsabile delle pagine musicali di&nbsp;AudioReview; inoltre, collabora stabilmente con&nbsp;Blow Up,&nbsp;Classic Rock,&nbsp;Billboard&nbsp;Italia&nbsp;e&nbsp;Vinile. Ha pubblicato una trentina di libri, è stato conduttore/autore di varie trasmissioni radio della RAI tra le quali Stereonotte e Stereodrome, ha firmato la produzione artistica di ventidue dischi e curato alcune decine di ristampe o lavori con materiali d’archivio. Il suo&nbsp;L’ultima Thule&nbsp;ha vinto l’Indie Blog Award per il miglior blog musicale Nel 2014 e nel 2017.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Reminder</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo disponibile qualche copia di questo libro. Se ti interessa vuoi dare un occhio al nostro catalogo di libri, dischi, CD e spillette autoprodotte contattaci via pagina&nbsp;</strong><a href="https://it-it.facebook.com/RADIOPUNX/"><strong>facebook</strong></a><strong>,&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/radiopunk.it/?hl=it">instagram</a>&nbsp;o via mail a info@radiopunk.it</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito. Puoi supportarci&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/#:~:text=Fondamentali%20per%20noi%3A,di%20razzismo%2C%20sessismo%2C%20autorit%C3%A0.">partecipando alla nostra call</a></strong>&nbsp;con un articolo, un disegno, una foto e altro ancora che riguardi il mondo del DIY.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da poco siamo su Telegram, <strong><a href="http://t.me/radiopunk"><span style="text-decoration: underline;">iscriviti</span></a> </strong>al canale!</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/libro-no-control/">No control. Storie di hardcore punk californiano 1980-2000</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">17871</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
