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	<title>France Archivi - Radio Punk</title>
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	<description>International punk ‘zine, Label &#38; distro ,  pin maker / stampa spillette, Antifascist DIY crew</description>
	<lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 15:57:47 +0000</lastBuildDate>
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	<title>France Archivi - Radio Punk</title>
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		<title>Intervista ai Lion’s Law</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-lions-law/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 08:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[Skinhead]]></category>
		<category><![CDATA[street punk oi!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con i Lion’s Law, band oi! di Parigi Poco dopo averli visti sul palco del Sottotetto a Bologna lo scorso febbraio è uscito il nuovo album della band francese dal titolo “Evermore”. Il live è stato pazzesco e il disco ci è piaciuto moltissimo, tanto che l’abbiamo inserito nei nostri preferiti del mese. Abbiamo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con i Lion’s Law, band oi! di Parigi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poco dopo averli visti sul palco del Sottotetto a Bologna lo scorso febbraio è uscito il <strong>nuovo album</strong> della band francese dal titolo <strong>“Evermore”</strong>. Il live è stato pazzesco e il disco ci è piaciuto moltissimo, tanto che l’abbiamo inserito nei nostri <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/diyno-mixtape-febbraio-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">preferiti del mese</a></span></strong>. Abbiamo perciò deciso di contattare la band e fargli qualche domanda, buona lettura!</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra ‘zine! Partiamo dall’inizio, come, quando e dove si formano i Lion’s Law come band?&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong> Abbiamo fondato la band nel 2012 a Parigi, con membri di Street Kids e Maraboots. Entrambi i gruppi cantavano in francese e noi volevamo fare qualcosa in inglese. Abbiamo chiesto a Thomoï, leggendario batterista dei Komintern Sect, e quando ha sorprendentemente detto di sì, tutto è iniziato!!!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Sappiamo che siete molto attivi nella scena musicale, non solo come musicisti. Ci fareste una panoramica delle vostre altre band passate e presenti e degli altri progetti collaterali alla musica?&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong> Uff! Non so nemmeno se riesco a ricordare tutte le band in cui abbiamo suonato, ma proviamoci: Komintern Sect, Teep&#8217;n&#8217;teepatix, Burning Heads, Maraboots, Street Kids, Hard Times, Metal Urbain, Al Kapott, Hoax, DIG, Mowol, Faction S, Rixe, Atlantes&#8230;. Ahah, è da pazzi ma sì, tutti facciamo tonnellate di musica e, come avete detto, abbiamo anche altri progetti, io (Wattie) gestisco il booking con il nome di BSC da circa 15 anni a Parigi. Gestisco anche una <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.droogies.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">web radio che va in onda 24/7 chiamata Droogies Radio!</a></span></strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Molte delle città europee, come ad esempio Bologna dalla quale vi scriviamo, si stanno rapidamente gentrificando e svendendo al turismo di massa. Voi vivete in una delle città con più turisti al mondo. Come vivete questa situazione? Ci sono spazi occupati, centri sociali, locali e altri luoghi dove vi ritrovate come skin e punk?&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong> Questi posti sono in gran parte scomparsi rispetto a quando eravamo bambini, è completamente diverso, mi sembra che vogliano trasformare la nostra città in un museo o in qualcosa solo per il turismo: Airbnb e alimentari costosi sono l&#8217;unica cosa che troverete! Ma c&#8217;è una piccola comunità di punk che cerca di mantenere viva la scena alternativa! Ci riuniamo per lo più per strada o nei pub, non abbiamo uno spazio tutto nostro.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Guardando il video di Sewer Rats abbiamo notato un immaginario che comunica l’unione fra punks e skins. Com’è in generale la scena punk oi! parigina?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law: </strong>Siamo sempre stati dei punk con la testa rasata, quelli che noi chiamiamo skinhead! Siamo cresciuti insieme perché qui non c&#8217;è un vero confine tra punk e skin. E un grande in bocca al lupo ai ragazzi di Breakout!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Parlando di “Evermore”, vi va di raccontarci qualche curiosità e qualche aneddoto su questo vostro ultimo stupendo disco? Quali sono le principali novità e differenze che sentite di aver portato rispetto ai vostri precedenti lavori?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong> Beh, questo album è una nuova pagina per la band e per noi un grande passo, anche se incerto. Il nostro principale compositore e chitarrista, Louis, ha lasciato la band prima che iniziassimo a scrivere questo album. Quindi non sapevamo che fare e temevamo di non essere in grado di fare il salto di qualità e di scrivere canzoni buone come quelle che aveva fatto lui! Ma mi piace pensare che ora il processo di scrittura sia più comune, fatto insieme&#8230; se ce l&#8217;abbiamo fatta, ditecelo voi!</p>



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https://www.youtube.com/watch?v=aq0sug3kyu4
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Avete appena concluso un tour europeo incredibile con Mess e Claimed Choice. Quali sono i posti che ricordate con più affetto? Quali sono invece gli episodi più assurdi e grotteschi che avete vissuto in queste settimane?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong> Non lo diciamo solo perché siete italiani, ma ci siamo divertiti molto a Bologna, questo è sicuro! Abbiamo suonato 21 concerti in giro per l&#8217;Europa con questa band di pazzi, perché diciamoci la verità, tutti noi facciamo festa ogni sera!!! Ed è bello ritrovare vecchi amici in ogni città! Devo dire che Berlino è ancora in cima alla lista di città europee!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Vi ringraziamo tantissimo per averci dedicato il vostro tempo e chiudiamo l’intervista chiedendovi chi sono i componenti dei Lion’s Law nella vita di tutti i giorni?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lion’s Law:</strong><br>I Lion’s Law nel 2025:&nbsp;<br>Batteria &#8211; Thomoï, punx dal 1980 e il più grande fattone del mondo.&nbsp;<br>Chitarra &#8211; Daick, ex straight edge, ha smesso di rigare dritto con i Lion&#8217;s Law e ora si gode una calda birra 8°6.&nbsp;<br>Chitarra &#8211; Vovott, famosissimo guitar hero del punk anni &#8217;80, per favore ascoltate gli Al Kapott!<br>Basso &#8211; Swann, il figlio segreto di Matt Freeman e Beyoncé.&nbsp;<br>Voce &#8211; Wattie, non c&#8217;è molto da dire su di lui.</p>



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</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4f8.png" alt="📸" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Foto di Nina Galdino</h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Punk en France: viaggio alla scoperta della nuova ondata punk francese</title>
		<link>https://radiopunk.it/punk-francese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 11:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[coldwave]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
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		<category><![CDATA[Post punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ivan Lo Mauro (Iena, Carlos Dunga, Morgana, Destinazione Finale) ci guida, città per città, in un viaggio alla scoperta del punk francese L&#8217;article est disponible ici en français / Qui trovi l&#8217;articolo in francese Quando da Radio Punk mi hanno chiesto di provare a scrivere un articolo sul punk francese mi sono chiesto: perché io? &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/punk-francese/">Punk en France: viaggio alla scoperta della nuova ondata punk francese</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Ivan Lo Mauro (Iena, Carlos Dunga, Morgana, Destinazione Finale) ci guida, città per città, in un viaggio alla scoperta del punk francese</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2024/01/french-punk-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;article est disponible ici en français / Qui trovi l&#8217;articolo in francese</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando da Radio Punk mi hanno chiesto di provare a scrivere un articolo sul punk francese mi sono chiesto: perché io? Sanno che più di metà dei dischi che ho comprato ultimamente sono francesi? Che sono stato 5 volte a Disneyland Paris (tutte da adulto e senza mai pagare)? Che una volta ho mangiato 3 baguette di seguito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma io non lo so, ma provo comunque ad addentrarmi in una delle &#8220;scene&#8221; punk più prolifiche degli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Disclaimer: Questo articolo non ha la pretesa di essere né un’enciclopedia né un archivio del punk francese, bensì è un viaggio che rispecchia i gusti e le preferenze personali. Se secondo te manca qualcosa, non esitare a dircelo! (contattaci via mail oppure scrivici sui nostri social)</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Iniziamo il nostro viaggio dalla capitale, Parigi. Ho avuto la fortuna di suonarci diverse volte in un anno, ed è sempre stata una bomba!</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>I primi che mi vengono in mente sono i <strong>Rixe</strong>, forse il gruppo francese attuale più famoso, affondano le loro radici nell’<strong>oi primordiale</strong> mix perfetto tra primi Nabat e primi Blitz ma con cantato in francese.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=764610441/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://lavidaesunmus.bandcamp.com/album/collection-lp">Collection LP by Rixe</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sempre nella capitale dell’Île de France troviamo i <strong>Bleakness</strong>, provate a mettere in un calderone il <strong>sound iniziale dei Killing joke con l’hc punk</strong> e ne uscirà una creatura simile ai Bleakness. Se ti piacciono i Chain Cult adorerai anche loro.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2461562233/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://bleaknesspunk.bandcamp.com/album/life-at-a-standstill-2">Life At A Standstill by Bleakness</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Spostandoci su sonorità più martellanti, freschi di nuovo disco vi consiglio i <strong>Turquoise. Scandicore</strong>, i Totalitar che cantano in francese!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3210771937/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://turquoisepunx.bandcamp.com/album/sang-larmes-r-les">Sang, Larmes &amp; Râles by TURQUOISE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Con gente dei Turquoise ma dediti ad un<strong> anarcopunk</strong> inglese e cantato in inglese, scuola The mob vi presento i <strong>Barren</strong>:</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1707390209/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://barrenpunk.bandcamp.com/album/distracted-to-death-diverted-from-reality">Distracted To Death&#8230; Diverted From Reality by Barren?</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Quando gente dei Bleakness e dei Turquoise prova a mischiare le carte ed a fare un gruppo ne escono i <strong>Going away party: post punk con grandi singalong.</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=586597215/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://xgoingawaypartyx.bandcamp.com/album/going-away-party">Going Away Party by Going Away Party</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sempre a Parigi troviamo<strong> MaryBell </strong>loro si definiscono <strong>grunge punk femminista</strong>, ottimi dal vivo e da poco fuori con un disco nuovo!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3103331987/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://marybellftw.bandcamp.com/album/cerbero-lp">Cerbero LP by Mary Bell</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Oi/post punk,</strong> quello che in Francia chiamano<strong> Punk Froid</strong> (punk freddo), definizione azzeccatissima per descrivere anche loro: <strong>Cran. </strong>Qui troverete melodia e rabbia.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4037788721/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://cranpunk.bandcamp.com/album/nat">Natë by CRAN</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ora passiamo in rassegna un gruppo nuovo, escono da poco con il loro demo: <strong>Saccage, oi! Antifa </strong>dal cuore della rabbia di paname.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2534080625/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://saccageoi.bandcamp.com/album/d-mo">Démo by Saccage</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Gli ultimi due gruppi che vi cito oltre ad avere membri in comune, hanno quel <strong>suono di chitarrina rock </strong>che ti fa muovere il piede ovunque ti trovi: <strong>Youthavoiders e Stallen minds</strong>.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1287973297/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://youthavoiders.bandcamp.com/album/relentless">Relentless by Youth Avoiders</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1562628586/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://stalledminds.bandcamp.com/album/s-t">S/T by Stalled Minds</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Dopo questa carrellata di gruppi parigini ci spostiamo nell’alta Francia, al confine con il Belgio, nella capitale: Lille.&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La caratteristica dei gruppi di Lille è che ogni gruppo ha un membro in comune con l’altro. Qui troviamo il <strong>mix perfetto tra oi e post punk,</strong> quello che ho visto scritto in diversi volantini francesi e che vi citavo più in alto: <strong>punk froid.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da due gruppi che non esistono più ma che secondo me sono tra i più belli mai usciti dall’esagono francese:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Douche Froide,</strong> <strong>cold wave </strong>bellissimo: questo disco l’ho letteralmente consumato su youtube, se chi legge ha una copia da vendermi mi contatti assolutamente!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1068760221/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://buildmeabombrecords.bandcamp.com/album/self-titled-7">Self-Titled by Douche Froide</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>E poi <strong>Traitre, melange tra oi e post punk</strong>, forse tra i primi a mischiare queste due sonorità: punk froid, miglior definizione ever… anche qui <strong>rabbia e melodia!</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=171065340/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://traitre.bandcamp.com/album/dors-bien">Dors bien by TRAITRE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Uno dei gruppi con membri dei Traitre che più mi hanno entusiasmato sono i <strong>Kronstadt,</strong> purtroppo mi hanno detto che hanno suonato l’ultimo concerto poco tempo fa.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2391003451/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://kronstadtlille.bandcamp.com/album/quai-de-louest">Quai de l&#39;ouest by KRONSTADT</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un gruppo attivo di Lille, con cui abbiamo diviso palco e chiacchiere in terra francese sono gli <strong>Utopie. Post punk politicizzato,</strong> disco con un artwork bellissimo curato dal batterista, il quale ha messo le mani su quasi tutti gli artwork di questi gruppi di Lille, ma non solo.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2186205150/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://utopielille.bandcamp.com/album/seconde-figure-lp">Seconde Figure LP by UTOPIE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Passiamo agli <strong>Short days,</strong> con almeno un membro in comune con ognuno dei gruppi sopra elencati, <strong>chitarrina punk ma più triste e melodica,</strong> qui sotto il loro nuovo disco.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1064111992/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://shortdays.bandcamp.com/album/direction-nowhere">Direction Nowhere by Short Days</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Adesso vi presento un gruppo diverso dai precedenti, urlano in inglese e <strong>sono più vicini all’hc punk. Gutter!</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3633453299/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://gutterlille.bandcamp.com/album/simulation-ep">SIMULATION EP by GUTTER</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Années zero,</strong> un po&#8217; <strong>più veloci degli altri</strong> e sempre con membri in comune con i gruppi elencati sopra.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1240187295/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://anneeszero.bandcamp.com/album/ep">EP by ANNÉES ZÉRO</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Tornando verso <strong>sonorità più post punk, più fredde,</strong> una piacevole scoperta degli ultimi mesi: i <strong>Chiaro scuro</strong>.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1340297559/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://chiaroscurolille.bandcamp.com/album/ep-s-t">EP &#8211; S///T by Chiaroscuro</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Lille non stanno mai fermi, infatti quest’anno sono usciti <strong>due Demo</strong> molto belli, sempre <strong>punk freddo!</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Peur Bleue: </strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=689811828/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://peurbleuelille.bandcamp.com/album/demo">Demo by Peur Bleue</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Arsou: </strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3521600504/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://arsoulille.bandcamp.com/album/d-mo">DÉMO by ARSOU</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’ultimo gruppo in elenco è formato dagli stessi membri degli Année zero, ma molto <strong>più violenti! Camellia Sinensis:</strong> </li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3224775908/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://camelliasinensislille.bandcamp.com/album/demo-2023">DEMO 2023 by CAMELLIA SINENSIS</a></iframe>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Adesso ci spostiamo verso ovest, seguendo il mare del nord ed approdiamo a Brest, dove poche persone hanno molti gruppi, tutti incredibili!</h3>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Prima di dirvi quali sono quelli attuali, vi presento loro:<strong> Tachanka,</strong> anche qua siamo davanti ad un <strong>mix di oi e post punk, </strong>di recente ristampato per Mendeku Diskak, questo disco me lo hanno fatto conoscere degli amici parigini di AIM paname / Red Vibes. <br>Solo il titolo vi fa capire di cosa parlano i testi: Vendetta di classe!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2463230298/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://mendekudiskak.bandcamp.com/album/005-tachanka-vengeance-de-classe-7">-005- TACHANKA &quot;Vengeance De Classe&quot; 7&quot; by Mendeku Diskak</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora passiamo alle punte di diamante di Brest, ma forse di tutta la Francia, gruppi che non hanno bisogno di presentazione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Syndrome 81:</strong> con il loro ultimo disco, che è una cannonata, si sono guadagnati anche una chiamata all’Hell fest, forse il festival di musica estrema più famoso al mondo.<strong> Oi, post punk, punk rock, tutto molto bello dalle musiche ai testi.</strong><br>Se li hai visti a Bologna sei d’accordo con me&#8230;</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4097403679/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://syndrome81.bandcamp.com/album/prisons-imaginaires">prisons imaginaires by syndrome 81</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Litovsk:</strong> qui il loro ultimo album, una delle forme migliori di <strong>post punk</strong> mondiale.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4101788934/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://symphonyofdestruction.bandcamp.com/album/s-t-mlp-2">S/T MLP by LITOVSK</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un altro bel gruppo che mischia <strong>punk rock e new wave</strong> sono i <strong>Secteur Pavé. </strong>Anche a Brest sembra che le persone siano sempre le stesse, infatti qua dentro troviamo gente di Syndrome e Litovsk.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=886440077/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://secteurpave.bandcamp.com/album/secteur-pav">Secteur Pavé by Secteur Pavé</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Adesso ci muoviamo verso la <strong>vecchia scuola: </strong>bassista e cantante dei Syndrome, il primo agli strumenti il secondo alla voce hanno fatto uscire un demo <strong>hc old school bello tirato.</strong>&nbsp;<br><strong>Mentalité 81 </strong>(il nome vi ricorda qualcosa?):</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4187079871/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://offsidetapes.bandcamp.com/album/mentalit-81-d-mo-2023">MENTALITÉ 81 &#8211; Démo 2023 by MENTALITÉ 81</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Squadra che vince non si cambia dicevano un tempo, infatti i nostri eroi Fab e Jacky (aka cantante e bassista dei syndrome, sempre loro&#8230;) sfornano un altro gruppo nuovo, <strong>Grisaille.</strong> <strong>Possono sembrare i syndrome “meno oi” ma qua c’è tanto</strong> <strong>punk scandinavo di inizio secolo </strong>(Gorilla Angreb e Masshysteri su tutti)</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=665957739/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://symphonyofdestruction.bandcamp.com/album/entre-deux-averses-7">Entre Deux Averses&#8230; 7&quot; by GRISAILLE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sempre col bassista dei Syndrome, di cui vi parlerò anche più avanti, e un altro losco figuro che troverete sempre più avanti, vi presento i <strong>Coupe Gorge</strong> fresco di un Lp niente male:<strong> veloce, melodico e arrabbiato.</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1489316210/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://coupegorge.bandcamp.com/album/silence-de-mort">silence de mort by COUPE GORGE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’ultimo gruppo che presento è una One man band, il bassista dei Syndrome e batterista dei Coupe Gorge ha recentemente suonato e registrato da solo, sì perché ha uno studio di registrazione, e praticamente tutti i gruppi di Brest, (ma non solo) registrano/mixano/masterizzano da lui: at the movie recording… e mi pare di capire che sia una garanzia. <strong>Sempre post oi, punk freddo,</strong> insomma chiamatelo come vi pare resta il fatto che questo disco spacca.<br><strong>Prisonner Du Temps: </strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3672024883/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://prisonnierdutemps.bandcamp.com/album/comme-un-lion-en-cage">comme un lion en cage by prisonnier du temps</a></iframe>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Adesso ci spostiamo un po&#8217; più a sud:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Litige</strong>, quartetto <strong>punk rock </strong>di base a Lione,anche qui le <strong>melodie </strong>fanno da padrone.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3914304342/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://litigelyon.bandcamp.com/album/en-eaux-troubles">En eaux troubles by LITIGE</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Vicino a Lione, a Saint Etienne troviamo i <strong>Deletar. </strong>Qua sotto potete ascoltare il loro ultimo disco, con membri in comune di Litige e Bleakness, <strong>scandicore diretto come un pugno in faccia!</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=836834344/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://deletar.bandcamp.com/album/s-t-12-2">S/T 12&quot; by DELETÄR</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sempre a Saint Etienne troviamo gli <strong>Zone Infinie,</strong> sempre quell’ibrido tra oi e post punk, con dei ritornelli che vi rimangono in testa. <strong>Punk rock francese con un tocco di oi.</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1963066129/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://zoneinfinie.bandcamp.com/album/rester-et-fuir">Rester et Fuir by Zone Infinie</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’ultimo gruppo di cui vi parlo che viene dalla capitale della Loira sono i <strong>Surface Tangibile,</strong> <strong>a volte punk hc sparato a volte post noise punk.</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3405866905/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://surfacetangibl.bandcamp.com/album/live-aux-deux-marronniers">Live Aux Deux Marronniers by Surface Tangibl&#39;</a></iframe>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Andiamo ancora più a sud, più precisamente a Tolosa per parlare di quattro gruppi, che mi pare di capire, hanno almeno un membro in comune.</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nightwatchers: </strong>quartetto che mischia <strong>post punk e punk/garage/rock </strong>e che fa della melodia la sua arma più tagliente, insieme a <strong>testi molto interessanti: </strong>un loro disco parla del periodo coloniale francese.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2016305368/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://nightwatcherspunk.bandcamp.com/album/common-crusades">Common Crusades by Nightwatchers</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nohz: raw punk</strong>, sporco cattivo e diretto!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2546203499/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://nohz.bandcamp.com/album/demo">DEMO by Nohz</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ultimi ma non per importanza, <strong>Filature,</strong> freschi del nuovo disco, anche qui<strong> punk freddo,</strong> se ti piacciono le sonorità post punk sei nel posto giusto.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4219249043/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://filature.bandcamp.com/album/nos-tats-la-norme">Nos états, la norme by Filature</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ultimo gruppo che cito di Tolosa sono <strong>Trholz, Riot Girl contro il patriarcato!</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1569871688/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://trholzriot.bandcamp.com/album/premi-re-pierre">Première Pierre by Trholz</a></iframe>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Adesso muovendoci a caso nella nella Francia vi faccio l’ultima carrellata di band:</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Da Lorient, Bretagna:<strong> Cuir.</strong> <strong>Un altro progetto solista, questa volta synth punk. </strong>Col cantante dei Coupe Gorge. Immaginatevi di metter un disco di Billy Idol al doppio della velocità, conditelo con un po&#8217; di droga ed ecco a voi Cuir.</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2091884736/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://cuir1.bandcamp.com/album/album">ALBUM by CUIR</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Spostiamoci a Bordeaux per parlare dei <strong>Bombardament. D-Beat di matrice svedese, </strong>da ascoltare tutto d’un fiato!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1927917482/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://bombardement.bandcamp.com/album/le-futur-est-l">Le Futur Est Là by Bombardement</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Da Nancy città del grande est vengono i <strong>Rancoeur</strong> loro si definiscono<strong> Cold oi,</strong> dopo un demo e un full. E da poco con un interessantissimo 7 pollici. <strong>Una delle realtà più interessanti di questa nuova ondata oi/post punk.</strong></li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3187962265/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://rancoeurcoldoi.bandcamp.com/album/ranc-ur">RANCŒUR by RANCŒUR</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi due gruppi di cui vi parlerò sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Oi Boys da Metz, batteria elettronica, synth ma cantato come se fosse punk. Un disco raccomandatissimo!</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=4235461950/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://oiboys.bandcamp.com/album/oi-boys">Oi Boys by Oi Boys</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Hinin, </strong>Trio post punk di Tulle che ha recentemente fatto uscire uno split con i Litovsk</li>
</ul>



<iframe style="border: 0; width: 100%; height: 42px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2256128823/size=small/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/transparent=true/" seamless><a href="https://hininband.bandcamp.com/album/hors-jeu">Hors-Jeu by HININ</a></iframe>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Marsiglia:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho citato nessun gruppo di <strong>Marsiglia</strong> perché il buon Francesco <strong>Zio ciko ha fatto un ottimo<a href="https://www.radiopunk.it/25/viaggio-nella-marsiglia-punk-e-diy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> report qua</a></strong>.<br>Oltre a tutti questi gruppi la Francia tutta pullula di concerti, etichette, artisti e più in generale controcultura che si rifà al punk.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adesso vi cito un po&#8217; di etichette da tenere d’occhio,</strong> infatti molte delle band che trovate sopra escono per queste etichette, spesso portate avanti da gente che suona nei gruppi sopra elencati:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://destructure.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Destructure</strong></a><strong><br><a href="https://uneviepourrienvinyles.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Une vie pour rien</a><br><a href="https://symphonyofdestruction.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Symphony of destruction</a><br><a href="https://nogloryrecords.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">No glory records</a><br><a href="https://offsidetapes.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Offside records</a><br><a href="https://leschoeursdelennui.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Les Chœurs de l&#8217;ennui</a><br><a href="https://dirtyslaprecords.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dirtyslap records</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che dire ascoltateveli tutti, prendetevi bene con il punk “freddo”!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oi!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Articolo a cura di <a href="https://www.radiopunk.it/25/intervista-a-ivan-lo-mauro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ivan Lo Mauro</strong></a> (Iena / Morgana / Carlos Dunga / Destinazione Finale)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi volesse approfondire ulteriormente <a href="https://diyconspiracy.net/french-punk-scene/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui trovate una guida</strong></a> al punk francese scritta nel 2019. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Questo articolo è un inedito scritto da Ivan Lo Mauro per Radio Punk, frutto di mesi di ricerca e di lavoro. La sua condivisone è libera ma se lo vuoi ripubblicare o citare scrivici a info@radiopunk.it</h3>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in questi modi:<br>–<strong>puoi dare un’occhiata al&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette, toppe o altro ancora;<br>–<strong>puoi commissionarci le spillette</strong>&nbsp;per la tua band, collettivo, progetto scrivendoci a&nbsp;<strong><a href="mailto:info@radiopunk.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">info@radiopunk.it</a></strong>;<br>-puoi&nbsp;<strong>scrivere un articolo</strong>&nbsp;da pubblicare sul nostro sito: un approfondimento musicale, una monografia, una guida ad un sottogenere/sottocultura, un articolo sullo sport popolare, o qualsiasi altro tema riguardi punk, diy, sottoculture.&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Altre info e contatti nella call!</strong></a></p>
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		<title>Intervista ai Krav Boca (ITA-FRA)</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-krav-boca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2023 08:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Antifa]]></category>
		<category><![CDATA[Diy]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Krav Boca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con i Krav Boca, band &#8220;DIY punk Rap Mandolin&#8221; Dopo l&#8217;uscita di &#8220;Pirate Party&#8220;, nuovo album della band pubblicato in vinile con una coproduzione internazionale che vede coinvolti anche noi, abbiamo deciso di fare qualche domanda ai Krav Boca,&#160;buona&#160;lettura! CLICCA QUI PER LEGGERE L&#8217;INTERVISTA IN FRANCESE Radio Punk: Ciao e grazie per questa chiacchierata! &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con i Krav Boca, band &#8220;DIY punk Rap Mandolin&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;uscita di &#8220;<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://kravboca.bandcamp.com/album/pirate-party" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pirate Party</a></span></strong>&#8220;, nuovo album della band pubblicato in vinile con una coproduzione internazionale che vede coinvolti anche noi, abbiamo deciso di fare qualche domanda ai <a href="https://kravboca.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Krav Boca</strong></a>,&nbsp;buona&nbsp;lettura!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/Interview-avec-Krav-Boca-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CLICCA QUI PER LEGGERE L&#8217;INTERVISTA IN FRANCESE</a></span></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao e grazie per questa chiacchierata! Raccontateci un po’: come, dove e quando nasce il vostro progetto?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Il nostro progetto è nato a Tolosa nel 2014. Tra amici, volevamo fare musica diversa da quella che eravamo abituati a sentire. All&#8217;inizio non avevamo un’idea precisa. Abbiamo trovato il nostro stile e definito la nostra strada dopo il primo tour in Grecia nel 2015.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Prima dei Krav Boca eravate impegnati in altre band?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Non proprio. Facevamo musica ognuno per conto suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siete molto attivi politicamente. Fate parte o avete fatto parte di collettivi politici e di spazi sociali?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Con la nostra band siamo in contatto con organizzazioni strutturate (e non) all&#8217;interno della scena libertaria, autonoma e antiautoritaria. Possiamo partecipare a tutti i tipi di lotte attraverso la nostra musica. Questa è l&#8217;essenza del progetto. Suoniamo regolarmente negli spazi occupati di tutta Europa e, quando possiamo, partecipiamo a concerti di sostegno per le cause che ci stanno a cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: So che fate parte della fanzine cartacea Karton Zine, scritta in doppia lingua francese e inglese. Ci raccontate un po’ di questo progetto?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Il nostro gruppo è nato grazie alla scena DIY, alla sua mentalità, al suo senso di condivisione e accoglienza. Volevamo pubblicare una fanzine per parlare di tutte le persone incredibili che incontriamo sulla strada, durante i nostri tour. Parliamo di musica alternativa, ovviamente, ma non solo. Ci piace parlare di persone che dedicano tutte le loro energie a cose meno banali del semplice business. Persone che danno un senso alla loro vita, non solo alla loro carriera o al loro conto in banca. Parliamo di quello che vogliamo, purché ci piaccia e sia inedito. Naturalmente, deve essere in linea con i nostri valori. Apertura mentale in tutte le sue forme, con valori antifascisti, inclusivi e solidali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Vista la proposta musicale dalle influenze sconfinate e lo spettacolo pirotecnico che proponete, immagino abbiate un pubblico molto variegato. Da chi è composto principalmente? Chi troviamo ai vostri concerti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Esattamente, abbiamo un sacco di gente diversa ai nostri concerti! E ci piace! È esattamente quello che vogliamo. Punk, fan della techno, del rap&#8230; e anche persone che non ascolterebbero la nostra musica a casa ma che amano lo spettacolo dal vivo! E il nostro pubblico è multigenerazionale. Ne siamo orgogliosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Visto che collaborate con molti artisti della scena hip-hop e c’è molto rap nelle vostre canzoni, ci consigliate qualche artista in particolare? Com’è la scena hip-hop attualmente in giro per il mondo e dalle vostre parti? Se doveste fare un confronto con la scena punk / hardcore quali aspetti comuni e quali differenze trovate?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Quando ci viene posta questa domanda, di solito citiamo artisti rap della Grecia! È la scena hip-hop che conosciamo meglio. Abbiamo collaborato con i nostri artisti preferiti. Sono tutti grandi amici: Sponty, Sara ATH, Aeon, 0-100 Seirene, Rationalistas, Dio Miden (KK, Jaul, Incognito M., Hrwas)&#8230;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per noi, la scena hip-hop è quella che ha più punti in comune con la scena punk/hardcore. È profondamente legata allo spirito DIY. È molto politicizzata, indipendente e piena di risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Marocco amiamo Al Nasser e Mehdi Black Wind. Per quanto riguarda il rap francese: Ratur, Skalpel, HPS&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siete perennemente in tour e questa cosa ci apre un sacco di domande! Raccontateci ad esempio come organizzate così tante date, come conciliate le vostre vite al di fuori dei Krav Boca e se riuscite a sopravvivere con la musica.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Dedichiamo la nostra vita ai Krav Boca. Suoniamo molto, perché siamo 8 persone totalmente dedite a questo progetto. È la nostra priorità. Non abbiamo altri gruppi. È difficile tirare avanti finanziariamente, ma per coprire le spese (soprattutto il prezzo della benzina) serigrafiamo noi stessi le magliette e le felpe. Il merchandising ci aiuta molto, perché abbiamo un pubblico molto fedele in tutta Europa che vuole sostenerci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Essendo spesso in tour, dove e quando riuscite a comporre e assemblare la fanzine? Avete una base operativa o una specie di comune tipo i Crass dove fare tutte le attività dato che vi autoproducete anche il merch?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Ci occupiamo della fanzine quando non siamo in tour. Lo stesso vale per il merchandising. Ci occupiamo di tutto questo nei giorni liberi, a Tolosa e a Colomiers.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: A quali lotte politiche siete particolarmente legati? Quali sono i messaggi che volete assolutamente far recepire a chi vi ascolta o vi vede dal vivo? Pensate che il cantare in francese e greco possa essere un limite per chi non conosce queste lingue?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Chi vuole davvero capire il significato dei nostri testi può farlo molto facilmente. Cantiamo in francese e in greco e rendiamo disponibili i nostri testi in inglese. Su Youtube e sul nostro sito web (www.kravboca.com). Abbiamo anche realizzato un documentario indipendente (When the nights end) che spiega il nostro modo di fare, espone le nostre idee e il nostro modo di concepire la musica. È un film che racconta un anno di tour con noi, da gennaio 2019 a febbraio 2020.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la sua linea editoriale, la nostra fanzine <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.karton-zine.com/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Karton</a></span></strong> è anche uno strumento di espressione a sé stante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti temi ci stanno ovviamente a cuore. La lotta contro il fascismo, contro il sessismo e contro l&#8217;omofobia, ma anche il diritto alla casa per tutti, l&#8217;accoglienza dei migranti e le battaglie intorno alle nuove questioni ecologiche (come, recentemente, la lotta contro il progetto del mega-bacino idrico nel Marais Poitevin).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siete estremamente prolifici a livello discografico, avete sfornato una quantità di dischi pazzesca. Adesso cosa riserva il futuro dei Krav Boca?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Vogliamo sempre far evolvere la nostra musica. Ci piace lavorare sul nostro spettacolo e sorprendere le persone che vengono a vederci. Vogliamo creare una sensazione di comunione con le persone che ci seguono. Non abbiamo &#8220;fan&#8221;, siamo un insieme!&nbsp; Vogliamo continuare a soddisfare le persone che ci seguono e incontrarne di nuove. Vedremo dove ci porterà!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Quali sono le città in cui vi siete trovati meglio e quali quelle in cui vorreste andare a suonare ma non ci siete ancora stati? Ci raccontate un episodio particolarmente bello e uno particolarmente grottesco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Abbiamo vissuto momenti straordinari ad Atene, Salonicco, Agrinio&#8230; Momenti memorabili anche a Casablanca! Abbiamo fatto molti concerti in tutta Europa, ma abbiamo ancora molte città da scoprire. Non abbiamo le stesse sensazioni ogni anno, è sempre tutto in evoluzione. Vogliamo continuare a provare emozioni. È questo che ci motiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Come dicevamo prima, è evidente che venite tutti da percorsi musicali diversi, ma invece come vi è venuto in mente di creare questo spettacolo pirotecnico dal vivo? L’artista che si occupa di questo aspetto ha un ruolo anche nella parte “in studio” nel progetto o solo dal vivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Tutti i membri del gruppo hanno voce in capitolo nelle composizioni. I due performer (fuochi d&#8217;artificio e cerchio aereo) sono coinvolti nel processo creativo quanto gli altri. Siamo sullo stesso piano in tutti i settori. Lo stesso vale per il tecnico del suono. Per noi è molto importante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;orientamento allo &#8220;spettacolo&#8221; del nostro show è venuto molto naturale. Ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti e avevamo la stessa visione delle cose. Volevamo offrire qualcosa di esplosivo, vivace e diverso. Il nostro spettacolo è destinato a evolversi. Vogliamo che sia in grado di trasformarsi, secondo i nostri desideri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Chiudiamo ringraziandovi e facendovi una domanda più personale, nominateci l’album preferito di ogni componente della band!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Krav Boca: Grazie a voi! Complimenti per il lavoro che svolgete durante tutto l&#8217;anno! Seguiamo molto Radio Punk e ci piace molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco i nostri album preferiti:<br>Paul: <em>Ärsenik – Quelques Gouttes Suffisent</em><br>Myrtille: <em>Autonomads – No Mans Land</em><br>Rudy: <em>Jul – La Machine</em><br>Adrien: <em>The Gladiators – Dreadlocks the time is now</em><br>Nino: Comeback Kid <em>– Wake the Dead</em><br>Louna: <em>Aya Nakamura &#8211; Nakamura</em><br>Fafa: <em>Ministry – Psalm 69</em><br>Dino: <em>Sepultura – Beneath the remains</em></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="540" data-id="20485" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-1024x540.png" alt="" class="wp-image-20485" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-1024x540.png 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-300x158.png 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-768x405.png 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-1536x810.png 1536w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-2048x1080.png 2048w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/2-PARIS-2-600x316.png 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="898" data-id="20482" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1-1024x898.jpg" alt="" class="wp-image-20482" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1-1024x898.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1-300x263.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1-768x674.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1-600x526.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/05/image_6487327-1.jpg 1508w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credit foto per l&#8217;immagine in evidenza: Damien Baudoin</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.</p>
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		<title>Intervista ai Syndrome 81 (ITA-FRA)</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-syndrome-81/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Zoe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 08:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[coldwave]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con la band francese Syndrome 81 Questa band di Brest in Bretagna ha da poco pubblicato “Prisons Imaginaires”, nuovo album uscito per Destructure Records in CD e LP, dopo aver pubblicato diversi singoli, ep e split. Il loro stile è del tutto unico e particolare e unisce punk, post-punk e varie influenze che variano &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con la band francese Syndrome 81</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa band di Brest in Bretagna ha da poco pubblicato<a href="https://syndrome81.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;"> “Prisons Imaginaires”</span></a>, nuovo album uscito per Destructure Records in CD e LP, dopo aver pubblicato diversi singoli, ep e split. Il loro stile è del tutto unico e particolare e unisce punk, post-punk e varie influenze che variano dall’oi! a sfuriate hardcore. Ma basta ciarlare… Qua siam carichi e non vediamo l’ora di cominciare l’intervista!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/10/Interview-avec-Syndrome-81-ITALIE-1.docx-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clicca qui</a></span> per leggere l&#8217;intervista in francese</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra ‘zine. Raccontateci un po’ di voi: quando, dove e come nasce il vostro progetto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> È un progetto che abbiamo iniziato senza pretese Jacky (basso e composizione) e io, Fab (voce), a distanza, e che non era destinato a diventare una vera e propria band. All&#8217;epoca io vivevo a Nizza e Jacky a Brest, e l&#8217;ho contattato per realizzare un progetto tramite Internet. Infine, abbiamo pubblicato il demo di 5 brani nell&#8217;ottobre 2013. Nel frattempo mi sono avvicinato a Brest, e il demo ha avuto un buon riscontro e abbiamo deciso di farne una vera e propria band, chiedendo ad alcuni amici di lunga data della scena punk/hardcore di Brest di unirsi a noi, e così abbiamo fatto il nostro primo concerto nel gennaio 2014. All&#8217;inizio volevamo avviare un progetto fast hxc, alla Tear It Up o qualcosa del genere, pensando di avere a disposizione un batterista. Alla fine non eravamo sicuri di avere un batterista disponibile, quindi abbiamo optato per qualcosa di completamente diverso, qualcosa di più mid-tempo, pensando che Jacky si sarebbe occupato della batteria, e anche se ciò significava sperimentare Jacky voleva che provassimo a cantare in francese, il che è stata la prima volta per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Quando e come vi siete avvicinati al mondo punk e DIY? Di quali altre band, collettivi, etichette o progetti vari avete fatto parte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> Per quanto mi riguarda, mi ci sono avvicinato alla fine degli anni &#8217;90/inizio 2000. C&#8217;erano parecchi gruppi locali e attivisti a Brest, c&#8217;era molto movimento nella scena punk/hardcore e mi sono riconosciuto in quel mondo. Non mi interessava andare nei locali notturni all&#8217;epoca, al liceo preferivo scambiare dischi e copiarli su cassette piuttosto che discutere di risultati di calcio o mettere a punto il mio scooter. Quindi il passaggio ai concerti locali è stato abbastanza naturale, ma se non fosse stato per le persone che stavano facendo qualcosa nella mia città credo che i Syndrome non esisterebbero&#8230; Tutti noi abbiamo organizzato concerti, gestito una webzine, una distro, abbiamo suonato tutti insieme o separatamente in diverse band dagli anni 2000, quando avrò tempo aprirò un canale Youtube: Police Truck, Thrashington DC, Night Stalkers, Grayhound, Shooting the Duck, The Wedge, Patrick Cruel, Litovsk, Le Mamooth, Attaque Souple, Coupe-Gorge, Kaps, Jeanne et Les Calamités, Marée Noire, Black Spirals, Grancheval, CRS Must Die, Jodie Banks, Cross Division, Cynical Bastards, Secteur Pavé, Prisonnier du Temps, e anche altri ancora attivi, Double Peine, Camaret Silens e Les Lopécrêtes, tra gli altri&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Spesso vi ho sentito nominare accostati all’oi!, non a caso vi ho scoperto parlando con alcune persone della scena skinhead. Però tranne qualche influenza non vi definirei assolutamente una band oi!. Mi sbaglio? Quali sono le vostre influenze maggiori, quali sono le band che vi mettono tutti d’accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> Hai assolutamente ragione, se fai punk e canti in francese ti classificano come oi!. All’inizio ascoltavamo di più il punk e l&#8217;hardcore americano. Quando abbiamo lanciato i Syndrome l&#8217;idea era di essere a metà strada tra Blitz, Negative Approach e Criminal Damage.<br>Ovviamente abbiamo qualche tocco di oi! ma non abbiamo abbastanza padronanza dei codici per poterci definire così, credo! Le band svedesi hanno influenzato molto Jacky per le composizioni più recenti dei Syndrome 81, questo suono stile Regulations, Masshysteri, Hurula, Vicious, Terrible Feelings, Ebba Grön&#8230; Comunque abbiamo gusti abbastanza vasti, se è punk e ci piace, beh, lo ascoltiamo! Siamo appassionati soprattutto di musica, si va da Career Suicide a Government Warning, da Poison Idea a Lebanon Hannover, Drab Majesty passando per Infest, Diat, Low Life e così via&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Diteci un po’, com’è la scena punk e diy a Brest? Che ci dite della vostra città e territorio, ci sono squat, centri sociali, locali in cui ci si ritrova tra le varie sottoculture? Tra le varie sottoculture (punk, skins, hardcore, ecc) c’è unione?</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>FAB Syndrome 81:</strong></strong> Brest è una città rock nel senso più ampio del termine, con una grande diversità nei suoi sottogeneri, e c&#8217;è una tradizione punk che resiste, con alti e bassi, in termini di gruppi e organizzazioni di concerti. Ci sono stati i pionieri negli anni &#8217;80 con Les Collabos, Al Kapott, Barykad, Criminals Damage, l&#8217;ondata di hardcore melodico alla fine degli anni &#8217;90/inizio 2000, un&#8217;epoca più hardcore, e ci sono ancora parecchie band attive oggi. Potrei citare decine e decine di gruppi punk che esistevano a Brest. Brest è una città di medie dimensioni, ma è un paesino in termini di musica, quindi sì, la città non è abbastanza grande per permettersi di dividere i sottogeneri, tutti sono in contatto con tutti, ci sono ponti tra il punk e il rap, tra il punk e i gruppi rock in senso lato&#8230;<br>Per quanto riguarda i luoghi, i più giovani hanno creato dei centri sociali ma le autorità non li hanno lasciati prosperare. Oggi c&#8217;è un posto creato da un gruppo di abitanti di un quartiere di Brest, la cui vocazione principale non è quella di organizzare concerti punk, ma di creare un vero e proprio legame sociale proponendo eventi diversi, e i concerti punk ne fanno parte. Nello stesso quartiere c&#8217;è anche un bar gestito da amici che permettono ai punk di organizzare i concerti da loro. Queste sono un po’ le due soluzioni. Ma un collettivo attuale sta tentando di creare un luogo che possa durare nel tempo, il che è molto bello e richiede molta energia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Quanto contano per voi l’aspetto politico/sociale e quello DIY? In Italia ad esempio c’è un forte legame tra la scena punk hardcore oi! e gli spazi sociali e l’antifascismo, da voi com’è? Visto che venite dalla Bretagna, avete un interesse verso il movimento indipendentista o comunque vi sentite molto legati alla cultura e alle tradizioni bretoni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> Partiamo dal presupposto che la scena DIY deve essere chiaramente antidiscriminatoria, siamo tutti fondamentalmente di sinistra, ma è possibile che lo diamo troppo per scontato e che abbassiamo la guardia, dimenticando di essere più vigili. È lo stesso qui per quanto riguarda i legami tra antifascismo, cultura dei centri sociali e punk-hxc, anche se non siamo i più coinvolti personalmente, ma sosteniamo le iniziative.<br>Sono combattuto sul tema della cultura bretone, mia figlia ha fatto i primi anni di scuola in una scuola bilingue, ha imparato un po&#8217; di bretone, penso che sia importante che questa lingua non scompaia&#8230; lo Stato francese ha fatto di tutto per far scomparire le identità regionali&#8230; però, in certi ambienti indipendentisti, ci possono essere anche accenni identitari nauseabondi. È importante conoscere la storia della Bretagna e il suo rapporto con lo Stato centralizzatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siamo degli inguaribili curiosi, che cosa fate nella vita? Quali hobby, lavori, passioni si celano dietro i vostri componenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Syndrome 81:</strong> Jacky è insegnante di tecnologia, Timmy è insegnante di scuola primaria, Damien lavora nel settore HVAC, Fab lavora nella contabilità pubblica, Toma si occupa di montaggio video e informatica.<br>Jacky ha il suo studio casalingo e registra diversi progetti, si prende cura dei suoi gatti e ha appena iniziato a praticare la boxe.&nbsp;<br>Fab è un topo di biblioteca con una passione per la letteratura e i giochi da tavolo, segue un po&#8217; di calcio per divertimento.&nbsp;<br>Timmy vive su un&#8217;isola, fa parte dell’associazione dei battelli di salvataggio e ama fare puzzle in inverno, e quando il tempo è buono, va a pesca con la sua barca.<br>Damien ama lo skateboard, il surf e testare ricette vegane.<br>Toma è un grande appassionato di computer, gli piace fare festa e in questi giorni sta attrezzando il suo furgone che in origine era un carro funebre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Riguardo i vostri testi, essendo in francese ho provato a intuirli, ma direi che preferisco chiedervi e non lanciarmi in interpretazioni per il bene dei lettori…Quali sono le tematiche che trattate maggiormente?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> La città, la città e la città! In questo album si parla del ritorno a vivere nella propria città natale, della scomparsa delle persone che si amano, dello stato sociale della Francia che non sembra migliorare, del vedere la propria città cambiare e del vedere anche se stessi cambiare, di una sorta di fatalismo, della rassegnazione che si può provare di fronte al mondo attuale, anche se non ci si deve rassegnare, e poi della solitudine fisica o morale&#8230; È tutto nel titolo dell&#8217;album PRISONS IMAGINAIRES, un titolo ispirato alle opere di Piranesi, un artista italiano, ed è stata una scrittrice francese a spiegarlo meglio, Marguerite Yourcenar: &#8220;Il vero orrore delle Carceri più che in alcune misteriose scene di tortura, è nell&#8217;indifferenza di quelle formiche umane erranti in spazi immensi, e in cui diversi gruppi non sembrano quasi mai comunicare tra loro, o neppure accorgersi della loro rispettiva presenza, e addirittura non notare affatto che in un angolo oscuro si sta suppliziando un condannato”.<br>È un disco sulle prigioni che ci creiamo o accettiamo, prigioni morali, sociali, psicologiche, familiari, sentimentali&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Questo disco me lo immagino già suonato live e sono già pronto a lanciarmi dal palco cantando a squarciagola in uno stentatissimo francese… Quindi la domanda è semplice, avete in programma un tour gigantesco in cui toccherete varie nazioni e continenti e magari anche l’Italia o per ora rimarrete a suonare in Francia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FAB Syndrome 81:</strong> È complicato allineare tutti i pianeti per poter fare una tournée, visti gli obblighi personali o familiari di ognuno. Stiamo valutando qualsiasi proposta, siamo stati invitati a suonare ad Atene dai Chain Cult e quindi ci andremo. Dopodiché sì, non siamo i più disponibili al mondo e a Brest siamo lontani da tutto, ma sì, abbiamo voglia di suonare&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siamo ai saluti, vi ringraziamo moltissimo e per concludere vi domandiamo cosa ne pensate dell’attuale scena punk DIY. Ultimamente tra mancato ricambio generazionale, sempre meno spazi in cui esprimersi e suonare e repressione costante non ce la passiamo benissimo. Che cosa si può fare per far sì che il punk torni ai fasti di un tempo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>FAB Syndrome 81:</strong></strong> Il punk interessa ancora alle giovani generazioni? Formare una band? Ho l&#8217;impressione che non interessi più a molti. Però ci sono altri generi o altre forme di espressione di protesta&#8230; non si possono forzare le cose, se deve tornare, tornerà, è una cosa ciclica&#8230; Ciononostante, c&#8217;è ancora bisogno di riunirsi intorno a questo tipo di musica, in luoghi alternativi, ho l&#8217;impressione che in tutti questi luoghi punk di tutto il mondo ci siano ancora grandi serate.</p>



<h3 class="wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/intervista-ai-syndrome-81/">Intervista ai Syndrome 81 (ITA-FRA)</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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		<title>Lost and Found 7: Kronstadt, Ogro e I Giugliola</title>
		<link>https://radiopunk.it/lost-and-found-kronstadt-ogro-e-i-giugliola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 09:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Euskal Herria]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settimo episodo Lost and Found, tre diversi generi di punk! Per questa puntata di Lost and Found voglio presentarvi senza particolari motivazioni tre dischi di tre generi abbastanza diversi tra loro, provenienti da tre posti diversi del continente europeo&#8230; forse hanno qualche fattore che li accomuna, forse no. Ho dei gusti strani e va bene &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" id="settimo-episodo-lost-and-found-tre-diversi-generi-di-punk">Settimo episodo Lost and Found, tre diversi generi di punk!</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa puntata di Lost and Found voglio presentarvi senza particolari motivazioni tre dischi di tre generi abbastanza diversi tra loro, provenienti da tre posti diversi del continente europeo&#8230; <strong>forse hanno qualche fattore che li accomuna, forse no</strong>. Ho dei gusti strani e va bene così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto mi riguarda, semplicemente mi sono piaciuti e credo davvero che meritino almeno un ascolto, poi sta a voi! Buona lettura (e ascolto)!</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="kronstadt-quai-de-l-ouest">Kronstadt – Quai de l’ouest</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un paio di mesi fa, in modo abbastanza casuale mi sono imbattuto nell’ultima uscita dei Kronstadt, gruppo francese di Lille, dal titolo ‘Quai de l’Ouest’. Incuriosito ed <strong>attratto dal nome del gruppo</strong> (sono una persona semplice: riconosco un riferimento e mi ci tuffo, come conferma anche il secondo gruppo presente in questo articolo n.d.a.) ho indossato le cuffie e premuto play.<strong> Partono i primi accordi, seguiti a breve da un ritmo incalzante</strong>, parte la voce, struttura semplice: strofa-ritornello-strofa con qualche brevissimo assolo nel mezzo. Ok la prima traccia è andata, mi hanno quasi convinto, però sono curioso, voglio capire i testi. Affidandomi a Bandcamp e un traduttore online inizio a decifrare canzone dopo canzone. Risultato: già alla prima traccia, arrivato alla strofa<strong> “Comme un feu de flammes, on brûle d’envie d’exploser”</strong> mi faccio convincere e acquisto il disco…&nbsp; L’ho detto poco fa, dopotutto sono una persona semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tralasciando i miei personali svarioni qualche giudizio complessivo: <strong>‘Quai de l’Ouest’ è un disco goloso</strong>, non annoia, quando sembra che le tracce inizino ad assomigliarsi si ha una qualche variazione che mantiene viva la curiosità, i testi sono interessanti e ben scritti. <strong>Un ottimo assaggio di punk francese</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo da tenere d’occhio (su Bandcamp, non sono presenti su altri social) a tema <strong>‘Amour &amp; Anarchie’</strong>. Che altro devo aggiungere?</p>



<iframe style="border: 0; width: 350px; height: 470px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2391003451/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/transparent=true/" seamless=""><a href="https://kronstadtlille.bandcamp.com/album/quai-de-louest">Quai de l&#39;ouest by KRONSTADT</a></iframe>



<h3 class="wp-block-heading" id="ogro-s-t">Ogro – S/T</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nelle mie randomiche peregrinazioni nel web mi imbatto in questo video su youtube…</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="OGRO - Ogro [ESPAGNE - 2021]" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/LlJSYqR4xHI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Immediatamente penso…<strong> SE SI CHIAMANO OGRO MICA SARAN SPAGNOLI, SICURAMENTE SONO BASCHI</strong>. Nel mentre che borbotto clicco play… Ok, se prima ‘vi ho portato’ in Francia con sonorità punk abbastanza melodiche ora <strong>ci troviamo in Euskadi, immersi in un punk selvaggio</strong> con una bella dose di hardcore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso non riesco a trovare i testi, curiosando in giro, con una minima dose di impegno perché anche in questo caso il gruppo è allergico ai social (n.d.A. la settimana dopo che ho scritto questa cosa è comparso il loro profilo su Instagram), riesco a capire che<strong> il gruppo viene da Bermeo, Euskadi</strong> appunto, e che esiste il formato fisico di questo album: 250 copie in formato audiocassetta con sacchetto stampato, porta-cassetta, booklet, spille e gadget vari. <strong>Puro DIY, come non apprezzare!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la parte musicale: voce ruvida, ritmo incalzante, basso e batteria martellanti, chitarre sferzanti…<strong>6 tracce per 11 minuti che passano troppo in fretta</strong>.<br>Se vi piace l’hardcore e il DIY questo è <strong>una perla da non perdere!</strong>&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="i-giugliola-oh-povero-te">I Giugliola – Oh, povero te!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci all&#8217;ultimo disco di questo Lost and Found, dopo due uscite straniere torno verso casa. Si cambia ancora una volta genere, <strong>alla scoperta del Polp-Rock dei Giugliola, band di Verona.</strong> Le sonorità del gruppo possono distrarvi e confondervi, nel mentre che si passa da un pezzo in 4/4 ad uno in 9/8&#8230; Non traete conclusioni affrettate,<strong> suonano Polp-Rock ma i Giuglioli hanno un vero animo punk.</strong> Cliccate su play, fatevi catturare dalle prime note arabeggianti del disco ed ecco, ci si trova subito catapultati nel ‘gran disagio’ provinciale veneto. Complimenti ai Giugliola per aver dedicato questa prima canzone a <strong>Caldiero, ameno paesello e al contempo non-luogo</strong> <strong>simbolico della profonda provincia veneta</strong>&#8230;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni traccia del disco racconta una storia, in modo divertente ed irriverente. I testi si destreggiano tra giochi di parole e verità scomode, <strong>colpendo con sferzate precise il quieto vivere quotidiano</strong>. Fidatevi, la prossima volta che prenderete un caffè al bar niente sarà come prima.<br>Musicalmente il disco è molto vario, tra cori e assoli non ci si annoia mai! Un buon basso che spinge, batteria sempre precisa, tastiere con la giusta dose di psichedelia, chitarre solide e una voce sempre squillante che ci accompagna da una storia all&#8217;altra, non manca davvero nulla! <strong>Ottima qualità musicale</strong> per un disco davvero completo e ben fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oh poveri voi, se non conoscevate ancora i Giugliola, <strong>conosceteli ora!</strong></p>



<iframe style="border: 0; width: 350px; height: 470px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3427031023/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/transparent=true/" seamless=""><a href="https://igiugliola.bandcamp.com/album/oh-povero-te">Oh, povero te! by I Giugliola</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Articolo di Max</em></p>



<h3 class="wp-block-heading" id="reminder">Reminder:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito, se ti va di partecipare alla nostra call con qualsiasi tipo di approfondimento musicale, articolo sulle sottoculture o qualsiasi contenuto inerente il mondo del punk e del DIY, <a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>leggi qui</strong></a> e contattaci! Se ti va di supportarci, <a href="https://www.radiopunk.it/25/radio-punk-febbraio-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">qui c&#8217;è il catalogo distro</span></strong></a> aggiornato con dischi, libri, cd, spillette e altro ancora.</p>
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		<title>Minoranze linguistiche e musica impegnata in Francia</title>
		<link>https://radiopunk.it/minoranze-linguistiche-e-musica-impegnata-in-francia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 09:37:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Antifa]]></category>
		<category><![CDATA[France]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[lingue minoritarie]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sottoculture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo excursus sulla connessione tra lingue minoritarie, musica contemporanea e militanza politica Dopo il primo articolo sulle minoranze linguistiche e musica impegnata in Italia, ecco a voi il nostro secondo articolo sulla tematica delle lingue minoritarie, questa volta parlando della Francia. Se vi foste persi la nostra playlist punk in lingue minoritarie, potete recuperarla qui.Di &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/minoranze-linguistiche-e-musica-impegnata-in-francia/">Minoranze linguistiche e musica impegnata in Francia</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Secondo excursus sulla connessione tra lingue minoritarie, musica contemporanea e militanza politica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il primo articolo sulle <a href="https://www.radiopunk.it/25/minoranze-linguistiche-musica-impegnata/"><strong><span style="text-decoration: underline;">minoranze linguistiche e musica impegnata in Italia</span></strong></a>, ecco a voi il nostro secondo articolo sulla tematica delle lingue minoritarie, questa volta parlando della Francia. Se vi foste persi la nostra playlist punk in lingue minoritarie, potete recuperarla <a href="https://open.spotify.com/playlist/6LpnTXzVgM05sgBKelkZRf?IQ="><strong><span style="text-decoration: underline;">qui</span></strong></a>.<br><br>Di seguito, l&#8217;articolo completo. Buona lettura!</p>



<p class="wp-block-paragraph">François Fontan, “Etnismo”: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Per tutto il tempo in cui si svolge, l&#8217;assimilazione significa per il popolo sottomesso un maggiore ostacolo all&#8217;acquisizione dell&#8217;istruzione. L&#8217;insegnamento dato in una lingua straniera, la riduzione della lingua materna a livello di lingua non-letteraria, di lingua paria e disprezzata, impedisce lo sviluppo delle facoltà creative dell&#8217;individuo, distrugge una condizione essenziale dello sviluppo del bambino e porta così tutto un popolo ad una specie di rimozione e di deperimento culturale.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Trotsky, &#8220;E ora?&#8221;: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;L&#8217;elemento distintivo nel bolscevismo nella questione nazionale consiste nel considerare le nazionalità oppresse […] non solo come un elemento oggettivo, ma come un elemento soggettivo della politica. Il bolscevismo non si limita ad accordare loro il &#8220;diritto&#8221; all&#8217;autodecisione e a protestare al parlamento contro la violazione di questo diritto. Il bolscevismo penetra tra le nazionalità oppresse, le fa insorgere contro l&#8217;oppressore, collega la loro lotta a quella del proletariato dei paesi capitalisti, insegna ai cinesi oppressi, agli indiani o agli arabi l&#8217;arte dell&#8217;insurrezione e si assume tutta la responsabilità di questo lavoro di fronte ai carnefici civilizzati. Solo qui comincia il bolscevismo, cioè il marxismo rivoluzionario nell&#8217;azione. Tutto ciò che non raggiunge questi limiti, resta centrismo.&#8221;</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Antoni Simon Mossa, “Le ragioni dell’indipendentismo”: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>“La Francia, il paese che ha insegnato la libertà agli altri popoli, che ha una popolazione democraticamente matura, è tuttavia ancora oggi il paese più nazionalista e anticomunitarista che esista. La cultura francese ha indubbiamente contribuito a sopire e, in taluni territori, a cancellare ogni coscienza comunitaria.”</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">I principali idiomi costretti a una condizione di lingua “minoritaria” in Francia (e che riguardano più della metà della superficie dello stato) sono <strong>il fiammingo</strong> (nel Westhoek francese, regione dell&#8217;Alta Francia), <strong>l&#8217;arpitano</strong> conosciuto anche come franco-provenzale (parlato in diverse aree delle regioni amministrative di Borgogna-Franca Contea e Alvernia-Rodano-Alpi, oltre che in Svizzera occidentale e in Italia, nello specifico in territori sparsi tra Valle d&#8217;Aosta, Liguria, Piemonte e addirittura in un paio di comuni pugliesi), <strong>il bretone e il gallo</strong> in Bretagna (Breizh e Bertègn, nelle lingue native), <strong>il tedesco</strong> in Lorena, <strong>l’alsaziano</strong> in Alsazia, <strong>l’occitano</strong> in quasi tutta la Francia meridionale, <strong>il basco</strong> nell&#8217;Iparralde, <strong>il catalano</strong> nel Rossiglione o Catalogna del Nord, <strong>il romaní</strong> (soprattutto al sud), <strong>il corso</strong> e in un paio di comuni della Corsica <strong>il ligure</strong> (dove fino alla seconda metà del secolo scorso esisteva una storica minoranza greca nel comune di Cargese). Riguardo altre parlate è in corso il dibattito se esse rappresentino varianti del francese (identificato come il prosecutore dell’antica <em>langue d&#8217;oïl</em>) o se possano essere ritenute autonome, come <strong>il piccardo</strong>, <strong>il normanno</strong>, <strong>il vallone</strong>, <strong>il pittavino-santongese</strong>, <strong>il lorenese</strong>, <strong>il francoconteese</strong>, <strong>il borgognone</strong> e <strong>lo champenois</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si potrebbe azzardare a definire la Francia, analogamente a Italia e Spagna, <strong>uno stato creato sulla base di interessi, invasioni e conquiste</strong> e senza tenere conto di fattori reali come la composizione demografica, la distribuzione linguistica-etnografica e soprattutto l&#8217;effettivo volere degli abitanti di queste regioni, che si sono visti per secoli negare diritti di base concernenti l’autodeterminazione, la formazione di proprie amministrazioni e/o enti Statali e l’uso della propria lingua su tutti i livelli; la Francia, non a caso, è considerata come una sorta di “mangia-minoranze”. Insomma, che si parli di Bretagna, Occitania o Alsazia, <strong>l’annessione è sempre stata ottenuta con la spada e il fucile oppure con accordi matrimoniali tra aristocratici</strong>; pertanto, per il proletariato e gli strati popolari simili accordi valgono meno della carta straccia e la loro antichità non fornisce alcun valore aggiunto, anzi, è una riprova del fatto che siano ampiamente superati, come lo sono le stesse leggi e costituzioni in materia (è quasi futile sottolineare quanto siano ipocrite le istituzioni internazionali, che a un tempo riconoscono il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza ma anche l’”intangibilità dei confini” dei grandi Stati, principi contraddittori da poter utilizzare a uso e consumo degli stessi enti o blocchi imperialistici). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Doveroso ricordare <strong>le numerose colonie d’oltremare</strong> tutt’oggi in mano all’amministrazione francese, in cui sono presenti particolari linguaggi che hanno spesso avuto il ruolo di veicolare forme di comunicazione ed espressione rivoluzionarie e anticoloniali, che meritano un discorso a parte e da affrontare in altra sede. Queste colonie sono <strong>Nuova Caledonia, Wallis e Futuna, Polinesia orientale, Guadalupa, Martinica, Mayotte, Riunione e Guyana orientale</strong>, dove sono state presenti formazioni marxiste e antimperialiste (trotskiste, maoiste, marxiste-leniniste o legate alla New Left) sfociate anche in forme di lotta armata come l’<em>Alliance révolutionnaire caraïbe, </em>il <em>Groupe de Libération Armée</em> e <em>Yich Telga</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tendenzialmente <strong>l’indipendentismo sul suolo francese è schierato su posizioni progressiste</strong>, talvolta e soprattutto in determinati decenni apertamente rivoluzionarie, ma in alcune regioni le forze politiche di questa tendenza si sono contraddistinte per essersi approcciate alla questione nazionale facendo richiamo al più becero tradizionalismo e alle peggiori forme di nazionalismo, opponendosi alle teorie sull’etnismo di François Fontan e Antoni Simon Mossa, spiccatamente anti-nazionaliste. I movimenti alsaziani, fiamminghi, nizzardi e savoiardi si sono purtroppo caratterizzati per posizioni centriste e tendenzialmente conservatrici e piccolo-borghesi, arrivando talvolta a sfiorare la xenofobia e il neonazismo (<em>Nissa Rebela</em>, <em>Alsace d&#8217;abord</em>, <em>Vlaams Verbond van Frankrijk</em> dell’abate Gantois, <em>Adsav</em> in Bretagna; da notare come molto spesso formazioni di questo tipo o conservatrici moderate rivendicano posizioni più vicine all’autonomismo e al regionalismo che all’indipendentismo vero e proprio, preoccupandosi più di “contrastare la costruzione di minareti” o della “distribuzione di zuppe della cucina locale intrise di lardo” che i credenti musulmani osservanti non possono consumare, e altre azioni sinceramente ridicole). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è accaduto, per esempio, anche in Bretagna nella prima metà del “secolo breve”, in quanto diversi raggruppamenti composti in larga parte da elementi provenienti dalla piccola e grande borghesia e dal clero hanno ricercato l&#8217;alleanza durante la Seconda guerra mondiale con la Germania nazista, alleanza coronata dall’apporto di militari volontari, sperando di ottenere una presunta “liberazione” della loro terra con l&#8217;ausilio e la sudditanza a una potenza esterna di tal fatta reazionaria. La responsabilità ricade anche sulla dirigenza dei partiti e movimenti della classe lavoratrice, che o ha ignorato il problema o ha adottato posizioni ridicole che si appellavano a forme di “patriottismo” dietro cui si nascondono reminiscenze nazionaliste e social-imperialiste che pretendono radici nei giacobini e nella Rivoluzione francese (si pensi agli atteggiamenti talvolta ambigui del <em>Parti communiste français</em> nei confronti dei popoli in lotta nelle colonie e delle lingue minorizzate).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I popoli qui trattati considerano la loro oppressione specifica, definita colonizzazione interna, tripartita in tre diversi fattori: politica, derivante dal centralismo forzato, economico e sociale, causata dal capitalismo, e culturale, originata dal giacobinismo e dalla borghesia</strong>, che necessitava di Stati centralizzati su tutti i piani, anche quello linguistico. I movimenti nazionalitari interni ai “piccoli” popoli spesso assumono connotazioni antinazionaliste, a differenza di ciò che affermano i detrattori opportunisti moderati e gli esponenti dell’”ultrasinistra”, che si schierano inconsapevolmente sulla stessa barricata della reazione (si parla in particolare degli sciovinisti di “Sinistra”, impegnatissimi spesso più a produrre propaganda “patriottica” e critica nei confronti del “separatismo” che nelle battaglie dei lavoratori e lavoratrici) dello stesso stampo degli ingloriosi rappresentanti della democrazia sociale che appoggiarono il grande massacro della Prima guerra mondiale), mettendo in discussione le stesse radici del nazionalismo e dell’imperialismo francese (non a caso gli esponenti della destra si occupano di “denunciare” questi movimenti come “l’anti-Francia”).</p>



<h3 class="wp-block-heading">OCCITANIA</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Conosciuta come<strong> <em>lenga d&#8217;óc</em></strong><em>,</em> la lingua occitana ha avuto un fiorente passato, anche come lingua letteraria (in particolare nel Medioevo), fino alla crociata invocata dal papa contro gli eretici càtari, decisamente infausta per le genti di quei territori che hanno dovuto subire l&#8217;oppressione cattolica attraverso il Tribunale dell&#8217;Inquisizione. Engels stesso parlò del contributo alla cultura europea e della sanguinosa invasione subita da questo popolo nella Neue Rheinische Zeitung nel 1848, anche se concluse che il movimento occitanista suo contemporaneo fosse reazionario e in difesa dei residui feudali; agli inizi del Novecento, invece, il sud fu soggetto dell’odio e del razzismo del nord, in particolare a seguito della rivolta dei vignaioli del 1907, e il sud cominciò a essere identificato come il covo del “repubblicanismo, del giudaismo, del protestantesimo, del parlamentarismo, della massoneria”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Occitania propriamente detta è un territorio esteso, che comprende quasi tutta la Francia meridionale, la Val d&#8217;Aran amministrata dalla Catalogna spagnola, il Principato di Monaco e le Valli Occitane in Piemonte</strong>. Lo status di questo idioma non è dei migliori, avendo subito secoli di repressione da parte dai burocrati francesi che hanno stabilizzato il loro dominio anche tramite politiche linguistiche discriminatorie, mentre nell&#8217;entità amministrativa della Catalogna sottoposta alla Spagna gode di una condizione di co-ufficialità. Negli ultimi decenni il movimento pan-occitanista sta attraversando una stagione felice anche se ridimensionato rispetto agli anni Settanta, in quanto il contatto e la fusione con i movimenti di lotta riguardanti la tutela dell&#8217;ambiente e l&#8217;antifascismo è ben riuscita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Figura storica di maggior prestigio del movimento e principale teorico è <strong>François Fontan</strong>, che ha un excursus di militante assai particolare, come testimoniano le sue fasi di militanza: dapprima membro di un improbabile formazione monarchico-socialista, poi anarchico, trotskista e maoista. Fondatore di gruppi cardine come il <em>Partit Nacionalista Occitan </em>(ora socialdemocratici anche se ispirato in origine dall&#8217;FLN algerino e dal marxismo), il <em>Movimento Autonomista Occitano</em> (la cui sigla, MAO, non è affatto casuale), la sua teoria ha subito anche una forte influenza dallo psicanalista marxista Wilhelm Reich e dall&#8217;antimperialismo (venne condannato a causa del suo aiuto all&#8217;<em>Fronte di Liberazione Nazionale</em> algerino ma fu caratterizzato anche da discutibili prese di posizione pro-sioniste nell&#8217;ambito della questione palestinese).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradizionalmente un settore “a Sinistra”, oltre ai gruppi socialdemocratici (<em>Partit Occitan</em>, <em>Esquèrra Republicana Occitana</em>, <em>Bastir!</em>) l&#8217;indipendentismo occitano vanta e ha vantato formazioni marxiste e anarco-comuniste come <em>Organizacion Democratica del Pòble Occitan</em>, <em>Libertat!</em>, <em>Lucha Occitana</em>, <em>Occitània Libertària</em>, <em>Federacion Anarquista Comunista d&#8217;Occitània</em>, <em>Anaram Au Patac</em>, <em>Pòble d&#8217;Òc</em>, <em>Patriòtas Occitans</em>, <em>Reviscòl Roergàs</em>, <em>Corrent Revolucionari Occitan</em>, <em>Hartèra</em>, e <em>Brigade Rouge d&#8217;Occitanes</em>. Anche un altro fra i maggiori teorici dell’occitanismo, <strong>Félix Castan</strong>, fu in precedenza aderente al <em>Parti communiste français</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sorta di inno nazionale occitano è <em>Se chanta</em></strong>, teoricamente una canzone d&#8217;amore ma nella pratica utilizzata come canto di resistenza albigese contro la crociata (o in altre parole, invasione militare) ed esiste una sorta di governo provvisorio chiamato <em>Republica Federala Occitana</em>. Un aiuto allo sviluppo di questi movimenti è derivato dalle politiche gaulliste, che tendenzialmente privilegiavano lo sviluppo delle regioni del nord e hanno determinato la chiusura del centro minerario e industriale di Decazeville, inasprendo i rapporti tra Francia e Occitania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La musica occitana è sempre stata vivace e conosciuta per l&#8217;impiego di un gran numero di <strong>strumenti caratterizzanti dell&#8217;area (<em>fifres</em>, <em>rebebas</em>, <em>semitons</em>, <em>galobets</em>, <em>samponha</em>, <em>bodega</em></strong>, eccetera) e per la presenza di <strong>cantori-musicisti girovaghi detti <em>trobadors</em></strong>, ma nel secolo scorso c&#8217;è stata una svolta che ha malauguratamente portato a considerare tutte queste caratteristiche come immutabili e più adatte alle rievocazioni storiche a base di balli folcloristici e canti popolari, fenomeno a cui si è opposto il movimento della <em><strong>Nova Cançon Occitana</strong></em> (anche grazie alla spinta dell&#8217;analogo fenomeno catalano), che ha sì recuperato pratiche e canti popolari di antica origine, ma non ha proceduto al medesimo processo di imbalsamazione etno-folclorico. Esponenti come Daniel Daumàs, Mans de Breish, Marie Rouanet, l&#8217;anarchico Joan-Pau Verdier, Patric, Claudia Galibert, Josiana Vincenzutto (il cui cognome è inequivocabilmente di origini friulane), Claudi Martí, Pèire-Andrièu Delbeau, Jacmelina (autrice della <em>Cançon Per Puig Antich</em>), Jan Mària Carlotti, Cardabèla, Tòcabiòl, André Chiron, i guasconi Nadau (tra i più conosciuti, molto attivi anche nella creazione delle scuole con l’insegnamento impartito in occitano conosciute come <em>Calandretas</em> e nel <em>Cap&#8217;òc</em>, servizio di elaborazione pedagogica in lingua d’oc), i Bombes 2 Bal, Marc Perrone, Los pagalhós, i Los Caminaires D&#8217;Oc, Rosina De Peira e Martina, Jan dau Melhau, Peiraguda, Miquèu Montanaro, l’anarchico Gaston Beltrame, Eric Fraj, Francesa Daga e Didier Duponteix hanno contribuito a creare un legame tra lotta occitanista e militanza di Sinistra (infatti hanno partecipato attivamente alla <em>Luta del Larzac</em>, che ha visto i contadini locali affrontare l&#8217;espansione delle terre destinate all&#8217;uso militare tramite l&#8217;espropriazione dei terreni), fungendo con le loro canzoni da “colonna sonora per il &#8217;68 occitano”, movimento in cui i piccoli Woody Guthrie prosperarono e avanzarono i loro attacchi nei confronti della “colonizzazione interna” francese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i loro successori nella parte “italiana” adottano un approccio che parte dalla musica da ballo e a cui aggiungono elementi più o meno rockeggianti, nell&#8217;Occitania “francese” <strong>le band più combattive solitamente hanno un approccio più legato alla patchanka</strong> (termine molto generico, il cui riferimento storico principale è <em>Sandinista!</em>, album storico dei Clash, che ha proceduto a un&#8217;eterogenea miscela di generi anche molto distanti fra loro). Gruppo impegnatissimo, in attività nell&#8217;underground dall&#8217;emblematico 1984, è quello originariamente reggae dei <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/LeMassiliaSoundSystem/">Massilia Sound System</a></span></strong>, molto legato alla città e alla sua squadra (la cui tifoseria è schierata a Sinistra) e nucleo di partenza per molti altri progetti. Altri complessi eterogenei sono i <strong>Fabulous Trobadors</strong> (che hanno tra le altre cose preso pubblicamente posizione contro i fascisti del <em>Front National</em>) e le loro “cugine”<strong> Femmouzes T., Papet J</strong>., i <strong>Nux Vomica</strong>, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/moussut/">Moussu T e lei Jovents</a></span></strong> (la cui pagina Facebook è molto chiara sul lato della barricata scelto, con post in solidarietà al Rojava, alla Catalogna, agli scioperi, agli zapatisti e bandiere rosse con falce e martello), i Mauresca Fracàs Dub, gli Oai Star, i Lo Còr de la Plana, i D&#8217;Aqui Dub, i Lo Mago d&#8217;en Casteù, i La Talvera, la Compagnie Lubat Dé Gasconha, i linguadociani Du Bartàs (che hanno realizzato una versione del canto antifranchista <em>¡Ay Carmela!</em> e uno all’anarchico Sante Caserio), gli Uèi, i Lou Dàvi, Sam Karpienia, i Casa Grinta, i Gari Grèu e i Dupain, che connettono il folk proveniente da ogni dove (anche dalla Bretagna) con sonorità più sperimentali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>rap/hip hop</strong> ha diversi rappresentanti, come i <strong>Doctors de Trobar,</strong> mentre <strong>il punk</strong> in occitano non è diffusissimo se non come energico collante della patchanka, anche se non mancano esempi e precedenti importanti come i <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/papa.gahus/">Papà Gahús</a></span></strong>, l&#8217;oi! dei <strong>Gojats of Hédas</strong>, legati al movimento <em>Libertat!</em> E rappresentanti della classica formazione militante antifascista e radicale, lo ska-punk rivoluzionario contro “la burocrazia giacobina dello Stato centrale” dei <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/GoulamasK">Goulamas&#8217;K</a></span></strong>, e gli <strong>Arnapi</strong>. Legati alle rivendicazioni occitaniste ma che non fanno uso della lingua d&#8217;oc invece sono i Tados e La Bande à Kaader. Si aggiungono anche diversi<strong> gruppi metal</strong>, che però non si affermano come formazioni impegnate, fatta eccezione per i Sonoloco, e <strong>alcuni cantautori contemporanei</strong>, tra cui è doveroso segnalare Marilís Orionaa, Corne d’Aur’òc, Joan-Frances Tisnèr, Primaël e Joanda, i Trencavel, Loule Sabronde, i Parpalhon e i Familha Artús, ora conosciuti soltanto come Artús, recente gruppo progressive e sperimentale influenzato da sonorità medievaleggianti che definiscono <em>musica radicala de Gasconha</em> e considerati parte del movimento <em>Rock In Opposition</em>. Appunto finale: anche un autore “mainstream” come Francis Cabrel ha preso posizione in favore della lingua e ha inciso alcuni pezzi in occitano.</p>



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<iframe loading="lazy" title="GOULAMAS&amp;apos;K - Mon Pais" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/gYpdZf_RmUg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Ndr: potete leggervi il nostro articolo sul nuovo album dei Goulamas&#8217;k <a href="https://www.radiopunk.it/25/goulamask-luna-roja-2/"><strong><span style="text-decoration: underline;">qui</span></strong></a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">CATALOGNA DEL NORD</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Grosso modo si tratta del territorio appartenente al dipartimento dei <strong>Pirenei Orientali</strong>, la cui comarca più conosciuta è il <strong>Rossiglione</strong>, nome con cui spesso viene identificato tutta la zona di lingua catalana. Territorio spesso dimenticato, a malapena riconosciuto (da soggetti amministrativi regionali ma non dallo Stato centrale) e soggetto come gli altri alla massiccia francesizzazione a partire dal Diciannovesimo secolo, è stato politicamente meno attivo rispetto alle altre nazionalità minorizzate dello stato. Ciò nulla toglie alla resistenza portata avanti dai gruppi legati alla Sinistra combattiva in passato: <em>Esquerra Catalana dels Treballadors</em> (vicini alla teoria maoista), <em>Organització Socialista d&#8217;Alliberament Nacional</em> e <em>Partit Socialista d&#8217;Alliberament Nacional</em> (marxisti); è esistito anche qui un gruppo dedito alla lotta armata, <em>Resistència Catalana</em>, che ha rivolto i suoi attacchi soprattutto contro gli interessi urbanistici francesi. Inoltre, negli ultimi anni si è assistito alla rinascita del movimento catalano in questa zona e a proteste che <strong>domandavano un referendum con l’obiettivo di riunificare il dipartimento al resto della Catalogna</strong>; da sottolineare che i militanti indipendentisti hanno aiutato i compatrioti nei sommovimenti avvenuti nel 2017, anche contro la repressione scaturita a seguito del voto. A ciò si aggiunge un miglioramento nella diffusione del catalano negli ultimi dieci anni, in particolare nella segnaletica e nell’insegnamento, che però tuttora riguarda una bassa percentuale della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Catalogna rossiglionese proviene <strong>Pere Figueres</strong>, poeta e cantautore simbolo della rinascita culturale catalana ed esponente della <em><strong>Nova Cançó</strong></em> (fenomeno del cantautorato catalano anti-franchista nato alla fine degli anni &#8217;50), tra i principali esponenti del <em>Grup d&#8217;Acció Cultural Guillem de Cabestany </em>collettivo di cantautori, assieme a <strong>Jordi Barre</strong> e al più umoristico e surrealista <strong>Joan Pau Giné</strong>. Un’altra importante esponente è <strong>Teresa Rebull</strong>: nata nella Catalogna “spagnola”, figlia di due anarco-sindacalisti, entrò a far parte del POUM <em>(Partido Obrero de Unificación Marxista</em>, organizzazione anti-franchista a grandi linee di tendenza trotskista) durante la guerra civile spagnola del 36’-39’, è costretta dalla vittoria dei fascisti all’esilio in Francia dove collabora con i partigiani e fa amicizia André Breton, Jean Malaquais, Sartre, Camus e Brassens. Attivissima pur oberata dai più disparati lavori occasionali, ha collaborato con il governo spagnolo in esilio e ha fatto parte del <em>Casal de Catalunya</em>, associazione di esuli catalani a Parigi. Al principio del suo primo concerto vi è la casualità: sono dei giovani a chiederle di esibirsi, dando così inizio nel 1968 a un’intensa attività musicale e culturale in difesa della lingua e della cultura catalana attaccata pesantemente dal fascismo franchista, divenendo l’<em>Àvia de la Nova Cançó</em> (la “<em>nonna della nuova canzone catalana</em>”). È scomparsa nel 2006, in Catalogna del nord, a Banyuls de la Marenda, luogo in cui si è stabilita nel 1979. Citazione necessaria è anche Serge Utgé-Royo, che ha inciso pochi pezzi in catalano (una versione di <em>L’estaca</em> di Lluis Llach, <em>Une énorme boule rouge</em>).</p>



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<iframe loading="lazy" title="L&amp;apos;Estaca" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/2kKEsGCM69w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h3 class="wp-block-heading">BRETAGNA E GALLO</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il bretone</strong> è spesso ricordato in quanto è <strong>l&#8217;unico idioma celtico ancora presente sul suolo continentale</strong> e lo stato francese, <em>ça va sans dire</em>, ha avuto la mano pesante con esso, come rilevato da linguisti del livello di Michel Malherbe. Le tutele sono migliorate in questi anni, certo, ma rimane a rischio di scomparsa (come appunta l&#8217;UNESCO nell&#8217;<em>Atlante delle lingue del mondo in pericolo</em>), assieme all&#8217;altra lingua parlata nella regione, <strong>il gallo</strong>, di matrice neolatina e meno riconosciuto. Sono utilizzate entrambe nella regione amministrativa di Bretagna, da cui è stato però escluso il Dipartimento della Loira Atlantica, questione su cui vertono alcune rivendicazioni politiche a favore della riunificazione. A fronte di questa situazione sono sorte scuole della lingua, giornali e associazioni, è stato ottenuto il bilinguismo nella toponomastica e l’insegnamento dei due idiomi nelle scuole statali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ottenimento di questi diritti, comunque minimi, ha avuto e ha grande importanza l&#8217;attività politica rivoluzionaria di formazioni come <em>Breizhistance</em> (il principale movimento anticapitalista-indipendentista al giorno d’oggi), <em>Emgann</em> (vicino al <em>Noveau Parti anticapitaliste</em>), <em>Dispac&#8217;h</em>, <em>Union démocratique bretonne</em> (oggi socialdemocratico ma un tempo al suo interno erano presenti frange marxiste), il mao-guevarista <em>Parti communiste breton</em>, gli anarchici di <em>Stourm Breizh</em>, <em>Treger Disuj</em> e <em>Coordination Bretagne Indépendante et libertaire</em>, i socialisti autogestionari di <em>Comités d&#8217;action bretons</em> e <em>Front socialiste autogestionnaire breton</em>, i vicini al confederalismo democratico di <em>Douar ha Frankiz</em>, il sindacato <em>Sindikad Labourerien Breizh</em>, vari gruppi in difesa e per la diffusione della lingua e le associazioni a tutela dei prigionieri politici (<em>Skoazell Vreizh</em>, <em>Coordination antirépressive de Bretagne</em>), oltre all’importante lotta armata condotta dal <em>Front de libération de la Bretagne</em> e <em>dall&#8217;Armée Révolutionnaire Bretonne</em>. Le battaglie per la liberazione nazionale, anche se si sono sviluppate nel XIX secolo sull&#8217;onda del ritorno in auge dei nazionalismi, in particolare quello irlandese, hanno radici vecchie di secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La produzione musicale di questo popolo è notevole, soprattutto nell’ambito “tradizionale” </strong>(come le Sœurs Goadec e i Frères Morvan) e nel periodo dei rinomati <em>sixties/seventies</em>, decenni in cui la lotta di classe nella regione è fiorita e si è legata all’indipendentismo, svecchiando il movimento bretone, precedentemente ancorato su posizioni tradizionaliste, piccolo-borghesi e persino fasciste. Necessario specificare la presenza di importanti eccezioni, come piccoli gruppi e minoranze di alcune centinaia di persone interne ai movimenti nazionalisti e regionalisti, come i membri del <em>Groupe régionaliste breton</em> che passarono dal conservatorismo all’internazionalismo col passare del tempo, il <em>Parti national révolutionnaire breton</em>, <em>Sao Breiz</em>, <em>Strollad Emrenerien Vreiz</em>, <em>Ligue fédéraliste de Bretagne</em>, i partigiani di <em>Bleiz Mor</em> e del <em>Groupe Liberté de Saint-Nazaire</em>, e importanti individualità come il presbitero progressista e partigiano Abbé Pierre, il pensatore Yann Sohier, internazionalista, antifascista e socialista oltre che strenuo difensore del diritto di autodeterminazione di tutti i popoli e fondatore della rivista <em>Ar Falz</em>, <em>La Falce</em>, nome non certo casuale, e altri come Charles Brunellière, Maurice Duhamel, Francis Gourvil, Youenn Souffes-Després, Jean Le Maho e l’anarchico-socialista Émile Masson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questi anni che le avanguardie socialiste del territorio prendono coscienza del fenomeno di colonizzazione e sistematica distruzione della lingua e della cultura a cui sono stati sottoposti i loro compatrioti, dando il la a decine i <strong>gruppi di musica celtica o che si richiamano in parte a essa</strong>, cui si affiancano solisti e band di ogni genere, talvolta limitati alle feste popolari chiamate <strong><em>Fest-noz</em> </strong>ma anche di successo internazionale, come nel caso di <strong>Alan Stivell.</strong> Questi è uno dei musicisti più rappresentativi della scena bretone, che a partire dagli anni Settanta ha rinnovato la musica della regione grazie alle sue sperimentazioni con l&#8217;arpa e altri strumenti e facendo uso della sua lingua madre, che non gli ha impedito di ottenere successo e riconoscimento mondiale. Schierato a Sinistra, si è fatto portavoce di diverse istanze, in primis quelle del popolo bretone (e del pan-celtismo in generale), ma anche internazionaliste, egualitarie ed ecologiste e tra i suoi lavori più importanti figura <em>Before landing</em>, concept-album del 1977 sulla storia bretone che funge da appello alla “liberazione nazionale contro una storia falsificata dalla borghesia”. Negli anni Settanta era apertamente a favore della costruzione della società comunista, mentre in tempi successivi invece la sua militanza si è purtroppo annacquata in una sorta di autonomismo socialdemocratico e “umanitario”; inoltre, pur avendo dedicato un pezzo a Bobby Sands, si è trasformato in supporter di un pacifismo utopico e decisamente poco materialista, e il suo anticapitalismo è diventato altrettanto poco attento alla realtà oggettiva delle cose per inseguire vacue tendenze sullo stile della decrescita felice. Detto questo, è doveroso ricordare che è stato il più importante musicista a fungere da megafono alla lotta delle “civiltà altre” negate dai “demoni del nazionalismo francese”, come egli stesso affermava decenni fa prima di scadere nella moda new age.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli anni Settanta in Bretagna è venuto a formarsi un sottobosco di autori della <em><strong>chanson bretonne</strong></em> straordinario, che faceva riferimento alle lotte, alla vita delle classi popolari e a temi più intimisti. La maggior parte si è unita intorno al <em>Manifeste de Plessala des chanteurs bretons</em> del 1972, in cui una cinquantina di artisti si è posta “al servizio del popolo” e ha contribuito a rilanciare e a rinnovare le energie e la cultura popolare della nazione, non soltanto con la produzione di materiale teorico ma anche con la successiva nascita di cooperative di musicisti, con l’obiettivo dichiarato di liberare “politicamente, economicamente, socialmente e culturalmente il popolo bretone” (in molti poi parteciperanno a <em>Skoazell Vreizh</em>, LP del 1976 in sostegno alle famiglie dei militanti incarcerati). Di questi diversi utilizzavano il francese, pur cogliendo a piene mani dalla tradizione musicale del territorio, come Serge Kerguiduff, il basco d’origine Gérard Ducos, il “bardo al femminile” Maripol o Annkrist, cantautrice le cui canzoni pescavano molto dal blues (ha dato la voce a pezzi come all’orwelliana <em>Prison 101</em> e <em>27 rue Kernadeis</em>, sulle condizioni miserevoli di un’operaia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso periodo ha cominciato la sua attività <strong>Gilles Servat</strong>, che nel 1971 ha pubblicato un disco simbolo della militanza indipendentista e socialista (era attivo nell’<em>Union Démocratique Bretonne</em>, nel cui nome si è candidato a Nantes nel 1982), <em><strong>La Blanche Hermine</strong></em>, il cui pezzo omonimo è un autentico canto di battaglia che incita alla riscossa e all’unità dei lavoratori bretoni contro l’imperialismo francese, un pezzo che recentemente ha paradossalmente subito un tentativo di appropriazione da parte del <em>Front National</em>. Altre canzoni importanti sono <em>Gwerz Victor C&#8217;hara </em>(<em>Ballata per Victor Jara</em>), <em>Les prolétaires</em>, <em>Classes</em>, <em>Daou dewezh eus Maria Otaegui</em> (contro il franchismo), <em>Trugarekadenn</em>, <em>Ki Du</em>, <em>Le Pays Basque</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro poeta, chitarrista e cantautore militante è <strong>Evgen Kirjuhel</strong>, che ha inciso canzoni folk (spesso legate a esecuzioni teatrali e con ispirazioni blues, jazz e flamenco) sul ’68 parigino (<em>Ah, le joli mois de Mai à Paris!</em>), sul lavoratore e militante maoista Pierre Overney assassinato da una guardia di sicurezza (<em>Chant Funèbre A La Mémoire De Pierre Overney</em>) e miriadi d’altre legate a scioperi, manifestazioni, lotte operaie e artisti scomodi. In assenza di case discografiche interessate alla pubblicazione dei suoi lavori, ha fondato nel 1972 un collettivo chiamato <em>Droug</em>, attraverso cui ha distribuito il suo primo 33 giri in modo indipendente. Pur non essendo d’origine bretone, fu convinto da Glenmor a sposare la causa di questo popolo celtico e ha assunto posizioni contro il sessismo e bigottismo patriarcale che permeava la società bretone dell’epoca (argomento toccato nel pezzo <em>Les Mâles</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I Tri Yann</strong>, anch’essi attivi dagli anni Settanta (e sciolti ufficialmente quest’anno) e noti <em>gauchistes</em>, sono stati scoperti da Servat, che ha contribuito allo sviluppo del loro <strong>folk rock </strong>e a renderli tra i più importanti complessi bretoni. Hanno inciso diversi pezzi che si rifanno a canti di lotta vecchi di secoli e negli anni Ottanta si sono schierati con le intense mobilitazioni popolari ecologiste e contro la costruzione di una centrale nucleare a Plogoff sur la Pointe-du-Raz, fatti cui si fa riferimento nell’album <em>An Heol A Zo Glaz</em>; l’album <em>Suite gallaise</em> invece è in gallo. Negli anni Novanta è stata attiva una formazione di rock fusion con alcuni componenti dei Tri Yann, i Kad.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dello stesso stampo militante è <strong>Gweltaz Ar Fur</strong>, cantautore che ha preso coscienza della sua identità nazionale a quattordici anni e negli anni Settanta ha utilizzato la sua voce e la sua chitarra acustica come mezzo di denuncia e come sostegno agli scioperi e ai prigionieri del <em>Front de libération de la Bretagne</em>. Prima di diventare libraio, ha partecipato alla fondazione delle scuole <em>Diwan</em> nel 1977 (dove vige il bilinguismo bretone-francese, tuttora attive) e ha pubblicato tre album (l’ultimo nel 2010), collaborando con tutti i più importanti artisti della rinascita culturale bretone e con complessi come i <em>Diaouled Ar Menez</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dei più importanti animatori della cultura bretone, in attività dagli anni Cinquanta e scomparso a fine millennio, è <strong>Glenmor</strong>, pseudonimo di Émile Le Scanve (o Milig ar Skañv). Vero guru della commistione tra arte e indipendentismo militante, poeta, attore di teatro, scrittore e compositore di origini contadine, ha subito sin dall’infanzia umiliazioni e castighi perché parlava nella sua lingua madre a scuola. Inizialmente ha cercato di impegnarsi nel teatro militante ma ha poi dirottato il suo impegno artistico nella musica, scrivendo importanti canti di battaglia come <em>Kan bale an ARB</em> (inno dell’<em>Armée révolutionnaire bretonne</em>), che ha sostenuto attivamente, per esempio partecipando allo sciopero della fame in richiesta della scarcerazione di alcuni prigionieri politici rei di aver compiuto un attentato ai danni della reggia di Versailles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare è il caso di un suo amico e collaboratore, <strong>Youenn Gwernig</strong>, che si è spostato alla fine degli anni Cinquanta negli Stati Uniti, diventandone cittadino. Amico di Jack Kerouac, creerà un folk che amalgama cultura pop americana, beat generation e tradizione celtica della madrepatria, in cui tornerà il decennio successivo. Durante la sua permanenza a New York scriverà numerose poesie in bretone spesso dedicate alla “grande tribù” dei dannati e discriminati (su richiesta di Kerouac adotterà un sistema trilingue, aggiungendo anche versioni dello stesso testo in inglese e francese), mentre per il primo lavoro discografico si è dovuto attendere il 1971, contenente l’iconica <em>Les derniers bougnoules</em>, in cui la condizione del popolo bretone è associata a quella delle altre popolazioni discriminate sul suolo francese (il termine <em>bougnole</em> è un appellativo sprezzante utilizzato per definire arabi, neri e romaní) e con un finale indicativo: “<em>&#8216;lec&#8217;h mont d&#8217;an Amerik/aet on gant &#8216;n F.L.B.! &#8211; piuttosto che l’America/mi sono unito al F.L.B.</em> &#8211; <em>Front de libération de la Bretagne</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La schiera di musicisti proveniente da questo periodo si estende molto al di là dei già citati. Altri sono l’antimilitarista “sessantottino” Gérard Delahaye (oltre che membro della band di reduci bretoni della beat generation Trio EDF e fondatore della cooperativa popolare-etichetta discografica <em>Névénoé</em>), Manu Lann Huel, Jef Philippe, Melaine Favennec, Yann-Fañch Kemener, Andrea Ar Gouilh, Erik Marchand, i bizzarri Gwendal, il cantastorie e violinista Patrick Ewen, l’ensemble vocale degli Ar Breizerien, Kristen Noguès, Claude Besson, i Sonerien Du e il pacifista Maxime Piolot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>Storlok</strong> invece sono conosciuti come il “primo gruppo rock bretone”. Attivi soltanto per pochi anni, dal 1976 al 1980, hanno comunque avuto il tempo di registrare un 45 giri e un LP. Entrambi contengono <em>Gwerz maro Jorj Jackson</em>, <em>La ballata di George Jackson</em>, dedicata al celebre militante del <em>Black Panther Party</em> assassinato in carcere da un secondino e autore degli straordinari scritti contenuti in <em>Col sangue agli occhi</em> e <em>I fratelli di Soledad</em>. Nell’album <em>Stok ha stok</em> è inserita <em>Keleier Plogoff</em>, dedicata alla battaglia contro la costruzione di una centrale nucleare. Del gruppo hanno continuato l’attività di musicisti Denez Abernot (importante figura anche nelle scuole <em>Diwan</em>) e Bernez Tangi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I più conosciuti della scena contemporanea sono i <strong>Les Ramoneurs de Menhirs</strong>, esponenti del <strong>celtic punk anarchico</strong> e che annovera anche degli ex Bérurier Noir, oltre a essere noti per aver collaborato con l’importante esponente della <em>chanson bretonne</em> Louise Ebrel e per l’incisione di personali versioni di pezzi come <em>Bella ciao</em> (<em>Bell’Arb</em>), <em>La Blanche Hermine</em>, <em>Viva la revolution</em> (degli Adicts) e <em>La Makhnovtchina</em>. Altri impegnati nel versante del punk sono i <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/tribleizdie/?ref=page_internal">Tri Bleiz Die</a></span></strong>, che hanno portato avanti un’attività discontinua dagli anni Novanta, i <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/trouzannoz">Trouz An Noz</a></span></strong>, nati nel 2007 e che condividono la stessa carica militante dei Ramoneurs anche se meno celtic e con elementi elettronici (mantengono comunque un violino in formazione) e utilizzano anche il gallo, i <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://m.facebook.com/digresk/?locale2=it_IT">Digresk</a></span></strong> sulla stessa onda militante e celtic-punk, i <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/Bogzh.Celtic.Cats/">BogZH Celtic Cats</a></span></strong>, che aggiungono alla formula influenze irlandesi e rock‘n’roll. Altri esempi attivi negli ultimi decenni sono il crossover militante di rap e rock dei Rhapsoldya, il celtic rock di Daonet, EV e Soldat Louis, il progressive di Brieg Guerveno, lo ska-dub-rock di Fiskal Bazar, la patchanka che unisce ritmiche gitane, celtiche e algerine dei Collectif Jeu à la Nantaise, la cantante e compositrice Nolwenn Korbell, il cantautore rock acustico Dom Duff, i Taÿfa che uniscono la tradizione musicale celtico-bretone in un curioso mélange con quella berbera e arabo-andalusa e testi sui popoli in rivolta e la miseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, esiste un interessante esperimento portato avanti da musicisti bretoni (dei Red Cardell) e scozzesi uniti in un unico complesso chiamato <strong>The Celtic Social Club</strong>, conosciuto per aver inciso un pezzo dedicato a Joe Strummer dei Clash e che porta avanti un mélange di canzoni tradizionali celtiche rivisitate, rock, blues, folk, reggae, hip hop e <em>kan ha diskan</em>, un genere bretone caratterizzato dal cantato botta e risposta (esemplare è l’EP <em>Kan ha Diskan</em>, in cui è più volte citato il <em>Front de libération de la Bretagne</em>, di Lama Meur e Yann Ber, ed è dedicato al successo dello sciopero del Joint Français, datato 1972 e sostenuto da musicisti come Tri Yann, Servat e l’occitano Claude Nougaro). I <strong>Québreizh</strong> invece si occupavano di un&#8217;improbabile ma efficace comunione intercontinentale di musica folk bretone e quebecchese e nel 1978 hanno pubblicato l’omonimo album contenente diverse canzoni combattive nella lingua celtica. Immancabili i <strong>Renésens</strong>, che eseguono il <em>créoloceltique</em>, (o più correttamente <em>Musik Kréoloceltik</em>), commistione tra sonorità e strumentazioni bretoni e creole della Riunione, isola ancora oggi assoggettata alla Francia e situata nei pressi del Madagascar e di Maurizio, infarcite di testi di denuncia su questioni come l’antirazzismo, l’ambiente, i divieti riguardanti le lingue minorizzate e schiacciate dalle istituzioni scolastiche dello Stato francese (come per l’appunto il bretone e il creolo riunionese) e la deportazione dei chagossiani dalle loro isole da parte dei britannici per far spazio alle basi militari statunitensi. Molti altri sono gli esempi di impegno politico oltre che musicale nell’isola (Kiltir, Ousanousava, Ziskakan, Baster, Kom Zot, Danyèl Waro che ha fatto parte del <em>Parti communiste réunionnais</em>) ma per questioni di spazio è necessario rinunciare a parlarne in sede.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Les Ramoneurs de Menhirs - Menez Daou (clip)" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/O-63EmrzzM4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Ndr: Les Ramoneurs de Menhirs sono citati in un articolo sulla Bretagna uscito tempo fa sulle nostre pagine, se volete recuperarlo, eccolo <a href="https://www.radiopunk.it/25/viaggio-punk-in-bretagna/"><strong><span style="text-decoration: underline;">qui</span></strong></a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">PAESI BASCHI DEL NORD/IPARRALDE</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’esiguo <strong>Iparralde</strong> (all’incirca tremila chilometri quadrati), territorio basco francese, ha una storia indipendentista e rivoluzionaria degna di nota. Costituito da <strong>tre province (Lapurdi, Zuberoa, Behe-Nafarroa)</strong> poste nella regione dei Pirenei Atlantici, è abitato da oltre trecentomila persone, ma soltanto poche decine di migliaia parlano l’<em><strong>euskara</strong></em> a seguito della lunga repressione posta in atto dallo Stato francese. Ciò non toglie che ci sono diversi media che fanno uso della lingua, come riviste, programmi televisivi e radiofonici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I riferimenti della Sinistra rivoluzionaria <em>abertzale</em> sono stati diversi (partiti, sindacati, collettivi, giovanili), gruppi come <em>Enbata</em> (il primo in Iparralde), <em>Abertzaleen Batasuna</em>, <em>Langile Abertzaleen Batzordeak</em>, <em>Iparra Borrokan</em>, <em>Euskal Batasuna</em>, <em>Oldartzen</em>, <em>Segi</em> (“democraticamente” bandito con l’accusa di supporto al “terrorismo”), <em>Ezkerreko Mugimendu Abertzalea</em>, <em>Herriaren Alde</em>, <em>Patxa</em> (di tendenza anarchica e legato agli squat degli anni Novanta presenti nella regione), <em>Herritarren Zerrenda</em>, <em>Herriko Alderdi Sozialista</em> (che ha dato vita unendosi all’<em>Eusko</em> <em>Alderdi Sozialista </em>della zona “spagnola” all’<em>Euskal</em> <em>Herriko Alderdi Sozialista</em>, presente in entrambi gli Stati), e i gruppi armati, attivi anche negli ultimi vent’anni, come <em>Euskal Zuzentasuna</em>, <em>Iparretarrak</em> (mai ufficialmente disciolti), <em>Iparra Borrokan</em>, <em>Irrintzi</em> (attivissimi contro le speculazioni immobiliari) e <em>Hordago</em> (oltre ovviamente al più celebre <em>Euskadi Ta Askatasuna</em>). Oltre alla lotta di classe e all’indipendentismo, si fanno spesso promotori di altre istanze legate al femminismo e all’ecologismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qui la musica ha avuto forti collegamenti non soltanto con il territorio locale, ma anche con i Paesi Baschi assoggettati alla Spagna</strong> e, a riprova di ciò, quest’area ha accolto numerosi compatrioti rifugiati politici provenienti da sud e diversi pezzi incisi nell’Iparralde si sono diffusi anche a meridione, dove a causa del regime franchista era più pericoloso e difficile diffondere canzoni militanti. Mentre il padre della “nuova canzone basca”, Michel Labéguerie, era di tendenze cristiano-democratiche (ma pur sempre militante <em>abertzale</em>), la maggior parte delle formazioni era combattiva e di Sinistra. Uno di questi gruppi innovatori, gli <strong>Soroak laukoa</strong>, nati nel 1958, furono tra i principali innovatori della musica locale, introducendo l’uso della chitarra ed elementi di “black music”, e per questo hanno subito attacchi dalla stampa che li definì eretici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il duo folk <strong>Etxamendi eta Larralde</strong> invece a partire dagli anni Sessanta ha fatto scuola presso gli artisti <em>engagé</em> della regione e alcune delle loro canzoni sono state riprese dalla Banda Bassotti. Una di queste è <em>Yup! la la</em>, diventata celebre anche in Spagna e dedicata all’<em>Operación Ogro </em>dell’ETA, che ha posto fine alle malefatte del fascista Carrero Blanco e ripresa in <em>Así es mi vida</em> del gruppo romano. Altro importantissimo duo indipendentista nato nella stessa decade sono i <strong>Pantxoa eta Peio</strong>, sciolti definitivamente nel 2016, e autori di celebri canzoni rivoluzionarie (alcune delle quali scritte dal dirigente e teorico indipendentista Telesforo Monzón) come <em>Batasuna</em>, <em>Aita kartzelan duzu</em> e <em>Itziarren semea</em> dedicate ai prigionieri, <em>Lepoan hartu ta segi aurrera</em> e <em>Kanta aberria</em>. Per ultimi, nell’ambito folk del decennio, non per importanza, la cantautrice Estitxu (figlia del rifugiato e fondatore del sindacato <em>Eusko Langileen Alkartasuna</em>, Manuel Robles Aranguiz, e ovviamente censurata nella Spagna franchista) e in particolare i Guk, che tra il 1968 e il 1998 hanno narrato le istanze contadine e operaie dei baschi del nord (sono stati accusati di essere propagandisti dei gruppi armati, in particolare per il brano, coverizzato poi dai corsi Arcusgi, <em>Arrantzale maitagarri</em>, dedicato a Didier Lafitte, pescatore e membro di Iparretarrak assassinato dalla polizia) e il cantautore Manex Pagola, attivo anche in gruppi e partiti come <em>Enbata</em> e membro onorario dell’accademia basca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di grande importanza è stato il movimento culturale avanguardista <em><strong>Ez Dok Amairu</strong></em>, interno al fenomeno dell’<em>Euskal Kantagintza Berria</em> (<em>Nuova canzone basca</em>), esistito tra il 1966 e il 1972, che si occupò di riappropriarsi della cultura basca e del suo rinnovamento (il nome, suggerito dal poeta Jorge Oteiza, infatti deriva da un racconto popolare e significa “che è cessata la maledizione”, volendo significare che è terminata la maledizione che attanagliava la cultura basca), non soltanto nell’ambito musicale, ponendosi in un’ottica simile al <em>Manifiesto Canción del Sur</em> dell’Andalusia e al collettivo catalano <em>Els Setze Jutges</em>. Ne fecero parte musicisti anche da parte “francese”, come Eñaut Etxamendi (cantante ma anche linguista, agricoltore, professore, scrittore e militante di <em>Enbata</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1973 nel Lapurdi è nato il primo <strong>gruppo rock</strong> (nello specifico, “progressivo”), gli <strong>Errobi,</strong> ma nel giro di alcuni anni hanno rinunciato all’impegno degli esordi (embrione dell’attività successiva dell’interessante Anje Duhalde) mentre il primo “rocker vecchia scuola” è <strong>Niko Etxart</strong>, che pur non trattando tematiche esplicitamente politiche nelle sue canzoni si è dovuto scontrare con le entità più conservatrici interne alla galassia basca (in particolare il clero) a causa del genere musicale di cui si è fatto portavoce (<em>Euskal rock’n roll</em>, come un suo pezzo omonimo) e dal suo stile (chitarra elettrica, giacca di pelle, capelli lunghi, jeans) e ha partecipato a benefit contro il nucleare e a un album in favore dei prigionieri politici baschi (assieme ad altre “celebrities” dell’Iparralde come il cantante-pastore-contadino Erramun Martikorena). Nota di merito anche per il complesso folk degli Altzükütarrak.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente negli anni Novanta si sono fatti avanti i <strong>Xalbador eta Ihidoi</strong>, duo considerato l’erede di Etxamendi eta Larralde, e i <strong>Sustraia</strong>, gruppo rock che amalgama ska, punk e all’occasione folk basco: hanno registrato un live con gli occitani Lou Dalfin e accompagnato in tour gli Ska-P, prima di sciogliersi nel 2009. Per quanto riguarda il <strong>punk militante</strong> nel 2016 sono nati i <strong>Gadafiste Brothers &amp; Sisters</strong>, influenzati dai Bérurier Noir (hanno inciso anche una cover di <em>Canto a Camilo</em>, dedicato al prete guerrigliero Camillo Torres), mentre negli anni Novanta hanno imperversato i <strong>Beltzez</strong> con il loro hardcore punk tipico delle band di orientamento anarchico e, più festaioli ma non certo disimpegnati, gli <strong>Skunk</strong>, fautori di una macedonia che incorpora al punk il reggae, il jazz, raï, l’hip hop e lo ska (all’attivo anche una collaborazione con il celebre musicista giamaicano-cubano Laurel Aitken). Citazione necessaria perché estremamente legati alla cultura locale anche gli Aggressive Agricultor, punk e thrash metal, che purtroppo usano la loro lingua soltanto “<em>sous l&#8217;emprise de l&#8217;alcool</em>” (“sotto l’effetto dell’alcool”) e i Killers, importante gruppo speed metal in tutto lo Stato francese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche altri generi più inusuali hanno i loro precedenti: rispettivamente dal 2010 e dal 2003 sono in attività i <strong>rapper 2zio e i M.A.K</strong>. (Musika Armatu Komando) e dal 2008 gli <strong>Xutik!</strong>, che incorporano sonorità rock con influenze ska, gypsy e folk. Tra il 1994 e il 1998 sono esistiti anche i <strong>King Mafundi</strong>, autori di <strong>musica reggae</strong> con un cantato oltre che in basco anche in mandinka e wolof e con componenti originari dalla Repubblica Centrafricana, dal Senegal e dalla Guadalupa. Hanno collaborato anche con il guru della musica militante degli Euskadi (ex Kortatu e Negu Gorriak), Fermin Muguruza; infatti, il primo album è uscito per la sua etichetta, <em>Esan Ozenki</em>. I temi trattati nelle canzoni: Malcolm X, l’antirazzismo, l’Apartheid, l’oppressione coloniale, le discriminazioni (comprese quelle che gli membri della band hanno subito a opera di polizia e reazionari), il Che Guevara. Concettualmente simili sono gli <strong>MIX6T</strong>, che in attività dal 2002 mescolano <strong>funk, reggae e hip hop</strong> e affrontano tematiche di stampo sociale, i diritti dei popoli oppressi e l’antirazzismo, e altri due complessi reggae, gli Xiberoots (che nel 2019 hanno partecipato alle contestazioni verso il G7 nella provincia di Lapurdi) e i Root&#8217;System. I Zezenaren Taldea invece suonano <em>Punk boltxebikoa</em> (“punk bolscevico”), a cui sono unite sonorità gitane alla Goran Bregović. Un’ultima curiosità: Peio Serbielle, cantante piuttosto innocuo per quanto riguarda i temi trattati, è stato arrestato e incarcerato nel 2004 con l’accusa di far parte di <em>Euskadi Ta Askatasuna</em>, vicenda che ha suscitato lo sdegno di numerosi musicisti e intellettuali come il popolare Renaud.</p>



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<iframe loading="lazy" title="BELTZEZ - Zuen proiektuetatik kanpo" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/tPJd4tw9bYk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h3 class="wp-block-heading">CORSICA</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la storia della Corsica è cosparsa di momenti di tensione e rapporti assai duri tra lo stato centrale e l’isola caratterizzati da politiche di <strong>sfruttamento, colonialismo e discriminazione</strong>. Anche se la lotta si è sviluppata soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta le rivendicazioni storicamente progressiste e/o conflittuali si sono sviluppate a più riprese: il movimento ereticale dei <em>Ghjuvannali</em> (che rifiutavano la proprietà privata e furono sterminati da papa Urbano V dopo una breve resistenza armata tra il 1363 e il 1364), la Repubblica Corsa del 1755 guidata dal rivoluzionario Pasquale de’ Paoli (la prima ad adottare una Costituzione retta da principi illuministici e a comprendere il suffragio femminile, tanto che diede ispirazione ai rivoluzionari statunitense nella stesura della Costituzione del 1787), le pulsioni antimilitariste sorte durante la Prima Guerra Mondiale (i corsi erano mandati al macello senza ritegno dalle gerarchie francesi tanto che l’isola subì un grave tracollo demografico e fu il territorio della Francia a subire la più alta percentuale di perdite rispetto alla popolazione totale), la resistenza all’occupazione fascista durante la Seconda Guerra Mondiale e nella seconda metà del Novecento le lotte contro i coloni (spesso esuli dall’Algeria legati a gruppi paramilitari e terroristici di destra come l’OAS, dediti allo sfruttamento della manodopera a basso costo costituita da migranti provenienti dal nord Africa e causa di diffusi fenomeni di corruzione all’interno delle amministrazioni e del fisco) cui vennero affidate gran parte delle terre isolane, che da quel momento subiranno speculazioni turistiche e la devastazione ambientale (lotte represse da decenni tramite la militarizzazione dell’isola, che ha comportato la perenne, asfissiante e massiccia presenza della polizia e delle sue violenze in ogni manifestazione di rilievo, come le occupazioni delle terre degli speculatori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gruppi e partiti di Sinistra sono e sono stati numerosi, più o meno simpatizzanti della lotta armata, ammorbati da esasperanti divisioni interne, spesso legati alle lotte contro le speculazioni edilizie e turistiche, la devastazione delle coste, la militarizzazione dell’isola e a favore di rivendicazioni culturali (per esempio, tra i predecessori, dove già si trovavano diversi elementi comunisti e <em>gauchistes</em>, troviamo il <em>Mouvement du 29 novembre</em>, <em>Front Régionaliste Corse</em>, <em>Azzione per a rinascita di a Corsica</em>, <em>l’Action régionaliste corse</em>, seguiti dalle più recenti <em>Corsica Libera</em>, <em>A Manca</em>, <em>Partitu Corsu per u Socialismu</em>, <em>Action pour la renaissance de la Corse</em>, <em>A Cuncolta Naziunalista</em>, <em>Corsica Nazione</em>, <em>Mouvement pour l&#8217;autodetermination</em>, <em>Core in Fronte</em>, <em>Accolta naziunale corsa</em>, <em>Rinnovu</em>, <em>Corsica nazione indipendente</em>, <em>Partitu sucialistu per l&#8217;indipendenza</em>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i sindacati, come <em>Sindicatu di i travagliadori corsi</em>, incrociano la lotta di classe con la lotta per il riconoscimento nazionale dell&#8217;isola e l’ufficializzazione della lingua; sono presenti anche diverse organizzazioni giovanili come <em>Ghjuventù Indipendentista</em>, <em>Ghjuventù Paolina</em>, <em>Ghjuventù Naziunalista</em>, <em>Cunsulta di a Ghjuventù Corsa</em> e la <em>Cunsulta di i Studienti Corsi</em>. La pluridecennale lotta armata è stata condotta principalmente dal <em>Fronte di liberazione naziunale corsu</em> (FLNC) e dalle sue innumerevoli scissioni (il gruppo più recente, nato quest’anno, è <em>F.L.N.C. Maghju 21</em>), talvolta in contrasto e in conflitto aperto fra loro. Inoltre, l’isola è stata spesso sede di incontro per movimenti internazionali indipendentisti, come le Giornate internazionali di Corte che hanno visto la partecipazione di rappresentati anche da territori extraeuropei come Polinesia e Nuova Caledonia. A inquinare questa tradizione militante di Sinistra e internazionalista sono intervenuti gruppi militanti xenofobi all’inizio degli anni duemila, ovvero <em>Resistenza Corsa</em> e <em>Clandestini Corsi</em>, costretti allo scioglimento dall’FLNC pena l’eliminazione fisica. Per contrastare l’organizzazione, al solito, verranno impiegati gruppi paramilitari come <em>FRANCIA</em> per avviare l’ennesima guerra sporca, dettata dall’infame formula degna degli occupanti nazisti di “terrorizzare i terroristi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scena musicale dell’isola è stilisticamente più omogenea</strong> rispetto a quella delle altre nazionalità oppresse dall’imperialismo francese e i gruppi sono quasi tutti ascrivibili alla <strong>coristica polifonica corsa</strong>, elemento centrale delle rivendicazioni culturali isolane e genere molto popolare, che vanta anche una strumentazione particolare, come la <em>caramusa</em> e la <em>pifana</em>. Brano di raccordo tra i vari complessi è <em><strong>Dio vi salvi Regina</strong></em>, in origine pezzo religioso ma divenuto de facto inno nazionale, e in genere le posizioni di questi gruppi, per quanto diverse, sono fortemente schierate sull’antimperialismo e sull’internazionalismo con gli altri popoli in cerca dell’autodeterminazione, non limitandosi dunque a una mera rinascita folkloristica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi cori polifonici hanno subito una importante rinascita negli anni Settanta, accompagnata dal fenomeno di riappropriazione culturale chiamato <em><strong>Riacquistu</strong></em>, e hanno accompagnato la crescita e l’esasperazione del conflitto armato e sindacale. Esponenti celebri e prolifici nati in questo decennio sono i <strong>Chjami Aghjalesi</strong>, tra i più esplicitamente socialisti, il cui nome richiama la trebbiatura del grano (ripresa anche sulla copertina del primo disco, <em>Nant&#8217;à u solcu di a Storia</em>; da ricordare pezzi come <em>E prigione francese</em>, l’antimilitarista <em>Le Chemin des Dames</em>, <em>U partigianu</em>, sull’aria della <em>Makhnovtchina</em> e <em>Populu Vivu</em>); <strong>Diana di l&#8217;Alba</strong>, autori di una personale versione di <em>Hasta Siempre</em>, il celebre pezzo di Carlos Puebla dedicato al comandante Che Guevara e di altri brani significativi come <em>A nostra indiatura</em> e <em>Ameridianu</em>, dedicato alle Firsts Nations americane (volgarmente dette “pellerossa”); <strong>Canta U Populu Corsu</strong>, tra i più popolari ancora oggi, che inizialmente si dedicavano ai rifacimenti di canti tradizionali pescati dalla tradizione (come le <em>paghjelle</em> e <em>lamenti</em>) e poi sono passati all’incisione di pezzi propri in favore della rivolta anti-coloniale, dell’antifascismo, della scarcerazione dei prigionieri politici e della fratellanza con i popoli in lotta come i baschi, gli irlandesi e i berberi (a tal proposito hanno dedicato l’album <em>Rinvivisce</em> al cantautore impegnato cabilo Lounès Matoub assassinato nel 1998).</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dagli anni Ottanta si sono fatti strada anche nuovi complessi, come <strong>L’Arcusgi</strong>, “archibugi” (nome scelto per richiamare i fucili in dotazione degli indipendentisti di Pasquale Paoli), nati come gruppo “politico-culturale” e anch’essi molto legati al sostegno delle altre minoranze in lotta, soprattutto i baschi, e celebri per pezzi come <em>Resistenza</em>, <em>Askatasunera</em>, <em>Lotta Ghjuventù</em>, <em>So Elli</em>, <em>Revoluzione</em>, <em>Scrittori di a Storia</em>; i <strong>Surghjenti</strong>, nati nel 1978 come associazione culturale sull’onda dell’influenza di una generazione vissuta all’ombra degli sviluppi politici degli anni Sessanta e della guerra per l’indipendenza d’Algeria, pezzi da ricordare sono <em>Vinceremu</em>, <em>A me patria</em>, <em>Pa te Chile</em>, <em>A lutta populari</em>, <em>I cumbattanti d’onori</em>; i più edulcorati Muvrini, autori di canzoni di stampo pacifista e antirazzista e conosciuti per aver collaborato con il cantautore catalano Lluís Llach; A Filetta, in particolare per pezzi come l’antifascista <em>Liberata</em>, <em>L&#8217;orrida bestia</em>, <em>A paghjella di l&#8217;impiccati</em>, <em>Sta mane qui,</em> <em>Euskadi</em>; i Tavagna, autori tra le altre cose di un <em>Cantu per Nelson Mandela</em>; L’Albinu, che hanno inciso album militanti come <em>Suminata He A Grana Di L&#8217;Avvene</em>, <em>Omàggi</em> e <em>Versu Tè</em>; gli Svegliu d&#8217;isula; Alte Voce; L’Abbrivu; A Primavera, che hanno eseguito dal vivo <em>El pueblo unido</em> con lo storico gruppo cileno Quilapayún in una versione bilingue corso-spagnolo; Orizonte, anch’essi vantano un pezzo dedicato al Che in attivo, <em>Evviva Che Guevara</em>; Giramondu; Voce Ventu; Voci di a Gravona; I Messaggeri; Esse; I Mantini; Les Nouvelles Polyphonies corses; U Gruppu Scontru, presenza fissa nelle raccolte fondi per i prigionieri politici corsi e baschi; Cuscenza; A Pasqualina; L’Alma Viva; Altagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questi gruppi sono fuoriusciti importanti <strong>artisti che si sono dati alla carriera solista</strong> e altri più recenti che ne hanno subito l’influenza, come Petru Guelfucci, Charles Marcellesi, Antoine Ciosi (da ricordare in particolare gli album <em>Corsica Sempre Corsa</em> e <em>Canti Di A Libertà</em>, che contiene <em>Bandiera Rossa</em> e <em>Si tu passes par là</em>, dedicata a Dominique Vincetti, partigiano comunista) e le cantanti unite precedentemente in un unico progetto chiamato E Duie Patrizie, Patrizia Poli e Patrizia Gattaceca (indagata per aver aiutato il militante indipendentista Yvan Colonna alla fuga). Si ribadisce <strong>una scarsa presenza nei generi più “contemporanei”</strong> che si rifà a qualche complesso rock non impegnato come gli Zia Devota, ma non mancano neppure esempi come il <strong>progressive rock degli U Rialzu</strong>, <strong>il rock dei Novi e di L’Altru Latu</strong>, <strong>l’hardcore punk dei Vindetta </strong>(che hanno realizzato un brano, <em>Corsica Anarchy</em>, ispirato da <em>Anarchy in the U.K.</em> dei Sex Pistols), e <strong>il rap di L’Insulaire</strong>. Persino musicisti mainstream dell’isola come la mezzo soprano Battista Acquaviva si distinguono per la pubblicazione di album contraddistinti da una certa predisposizione alla lotta, come <em>Les Chants de Liberté</em>, in cui vengono interpretate canzoni in nove diverse lingue e tra queste si possono trovare <em>Bella ciao</em>, <em>Txoria Txori</em> di Mikel Laboa, <em>Here’s to you</em> di Joan Baez e <em>Hasta siempre</em>.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">LINGUE ALLOGENE E MIGRANTI</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Interessante anche il panorama legato alle <strong>minoranze linguistiche tra le comunità migranti</strong>. Per cogliere tutti i fenomeni musicali legati a queste comunità è necessaria un’opera monumentale, pertanto è necessario limitarsi a rapidi cenni. È necessario però rilevare come diverse band sopracitate siano in diversi casi composte da “migranti”, spesso provenienti da territori precedentemente assoggettati alle politiche coloniali e, cosa davvero interessante, diversi musicisti fanno uso di lingue costrette a essere “minorizzate” e parlate in territori al di fuori della Francia continentale, in particolare il berbero o alcune varietà del creolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esempio lampante è <strong>Slimane Azem</strong>, celebre musicista e cantante cabilo, conosciuto per un famoso pezzo contro il colonialismo francese chiamato <em>Effeɣ ay ajrad tamurt iw</em>, in cui i colonialisti vengono paragonati alle cavallette devastatrici e che gli è valsa la sgradita attenzione dello Stato francese. Fu costretto a riparare in Francia nel 1962 e divenne un simbolo delle rivendicazioni berbere; infatti, le sue canzoni furono proibite dalle leggi promuoventi l’arabizzazione e dalle politiche di Boumédiène, che sosteneva però i movimenti di liberazione in altri paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dello stesso stampo è <strong>Ferhat Mehenni</strong>, scrittore, cantante e fondatore e primo presidente del <em>Mouvement pour l&#8217;autodétermination de la Kabylie</em>, organizzazione che si batte contro il regimo algerino e per il riconoscimento e i diritti della popolazione berbera della Cabilia. Questo strenuo attivista, contro cui lo Stato algerino ha emesso un mandato d’arresto internazionale il 26 agosto 2021 (come se le continue persecuzioni, ventuno mesi di carcere, l’assassinio da parte degli islamisti radicali scampato per un soffio e l’esilio non fossero sufficienti), ha nel tempo sfoggiato un repertorio di pezzi internazionali come <em>Le Déserteur</em> di Boris Vian e versioni di <em>Bella Ciao</em> e <em>L’Internazionale</em> tradotte in cabilo, oltre a più di mezza dozzina di album pubblicati nonostante la censura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lounès Matoub</strong>, vissuto a lungo in esilio in Francia, ha subito una sorte peggiore. Cantautore, poeta, militante cabilo, ateo e per l’estensione dei diritti democratici, dopo il suo ritorno in Algeria è stato gravemente ferito da un poliziotto algerino nel 1988, rapito dai reazionari islamisti nel 1994 per quindici giorni e assassinato il 25 giugno del 1998 da un commando armato, omicidio che ha provocato sommosse e scontri in Cabilia. Influenzato dalle diverse rivolte che si sono succedute negli anni nella terra natia, ha scritto canzoni molto più dirette e meno metaforiche rispetto a molti suoi colleghi, non lesinando di citare nomi e cognomi e di attaccare il governo (che accusava di aver tradito i combattenti per l’indipendenza) sin dall’inizio della sua carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Idir</strong>, scomparso nel 2020, è uno dei più celebri rappresentanti della cultura berbera nel mondo ed è conosciuto come il “re della musica Amazigh” e della poesia contestataria cabila. Strenuo difensore dei diritti dei popoli berberi, si è trasferito in Francia nel 1975, dove comincia la sua carriera di musicista (precedentemente sarebbe dovuto divenire un geologo), continuando a rivendicare con forza la sua reale appartenenza nazionale e osteggiando le politiche di arabizzazione forzata nei confronti del suo popolo, che ha supportato attivamente a più riprese, in particolare nelle diverse rivolte anti-governative che si sono succedute negli anni in Cabilia. Nota interessante è che ha collaborato con diversi musicisti bretoni, come Stivell, Dan Ar Braz e Servat, oltre che con Manu Chao e gli Zebda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio è la cantante, chitarrista e attrice <strong>Fatoumata Diawara</strong>: nata da genitori maliani in Costa d’Avorio, è stata costretta a riparare in Francia per evitare di essere obbligata a sposarsi. La principale lingua utilizzata nelle sue canzoni è il bambara, uno degli idiomi più diffusi nell’Africa Occidentale, con cui narra l’emigrazione, le lotte delle donne africane, l’orrore dell’infibulazione e del fanatismo religioso e si schierata contro il razzismo che si è scatenato nei confronti dei Tuareg quando questi hanno tentato di ottenere l’indipendenza (costituendo uno Stato di breve durata nel nord del Mali, l’Azawad, nel 2012).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri sono il “Leonard Cohen africain” <strong>Geoffrey Oryema</strong> (scomparso nel 2018) che utilizzava anche il lingala e l’acholi; <strong>Dahmane El Harrachi</strong>, uno dei più famosi compositori chaabi (musica tradizionale algerina) che ha trattato delle sofferenze causate dalla migrazione forzata; gli <strong>Gnawa Diffusion</strong>, che presentano canzoni in arabo, francese e inglese e un sound derivato dalla musica gnawa, dal chaâbi, dal raï, dal reggae, dal rap, dall’electro e dal punk; i <strong>Dhoad gitans du Rajasthan</strong>, originari dell’omonimo Stato dell’India, suonano musica tradizionale e hanno avuto diversi contatti con I Muvrini e Canta U Populu Corsu; <strong>Watcha Clan </strong>da Marsiglia, che presentano un mix tra reggae, dub, elettronica e jungle e testi in arabo, ebraico, spagnolo, yiddish, tamashek, inglese e francese e hanno realizzato anche una loro versione dell’antifranchista <em>El Quinto Regimiento</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito <strong>punk</strong> si devono citare gli <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/OutrageFan">Outrage</a></span></strong> che invece hanno utilizzato svariate lingue, tra cui lo yiddish, il rumeno, il serbo, il russo, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco e l’italiano; infatti, si definiscono “europunk”. I <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/cameleonsofficiel/">Les Caméléons</a></span></strong>, invece, sono considerati i “fratellini” dei Negu Gorriak, dei Wampas e dei Mano Negra e hanno inciso numerose canzoni in spagnolo e alcune dedicate ai Paesi Baschi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.youtube.com/watch?v=2iTqtGoIO48&#038;t=200s
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le altre minoranze purtroppo non si è rilevata la presenza di musicisti o complessi da ritenere relativi all’articolo (pur potendo rivendicare esperienze rivoluzionarie passate interessanti, come la Repubblica dei consigli d’Alsazia e Lorena del 1918), a parte poche eccezioni come i Muckrackers, industrial metal dalla Lorena che fa uso anche del tedesco, e i La Manivelle, duo folk alsaziano che si è impegnato tra le altre cose nel campo dell’ecologismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bibliografia essenziale:</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Atlas of the stateless Nations in Europe, Mikael Bodlore-penlaez, Yolfa, 2013<br>Etnismo, François Fontan, Insula, 2018<br>La mê lenghe e sune il rock, Marco Stolfo, Informazione Friulana, 2011<br>Le ragioni dell&#8217;indipendentismo, Antonio Simon Mossa, Alfa Editrice, 2012<br>Matria e patria, Sergio Salvi, Insula, 2017</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sitografia essenziale:</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Badok: <a href="https://www.badok.eus">https://www.badok.eus</a><br>Canzoni contro la guerra: <a href="https://www.antiwarsongs.org/index.php?lang=it">https://www.antiwarsongs.org/index.php?lang=it</a><br>Eurominority.eu: <a href="https://www.eurominority.eu">https://www.eurominority.eu</a><br>Portal d’Occitània: <a href="http://www.chambradoc.it/portalDoccitania.page">http://www.chambradoc.it/portalDoccitania.page</a><br>Terre Celtiche Blog: <a href="https://terreceltiche.altervista.org">https://terreceltiche.altervista.org</a><br>Trobasons: <a href="https://trobasons.viasona.cat/grops">https://trobasons.viasona.cat/grops</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Articolo a cura di Alessio Ecoretti</p>



<p class="wp-block-paragraph">immagine tratta dal sito http://lingua.chez.com/</p>
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		<title>Viaggio nella Marsiglia punk e DIY</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2021 08:41:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un giro nella marsiglia punk e underground tra band, locali, distro ed etichette DIY Francesco, dell&#8217;etichetta DIY xMalammòrex, voce della band fastcore xInquisitionx e di quella crustpunk The Butcher Project, proverà a farci capire quali sono le dinamiche che determinano rapporti sociali, politici e musicali della città, Marsiglia, che lo ospita da ormai 10 anni. &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Un giro nella marsiglia punk e underground tra band, locali, distro ed etichette DIY</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Francesco, dell&#8217;etichetta DIY xMalammòrex, voce della band fastcore <strong><a href="https://xinquisitionx.bandcamp.com/">xInquisitionx</a></strong> e di quella crustpunk<strong><a href="https://thebutcherproject.bandcamp.com/"> The Butcher Project</a></strong>, proverà a farci capire quali sono le <strong>dinamiche che determinano rapporti sociali, politici e musicali della città</strong>, Marsiglia, che lo ospita da ormai 10 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marsiglia <strong>è una porta sul mediterraneo, un vero e proprio cesto della frutta</strong> per quanto riguarda le etnie, le culture, le religioni, le musiche, i sapori, i colori, differenze e contrasti e stratificazione sociale fanno di questa città un vero e proprio <strong>caso unico</strong> in Europa. Marsiglia è Napoli, Tel Aviv, Haifa, Atene, Abidjan, Tunisi, Oran, Istanbul, Buenos Aires e L.A. rimescolate con olio d&#8217;oliva e curcuma. Qui, <strong>tutto sembra dannatamente vicino e lontano allo stesso tempo</strong> e nello stesso spazio. Nello stesso quartiere, quello del centro, vero <strong>simbolo dell&#8217;identità marsigliese</strong>, ostentata ovunque quasi a dispetto dei rarissimi vessilli statali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qua tutti viviamo compressi, schiacciati ed <strong>in bilico sul vecchio porto</strong>, (il mare nostrum quindi), circondati da umidità, sole e vento di maestrale, che spazza l&#8217;onnipresente immondizia nelle strade e gli immobili fatiscenti dei vecchi quartieri che, pur se riempiti di topi e scarafaggi, a volte crollano &#8220;inspiegabilmente&#8221;. Io sono arrivato ormai da 10 anni e, onestamente<strong>, sento di essere davvero un marsigliese</strong> molto più che torinese, perchè questa città la amo, forse proprio per le sue spettacolari contraddizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">10 anni fa qui esisteva un posto, chiamato <strong>Enthropy</strong>, tenuto da due ragazzi, Dave e Lionhell, nucleo storico della band Filthy Charity, una band che ha attraversato epoche e stili , che ha girato l&#8217;Europa a colpi di riff, blastbeat e attitudine punk. L&#8217;Enthropy non era solo un posto in cui si avvicendavano band di musica estrema provenienti da tutto il mondo, <strong>era un vero e proprio laboratorio sociale dove chiunque poteva incontrare e scambiare idee, concetti, libri, cibo e alcol</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto per me è iniziato da quel meraviglioso luogo. Quando chiuse i battenti, altre realtà hanno preso il testimone, penso alla <strong>&#8220;Machine à coudre&#8221;</strong> <strong>una sala da concerti associativa underground ricavata da una vecchia fabbrica tessile, anch&#8217;essa incastonata nel centro città in prossimità del porto </strong>(quartiere Noailles) che adesso non esiste più. La Machine à Coudre è crollata con i vecchi immobili a causa delle forti piogge dell&#8217;autunno 2018. Vero e proprio sintomo di come il mercato immobiliare a Marsiglia viene gestito. Nei quartieri popolari si fanno marcire le case mentre nei quartieri bene, destinati ad un certo pubblico di WASP wannabes, immobili di cartongesso vetrinato nuovi di zecca&#8230; stranamente, il prezzo degli affitti è quasi lo stesso, chissà perché&#8230; </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei tempi moderni, tra i principali epicentri per la musica qui a Marsiglia, <strong>data la terribile assenza di posti occupati (sebbene gli squats abitativi sono sempre per fortuna resistenti) </strong>c&#8217;è il <strong>Molotov</strong>, vera e propria sala da concerto che ospita tantissimi eventi, serate a tema ( a volte cumbia ,reggae o trip hop), band che hanno seguito internazionale: penso a Los Fastidios, Iron Reagan, Nashville Pussy, Dirty Fences, Alborosie&#8230; tra i molti. Con una vera e propria struttura e con band locali resident abbastanza note nel circuito nazionale (Wake The Dead, Happy Fist, Nebraska, Dirty Wheels, i Cheat x Death) in opening act.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Marsiglia, a <strong>Planète Mars</strong> (in assonanza con il pianeta rosso, proprio per distinguerne la lontananza, l&#8217;unicità del posto, dei codici e degli usi ad essa adibiti) resistono gli shop dove puoi trovare ancora vinili ed altro materiale resistente. <strong>Come fossero moderni villaggi di Asterix che ancora si battono contro Amazon e gli altri avamposti dell&#8217; e-commerce</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a <strong>Sabre Tooth</strong> del vecchio Stryker (vera e propria memoria storica dell&#8217;underground locale) inalterato e riverito fan dei Motorhead e al Lollipop che, oltre a moltissime rarità vintage, offriva spesso degli showcases particolari sia per le band ospitate, sia per l&#8217;atmosfera densa di entusiasmo e di suono. Luogo davvero unico nel suo genere è il <strong>Cat&#8217;s Commodities</strong>, che è uno <strong>shop di libri e dischi che organizza moltissimi eventi, cocktails di supporto e che include un tattoo shop</strong>. Il Cat&#8217;s Commodities è gestito da Tchoupi e i suoi <strong>The Dirteez</strong>, PunkGarage band sopraffina. Avercene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro bar dove si suona musica dal vivo è <strong>L&#8217;Intermediare</strong>, che è letteralmente un buco, ma dall&#8217;atmosfera accogliente e tranquilla, i concerti d&#8217;estate sono piacevoli perchè la sala interna è una sorta di corridoio che sfocia in piazza. Giuro che è caratteristico e comunque gradevolissimo. <br>Arriviamo al mio posto preferito: la Salle Guele. <strong>Bar associativo, gestito da persone che lo fanno in modo eccellente, volontario e gratuito</strong>. Esempio tra tutti è Audrey: una ragazza straordinaria che adoro e non che ringrazierò mai abbastanza per tutto il bene che fa a questo posto. Due piani, bar al piano terreno, birre e bevande dal mondo intero, cocktails illeciti e ambiente casalingo. Saletta concerti in cantina, servizio di sauna assordante compreso nel prezzo. <strong>Ci si diverte da pazzi, bisogna avere manie di grandezza e lobotomia da internet per non apprezzare un posto del genere.</strong> Per i miracoli ci si può sempre attrezzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei comunque spendere delle parole per quelli che sono i fautori delle diverse realtà marsigliesi, non solo per rendere atto e merito a chi permette a questa città di esistere e resistere alla gentrificazione ed al modernismo esasperato. Elenco quindi una lista di nomi, nei quali si identificano persone che compongono distro, band, etichette e collettivi. <strong>Un minuto di silenzio doveroso e colmo di rispetto per tutte quelle bands che hanno aperto la strada, perchè comunque è grazie a molti di questi se Marsiglia è diventata una tappa piacevole per le band in tour.</strong><br>Cito: None shall be saved, Odissey, Hate in front, Horned, Apes brigade, A different day, Our roots, 13Fight, Hobo erectus.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si racconta che tra il 1999 e il 2009 Marsiglia fosse una mini Los Angeles, dal punto di vista sonoro. </strong>Nei giorni seguenti, quelli in cui mi sono assimilato a questo posto, non ho avuto il piacere di sentire questi gruppi dal vivo e un po&#8217; mi dispiace, ma il tempo è una linea continua che guarda avanti. Con questo spirito dunque nomino (e ringrazio) Hazem e Fab che reggono il sopracitato Le Molotov. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Olivier Crapoulet, che detiene <strong>Crapoulter Records</strong>, uno di quelli che ci porta in città band come Reproach o le Anticorpos o Gerks, Antidogmatiks o i mitici Crippled Fox. Giz della <strong>Bus Stop Press </strong>etichetta anarchica che distribuisce cassette e bassista dei fenomenali Yarostan, post punk di finissima qualità. Bruno della <strong>Couneract Records</strong>, chitarrista dei Monastr (DoomCrust) e animatore radiofonico di Discorde, un <strong>podcast radiofonico colmo di musica estrema dal quale si estrae sempre qualche bel diamante</strong>, coadiuvato da Brice voce dei <strong>Grusterror</strong>, eccelso trio di BlackGrindCore che conta nelle sue file LionHell (fondatore dei Filthy Charity e dell&#8217;Enthropy) alla batteria e Juan alla chitarra un genio capace di portare suoni live anche in posti in cui sembra impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre band importantissime sono i <strong>Sobers</strong>, storica band di punk rock locale che ha sempre girato moltissimo, di Tom (che gestisce l&#8217;Old Tree Studio nel e col quale registro con le mie band) e Polo. <strong>Canine di Adrien</strong> fenomenale band di EmoPunk molto apprezzati in tutto il continente. <strong>Rats don&#8217;t sink</strong> (Punk Rock) di Alex e Pokem e i loro simpaticissimi soci Odd Beast. <strong>Geiatrie</strong> del meraviglioso Cooki che propongono un noise geniale e fresco. I giovanissimi <strong>Cheap</strong> <strong>Entertainement</strong>, sangue fresco nel punk locale. <strong>Skapagnie</strong> <strong>Creole</strong> col suo SkaPunk carnevalesco. I poderosi <strong>Woest</strong> che propongono un Black Metal Industriale dai suoni cupi e pesanti che annoverano Guibz alla voce e Dave alla chitarra ( l&#8217;altra colonna dei fu Filthy Charity e dell&#8217;Enthropy). <strong>Hundred eyes</strong>, emopunk devastante e tetro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono quindi molte le band che gravitano intorno a questo pianeta e <strong>molti sono quelli che, per dirla semplice, si sbattono per tenerlo vivo</strong>. Un plauso particolare va fatto a Lara Pain, che ci ha portato la sua arte macabra fin da Firenze. <br>Aspettiamo tutti giorni migliori per poter tornare a vivere, perchè, seppur sembra&nbsp;retorico, per me e per tutti coloro che come satelliti gravitano nell’orbita della Planète Mars. <strong>Questa è vita.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Articolo a cura di Francesco Ciko xMALAMMÒREx<br>Foto di copertina: Carreer Suicide a La Salle Gueule 2017<br>Credit foto: Crapoulet Records</p>



<h3 class="wp-block-heading">REMINDER:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ti è piaciuto questo articolo? Vuoi raccontarci qualcosa sulla tua città o hai qualche argomento da proporci? Trovi <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/contatti/">qua</a></strong> i nostri contatti! <strong>Punk is unity!</strong></p>
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		<title>Pour la gloire?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 07:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gilles Bertin e René Vignal: storie parallele da non dimenticare TOLOSA, 26 aprile 1988. Bardati da carabinieri, un&#8217;improbabile squadra di ladruncoli composta da punk, anarchici e tossicodipendenti svaligia il caveau della BRINK&#8217;S: il bottino ammonta a 11,7 milioni di franchi (che equivalgono a 7/8 millioni di euro oggi). Il tutto senza sparare un colpo! La &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Gilles Bertin e René Vignal: storie parallele da non dimenticare</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TOLOSA</strong>, 26 aprile 1988. Bardati da carabinieri, un&#8217;improbabile squadra di ladruncoli composta da punk, anarchici e tossicodipendenti <strong>svaligia il caveau</strong> della BRINK&#8217;S: il bottino ammonta a 11,7 milioni di franchi (che equivalgono a 7/8 millioni di euro oggi). Il tutto senza sparare un colpo! La gran parte dei protagonisti del &#8220;colpaccio&#8221; verrà arrestata e condannata, eccezione fatto per <strong>GILLES BERTIN</strong>, cantante dei <strong>CAMERA SILENS</strong>, band essenziale della scena punk-oi! francese inizio &#8217;80. Spagna, Portogallo, una cavalcata che durerà trent&#8217;anni&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>BARCELLONA</strong>, 18 novembre 2016. Dopo avere abbracciato fortemente la propria compagna CECILIA ed il figlio di cinque anni, <strong>GILLES BERTIN</strong> lascia il proprio domicilio di Barcellona all&#8217;alba. Direzione TOLOSA dove l&#8217;aspetta il suo avvocato. <strong>Ha deciso di costituirsi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>GILLES BERTIN</strong> è nato nel 1961. Ci ha lasciato pochi mesi fa. Voce inconfondibile dei <strong>CAMERA SILENS</strong> (<strong>&#8220;Réalité&#8221;</strong>, <strong>&#8220;Pour La Gloire&#8221;</strong>, alcuni dei pezzi più famosi) una delle prime band a comparire sulla compilation <strong>LES HEROS DU PEUPLE SONT IMMORTELS</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un certo senso la storia di GILLES mi ricorda quella di <strong>RENÉ VIGNAL</strong>, <strong>portiere del Racing</strong> di Paris e della nazionale nel periodo 1940-1955, morto tra miseria e indifferenza nel 2016 che <strong>mise a segno ben 27 rapine</strong>, uno che boxava con la palla, respingendola di pugno, con ganci diretti e montanti come se si trovasse a combattere su un ring. Anche lui bazzicava TOLOSA (Béziers per la verità, vera capitale della palla ovale in FRANCIA ).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo in fondo <strong>sia GILLES che RENÉ erano due veri kamikaze</strong>, consapevoli del pericolo. Entrambi hanno <strong>accumulato ferite e fratture</strong> (tripla all&#8217;avambraccio per il portiere, la malattia che sfinì GILLES). Entrambi <strong>odiavano l&#8217;autoritarismo</strong>, entrambi erano <strong>abbonati al festival delle occasioni perse</strong> (la guerra sabotò la carriera di VIGNAL, la fuga continua di GILLES segnò il passo dei CAMERA SILENS). Uno si fece dieci anni di carcere (RENÉ) , l&#8217;altro lo evitò perchè fu &#8220;chiamato&#8221; dalla morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa storia vi ha incuriosito, “buttate” un po&#8217; del vostro tempo e dedicatelo&nbsp; a<strong> &#8220;TRENTE ANS DE CAVALE &#8211; Ma vie de punk&#8221;</strong> di <strong>GILLES BERTIN</strong> e al sito <a href="https://www.stefanoprato.it/index.php/2016-12-15-17-45-40/storiesport/296-vignal">https://www.stefanoprato.it/index.php/2016-12-15-17-45-40/storiesport/296-vignal</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Camera Silens &quot;Les enfants du rock&quot; (1983)" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/pJeHq-55feA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="RENE VIGNAL TRIBUTE" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/OiSSJDFC3UQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">anonimo emiliano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ne pensate ? <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/contatti/">Scriveteci</a></strong></span> i vostri commenti!</p>
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		<title>Percorsi sonori: la Bretagna</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 21:17:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[France]]></category>
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		<category><![CDATA[Punk rock]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio in Bretagna tra punk e tradizioni, leggende e Natura selvaggia La Bretagna è un triangolo di terra proteso nel mare all&#8217;estremo nord-ovest della Francia. E&#8217; una regione francese ma è anche un mondo a parte, con una forte identità linguistica e culturale. Ogni cartello che troverete sulla vostra strada presenterà le indicazioni in due &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Viaggio in Bretagna tra punk e tradizioni, leggende e Natura selvaggia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Bretagna è un triangolo di terra proteso nel mare all&#8217;estremo nord-ovest della Francia. E&#8217; una regione francese ma è anche un mondo a parte, con una forte identità linguistica e culturale. Ogni cartello che troverete sulla vostra strada presenterà le indicazioni in due lingue, quella nazionale e quella locale, di derivazione celtica. Gli echi di questa cospicua eredità risuonano tuttora anche in ambito musicale. Proveremo quindi a intraprendere un breve viaggio in questa terra antica e magica, scandito dalla musica di gruppi che, pur rientrando nelle varie declinazioni del punk più o meno attuale, risentono delle influenze della musica tradizionale della regione. Siete pronti? Si parte!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mezzo ideale per un tour della Bretagna è l&#8217;automobile. A parte poche (relativamente) grandi città infatti, la regione è composta perlopiù da piccoli villaggi, che sono più comodamente raggiungibili con un mezzo proprio. In Bretagna non ci sono autostrade, ma in compenso i centri principali sono collegati da statali a scorrimento veloce, agevoli e gratuite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per darci la carica niente di meglio che suonare a tutto volume nello stereo l&#8217;hardcore feroce e potente dei <strong><a href="https://www.facebook.com/tagadajonesofficiel">Tagada Jones</a></strong>, band nata a <strong>Rennes</strong> (capoluogo della regione) nel 1993 e tuttora in attività. Ecco «Je suis démocratie», inno alla libertà di espressione.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Tagada Jones - &quot;Je Suis Démocratie&quot;" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/l_KR3arGHw4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Partendo da sud percorriamo la costa che si affaccia sull&#8217;oceano Atlantico, nota anche come Costa dei Megaliti. Vi ritroviamo infatti numerose vestigia di insediamenti preistorici: monoliti isolati (menhir) o disposti in circolo (cromlech), si stagliano a migliaia nel cielo bretone. Il sito più noto è l&#8217;allineamento di <strong>Carnac</strong>, che comprende fra l&#8217;altro il più grande menhir preistorico attualmente conosciuto. E, parlando di menhir, come non pensare ai leggendari <strong>Les Ramoneurs de Menhirs</strong>? Gruppo fondato nel 2006, coniuga punk e strumenti tradizionali sotto il comune denominatore dello spirito libertario. Ecco «La Blanche Hermine», ripresa in chiave punk di un brano tradizionale bretone.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Les Ramoneurs de menhirs &amp; Gilles Servat - La blanche hermine" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/4kPR6vr8fDQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ermellino bianco è uno dei simboli della Bretagna. Secondo una leggenda, l&#8217;animale preferì morire per mano dei cacciatori piuttosto che sporcare di fango il suo candido mantello e fu quindi eletto a rappresentare questo popolo indomito. «La Blanche Hermine» è anche il nome di una birra locale, naturalmente di tipo blanche, ossia di frumento. Se durante il nostro viaggio vogliamo concederci una pausa ristoratrice, possiamo abbinarla alle tradizionali crêpes dolci di frumento o salate di grano saraceno (galettes). Ascoltandoci il rabbioso combat punk dei <strong><a href="https://www.facebook.com/darcymusic/">Darcy</a></strong>.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Darcy - La bière" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/TbR5uZISCos?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Per gli amanti della Natura estrema, a questo punto è consigliabile fare un salto nella località di <strong>Quiberon</strong>, attraversando la penisola omonima. La striscia di terra è talmente stretta da coincidere con la strada. Percorrendola vedremo il mare alla nostra destra, alla nostra sinistra e davanti a noi, e file di alberi piegati dal vento sferzante. Uno spettacolo unico. Come colonna sonora possiamo affidarci a un gruppo originario proprio di Quiberon, <strong><a href="https://www.facebook.com/les3fromages/">Les Trois Fromages</a></strong>, che rientrano nel filone del punk ironico/demenziale, piuttosto diffuso in Francia e notevolmente apprezzato dalla sottoscritta. Ascoltiamo «&nbsp;La Galère d&#8217;un Pirate&nbsp;», che parla di pirati, sì, ma&#8230; informatici.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Les 3 Fromages - La galère d&amp;apos;un pirate" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/nTqrFt3UFzY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Percorsa tutta la costa meridionale, giungiamo alla punta estrema della Bretagna, la provincia del Finistère, finis terrae, la fine del mondo, dove la terra si getta nell&#8217;oceano. L&#8217;acqua appare densa, quasi solida, a perdita d&#8217;occhio, mostrando evidente la curvatura del pianeta (scacco matto, terrapiattisti!). E&#8217; sconsigliabile fare il bagno, essendo l&#8217;acqua gelida anche in piena estate, dunque non resta che ammirarla nel frangersi selvaggio delle onde contro i numerosi fari che punteggiano la costa. Accompagnano la nostra visita due gruppi punk rock locali, i <strong><a href="https://www.facebook.com/Matmatah.official/">Matmatah</a></strong> con «La Fille du Chat Noir»&#8230;</p>



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<iframe loading="lazy" title="Matmatah - La fille du chat noir" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/ZzIJRnZd-nw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">… e i <strong><a href="https://www.facebook.com/merzhinofficiel/">Merzhin</a></strong> con «Nains de Jardin»</p>



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<iframe loading="lazy" title="Nains de jardins" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/379wYsRAizg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; tempo di passare alla costa nord, quella che si affaccia sul Canale della Manica. Parte di essa è detta Costa di Granito Rosa: qui i massi scolpiti dalla forza del mare assumono bizzarre forme in cui ci si può divertire a riconoscere sembianze umane ed animali. E qui è particolarmente evidente il fenomeno delle maree, che nel giro di sei ore trasformano un tratto di mare in un suolo dall&#8217;aspetto lunare, un&#8217;isola in un promontorio. A proposito di maree possiamo ascoltare «Au Bistrot d&#8217;la Marée Basse» del gruppo <strong>Les Clébards</strong>, voce roca e punk rock da osteria.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Les Clébards - Au bistrot d&amp;apos;la marée basse" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/rQPVUHxdY1s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il nostro viaggio si avvicina alla conclusione, ma passando per la città di St. Brieuc non possiamo non incontrare i <strong><a href="https://www.facebook.com/LongsRiffs/">22 Longs Riffs</a></strong> e il loro travolgente valzer hardcore, «una musica senza frontiere, senza violenza né barriere». Deliziamoci con «Balle Populaire».</p>



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<iframe loading="lazy" title="22 Longs Riffs  - Balle populaire - (Feat. Hélène Le Gros)" width="1220" height="686" src="https://www.youtube.com/embed/K4M4RBy8ZHI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Dulcis in fundo, come ultima tappa di questo giro della Bretagna, approdiamo nella splendida città di <strong>St. Malo</strong>. Il suo centro storico, cinto da mura monumentali, è interamente costruito su un&#8217;isola che offre un panorama eccezionale sulla baia. La città deve la sua fama all&#8217;essere stata dal &#8216;400 in poi uno dei più grandi rifugi di pirati d&#8217;Europa. Ce la lasciamo raccontare, in musica e immagini, dagli <strong><a href="https://www.facebook.com/strollad/">Strollad</a></strong>, uno dei più noti gruppi ska-punk bretoni.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Vi è piaciuto questo percorso sonoro? <a href="https://www.radiopunk.it/25/contatti/"><strong>Scriveteci</strong></a> cosa ne pensate, e se avete qualche suggerimento per nuovi percorsi sonori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elvira Cuomo</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/viaggio-punk-in-bretagna/">Percorsi sonori: la Bretagna</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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