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	<title>street punk Archivi - Radio Punk</title>
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	<description>International punk ‘zine, Label &#38; distro ,  pin maker / stampa spillette, Antifascist DIY crew</description>
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	<title>street punk Archivi - Radio Punk</title>
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		<title>Intervista agli Zeman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 14:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con gli Zeman, band oi! di Bologna Gli Zeman in questo 2025 compiono dieci anni di attività e il 17 marzo hanno pubblicato il nuovo disco “Ancor Non M’Abbandona”. Dopo due album, “Attitudine Offensiva” e “Sunday Boys” e uno split con i Coru &#38; Figau, la band di Bologna sforna 11 nuove canzoni in &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con gli Zeman, band oi! di Bologna</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <a href="https://www.facebook.com/zeman.Oi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zeman</a> in questo 2025 compiono dieci anni di attività e il 17 marzo hanno pubblicato il nuovo disco “Ancor Non M’Abbandona”. Dopo due album, “Attitudine Offensiva” e “Sunday Boys” e uno split con i Coru &amp; Figau, la band di Bologna sforna <strong>11 nuove canzoni in formato LP grazie alla coproduzione tra Hellnation, Tough Ain’t Enough, Relax-O-Matic Vibrator e Rusty Knife</strong>. Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la band.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti sulla nostra ‘zine. Pur conoscendoci da anni non avevamo mai avuto il piacere di intervistarvi come Zeman, anche se siete già passati di qui con altri vostri progetti quali Cesoia e C4. Partiamo dall’inizio, raccontateci la storia degli Zeman…&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Si tratta più che altro di farcela, in un modo o nell’altro, sperare che il fegato non sanguini, sopravvivere a lavori monotoni e sottopagati, non morire di fame in camere in affitto, rimanere in piedi all’ultimo drink, all’ultima rissa alle cinque del mattino senza un motivo apparente. La musica c’entrava ben poco. Soprattutto agli inizi. <em>infatigable</em>. Dormivamo in doppie o triple, non avevamo i soldi neanche per entrare nei bar o nei pub, così compravamo il whisky della Lidl a sette euro e ce ne stavamo in una casa in Via della Liberazione a bere e a giocare a carte. Facevamo fuori almeno due bottiglie di pessimo bourbon a settimana, ma raramente liscio, perché era imbevibile, lo allungavamo o con la coca cola o semplicemente con il ghiaccio. Il resto se ne andava nelle birre in lattina e nella vodka infilata sotto la giacca. Bologna era diversa da come è adesso, un mangificio a cielo aperto, parco giochi per americani e tedeschi pieni di soldi. Prezzi dei kebab raddoppiati. Mauro stava in un loculo adibito a studentato, io, Davide, pagavo cento euro e qualcosa per stare in una doppia che si trasformava in tripla quando, di tanto in tanto, un mio amico aveva bisogno di un posto per passare la notte. Contratti occasionali si susseguivano come scarafaggi sul pavimento. Frequentavamo le serate dei collettivi, ma solo per rubare da bere e fare casino, gli autonomi mi hanno sbattuto spesso fuori dalle loro feste in Via Zamboni, eravamo troppo proletari per i rampolli delle famiglie borghesi italiane che mandavano i figli a fare la vacanza politica nella culla del’77. Vengo da un quartiere popolare di venti mila cristi che fanno i manovali, i magazzinieri o si bevono quel che rimane nei circoli in penombra, tra le file del SERT per prendere il metadone e le ichnusa delle otto del mattino. La formazione è cambiata nel tempo, abbiamo avuto Gaber al basso finchè non si è trasferito a Barcellona, Norby alla batteria, ritornato da dove era partito, ma sta ancora con noi, alla chitarra dal Gruppo Erotico Barletta, Vinc, vive lontano, e mettere tutti i pezzi insieme è arduo, ma continuiamo, cosa dovremmo fare altrimenti? Passare i sabati sera in pizzeria o ammazzarci di serie tv sul divano ordinando cibo spazzatura? Combattere è l’unica cosa che ci tiene vivi. Una lotta impari contro il destino. E dato che nessuno ha vinto la lotteria dobbiamo continuare. L’unica cosa che possiedo è una guzzi V7 con un bicilindrico inclinato a novantagradi, 750 di cilindrata, made in Mandello del Lario, comprata a rate con la garanzia alla banca della pensione di mio padre, lo scarico è come il basso distorto che sbatte sul rullante, da zero a cento in cinque secondi netti, come Bardana o Disciplina.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Parliamo un po’ del nuovo disco. Quali novità sentite di aver apportato alla vostra discografia con questo lavoro rispetto a quelli precedenti? A livello di tematiche cosa affrontate in questo nuovo album?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Ultimamente in giro abbiamo sentito troppa roba morbida, chitarrine melodiche e voci accomodanti che ammiccano al pubblico, un punk-rock pulito passare troppo spesso per musica Oi! o affine. Non è quello che vogliamo. In questo disco abbiamo ricercato le sonorità dell’italia anni ‘80, dei Nabat, suoni ruvidi, duri, senza compromessi, rec low-fi che sputavano dolore e veleno, come le nuove uscite francesi, spagnole, catalane, basche a cui ci siamo ispirati: Beton arme, Squelette, Brux, Aresi, Ultra Razzia, Rixe, Reconquesta. Abbiamo affidato il mixaggio del disco e la postproduzione musicale ad Alex degli IENA, volevamo un disco che fosse espressione di quello che vivevamo, di ciò che provavamo: la batteria è un martello che si scaglia su un panchina di metallo, gli assoli graffiano la porta di un garage, la voce arriva dal sottopassaggio dello stadio. Ci importava solo che suonasse vero e scarno, spoglio, a tratti dissonante, come una mitraglia, come una poesia futurista. Zang Tumb Tumb. Per quel che riguarda le tematiche abbiamo cercato di distanziarci dalla retorica classica che oramai ci appare lontana: Bardana parla di un crimine consumato nella Sardegna dell’800 dove le case dei ricchi venivano assalite da manipoli di uomini armati a cavallo, uccidendo chiunque si trovasse sul cammino. Incorruttibile è una canzone su Robespierre, uno dei più grandi rivoluzionari della storia, e poi le atmosfere notturne di Rasoi, la domenica mattina verso lo stadio e i risvegli e la nostra città in Aspettando solo un goal e Una vita intera, i pezzi più identitari come Teste Rasate e Ancor non’abbandona, la storia dei nostri inizi, siamo venuti da zero, immigrati, nessuno ci ha regalato mai nulla (il titolo del disco è preso da un verso dell’Inferno di Dante). Fenomeno invece è un pezzo sulla gente che spesso si fa il viaggio, per la maggior parte online, credendo di essere chissà cosa, oggi è tutto molto più facile, metti due foto belle in posa, spari due cazzate, ed il gioco è fatto. Infine No one likes us, la versione dei Business che noi abbiamo riadattato alle strade di San Donato e alle nostre di curve. Meglio Millwall che West Ham.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Vi va di parlarci di chi ha curato la parte dei suoni, grafiche, foto e delle etichette che hanno contribuito a far uscire il disco?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Dopo dieci anni possiamo dire di aver contribuito tutti alla creazione musicale del disco, in maniera abbastanza equivalente, ai riff, alle melodie, alle ritmiche, ai suoni. Le rec sono state fatte nel nostro bunker, Il Vecchio son, Al Sonhouse studio da Grug, Epica la sessione dei cori, eravamo in una decina almeno, ci siamo fatti fuori una bottiglia di whisky e un paio di casse di birra, i cori che sentite alla fine delle canzoni nel disco sono tutti spontanei, anzi ne abbiamo dovuto tagliare delle parti perchè ovviamente sono degenerati. Il mixaggio, come detto prima, è stato affidato ad Alex degli Iena, volevamo un suono grezzo e ossessivo, sferragliante, anticommerciale, qualcosa che si distaccasse dalla maggior parte delle uscite italiche odierne. Il master ci è stato consigliato da Alex in uno studio di Firenze. Delle grafiche se n’è occupato Tommy, nostro amico da tanti anni, le foto, ed il video che hanno accompagnato l’uscita del disco sono state affidate a Camilla, la quale è stata molto paziente, poiché non siamo artisti, non usciamo bene in foto, non sappiamo che fare di fronte ad una camera. Prima dell’uscita dell’album vero e proprio abbiamo registrato una promo che in seguito abbiamo girato alle etichette di cui apprezziamo le produzioni, principalmente francesi e spagnole, basche, oltre ad Hellnation, inossidabile centro dell’Oi! di qualità. Alla fine il disco è stato coprodotto da Tough ain’t enough, etichetta spagnola, Rusty Knife e Relaxomatic vibrator record, francesi (quest’ultima di Marsiglia, dove abbiamo suonato in passato) ed infine da Robertò di Hellnation, ovviamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<iframe style="border: 0; width: 400px; height: 472px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1160514443/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/artwork=small/transparent=true/" seamless><a href="https://zemanoicore.bandcamp.com/album/ancor-non-mabbandona">Ancor non m&#39;abbandona by ZEMAN</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Nella bio e nei flyer compare la dicitura “Bologna” ma nessuno è originario della città felsinea. Qual è il vostro rapporto con la città e con lo stadio? Quali sono i luoghi di aggregazione dei kids oltre al bar dei ragazzi?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: il rosso e blu fondamentalmente. Sono i colori della città da cui vengo (Sassari), della città dove ci siamo formati, del Cagliari, che io odio ma che Mauro e Norby tifano, anche se Il Barletta di Vinc è bianco e rosso, ma questa è un’altra storia. La prima volta che abbiamo provato è stata al Vecchio Son, Steno non ci aveva mai visto, nessuno ci aveva mai visto, là scegliemmo il nome della band e scrivemmo No Fair Play, Attitudine offensiva, Disciplina. Cos&#8217;altro dovremmo mettere nella dicitura? E poi mica siamo leghisti, lo Ius sanguinis è una roba passata, da Calderoli. I posti che frequentiamo sono, e sono stati, in pratica quelli dove si spende e si spendeva meno. Dei luoghi di aggregazione politica, dei luoghi in voga, di quelli in cui si chiacchiera amabilmente, non mi è mai fregato un cazzo: la media nazionale del consumo di birra in Sardegna è la più alta d’Italia, compete con Monaco di Baviera, non posso spendere otto euro per una media o per una merda di birra artigianale. Di conseguenza&nbsp; ci potete trovare spesso e volentieri in San Donato: Bar dei Ragazzi, Sardocinese, Bar Kantelli, Bar Texas. Per l’Oi! vi possiamo dire Bologna city rockers, Sottotetto e quello che ormai era Skeggia, grandi nottate, sciarpe ultras, campari e gin, stretti tra il bancone e il muro, stage diving dalla porta, ma dicono che devono rifare lo stadio nuovo, con i parcheggi e i fast food, le foto con le facce colorate ed i palloncini ai bambini, attenderemo pazienti un altro posto, e se non ci sarà be’, vedremo il da farsi. C’abbiamo anche scritto un libro su Skeggia, me medesimo Davide e i regaz di Bcr, ultras skin punx hooligans, vera autoproduzione, tutto fatto da noi, niente lucro, niente booking, c’è un mio amico il Dj che beve solo coca e rum, prima che partissimo per una trasferta, da Skeggia, disse: “Aspettate aspettate”, fece fermare il van da nove, scese e riempi una bottiglia di the con rum e una spolverata di coca cola. Arrivati al porto di Livorno era già bella che finita.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Siete una band dichiaratamente skinhead e antifa e lo ribadite anche nei testi di questo disco, vedi “Nemico”. Quali sono le lotte a voi più care e più in generale cosa ne pensate dell’attuale scenario geopolitico?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Nei testi di questo disco in realtà non abbiamo sentito il bisogno di ribadire che siamo una band antifascista, suoniamo da più di dieci anni, la gente ci conosce e quindi ci siamo concentrati su altri modo di esprimere la nostra vita. Abbiamo partecipato a tante lotte antifasciste in città, dai presidi in piazza alle punte fuori dai concerti per cacciare i nazi o non farli entrare, conta solo questo penso, conta essere veri, fino in fondo. C’è un testo tuttavia, che abbiamo sentito l’esigenza di scrivere, anche soprattutto in base agli ultimi eventi internazionali, alle ultime guerre. “Nemico”. Perché l’Occidente democratico ha già decretato quali sono i nuovi nemici dell’ordine costituito, della morale comune, della civiltà. Una guerra santa a chi non si conforma. Nemico è il palestinese, nemico è il russo, e noi che abbiamo la memoria lunga, e che la storia l’abbiamo studiata, sappiamo che degli americani c’è sempre stato poco da fidarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="710" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-710x1024.jpg" alt="" class="wp-image-27380" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-710x1024.jpg 710w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-600x865.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-208x300.jpg 208w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-768x1108.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49-8x12.jpg 8w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-21-ore-08.21.49_56153e49.jpg 954w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mauro (bassista), Davide (cantante), Vinc (chitarrista), Norby (batterista)<br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Visto che il disco è uscito per una cordata italiana-francese-spagnola avete in programma un tour europeo o qualcosa di simile? E in generale, cosa c’è nel futuro degli Zeman?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Un tour di presentazione ci sarà, agli inizi con date in Italia e Sardegna, poi eventualmente anche in Europa, ma non immaginatevi tour di tre settimane in Francia e Spagna, noi lavoriamo tutta la settimana e abbiamo libera la domenica, quando va grassa il sabato, i gruppi che fanno mega tour in Sud America, USA, Polonia, di settimane, che lavoro fanno?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: 10 anni non sono affatto pochi, considerando che siete sempre rimasti attivi nel vero senso della parola. Ne avete viste e passate molte. Vi sembra cambiata la scena skinhead bolognese e italiana in questi anni? Cosa vi piace e cosa vorreste migliorare? Dopo questa domanda filosofica vi ringraziamo, salutiamo e ci andiamo a fare un bel cicchetto alla vostra salute, oi!</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Zeman: Tutto cambia, niente rimane così com’è. Panta rei. La scena non fa differenza. Sicuramente l’età media si è alzata, soprattutto ai live, band di pischelli non ne vedi più in giro, questo vale per tutta l’Italia, in Francia Spagna e Euskadi la situazione mi sembra più viva. A Bologna però forse qualcosa si muove ancora, ci sono gli Oltre La Linea, regaz di Porretta molto validi, non diciamo <a href="https://www.radiopunk.it/25/intervista-ai-cesoia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cesoia </a>sennò siamo di parte, e tutti quei gruppi con cui condividiamo sempre volentieri il palco: Nabat, Diario di bordo, Zona, Rude ed i Ghetto. Penso che dipenda molto anche dai posti, di luoghi autogestiti ormai non ce ne sono molti, si suona più nei club, il che non è un male per tutta una serie di ragioni, come l’acustica, l’organizzazione, le birre in vetro, ma si perde secondo me in spontaneità, opposizione, rabbia, avanguardia, contrasto. L’Oi! ha bisogno di vitalità, di gente che viene dalla merda, dalle province e dalle periferie, tessere a otto euro e consumazioni a nove, affitti a seicento a singola, tolgono tutto il romanticismo. Siamo pur sempre le invitte schiere che hanno sul bavero fiamme nere. Spero in una generazione di nuovi kids che fotta la sicurezza all’ingresso, rubi le bottiglie da dietro il bancone e si faccia buttare fuori, come abbiamo fatto noi, sai mai che poi si mettano a fare musica per distruggere ancora le nostre certezze, per svegliarci da un torpore stringente di foto ai live, cuori, condivisioni, liti sui social, fenomeni dell’ultimo minuto. Noi ci proviamo a resistere. E se non vi piace, be’, No one likes us, we don’t care.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto di <a href="https://www.instagram.com/camicristo.jpg/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cami Cristo</a><br></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Intervista ai Güerra</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 09:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[italian punk oi]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
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		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con i Güerra, band punk oi! romagnola che ha da poco fatto uscire il nuovo album &#8220;Quanta Fame Hai?&#8221; Siamo estremamente legati a questa band e a queste persone: ci siamo conosciuti a XM24 e in generale ai concerti a Bologna e dintorni e da lì è stato amore a prima vista. Abbiamo coprodotto &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/intervista-ai-guerra/">Intervista ai Güerra</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con i Güerra, band punk oi! romagnola che ha da poco fatto uscire il nuovo album &#8220;Quanta Fame Hai?&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo estremamente legati a questa band e a queste persone: ci siamo conosciuti a XM24 e in generale ai concerti a Bologna e dintorni e da lì è stato amore a prima vista. Abbiamo coprodotto il primo album, presentato il <a href="https://www.facebook.com/events/395799574418677?locale=it_IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">13-12 al Vecchio Son al compleanno di Bologna Punx</span></strong></a>, e abbiamo prodotto poi insieme ad Hellnation il loro secondo lavoro dal titolo &#8220;Quanta Fame Hai?&#8221; uscito ad aprile di quest&#8217;anno. Attivi sulla scena da tantissimi anni i loro componenti suonano o hanno suonato in band come <a href="https://scorma.bandcamp.com/album/melena-lacrime-e-piombo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Scorma</span></strong></a>, <a href="https://tumulto.bandcamp.com/album/riflesso-incondizionato" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Tumulto</span></strong></a>, <a href="https://nowhiterag.bandcamp.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">NoWhiteRag</span></strong></a>, <a href="https://skulldband.bandcamp.com/album/reinventing-darkness" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Skulld</span></strong></a> e hanno formato i Güerra qualche hanno fa, band street punk oi! dalle sonorità anni &#8217;80 che ricordano, un nome su tutti, i Blitz. Se vi interessa una copia del loro ultimo disco, <a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">potete ordinarlo qua</span></strong></a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi lasciamo il player di &#8220;Quanta Fame Hai?&#8221;, da ascoltare mentre leggete l&#8217;intervista ai Güerra, buona lettura!</p>



<iframe style="border: 0; width: 400px; height: 472px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=1524429666/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/artwork=small/transparent=true/" seamless><a href="https://sperovenganoiguerra.bandcamp.com/album/quanta-fame-hai">Quanta Fame Hai? by GÜERRA</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao e benvenuti! Partiamo subito con la domanda seria: Non fate altro che dire “</strong><strong>Burdèl” sia dal vivo che sui social, ma molte persone non romagnole con cui abbiamo parlato pensano sia un intercalare senza un significato specifico. Mettete nero su bianco cosa vuol dire e che non se ne parli mai più!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Ciao! Bene, iniziamo subito con le domande di un certo peso. Burdèl significa ragazzi nel dialetto romagnolo del forlivese e del cesenate. Si perché in Romagna basta spostarsi solo di qualche km per trovare dialetti e modi di dire molto diversi tra di loro. Ad esempio a Ravenna dicono Tabac, a Faenza dicono Basterd e così via. La scelta di questa parola rispecchia ovviamente una rivendicazione territoriale fatta però senza campanilismo. Quando abbiamo iniziato a suonare come Güerra ci è quindi sembrato il modo più coerente e diretto di rivolgerci a chi ci ascolta, per intenderci può essere considerato il corrispettivo di <em>kids</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: …ok, la domanda più importante è andata. Scherzi a parte, raccontateci un po’ di voi, come nascono i Güerra e parlateci anche dei vostri progetti che avete avuto precedentemente.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: I Güerra nascono al bancone di un pub. Una sera senza luna, una sera come tante che ci vedevano spendere interi stipendi nei peggiori pub e circoli del forlivese tra bicchieri di birra e cicchetti di vodka, ci è venuta la folgorante idea di fare un gruppo in stile Blitz. Era il 2018 e avevamo smesso di suonare insieme 3 anni prima, quando l’esperienza degli Scorma aveva trovato la sua naturale conclusione con un ultimo concerto al Capolinea di Faenza, ironia della sorte. Gli Scorma erano a loro volta un’evoluzione delle Scoregge Marce, gruppo attivo tra il 2001 e il 2009 che aveva visto l’avvicendarsi di diversi membri fino alla definitiva formazione a quattro con Mattia al basso, Enrico alla chitarra, Poli alla batteria e Digi alla voce. Dopo l’uscita di un paio di cd autoprodotti, nel 2009 appunto entra anche Nicholas alla seconda chitarra, avviene il cambio del nome e la registrazione di Melena Lacrime e Piombo, coprodotto da Baobab Records e Rumagna Sgroza nel 2011. Nel giro di un paio d’anni Digi lascia il gruppo e rimangono Nicholas e Enrico ad alternarsi alle voci, registriamo altri 5 pezzi che rimangono inediti e arriviamo quindi al già citato ultimo concerto al Capolinea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei successivi tre anni il legame che si era creato negli ultimi 15 anni è rimasto comunque un punto fermo nelle nostre vite, abbiamo continuato a condividere bevute, concerti, gioie e dolori fino alla fatidica decisione di riprendere gli strumenti in mano, ripartire con semplicità e urgenza e mettere in piedi un nuovo progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi ha avuto anche altre esperienze musicali in passato: Enrico ha suonato in Green River Killer, Violent Sutura, Tumulto insieme a Nicholas, che a sua volta suona tutt’ora il basso in un progetto solista rock alternativo di un noto agitatore di circoli e osterie romagnole che risponde al nome di Mirko Paggetti (anche lui passato tra le fila delle Scoregge Marce), il gruppo si chiama Niente. Enrico attualmente è impegnato anche con No White Rag e Skulld. Nicholas, Mattia e il Poli hanno suonato in adolescenza in alcuni gruppi punk e oi! dalla vita più o meno breve: Dirty Riot, Mistake e Diserzione. Il Poli ha poi sempre suonato nel garage di casa sua, prevalentemente bossanova e simili, con grande apprezzamento da parte di tutto il vicinato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="732" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-732x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21097" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-732x1024.jpg 732w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-214x300.jpg 214w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-768x1075.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-1097x1536.jpg 1097w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas-600x840.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/nicholas.jpg 1143w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nicholas (foto di Oskar Tocha)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Spiegateci un po’ il concept che sta dietro al titolo dell’album e alla copertina…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: &#8220;Quanta fame hai?&#8221; era la classica domanda delle nostre nonne quando ci mettevano a tavola. Inserita nel contesto del disco e più nello specifico nel testo di Branco, questa frase assume una connotazione politica e sociale. Intendiamo quindi chiederci quanta fame abbiamo di tutto, di vita e di equità, di lotta e rivoluzione. Quanta fame abbiamo perché tante cose ci sono state tolte e ci sono altri che si stanno ingrassando a nostre spese. Ma non solo quanta fame abbiamo noi, lo chiediamo anche a chi ci ascolta per creare un’unione di intenti e renderci conto che la fame di vita dev’essere uno sprono a non chiudere gli occhi o arrendersi a chi, questa vita, l’ha resa agra e spigolosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo solco è nato anche il concept della copertina. Abbiamo chiamato amici e amiche che si volessero prestare ad apparire nella foto, seppur con il volto tagliato, ripresi attorno ad un tavolo non troppo imbandito (ci sono piadina, spaghetti al pomodoro, vino e tante sigarette) con al centro una molotov. Abbiamo anche deciso di dare rappresentanza a generi, provenienze geografico/culturali ed età per dar forma ad una vera e propria unione di intenti trasversale a tutto ciò. Il senso crediamo sia abbastanza esplicito, leggendo le righe precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Vi va di raccontarci qualcosa in più sul disco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Abbiamo registrato in due sessioni e armonizzato tutto con il mixaggio e il master finale, sotto il controllo dell’onniscente Grug, di cui ci fidiamo ciecamente. Siamo entrati in studio la prima volta a novembre 2021 per registrare i primi 6 pezzi, per poi tornarci ad aprile 2022 per gli altri 6. In questo modo siamo anche riusciti a capire cosa non funzionava nelle canzoni registrate a novembre e correggere il tiro. A settembre 2022 era tutto pronto per andare in stampa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei nostri testi parliamo di quello che ci circonda, delle ingiustizie che vediamo e viviamo ogni giorno. Parlano degli esclusi e degli ultimi, di chi vive ai margini una vita da sfruttato e di chi subisce discriminazioni (<strong>Branco</strong> e <strong>Condannato a vita</strong>). Parlano del tempo che passa e di noi che, stoicamente, andiamo dritti per la nostra strada (<strong>Sigarette Storte</strong> e <strong>Quello schifo di bar</strong>). Parlano di spazi sociali che non esistono più ma che accendono il cuore di migliaia di compagni e compagne, nello specifico il riferimento è a XM24 (<strong>Artax</strong>). Parlano della brutalità delle Forze dell’Ordine, dei nostri sentimenti nei loro confronti e del fatto che abbiamo bisogno di una rivoluzione (<strong>13:12</strong> e <strong>Riot</strong>). C’è spazio anche per riflessioni su noi stessi, il quotidiano e la necessità di farsi strada in un mondo che sembra sempre più una distopia (<strong>Amica Oscurità</strong> e <strong>Io vivo</strong>). Ma parlano anche di amore (<strong>Canzone del bar perduto</strong>). Il covid ha ispirato uno dei due pezzi in inglese (<strong>Knots</strong>) e parlando di ispirazioni, le lezioni sui longobardi del Professor Alessandro Barbero ci hanno portato a scrivere un elogio alla spranga (<strong>Spranga!</strong>, appunto).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21098" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-1024x683.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-300x200.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-768x512.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-1536x1024.jpg 1536w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia-600x400.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/mattia.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mattia (foto di Oskar Tocha)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: “Artax” parla di XM24, storico spazio pubblico autogestito bolognese sgomberato nel 2019. Quanto è stato importante per voi? Ci sono altri spazi sociali che vi portate nel cuore?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra:&nbsp;Per i Güerra è stato fondamentale in quanto è stato teatro del nostro primo concerto nel 2018! Siamo anche riusciti a tornarci a suonare un’altra volta prima della chiusura e porteremo sempre nel cuore quei due concerti. In passato abbiamo avuto la possibilità di suonare diverse volte anche come Scorma e con i Tumulto e ha sicuramente rappresentato uno spazio unico in cui condividere esperienze, lotte, sogni e speranze. XM24 era tutto questo, era il cuore pulsante della Bolognina ed è stato vissuto così anche da noi, che venivamo dalla provincia ma eravamo spessissimo lì. Per questa ragione abbiamo deciso di dedicargli Artax. A Bologna, oltre a XM24, potrei citare e dire le medesime cose di Atlantide (con i Tumulto abbiamo suonato all’ultima serata con i Negative Approach e Danny Trejo, qualche ora prima dello sgombero) e il Circolo Iqbal Masih. Tornando indietro nel tempo, come citato precedentemente, il Confino di Cesena e lo Spartaco di Ravenna, che nonostante tutto resiste!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Tornando un attimo indietro, qual è stato il vostro primo concerto punk? Quando siete stati folgorati dalla fiamma del punk hardcore? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicholas: il mio primo concerto punk è stato al Festival dell’Unità di Forlì, il 08/07/2002. Suonavano i Dead Kennedys senza Jello Biafra e i Marsh Mallows di Rimini a supporto. Ero in prima fila e ho ancora ricordi molto vividi di quel concerto, nonostante la mancanza di Biafra spingevano tantissimo. Questo è stato il primo vero momento in cui ho capito che il punk mi avrebbe accompagnato lungo tutto il corso della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mattia: Sembra una cavolata ma credo che il mio primo concerto punk siano state le Scoregge Marce nel parchetto dietro casa mia e penso proprio di aver detto &#8220;ma chi sono sti scemi&#8221; hahaha poi per ironia della sorte visto che scemo lo sono pure io ho iniziato a suonarci assieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Enrico: Il mio primo concerto punk è stato sicuramente Gianni Drudi nel ‘95! Scherzi a parte, Deconstruction Tour a Bologna nel 2000, ricordo nitidamente soprattutto i concerti dei NOFX e dei Good Riddance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poli: Il mio primo concerto punk risale al 1998, avevo 13 anni e dissi alla mamma che andavo a dormire da un amico, lui fece uguale, abbiamo preso il bus e siamo andati a Reggio Emilia a vedere Iggy Pop.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21099" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-683x1024.jpg 683w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-200x300.jpg 200w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-768x1152.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-1024x1536.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli-600x900.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/poli.jpg 1067w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Poli (foto di Oskar Tocha)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Domandona sulla vostra amata terra, la Romagna. Com’era la scena punk e antagonista quando avete iniziato a bazzicare voi e come la vedete adesso? Quali cambiamenti principali avete riscontrato? Cosa vi aspettate dal futuro della scena romagnola? Consigliate qualcosa alle nuove generazioni romagnole di punx e skins…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Quando eravamo ragazzini c’era il Confino Squat a Cesena, un posto incredibile che ha ospitato lotte di vario tipo e un numero spropositato di concerti. Era un momento di forte interesse per la musica punk, si era esaurito il revival di metà/fine anni ‘90 ma era esploso nuovamente con i 25 anni di Nevermind the Bollocks dei Sex Pistols. In Romagna c’erano tantissime band ascrivibili all’universo punk e Forlì era una vera e propria fucina incendiaria: Le Croste, Reprisal, Roots Radicals, Rebelde, Roid, Raein, La Quiete. Per un certo periodo di tempo Riccardo e Betty dei Reazione avevano gestito il 4Fun di Bellaria in cui suonarono una lista infinita di gruppi (ricordo così a caso Exploited, Peter &amp; The Test Tube Babies, Steno e Laida Bologna Crew, Total Chaos) e tra Forlì, Forlimpopoli e Cesena si era creato un contingente punk che in parte è presente ancora oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene o male in ogni città era presente uno spazio autogestito o occupato: come detto a Cesena c’era il Confino, sgomberato nel 2004; a Forlì ci sono stati per breve tempo il Borghetto e il Maceria, entrambi occupati; a Ravenna c’era lo Spartaco che attualmente sta passando vari guai. Esistono invece ancora a Faenza il Capolinea, a Rimini il Grottarossa e il Casello Squat a Lido di Savio, vero e proprio baluardo dell’occupazione in regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che abbiamo rilevato, al di là della progressiva mancanza di posti in cui suonare o esprimersi, è il crollo verticale della presenza di giovani o adolescenti a concerti ed iniziative. Non c’è stato un ricambio generazionale sufficiente a portare avanti certi tipi di istanze, sia politiche che musicali. L’età media è decisamente molto alta rispetto a quando eravamo ragazzi noi, si potrebbe dire che la nostra generazione è stata l’ultima per la quale la miccia del punk abbia preso realmente e concretamente fuoco. L’auspicio è che le nuove generazioni possano avvicinarsi sempre di più al nostro mondo, perché il rischio è quello di esaurirsi o ripetersi all’infinito in una trappola autoreferenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poli: Quando si parla della scena nella nostra adolescenza io citerei soprattutto la realtà di Forlimpopoli, in cui in un solo bar c&#8217;erano 4-5 gruppi che suonavano, tra cui i Cacciati. Gruppo composto da gente cacciata da altri gruppi a cui diverse volte è stata staccata la corrente mentre suonavano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Nessuno di voi è skinhead, anche se Monti prova a mimetizzarsi con la sua capoccia rasata. Come vi è venuto in mente di fare un gruppo oi!? Scherzi a parte, come per “Burdèl” diverse persone si chiedono cosa significhi la vostra descrizione che si vede ogni tanto nelle locandine dei concerti. Spiegate a chi legge il significato di “Ines Youth Plays oi!”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Per scherzare diciamo che siamo herberts, anche se <strong>Poli escluso</strong> non andiamo neanche allo stadio!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come detto in precedenza, l’idea iniziale è stata quella di fare un gruppo in stile Blitz, poi nella realtà nella composizione dei pezzi sono entrate tante influenze e stili diversi. Ad ogni modo, tutti e quattro abbiamo sempre ascoltato tanta musica oi! prevalentemente inglese e italiana e questo credo si rifletta nella musica che abbiamo deciso di fare. Da ragazzini ci scambiavamo musicassette di gruppi come Nabat, Colonna Infame, Banda Bassotti, Cock Sparrer, Angelic Upstarts e Blitz solo per citarne alcuni, sono più di 20 anni che questa musica e soprattutto questi gruppi ci accompagnano. Ovviamente con il tempo i nostri ascolti si sono molto diversificati, Monti ad esempio ascolta solo metal estremo e il Poli ascolta quasi solo Nelson Cavaquinho e Pixinguinha. L’oi! ci è sembrato però fin da subito un genere che potesse rispondere nell’immediato alla nostra voglia di fare musica connotata con quello che viviamo ogni giorno. Le tematiche rispecchiano in pieno situazioni di vita vissuta, la violenza e le ingiustizie che ci circondano, la necessità di ritrovarsi tra pari per sfogare insieme e in coro la frustrazione di vivere in un mondo incoerente e spaventoso. L’oi! è sicuramente il genere che ci avrebbe dato questa possibilità, senza tralasciare il fatto che ne siamo spudorati estimatori fin dall’adolescenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il significato di Ines Youth Plays Oi! è presto detto: siamo giovani (!) suoniamo oi! e adoriamo la piadina della Boutique della Piadina, storica piadineria di Bertinoro tenuta dall’inossidabile Ines. Negli anni è diventata anche meta di pellegrinaggio da parte di gruppi di passaggio in Romagna grazie alla proposta vegana di piadine, crescioni e rotolini. Inoltre Ines è anche la vicina di casa di Enrico, quale miglior modo di omaggiarla se non portarla con noi? A dire il vero non ricordo esattamente chi ci definì così sulla locandina di uno dei nostri primi concerti, però ci piacque e lo adottammo come definizione più o meno ufficiale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-21100" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-683x1024.jpg 683w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-200x300.jpg 200w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-768x1152.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-1024x1536.jpg 1024w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico-600x900.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/10/enrico.jpg 1067w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Enrico (foto di Oskar Tocha)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Torniamo un attimo seri per parlare di ciò che è accaduto a maggio, con la terribile alluvione. Sappiamo che purtroppo anche voi siete stati colpiti, infatti avete destinato il ricavato della vendita del formato digitale su bandcamp al vostro batterista, il buon Checco Poli. Com’è stato affrontare questa sciagura? Avete ricevuto solidarietà e vicinanza? Com’è la situazione attualmente e cosa si può fare oggi per dare una mano concretamente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: (Nicholas) Personalmente ho vissuto con estremo sconforto quei terribili giorni di maggio. Abito a Lido Adriano, sul litorale ravennate, ma ho passato 30 anni della mia vita a Forlì ed è una città che, nel bene e nel male, mi ha segnato profondamente. Le ferite che ha riportato durante quei giorni e quello che ho potuto vedere con i miei occhi quando sono andato ad aiutare a spalare tonnellate di fango rimarranno per sempre impresse nella mia memoria. Così come la paura e l’attesa prima dell’allagamento di Ravenna, città che mi ha adottato anche dal punto di vista lavorativo, li ricordo con disagio. Non stiamo qui a discutere su chi avrebbe dovuto fare cosa o sull’incapacità dimostrata su tutti i livelli decisionali di prevedere, prevenire, contrastare il peggio e supportare poi la popolazione colpita, certo è che quello che è successo ha però messo in moto la parte migliore di tante persone che si sono dedicate ad aiutare, aiutarsi e stringersi intorno a chi aveva più bisogno. Ne sono dimostrazione anche tutti i benefit ai quali abbiamo deciso di partecipare in autunno, a 6 mesi dalla tragedia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Mattia) L&#8217;alluvione oltre il tentativo di un Dio biblico e collerico di annientarci visto che qui da sempre è terra di anticlericali, è anche l&#8217;esempio che l&#8217;autogestione nelle prime settimane quando i quartieri ancora erano sommersi dal fango è stata la nostra unica alternativa concreta per cercare di ripristinare la vita di tutti i giorni. In definitiva l&#8217;alluvione ci ha fatto capire che Dio non esiste e se esiste ha perso, lo Stato pure.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Per come la viviamo noi, punk, politica e diy vanno di pari passo. Anche voi è indubbio che siete molto sensibili a tutta una serie di tematiche anticapitaliste. Quali sono i temi politici e sociali che vorreste diffondere maggiormente attraverso le vostri canzoni? E quali sono in generale le lotte che seguite di più?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra:&nbsp;(Nicholas) Da sempre ciò che ci interessa di più è porci come portavoce degli oppressi, dei più deboli, dei reietti e dei diseredati. Cantiamo quello che viviamo ogni giorno, che vediamo nelle strade e che molte volte sperimentiamo direttamente sulla nostra pelle e sperimentano le persone a noi vicine. Rivendichiamo uno status opposto a quello della classe dirigente, o quanto meno alla stragrande maggioranza del popolo bue che si nutre di illusioni, pane e odio. Come cantava Claudio Lolli <em>“&#8230;vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dir se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia”</em>. Siamo sempre stati molto vicini alle rivendicazioni e alle lotte operaie, alle lotte per la casa, a tutte quelle realtà che si sono poste e si pongono in ottica anticapitalista. Siamo quindi da sempre complici e solidali con le realtà antifasciste, antirazziste, antisessiste e cerchiamo di raccontarlo attraverso le nostre canzoni o suonando in un certo tipo di contesti, che connotano quindi la nostra appartenenza. Ci siamo sempre espressi a favore della libertà di movimento delle persone e siamo interessati a tutte quelle realtà che si impegnano nell’ambito delle migrazioni e che cercano di assicurare porti sicuri (fisici e metaforici) alle persone che arrivano o vogliono arrivare in Italia o in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Mattia) Ricordo una frase scritta a bomboletta su un muro sulla strada di casa che era &#8220;il punk è stato un modo per dire no quando potevamo solamente dire si&#8221;. Mi faceva morir dal ridere quella frase perché aveva una sintassi bestiale. Molto spesso la urlavo a mo&#8217; di slogan quando ci passavo davanti in macchina, però credo che racchiudesse tutto il significato del punk o per lo meno come lo intendiamo noi. Il punk oltre ad essere stata la colonna sonora della vita di tanti è stato anche un tramite per avvicinarsi ad un concetto di politica che tutt&#8217;ora scegliamo di portare avanti. La vita di tutti i giorni fondamentalmente è fare politica perché viviamo all&#8217;interno di una società, che tu lo voglia o meno ci devi avere a che fare, quello che può fare la differenza sono le nostre scelte quotidiane, il modo di rapportarsi con gli altri e anche come comunichiamo che alla fine ci identificano e fanno la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: In Emilia-Romagna siete ormai dei local heroes e state iniziando a suonare anche fuori dalla regione. Avete in previsione di fare un tour, di uscire anche dall’Italia? Nel vostro repertorio ci sono diverse canzoni in inglese: come mai la scelta di fare alcune canzoni in italiano e altre in inglese? è legata al fatto che vorreste appunto farvi conoscere anche fuori dall’Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Per l’autunno abbiamo in programma un paio di date fuori regione. Stiamo organizzando per la prima parte del 2024 altre date e siamo in contatto con diverse realtà in giro per l’Italia che ci ospiteranno nei prossimi mesi, ma sarà difficile organizzare un tour vero e proprio a causa dei nostri impegni personali. Abbiamo deciso piuttosto di spalmare le uscite lungo tutto il corso dell’anno e provare a suonare il più possibile, sempre compatibilmente con quelle che sono le nostre vite, famiglie, impegni e così via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di fare canzoni in inglese rispondeva inizialmente ad una adesione totale al genere oi! e allo stile prettamente british dei Blitz e dei gruppi ai quali ci ispiravamo quando siamo partiti come Güerra. L’unico problema è che Mattia non sa neanche dire ciao in inglese e per lui le canzoni si svuotavano quindi di significato. Aneddoto: al Son House Studio di Bologna, dove abbiamo registrato entrambi i dischi, dovrebbe essere ancora possibile visionare un foglio con un nostro testo in inglese scritto però con la pronuncia delle parole, dove quindi ONE diventa UAN, MEANING diventa MINING e WORLD diventa UORD. Non era proprio cosa! Da qui la scelta di iniziare a scrivere in italiano, cosa che ha giovato su tutti i fronti, soprattutto dal punto di vista espressivo e di contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ora che abbiamo la giusta confidenza, chiudiamo l’intervista ringraziandovi e lasciandovi con lo spazio “Verissimo”. Raccontateci chi sono i Güerra nella vita di tutti i giorni. Hobby, passioni, lavoro, scheletri nell’armadio, guilty pleasures… Ma soprattutto parlateci del mitico Franco (che abbracciamo virtualmente), anche citato nella canzone “Branco”&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Güerra: Sul chi siamo nella vita di tutti i giorni preferiamo mantenere un estremo e rigoroso riserbo. Oltre a tutto quello che abbiamo già detto in questa intervista, possiamo però dire che ci accomuna la passione per il cinema di genere, una spiccata predisposizione allo humor nero e una sconfinata passione per l’enogastronomia. A qualcuno di noi poi piace anche un sacco Venditti, non so se può essere considerato guilty pleasure!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Franco invece è prima di tutto un amico. Abbiamo deciso di citarlo nel testo di Branco ed essenzialmente di dedicargli questo pezzo perché è l’anello di congiunzione tra la generazione punk anni ‘80 e il presente, testimone di tutto quello che è successo nella scena romagnola e nazionale fin dai suoi albori. Franco è uno di noi, lo abbiamo preso come simbolo di una classe di reietti alla quale fieramente apparteniamo. Inoltre è sempre presente ai nostri concerti, alle volte ci aiuta anche con il merch e promuove senza tregua la nostra musica. Alla fine di conti, Franco è il quinto Güerra!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se qualcuno fosse arrivato a leggere fino alla fine tutte queste elucubrazioni, ci teniamo in modo particolare a ringraziarvi per lo spazio che ci avete dedicato e per tutto il sostegno che ci avete sempre dimostrato. <strong>Viva sempre Radio Punk!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di copertina di Federica Malgiorgi/<a href="https://www.instagram.com/dagon.studio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Dagon Studio</span></strong></a>.<br>Le altre foto sono tutte di <a href="https://oskartocha.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><span style="text-decoration: underline;">Oskar Tocha</span></strong></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in questi modi:<br>–<strong>puoi dare un’occhiata al&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette, toppe o altro ancora;<br>–<strong>puoi commissionarci le spillette</strong>&nbsp;per la tua band, collettivo, progetto scrivendoci a&nbsp;<strong><a href="mailto:info@radiopunk.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">info@radiopunk.it</a></strong>;<br>-puoi&nbsp;<strong>scrivere un articolo</strong>&nbsp;da pubblicare sul nostro sito: un approfondimento musicale, una monografia, una guida ad un sottogenere/sottocultura, un articolo sullo sport popolare, o qualsiasi altro tema riguardi punk, diy, sottoculture.&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Altre info e contatti nella call!</strong></a></p>
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		<title>Speciale Box Klasse Kriminale: intervista a Marco Balestrino</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 09:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con Marco Balestrino dei Klasse Kriminale sul Box Restored, Remixed and Remastered uscito per Flamingo Records e Demons Run Amok Con Marco Balestrino, cantante dei Klasse Kriminale, è difficile annoiarsi e da quando abbiamo iniziato a parlare del Box Restored, Remixed and Remastered ci siamo ritrovati a fare decine di chiacchierate sia telefoniche che &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/intervista-klasse-kriminale/">Speciale Box Klasse Kriminale: intervista a Marco Balestrino</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con Marco Balestrino dei Klasse Kriminale sul Box Restored, Remixed and Remastered uscito per Flamingo Records e Demons Run Amok</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con Marco Balestrino, cantante dei <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/klassekriminale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Klasse Kriminale</a></span></strong>, è difficile annoiarsi e da quando abbiamo iniziato a parlare del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.flamingorecords.it/prodotto/klasse-kriminale-restored-remixed-remastered-box-set-5cd/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Box Restored, Remixed and Remastered</a></span></strong> ci siamo ritrovati a fare decine di chiacchierate sia telefoniche che di persona. Discorsi e idee che hanno portato alla nascita di questo mastodontico cofanetto. <strong>Abbiamo pensato che sederci davanti ad uno stereo, con il box davanti, e riportare ai lettori di Radio punk una di queste chiacchierate, potesse essere un modo interessante per raccontare i dietro le quinte del nostro lavoro</strong>. Immaginatelo come un &#8220;making of&#8221; nel menu di un buon film in dvd!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1022" height="1024" src="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-1022x1024.jpg" alt="" class="wp-image-20152" srcset="https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-1022x1024.jpg 1022w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-300x300.jpg 300w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-150x150.jpg 150w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-768x769.jpg 768w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-600x601.jpg 600w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5-100x100.jpg 100w, https://radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2023/02/e61ed5f3-24c5-40d7-824f-77e590e568f5.jpg 1340w" sizes="auto, (max-width: 1022px) 100vw, 1022px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo: Dove nasce la necessità di creare un lavoro come questo, non solo antologico ma molto più strutturato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Volevo creare un documento sonoro che catturasse quegli anni, quei suoni, quei momenti. Volevo però dare al nostro pubblico qualcosa di esclusivo. Avremmo potuto fare un cofanetto con gli album, i singoli e qualche inedito dal vivo, ma visto che avevo le bobine dei vecchi lavori ho voluto fare un nuovo viaggio e tirare fuori da quelle vecchie registrazioni quello che per una serie di motivi non ero riuscito a fare in studio a quei tempi. In questo Box set non ci sono solo 5 CD pieni a tappo di musica, ma è racchiusa la storia di molti ragazzi ed era giusto farla suonare al meglio, ridando una dignità sonora a quelle che sono state le varie formazioni dei Klasse Kriminale durante quei primi travagliati anni, tutto con lo spirito Punk del tempo. L&#8217;idea era dunque creare un qualcosa che potesse rimanere e che fosse anche bello da ascoltare. Abbiamo creato uno spaccato che ha fotografato dalla prima metà degli anni 80 fino a fine 90, in pratica l&#8217;era analogica delle nostre registrazioni. Come dicevo quando abbiamo registrato gli studi erano quello che erano, le esperienze del Rock&#8217;n&#8217;Roll in Italia ancora molto indietro, quindi abbiamo pensato di remixare e rimasterizzare senza però correggere nulla. Al giorno d&#8217;oggi avremmo potuto mettere in griglia alcune cose, sovraincidere e fare aggiustamenti, ma non lo abbiamo fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>Alberto Flamingo:</strong></strong> <strong>Immagino non sia stato un lavoro semplice&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Le bobine avevano subito il normale deterioramento del tempo. Le Ampex 456, di cui abbiamo riprodotto fedelmente la scatola che contiene i cd di questa antologia, sono tra quelle che subiscono maggiormente l&#8217;usura. Pensa che quando alla fine degli anni 90 andai in Inghilterra a registrare &#8220;Electric Caravanas&#8221; con Jimmy Pursey alla produzione, vidi che in quello studio quel lavoro veniva già fatto, molti nastri del Pop inglese venivano digitalizzati. La bobina veniva scaldata tramite un forno apposito ad una certa temperatura, di modo che si scollasse e poi digitalizzata con appositi macchinari. I prezzi per quella procedura ai tempi erano proibitivi, e anche oggi a dire il vero non è stata un&#8217;operazione al risparmio. Però l&#8217;idea nella mia testa c&#8217;era già all&#8217;epoca. Va anche detto che quel periodo di passaggio della musica da analogico a digitale corrispondeva anche con un momento particolare dei Klasse Kriminale, cambiava un po&#8217; la storia del movimento Oi! Skin non solo italiano, ma anche mondiale. La nostra missione fino a quel momento aveva coinciso in modo indissolubile con la rinascita e la diffusione di quel movimento, mentre in quei giorni stavo guardando altrove e sviluppando altri progetti, quindi si sarebbe aperto un capitolo diverso che non fa parte di questo cofanetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando alle bobine, circa un anno fa sono stato contattato da un collezionista tedesco che voleva acquistare i nastri digitali. Ho colto l&#8217;occasione per concretizzare l&#8217;idea di ormai quasi 25 anni prima e recuperare tutto il materiale. Ovviamente era un&#8217;impresa da pazzi, dieci anni di registrazioni costituivano un quantitativo ragguardevole di materiale e di conseguenza una spesa di base grossa. Il lavoro è stato svolto all&#8217;Analogplanet di Pavia, inoltre tutti i brani sono stati affidati a Giulio Farinelli che aveva svolto un lavoro eccelso su &#8220;Vico dei Ragazzi&#8221; (l&#8217;ultimo album dei Klasse Kriminale ndr) e che ha avuto il merito di far suonare tutto in modo omogeneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Un ritorno al passato per te&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: La cosa interessante del lavoro di mix così mastodontico è che si deve approcciare in modo completamente diverso da un album, dove si va a spaccare il capello; tempi e costi sono diversi e si deve dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per ottenere un buon sound; anche perché come ho già detto non abbiamo fatto correzioni. Dopodiché ulteriore passaggio per fare un master professionale assieme a Giovanni Nebbia di Imperia. Abbiamo insomma lavorato per ottenere il massimo da questa musica e alla fine credo che fosse doveroso catturare l&#8217;ultima epoca della musica analogica, personalmente credo che con l&#8217;avvento del digitale l&#8217;arte abbia perso qualcosa. Senza fare i nostalgici, prima era tutto più complesso, dispendioso e c&#8217;era una sorta di gavetta per arrivare ad incidere. Si riuscivano a fare delle correzioni per carità, ma era molto meno immediato, si doveva arrivare in studio e suonare. Così come l&#8217;arte grafica, fatta di foto, ritagli, pellicole da sovrapporre. Comunque credo che ne sia uscito un viaggio interessante, gli anni vanno veloci e non mi ero mai soffermato a riascoltare così tutte le mie cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Una cosa che ho notato è che il suono dell&#8217;epoca non è snaturato, suonano meglio, ma le produzioni dell&#8217;epoca sono state rispettate. Spesso si cerca di &#8220;pompare&#8221; per rendere più moderno tutto quanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Il lavoro ha dovuto logicamente stare a dei compromessi, registrazioni su dei 16 piste, altre su dei 24 piste, musicisti e studi diversi hanno comportato scelte di mezzo per non far suonare il tutto in modo troppo scollato. Si può fare sempre meglio, ma credo che la naturalezza e l&#8217;omogeneità fossero l&#8217;obiettivo primario. Le registrazioni su 24 piste avrebbero potuto essere ancora più definite, ma poi avrebbero affossato quello sui 16 piste da cui abbiamo invece tratto il massimo possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Un&#8217;altra cosa che possiamo notare sfogliando e ascoltando è che nel corso degli anni hai riproposto alcuni brani con musicisti diversi e a volte con dei cambi di arrangiamento, questi cambi sono dettati semplicemente dalla necessità di far suonare il brano a gente diversa o nel tempo hai sentito la necessità di &#8220;rinfrescarli&#8221; per adattarli a nuovi contesti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Ho sempre cercato di migliorare quello che avevamo, oggi come allora sono sempre alla ricerca di un sound migliore, del suono Prole Rock. Chissà forse prima o poi ci arriverò! Poi comunque era un processo obbligato, incidevi un demo tape da dilettanti allo sbaraglio e poi andavi a rifare gli stessi pezzi su un LP cercando di migliorarli. Se guardi indietro al Rock o allo stesso Punk, il processo è sempre stato quello, demo, singolo e poi album con i pezzi suonati in modo più professionale. Anche se non eravamo dei professionisti e non c&#8217;era nessuna casa discografica abbiamo sempre affrontato il lavoro nel modo più professionale possibile. Eravamo dei ragazzini, ma lo erano anche i Clash, sai bene che &#8220;White Riot&#8221; è nella demo del 76&#8242;, poi nel singolo e infine nell&#8217;album.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Prendo spunto dalla tua ultima considerazione sui Clash per allacciarmi ad un altro discorso: un pezzo come &#8220;Heart of Glass&#8221; dei Blondie in versione demo era rockettino e poi è stata trasformata nel successo disco che tutti conosciamo, lì però c&#8217;è dietro un lavoro di management, di produttori e case discografiche che danno input. Voi avete sempre agito da indipendenti e senza aiuti esterni o qualcuno che vi dicesse come arrangiare le canzoni per ottenere più successo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Sì, loro erano dall&#8217;altra parte del mondo, nel momento giusto, con altri budget e un produttore al loro fianco. Noi abbiamo sempre fatto la produzione dei nostri pezzi con l&#8217;aiuto del fonico di turno e per fargli capire dove volevo arrivare gli facevo ascoltare i suoni delle band che mi avevano influenzato, ancora oggi mi presento in studio con una valigia di CD. Poi non sempre la cosa riusciva&#8230; se senti la demo &#8220;Odiati &amp; Fieri&#8221; secondo me suona meglio dell&#8217;album &#8220;Ci Incontreremo Ancora Un Giorno&#8221;. In quel caso mi ero trovato male in studio, le riprese erano andate male: microfoni, gate sugli strumenti, suoni della chitarra. Abbiamo provato a cambiare studio per il mixaggio, ma il suono era già compromesso e in più il sound dominante all&#8217;epoca era quello dei Cult o peggio dei CCCP. C&#8217;erano di moda dei suoni che potevano ammazzare letteralmente un brano Punk.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ripeto, a volte il momento era determinante, &#8220;Costruito In Italia&#8221; è stato quasi un&#8217;esperienza estiva, un attimo colto al volo. Ho incontrato un Punk di Milano che si chiamava Luca e che suonava la chitarra (e con noi ha suonato il basso, oggi è un bassista professionista) e ci siamo messi a parlare e abbiamo avuto l&#8217;idea di registrare il singolo. Anche il batterista (Maurizio) e la seconda chitarra (Fabio) praticamente beccati per caso girando e perdendo tempo sulle panchine nelle serate estive; pensa che quella formazione non ha mai nemmeno suonato dal vivo. Ma anche l&#8217;album &#8220;Ci Incontreremo Ancora Un Giorno&#8221; è nato quasi per caso, non stavamo più suonando, no concerti, no line –up, ma c&#8217;era un po&#8217; di aspettativa, di richiesta da parte di fanzine e di kids sparsi per il mondo. Sai, ricevevamo almeno due o tre lettere al giorno, la comunicazione in quei giorni era una figata, sul singolo c&#8217;era l&#8217;indirizzo di casa e in quei giorni ci sono venuti a trovare senza neanche un preavviso Skinhead italiani, francesi, tedeschi&#8230; Tutto era così spontaneo, semplice, tutti ci sentivamo parte di qualcosa veramente nostro. L&#8217;esigenza dell&#8217;album c&#8217;era, così io e Antonella abbiamo messo un annuncio in un negozio di dischi, arrivò Franco un ragazzo che suonava il basso e imbarcammo alla batteria Ringo, un metal kid che suonava Thrash e dopo qualche prova abbiamo registrato l&#8217;album. Per il Punk e ancora di più per l&#8217;Oi! erano anni abbastanza bui però con un annuncio o una recensione i dischi si vendevano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Immagino non fosse facile suonare dal vivo per voi&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Eravamo un gruppo Oi!, per la stampa, le istituzioni e per chi organizzava concerti eravamo il nemico pubblico numero uno, noi e tutti quelli che ci seguivano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Avete avuto la capacità mantenere il vostro vecchio pubblico ma di coinvolgere sempre le nuove generazioni. I ragazzi di oggi hanno preso &#8220;Vico dei Ragazzi&#8221; e ne hanno fatto la bandiera di questi anni, altri sono magari legati al periodo intermedio o a quello iniziale; negli anni non si è evoluta solo la musica ma anche i testi e le tematiche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Sì, eravamo una band Oi! Che faceva parte di un movimento ed eravamo nei primi anni molto legati a quella scena, portarla avanti era una missione. Parlavamo di quello che succedeva nel movimento. &#8220;I Ragazzi Sono Innocenti&#8221; era una denuncia forte contro i giornali e i giornalisti. Nasce dopo i fatti di Rostock, quando il mondo è venuto a conoscenza del fenomeno naziskin. Da lì un&#8217;attenzione strana nei miei confronti, giornali chiedevano interviste. Anche la Digos aprì un&#8217;indagine e si presentò a casa mia, i giornali ci accostavano ai nazi. Panorama, Espresso, non si parla di fanzine. Avvenne persino che un giornalista venne con noi in Germania per scrivere un dettagliato articolo su King e sull&#8217;Europeo con tanto di foto. Noi al tempo quindi un contatto positivo cercammo di averlo, purtroppo anche in quell&#8217;occasione le speranze e la fiducia furono mal riposte, l&#8217;articolo non fu come ce lo aspettavamo nonostante il giornalista in questione venne trattato molto bene. I titoli e i discorsi erano tutti sensazionalistici, ci dipingevano come una scena ottusa e violenta. Mi toccò anche di fare una sceneggiata in stile spaghetti western in redazione della Stampa, dopodiché non scrissero più nulla sui Klasse Kriminale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando di testi, quando abbiamo iniziato, era solo qualche anno dopo l&#8217;esplosione dell&#8217;Oi! Nel Regno Unito, a Londra incontravi ancora gli Skinhead che vedevi nelle foto delle fanzine ed erano ancora giovani, tutto era fresco eppure nei miei testi sembrava già una cosa molto vecchia. Sarà perché eravamo qui in periferia, lontani da tutto, ma la sensazione era quasi quella che il treno fosse passato, anche se in realtà era tutto in parallelo, ti parlo di noi ma anche dei Nabat, eravamo abbastanza in linea con i tempi ma forse la distanza fisica e l&#8217;isolamento acuiva anche quel breve scarto temporale. Per farti un esempio &#8220;2.000.000 Voices&#8221; degli Angelic, uno dei miei dischi preferiti, quando l&#8217;ho ascoltato era vecchio solo di qualche mese, eppure mi sembrava già uscito da molto più tempo. Direi che i testi dei primi due album erano intrisi di una certa malinconia. In generale i testi hanno raccontato quello che mi stava succedendo intorno, forse per questo ogni generazione è legata a un certo disco dei KK, perché parlava del loro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alberto Flamingo:</strong> <strong>Oltre al discorso dei nastri c&#8217;è anche un sacco di altro materiale in questo box, live, rarità e inediti, vuoi raccontarci?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Balestrino: Sì, io ho sempre registrato tutto, anche in sala prove, pensa che la prima saletta era qui dove siamo adesso, (nel magazzino delle meraviglie Oi! a casa di Marco ndr) chiaramente era insonorizzata con i cartoni delle uova e il polistirolo. Avere questo posto mi ha anche facilitato, potevi incontrare qualcuno e organizzare subito delle prove, il che per la mancanza di mezzi dell&#8217;epoca era una cosa importante. Ho ancora la nostra vecchia batteria qui da qualche parte. Tornando alla domanda, ho sempre registrato, sia per documentare che per praticità, potevo dare i brani da ascoltare ai nuovi/prossimi musicisti. Quindi avevo questo scatolone di cassette e grazie ad un amico che me le ha digitalizzate abbiamo potuto ricostruire questo ulteriore spaccato. C&#8217;è stato un complesso lavoro di ascolto e selezione del materiale ascoltabile e quello più interessante. Poi ascoltando i concerti ho avuto modo di ricordare amici, aneddoti e situazioni che avevo un po&#8217; perso nella mia memoria. Questo nelle prime recensioni è già saltato fuori, la gente ha quasi più parlato di momenti e ricordi legati a noi e ai nostri concerti che della musica, anche questo è un aspetto interessante di questo box.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CD 1</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">è il cd delle origini. Contiene il primo demo &#8220;Odiati &amp; Fieri&#8221; che uscì nel 1988 in qualche centinaio di cassette confezionate con un libretto fotocopiato con testi e foto, il singolo &#8220;Costruito In Italia&#8221; e alcuni pezzi live che testimoniano il nostro inizio con tastiera e sax. Tra le cassette ho trovato l&#8217;inedito &#8220;Dure Scelte&#8221; e un live di Warhead degli UK Subs cantata da MGZ</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CD 2&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Contiene l&#8217;album di debutto &#8220;Ci Incontreremo Ancora Un giorno&#8221;, un paio di session che finiranno sul secondo album &#8220;Faccia A Faccia&#8221; del quale purtroppo una bobina è andata persa. I live testimoniano una data a Londra e il concerto di spalla agli Angelic Upstarts la prima volta in Italia, in un momento difficile per loro e il movimento Oi! tenuto sotto assedio dagli assalti dei nazi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CD 3</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;That&#8217;a Promise&#8221; e un demo con 4 pezzi, il primo lavoro senza Antonella e con Manlio passato alla chitarra era la base per &#8220;I Ragazzi Sono Innocenti&#8221; di cui troviamo l&#8217;intera session. Tra le rarità la registrazione dei pezzi suonati per Indies su Video Music e di un concerto in diretta radio negli studi milanesi di Radio Popolare e qualche live di un mini tour in Germania insieme ai Red Alert.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CD 4&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Racchiude tutto il periodo con Riccardo, Betty e Castel dei Reazione, delle registrazioni in studio con Paul Chain e alcuni live dal &#8220;Planet Punk Tour&#8221;, &#8220;Tiziano Ansaldi Benefit Tour&#8221; e su altri palchi. È il cd che racconta la rinascita dell&#8217;Oi! che culmina con i concerti al Leonkavallo insieme a Nabat e Ghetto 84 per il &#8220;Tiziano Ansaldi Benefit Tour&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CD 5</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il singolo &#8220;Mind Invaders&#8221; con lo zampino di Luther Blisset e Il demo che preparava l&#8217;album &#8220;Electric Carovanas&#8221;. Tra le rarità prese da cassette e DAT ci sono brani dal demo &#8220;Boys&#8217; Own&#8221; e live in Germania e Italia, tra cui quello all&#8217; Inmensa di Genova. Da qui in poi è stata tutta un&#8217;altra storia per tanti motivi, ma chi ci segue già lo sa&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto di copertina di Fabrizio Barile</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;</p>
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		<title>Intervista ai Lenders</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 09:49:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con la band oi! street punk romana Lenders Dopo averli ri-visti a Ravenna al Rumagna Sgroza Festival (prima volta successiva al lockdown) e dopo aver ascoltato a cannone l’album appena uscito per Hellnation dal titolo “Sul Filo Del Tempo” (disponibile anche in distro da noi) siamo stati folgorati sulla via di Damasco. Non a &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con la band oi! street punk romana Lenders</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo averli ri-visti a Ravenna al <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/rumagna-sgroza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rumagna Sgroza</a></span></strong> Festival (prima volta successiva al lockdown) e dopo aver ascoltato a cannone l’album appena uscito per Hellnation dal titolo “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=15DeBjhBGUQ&amp;list=OLAK5uy_mHXWf6qM3RmgJFcMtSV9TwT2lwuvvZyC4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sul Filo Del Tempo</a></span></strong>” (disponibile anche in distro da noi) siamo stati folgorati sulla via di Damasco. Non a caso questo dei <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.instagram.com/lenders_roma/?fbclid=IwAR3iph5TA3awnUASWFLKQ4nl-oCBYnEX6Tl-WqKwYXa4bxPARIMutgI4stM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lenders</a></span></strong> è un album che abbiamo inserito nel nostro <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/i-migliori-album-punk-del-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">best of 2022</a></span></strong>, per rendere l&#8217;idea di quanto ci abbiano fatto gridare al miracolo. Impossibile non intervistarli, troppe le domande e troppa la carica. Cominciamo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra ‘zine. Raccontateci un po’: come e dove nascono i Lenders? In che contesto “storico” e in che luoghi decidete “mo formiamo una band” e spinti da quale obiettivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Eccoci qua con colpevole ritardo ma tra lavori cazzi scazzi e mazzi abbiamo dovuto invocare il Sacro Covid per poterci fermare un attimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Lenders nascono durante un pranzo di fine aprile 2017 e dopo rapidi cambi di formazione, inizialmente addirittura a due voci e il subentro di Papo si attestano in quella che sarà la prima line up del gruppo,con Mirco alla voce, Santi e Papo alle chitarre, Berto al basso e Claudio alla batteria, tutti con il loro microfono per i cori in chiaro stile Quartetto Cetra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si prova a ritmi serrati e a orari spesso improbabili per i vari impegni personali e si mettono quasi subito le basi di quello che sarà il nostro primo lavoro “Da che parte stai”, che uscirà a novembre 2018 con quella che è l’attuale formazione con Gianni al basso, dopo essere stato suonato e perfezionato in decine di concerti in tutta Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: …Tornando ancora più indietro: Come siete entrati a contatto con la scena punk diy e dintorni? Di quali altre band, collettivi, progetti avete fatto parte in passato o fate parte tutt’ora?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Papo e Gianni, i veri boomers del gruppo, hanno avute esperienze quando internet andava ancora con i criceti e ì demo si spedivano per posta. Papo con il suo primo gruppo punk rock, i Crazy Nuance, di cui si trova ancora del materiale online e una parentesi al basso coi Gioventù Bruciata di Formia; Gianni con i Raise your pitch e altri gruppi precedenti. Ambedue hanno suonato insieme nei Discard of system, gruppo streetpunk di fine 90 primi 2000 del buon vecchio Er Bestia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli altri esperienze più o meno lampo con gruppi in età adolescenziale e Claudio vabbè,ci è nato e cresciuto direttamente dall’interno sotto la cappella di papà Fabio (DUAP ed ora Dalton)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Questo album “Sul Filo Del Tempo” è una vera mazzata a livello di musica, testi e suoni. Ormai avete un marchio di fabbrica, già dalla prima nota si capisce che siete voi, ma qui vi siete superati. Come e quando è nato questo album?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Il disco inizia a prendere forma a inizio 2019 e procede come un treno sull&#8217;onda di una vena creativa ed entusiasmo che trova riscontro anche durante i live in cui abbiamo iniziato a proporre qualcuno dei pezzi .Lo abbiamo registrato subito, senza se e senza ma ma niente….tra covid scazzi prese riprese e chi più ne ha più ne metta ha visto la luce solo nel settembre del 2022 complice anche Robertò e la sua Hellnation che ha continuato a credere a quelle 5 teste di cazzo quali siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Dato che abbiamo la copia fisica davanti, non possiamo non parlare dello splendido artwork. Vi va di spendere due parole sul lavoro grafico e sul suo significato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Il disegno rappresenta le mitologiche 3 Parche che sciolgono tessono e tagliano il filo della vita. Abbiamo pensato a mille titoli, mille copertine e alla fine Mirco ce l’aveva lì sopra la testa, sul muro di casa a Salerno questa immagine. Elaborata poi da Cartanova e messa infine su carta dalla paziente Federica La Rude che ha curato anche tutto il resto della grafica e dell’impaginazione, immagino non senza rivolgere anatemi a tutte le divinità del creato cercando di venire incontro a suggerimenti e idee nostre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: “Sul Filo del Tempo” parla di diverse tematiche care alla classe operaia e in cui in diversi di noi si possono ritrovare. Quali messaggi ci tenete che arrivino all’ascoltatore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Beh, che il tempo passa ma che dobbiamo mantenere la testa alta e l’obiettivo fisso. Ci si può fermare, si può temporeggiare, si può anche inevitabilmente cadere ma bisogna essere forti e pronti a ripartire, ”qui non si regala un cazzo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Roma Est Rock n Roll. Lenders Roma East Side Boys. Insomma, come molti gruppi della scena oi! siete anche voi ancorati alla vostra città e in particolare ad una parte di città, Roma Est appunto. Poi Mirco sappiamo che è legatissimo alla sua Salernitana. Ma non divaghiamo… Parlateci di questa famigerata Roma Est e del vostro rapporto con questa zona in particolare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Roma est….c’è chi ci è nato e ancora ci vive e lavora come Papo e chi ci si è trovato di passaggio per poi rimanerci e iniziare un nuovo percorso di vita. Che dire… un rapporto di amore ed odio come vivono tutti con i propri quartieri però alla fine tutto sommato tra problemi e situazioni più o meno degradate ci sono tante piccole realtà che da anni danno voce e modo di esprimersi a tanti di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: …Più in generale, raccontateci la scena di Roma. Quali band, spazi sociali, collettivi, locali ci sono? Com’è essere punk o skinhead nella Città Eterna?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Band quante ne vuoi, spazi forse un po’ meno o comunque spesso e volentieri di accesso decisamente complesso, parlo a livello di organizzarci qualcosa. Sicuramente ci sono persone che ancora si sbattono e si impegnano nonostante i numerosi ostacoli e problematiche per mantenere viva una realtà romana che comunque si difende bene <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Abbiamo visto che avete messo su Spotify il vostro disco, molte band del nostro giro non sono su questa piattaforma invece. Voi cosa ne pensate di Spotify? E cosa ne pensate invece di chi non mette il disco in streaming appena esce? Credete abbia senso per riuscire a vendere più copie “fisiche”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Siamo ormai nell’era della fruizione tutta e subito, non tutti hanno possibilità di acquistare copie fisiche e quindi noi siamo sempre stati dell’idea che è un modo più rapido e concreto di portare a più orecchie possibili la nostra musica. Chiaramente chi poi lo vuole il vinile o il cd se lo compra lo stesso, non crediamo che una cosa escluda l’altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: “e non venirmi a dire / che cazzo fai non voti / diritti e doveri / da onesto cittadino / ma cosa cazzo voto / qua il tempo mi è letale / prendete la vasella / che farà meno male”. Questo verso è parte di “Mototesta” e siamo pienamente d’accordo sul discorso partitico e sul “no politica” in questo senso. Ma quanto contano per voi l’aspetto DIY e quello politico inteso invece come antifascismo, anticapitalismo, antirazzismo, antisessismo, lotte dal basso e autogestione? Come spieghereste il vostro “ma cosa cazzo voto” all’onesto cittadino di cui sopra?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Qui chi più chi meno chi zero danno la propria importanza all’impegno politico/sociale. Di base seguiamo una linea di non politica nei testi proprio per il motivo che ti ho scritto. È chiaro che un fondamento di antirazzismo e antifascismo lo abbiamo tutti e 5; ”Mototesta” vuole essere un invito al non fermarsi e al guardare avanti che tanto, riffa raffa, sempre in quel posto poi lo prendi se dai troppo credito a chi ha cara la poltrona.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Una cosa che accomuna molte band oi! e skinhead oltre alla territorialità è lo stadio. Voi ci andate?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Mirco è sicuramente il più attivo da questo punto di vista seguito spesso anche da Santi. Per quanto riguarda la compagine capitolina (2 laziali e 1 romanista) è più un tifo da salotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: A sto punto che siamo entrati in confidenza nel corso dell’intervista, diteci un po’ “chi siete, che fate, dove andate, un fiorino”! Parlateci un po’ di voi come persone, che fate nella vita di tutti i giorni, come passate le giornate, che lavoro fate, che hobby-passioni avete… il lato umano dei Lenders in pratica!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Tutti fortunatamente abbiamo un impiego e meno male. C’è chi tatua, chi scrive, chi disegna, chi è appassionato di vecchi videogiochi e fumetti, chi sta in fissa con la cucina e tutte le sue declinazioni. Insomma, nonostante il lavoro occupi la maggior parte della giornata, abbiamo modo di coltivare i nostri interessi e affetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Vi ringraziamo di cuore per lo spazio e ci piacerebbe chiudere l’intervista così. “VMV” &#8211; la canzone finale &#8211; è una ballad stupenda, con un testo che arriva dritto al cuore e la voce di Zelda Zarathustra che pare toccarti l’anima. Si sente che è dedicata ad una persona per voi speciale e ci fa piacere lasciarvi lo spazio per parlare sì della canzone ma anche di Vito, che dopo aver ascoltato questa canzone, avremmo voluto tanto conoscerlo.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lenders: Vito…”Violento, tatuato, senza denti, ma avevi anche dei difetti!”.Così lo ricorda un muro di Salerno e così ti rispondo. Anima ribelle e senza pace, lo abbiamo voluto ricordare con una canzone calma e placida che solo una voce calda e profonda come quella di Silvia poteva rendere unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie per lo spazio il tempo e la pazienza che ci hai dedicato e a rivederci presto in nuove e mirabolanti avventure!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In foto: i Lenders con l&#8217;amico Kranio</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi partecipare alla <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong> con un tuo contenuto inedito.<br>-puoi dare un’occhiata al <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong> eventualmente dischi, cd, libri, spillette e altro ancora. </p>
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		<title>Intervista con la band basca Brigade Loco (ITA-ESP)</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-brigade-loco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 09:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Euskal Herria]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con la band basca Brigade Loco in occasione dello split con gli Azione Diretta Clicca qui per leggere la versione in spagnolo &#124; ENTREVISTA (ESP) “Borghetti Crew” è il titolo dello split tra i perugini Azione Diretta, più volte presenti nelle nostre pagine e Brigade Loco da Bergara, nei Paesi Baschi. La data di &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con la band basca Brigade Loco in occasione dello split con gli Azione Diretta</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.radiopunk.it/25/wp-content/uploads/2022/12/Brigade-loco-esp.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Clicca qui per leggere la versione in spagnolo | ENTREVISTA (ESP)</strong></span></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Borghetti Crew” è il titolo dello split tra i perugini <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/AzioneDirettaPg?__cft__[0]=AZWRz69E5eeaJMyYnYApCbstmMFlIbTc8hu94RhhNktA6cYw6Vv4xwaZBpdlcr6WasCbonzZQPKO-J8ke0lmlabNM5CCzyusjBzeRgN-8Rm6vor7wm4S1AX6mtDLCauQ1CAvEDZJnEhyPcFeq4j771vSBV3gTpVAWD28Evo9jdIL8e6YCf6Al9K8P2roi6Ap5Qs&amp;__tn__=-]K-R" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Azione Diretta</a></span></strong>, più volte presenti nelle nostre pagine e <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100062981093626" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Brigade Loco</a></span></strong> da Bergara, nei Paesi Baschi. La data di uscita 13.12 non è affatto casuale per due band che hanno le idee chiare politicamente. Proprio in occasione dell’uscita di questo split abbiamo deciso di fare qualche domanda a questa band basca che ha all’attivo già diverse pubblicazioni!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao Brigade Loco, benvenuti su Radio Punk&#8230; Piacere di conoscervi!</strong> <strong>Negli ultimi tempi il vostro nome è risuonato sulle pagine social Italiane per un progetto insieme agli Azione Diretta di Perugia! Iniziamo da questo: Come nasce e come si sviluppa questo progetto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: Il progetto è nato grazie all&#8217;amicizia nata durante il viaggio che abbiamo fatto a Roma nell&#8217;aprile 2019, per il festival Acrobax Shout a Roma. Lì abbiamo incontrato diversi gruppi e tra questi c&#8217;era Azione Diretta, con cui abbiamo stretto un certo rapporto. Ci hanno invitato il lunedì dopo ad andare in Curva Nord Perugina per la partita Perugia-Lecce e lì è iniziato un rapporto che dura tuttora.<br>In seguito siamo riusciti a invitarli a Bergara per suonare al gaztetxe (centro sociale) insieme ai Madbeat e ad alcune band locali e diciamo che da quel giorno sono nate le prime idee di fare qualcosa insieme in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Da quello che possiamo vedere ci sono due cose che vi rendono molto simili ai vostri compagni di avventura Perugini, il legame con la vostra terra e la passione per il calcio, cosa ci dite su questo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: La verità è che sono due punti in comune e due punti chiave per noi. Siamo orgogliosi di essere baschi e di vivere in Euskal Herria. Siamo profondamente radicati nella nostra terra e nella nostra cultura. Anche il tema del calcio è stato importante. Abbiamo sempre avuto come punto d’ incontro la Curva sud dello stadio Anoeta, dove vediamo le partite della nostra squadra, la Real Sociedad. E anche quella partita di calcio nella curva nord di Perugia ha influenzato in maniera positiva il rapporto tra noi e gli Azione Diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ci hanno molto colpito due canzoni del vostro ultimo album &#8220;Aurrera Doa&#8221; e &#8220;Solo per en control&#8221; di cosa parlano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco:&nbsp; &#8220;Aurrera doa&#8221; è una canzone sul miglioramento di sé. Parla di quanto sia importante lottare per se stessi nei momenti peggiori. La vita è una lotta costante. &#8220;Solo pero en control&#8221; è una versione della band &#8220;Fiachras&#8221; che abbiamo seguito molto tempo fa (oggi purtroppo non sono più attivi). Racconta la storia di Lope de Aguirre, un conquistador basco, noto per la sua brutalità e per aver dichiarato guerra all&#8217;impero spagnolo, essendo egli stesso un conquistador inviato dalla corona spagnola in Sud America nel XVI secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Usciamo dal contesto musicale per entrare più nella sfera della politica, per anni i compagni italiani hanno sostenuto e preso come punto di riferimento la lotta indipendentista basca. Qual è oggi la situazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: Oggi, con la fine del ciclo rivoluzionario armato, la situazione del movimento storico di sinistra a favore dell&#8217;indipendenza si concentra maggiormente sulla lotta elettorale, sulla contestazione dell&#8217;egemonia della borghesia basca e sul trasferimento dei prigionieri politici in Euskal Herria (Paesi Baschi). Allo stesso tempo, stanno emergendo altri gruppi con tinte più autonome e con messaggi e richieste più vicine al comunismo e al proletariato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Rientriamo nella sfera musicale&#8230; Avete in programma nel futuro di suonare in Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: Ci piacerebbe poter suonare ancora in Italia e se possibile in più città per continuare a conoscere nuove realtà ed esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Potete descriverci la scena musicale nei Paesi Baschi? Diteci la vostra impressione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: Ci riferiamo alla scena in cui ci muoviamo come &#8220;musica di strada&#8221;, in cui includiamo punk, oi, punk-rock, folk-rock&#8230; In cui l&#8217;importante è l&#8217;atteggiamento e la coerenza delle band. Diciamo che la salute della scena è abbastanza buona. Negli ultimi anni stanno nascendo band, vengono organizzati molti concerti e nuovi festival, molti dei quali autogestiti. Pensiamo che sia importante che la scena rimanga viva e attiva e che i giovani si sentano attratti da essa per mantenerla viva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ultima NON domanda, in piccolo spazio per dire tutto ciò che volete, tema&nbsp; assolutamente libero&#8230; Microfono aperto:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Brigade Loco: Grazie mille per questa opportunità, speriamo di vedervi presto in Italia e un saluto a tutti i compagni che sostengono la scena lì! Daje forte!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credit foto:</strong> <strong><a href="https://www.facebook.com/abidaurretaphotography?__cft__[0]=AZUbkx6y68Su0w7bKyFT8S0GqNzgOmlSWa8jYL_FVqC0PrPq7n0fm905IiuMTRNTd4akpj-khhzIkpQ2TwZiXxI_Xn_lODfh4lVEAfC7zNrkdHkrebIGUEwjfFRI_H5AOPfVPaS8wsdSDfmxH-qVMZ84tRAmhLPHM01eo7dXV8zqjfQsvqzMHWDkIPQb9tekOh0&amp;__tn__=-]K-R" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aingeru Bidaurreta Photography</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.</p>
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		<title>Intervista ai Bishops Green</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-bishops-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2022 09:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[Punk]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con Greg, cantante dei Bishops Green, band street punk di Vancouver La band canadese Bishops Green ha recentemente pubblicato il suo nuovo EP &#8220;Black Skies&#8221; ed è stata in tour in Europa, con date anche in Italia. Colpiti dal loro live a Bologna con Plizzken e Zeman, abbiamo deciso di intervistare la street punk &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con Greg, cantante dei Bishops Green, band street punk di Vancouver</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La band canadese <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://it-it.facebook.com/BishopsGreen/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bishops Green</a></span></strong> ha recentemente pubblicato il suo nuovo EP <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://bishopsgreen.bandcamp.com/album/black-skies" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Black Skies&#8221;</a></span></strong> ed è stata in tour in Europa, con date anche in Italia. Colpiti dal loro live a Bologna con Plizzken e Zeman, abbiamo deciso di intervistare la street punk band canadese. Il loro stile inconfondibile e la loro energia deliziano le orecchie di skins e punk dal 2011, e dire che sono devastanti è un eufemismo. Iniziamo l&#8217;intervista, siamo pieni di curiosità!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra webzine. Per chi non vi conosce, raccontateci un po&#8217; di voi. Quando vi siete formati, in quale contesto storico e come vi siete conosciuti? In quali altre band o progetti avete suonato prima dei Bishops Green?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: Dato che Evan e io avevamo già suonato insieme nei The Lancasters, nel 2011 ho deciso di chiedergli se voleva mettere su qualcosa e così sono nati i Bishops Green. Le band di cui ho fatto parte negli anni sono state The Glorystompers, The Subway Thugs, The Lancasters e Alternate Action. Evan faceva parte anche dei The Authorities.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Com&#8217;è la scena skinhead e punk a Vancouver? E com&#8217;è nel resto del Canada? Com&#8217;è essere skinhead e punk dalle vostre parti? Ci sono luoghi di ritrovo, luoghi in cui fate concerti, vi frequentate da qualche parte in città o siete un po&#8217; isolati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green: La scena è piccola ma molto unita e tutti si conoscono. Il Canada è molto esteso, perché è un posto grande, ci vogliono 4 o 5 giorni per attraversarlo in auto. Detto questo, andare in tour in Canada non è per i deboli di cuore, lol. Quando c&#8217;è uno show, tutti escono e ci si diverte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Restando sulla scena cittadina, com&#8217;è l&#8217;interazione tra le diverse sottoculture? Siete uniti tra punk, skinhead, hardcore kids e metallari o ognuno si fa gli affari propri e organizza concerti divisi per sottogeneri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green: A causa della scena più piccola qui, tutti vanno d&#8217;accordo e per la maggior parte sono amici. È una scena piuttosto unita e le sottoculture vanno d&#8217;accordo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Di recente avete pubblicato &#8220;Black Skies&#8221;, un lavoro di 7 tracce pubblicato in vinile da Pirates Press. Il vostro stile è unico e molto originale, vi si riconosce dalla prima nota. Cosa pensi che questo nuovo lavoro abbia aggiunto alla tua discografia? Sentite di aver espresso qualcosa che non avete detto nei vostri lavori precedenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: quando il COVID è arrivato, ha creato un certo stato d&#8217;animo per la scrittura delle canzoni. Mi sono ritrovato ad andare in sala prove e a passare ore e ore a scrivere canzoni. L&#8217;atmosfera era cupa e questo ha dato il tono sia alla musica che ai testi. Mi sembrava che la musica catturasse il segno dei tempi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: I vostri temi affrontano spesso questioni sociali e critiche al sistema. Quali lotte e argomenti vi stanno particolarmente a cuore?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green: Per esempio, un verso della canzone &#8220;Last Minute Warning&#8221; è &#8220;take a look at your system, tell me what you see&#8221;: il sistema è pieno di buchi e di incertezze, il che ci rende nervosi e a disagio. &#8220;&#8216;Too many faces, what about them now&#8221;: è come se fossimo solo un numero e che al momento giusto venissimo sostituiti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Rimanendo in tema sociale e politico, in Italia gli skins e i punk tendono ad avere una connotazione antifascista, antirazzista e anticapitalista e tengono molto all&#8217;aspetto DIY. Quanto sono importanti questi aspetti per voi? A Vancouver e in Canada in generale, come vivete la &#8220;strada&#8221;? Ci sono problemi con i nazisti o la polizia, per esempio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green: Il DIY è molto importante nella nostra sottocultura, unisce e mantiene in vita la scena attraverso connessioni, etichette, ecc. Avere una posizione antirazzista e antifascista non solo nella nostra sottocultura, ma anche nella vita quotidiana. Non c&#8217;è spazio/tolleranza nella scena per questo. Anni fa avevamo qualche problema, ma ora succede raramente. La polizia qui per la maggior parte ci lascia in pace, a parte qualche chiusura di locali DIY, però mi rende lo stesso nervoso. È stato molto diverso crescere a Edmonton, Alberta: un&#8217;esperienza completamente diversa con la polizia, MOLTO difficile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Per creare un suono così unico immagino che ascoltiate molta musica diversa. Quali sono i vostri gruppi/artisti preferiti e cosa ascoltate generalmente a casa, in macchina o in cuffia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: Ascolto molti generi diversi, dall&#8217;UK82, allo stile 77, alla New Wave dei primi anni &#8217;80, all&#8217;Hardcore, è molto difficile individuare gruppi/artisti specifici. Ma per la maggior parte mi faccio influenzare dallo streetpunk dei primi anni &#8217;80/Oi! UK82 e aggiungo un po&#8217; di gusto personale con un po&#8217; di melodia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Parlateci un po&#8217; di voi, avete altre band o progetti al momento? Vi piacerebbe formarne altri? Fate altri lavori o vi guadagnate da vivere con la musica? Quali hobby e passioni avete oltre al punk?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: Parlando per me, suono anche negli Alternate Action &#8211; siamo stati in Europa nel 2019. Mi piace scrivere canzoni e trovare melodie che abbiano un certo &#8220;feeling&#8221;.&nbsp; Sì, lavoriamo tutti, ma abbiamo una certa flessibilità con i nostri lavori. Dobbiamo lavorare, ma speriamo di fare sempre più tour in futuro! La vita è breve. Sono anche appassionato di scooter Vespa e Lambretta, e per hobby riparo anche le moto. Mi tiene lontano dai guai!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Avendo suonato in così tanti luoghi e paesi diversi, quali sono i tuoi preferiti? Quali differenze avete notato tra la scena canadese e quella di altri paesi?&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: È davvero difficile individuare un posto specifico, perché ci sono ottime scene e persone fantastiche dappertutto. Mi piace incontrare tutti e fare nuove amicizie. Trovo che le scene dei diversi Paesi condividano ideali e convinzioni simili, nonostante la differenza di lingua e di esperienze di vita. Incontrare persone che condividono la tua sottocultura e sono appassionate della stessa musica/band annulla la barriera linguistica!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Cosa ne pensi delle piattaforme di streaming come Spotify? Pensi che possano essere utili per avvicinare le nuove generazioni alla nostra sottocultura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green &#8211; Greg: Spotify è un bene e un male. Per esempio, non avremmo mai raggiunto il pubblico che abbiamo senza di esso, in così tanti paesi del mondo &#8211; è incredibile la portata che ha dato alle band. Ovviamente sarebbe bello ricevere un ritorno per la nostra musica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Vi ringraziamo molto, vorremmo continuare a riempirvi di domande, ma magari la prossima volta che tornerete in Italia lo faremo davanti a diverse birre! Chiudiamo con una domanda classica per i lettori di Punk Radio. Raccontateci i momenti più belli e grotteschi che avete vissuto in tour!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bishops Green: Hahahaha, potrei scrivere un romanzo… lol. Avevamo portato il nostro amico Igor nel primo tour europeo nel 2014 e suonavamo &#8220;Oi! This is Tegelen&#8221;. Mentre salivamo le scale, lui era davanti a me e sganciò il grosso sacco attaccato a una corda che si appende al sipario e me lo fece finire direttamente sull&#8217;inguine! Volai in aria e caddi di peso sui polsi! Per fortuna nulla di rotto, tranne il mio orgoglio, hahahaha!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credit foto: <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.instagram.com/kuckuck_artworks/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kuckuck Artworks</a></span></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Per supportarci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un’occhiata al&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></strong>&nbsp;eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.&nbsp;<br>-puoi partecipare alla&nbsp;<strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></strong>&nbsp;con un tuo contenuto inedito.</p>
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		<title>Intervista ai Tacita</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-ai-tacita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Zoe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 10:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con la rock gang romana Tacita che ha da poco pubblicato il nuovo album “Tacismo” In sordina e con quello che abbiamo considerato come uno dei migliori album del 2021, sono tornati alla carica i Tacita, band romana che ha all’attivo diversi lavori e che ha pubblicato in maniera completamente DIY “Tacismo”, per ora &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con la rock gang romana Tacita che ha da poco pubblicato il nuovo album “Tacismo”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In sordina e con quello che abbiamo considerato come uno dei migliori album del 2021, sono tornati alla carica i Tacita, band romana che ha all’attivo diversi lavori e che ha pubblicato in maniera completamente DIY “Tacismo”, per ora in <a href="https://tacitarock.bandcamp.com/album/tacismo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">formato digitale!</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti nella nostra ‘zine! Raccontateci un po’ di voi, la vostra storia, come avete iniziato e in che contesto vi siete formati come band.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita: </strong>Salute a voi, innanzitutto volevamo ringraziarvi per questa opportunità che in 6 anni di attività non ci aveva mai dato nessuno. Senza polemiche, ma con la voglia di far conoscere più a fondo, al pubblico, quali sono tanti dei nostri punti di vista sull&#8217;universo, che magari solo tramite canzoni, non riescono totalmente ad uscire fuori. Dopo questo piccolo preambolo, possiamo raccontarvi che il progetto Tacita è nato per una gran voglia di rimettersi in gioco musicalmente, da parte dei primi componenti della band: Lele Duap, Maurello dei colonna, Nicola e Gargiulo. Una sera in un concerto all&#8217;Intifada, bevendo una birra ci siamo detti, perché no! Sicuramente ci potremo divertire. Da lì è nata quest&#8217;avventura che dura fino ad oggi, e che non ha mai avuto particolari pretese o ambizioni. Siamo solo dei vecchi skinhead del cazzo che si divertono a suonare insieme, e a portare avanti i propri valori ed il proprio vessillo, perché su una cosa possiamo essere sicuri, che la parola di un solo membro del gruppo è sempre stata, è e sarà condivisa da ognuno di noi. È difficile, di questi tempi, trovare persone con le quali centrare un punto d&#8217;incontro ideologico totale, ma come per magia nel nostro gruppo succede esattamente questo, forse è la cosa della quale andiamo più fieri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Parlateci un po’ del nuovo album, ha una carica addosso incredibile, quando nasce e cresce&nbsp; “Tacismo”?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Tacismo nasce alla fine della registrazione del nostro secondo album. Nel gruppo ci sono stati dei cambiamenti, con l&#8217;uscita di Andrea Brancatelli come chitarrista e con una conseguente modifica del sound. Questo non vuol dire che siamo diventati un altro gruppo, musicalmente parlando, ma di sicuro il lavoro su Tacismo è nato con una voglia assurda di tornare ad un tiro un po&#8217; più punk. Il nome dell&#8217;album invece, vi possiamo dire che è nato due giorni prima del lancio del disco! Doveva chiamarsi &#8220;come sotto così sopra&#8221; , ma guardando bene la copertina (il fantastico disegno del nostro chitarrista Giacomo Pompei) , che rappresenta un Tao il nome Tacismo è venuto da se. Perché malgrado qualcuno avesse potuto pensare, che Tacismo fosse il nome di una nuova terza via ideologica, purtroppo rimarrà deluso perché è solo la trasmutazione di Taoismo (che tra l’altro come dottrina filosofica ci piace molto).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong><strong>Radio Punk: Cosa pensate che abbia questo nuovo lavoro rispetto agli altri?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita: </strong>Come vi dicevamo prima, siamo tornati un po&#8217; alle origini, o almeno abbiamo provato a migliorarle, perché forse mancavano di un po&#8217; di amalgama ed esperienza. Ormai sono 6 anni che suoniamo insieme, è come se ognuno di noi sapesse già cosa vuole l&#8217;altro, poi sinceramente senza falsa modestia nel nostro gruppo c&#8217;è gente davvero molto brava nel suonare. Discorso che esclude il cantante, che non è questo drago nelle armonizzazioni e nell&#8217;intonazione, ma come diceva Lindo Ferretti in certa musica l&#8217;importante è l&#8217;anima e non la bravura . Riteniamo comunque che Tacismo sia l&#8217;album più ben fatto tra tutti i nostri lavori, poi speriamo di avere conferme di questo da parte del pubblico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Quanto contano l’aspetto DIY e quello politico, ovviamente non inteso come partitico, ma come insieme di valori antifascisti, anticapitalisti, antirazzisti, antisessisti,&#8230;insomma, ci siamo capiti ahah!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Questo è un argomento che sarebbe meglio poter affrontare in discussioni più alte, più profonde, con contraddittori e voglia di crescita culturale reciproca. Cercando di farvi capire a grandi linee il nostro pensiero, possiamo dirvi che nonostante abbiamo tutti un&#8217;estrazione culturale e sociale anarchica e comunista, ci siamo un po&#8217; rotti il cazzo di dover manifestare la nostra cultura ed appartenenza politica, che è fatta da ideali, contenuti, valori, comportamenti ecc., con il prefisso anti!<br>Noi siamo!<br>Quindi non abbiamo bisogno di andare contro nulla per affermarlo. Preferiamo esprimere i nostri pensieri perché il mondo possa ascoltare la nostra voce.&nbsp;<br>Per come la vediamo noi, andare contro, di qualsiasi cosa si tratti, metterà in risalto quella cosa e non la tua proposta alternativa al problema. Se vuoi mandarmi nella giusta direzione, indicami la via corretta, non limitarti a dire quale strada non devo prendere.<br>Per quanto riguarda il fai da te come produzione, possiamo dirvi che, quella di mettere gratis il nostro lavoro su internet è stata una scelta fortemente voluta. Nelle nostre esperienze precedenti, siamo sempre stati aiutati da qualcuno per far uscire il disco, stamparlo e distribuirlo, poi abbiamo capito che era più un &#8220;favore&#8221; dato dall&#8217;amicizia che ci legava. Appurato ciò, abbiamo ritenuto giusto camminare con le nostre gambe, senza gravare su nessuno. Comprendiamo anche che in un momento generale come quello odierno, è difficile gestire i rapporti umani e le incomprensioni si possono protrarre per anni, quindi vogliamo cogliere l&#8217;occasione per ringraziare chi comunque, ci ha aiutato con <a href="https://tacitarock.bandcamp.com/"><span style="text-decoration: underline;">i nostri precedenti lavori,</span></a> cioè <a href="https://www.radiopunk.it/25/intervista-a-hellnation/"><span style="text-decoration: underline;">Roberto</span></a> di Hellnation.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Avete pensato di fare uscire in formato fisico questo album e se sì, in vinile o CD? Oppure vi siete lanciati carichissimi e avete detto vediamo che salta fuori? Avete pensato ad autoprodurlo in formato fisico o coprodurlo o preferite uscire per un’unica etichetta?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> A noi piacerebbe stampare il disco… a quale artista non piacerebbe vedere registrato su un solco il proprio lavoro? Purtroppo abbiamo provato a chiedere i tempi per la stampa e sono davvero lunghissimi, inoltre le nostre casse, senza concerti, senza vendita del merchandise sono completamente vuote, nessuno si è fatto vivo per produrre il disco, quindi…&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Chi c’è dietro “Tacismo”, che addetti ai lavori ci sono? Tipo chi ha curato registrazioni, mix, master, artwork?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Il disco è stato registrato mixato e masterizzato nello studio “kutso noise home”. Per le chitarre e basso siamo stati seguiti dal piccolo ed indifeso Cinghio. Batteria, voci, cori, mix e master dal grandioso Matteo Gabbianelli. Ai cori ed ai featuring siamo stati accompagnati da amici come Pony, Giallo e Picchio. Abbiamo passato delle belle giornate in studio, ed il lavoro che ne è uscito ci soddisfa pienamente. Per quanto riguarda la parte grafica, visto che Giacomo (chitarrista) non ha mai un cazzo da fare, l’abbiamo fatto lavorare un po’ e commissionato la copertina, perciò artwork made in Tacita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Spesso c’è una correlazione tra oi/street punk/skinheads e il panorama ultras. Voi seguite qualche squadra? Diciamo che venendo da Roma e con quel giallorosso in copertina lasciate poco spazio all’immaginazione! Che ne pensate dell’attuale movimento ultras e che cosa ne pensate invece dello sport popolare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Secondo noi ci vuole molta più attenzione nel parlare di Ultras. Nessuno di noi si può definire Ultras, non avrebbe senso e non sarebbe rispettoso. È come, se quello che vedi una volta l&#8217;anno al concerto, con i pantaloni arrotolati e la cinta con le bretelle, si definisse Skinhead…gli rideremmo in faccia.&nbsp; <br>Noi seguiamo le partite si, siamo tifosi, ma lo stadio non lo vediamo da tanto tempo.&nbsp;Essere Ultras vuol dire, vivere per la tua squadra, vivere con la tua gente, vivere avendo come ideale quello del tuo gruppo!&nbsp; Noi siamo Skinhead, chi più chi meno, chi ancora o chi sempre… siamo questo!&nbsp;<br>Oltre ad essere Skinhead poi siamo 4 Romanisti e 1 Napoletano (Raoul il batterista).<br>Parlando dello sport popolare, è scontato dire che sia una forma magnifica, di trasmettere ideali ed educare la gente ai valori dello sport e del tifo. <br>Per il giallorosso in copertina poi che dovemo fa? Semo Romani… è Romano pure il batterista Napoletano, siamo fratelli. Questi sono i nostri valori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: E adesso che farete, che c’è nel futuro dei Tacita? Porterete in lungo e in largo questo disco? Avete pensato a suonare anche all’estero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Prima dell&#8217;estate proveremo a fare 3/4 concerti. Da Luglio Andrea il cantante, si trasferirà e suonare con continuità sarà impossibile. La voglia di stare insieme e divertirci non ci manca, sicuramente 2/3 date l&#8217;anno con cachet fotonici, proveremo ad organizzarle<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f602.png" alt="😂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />.&nbsp;<br>Appena prima della pandemia, stavamo organizzando con i Lenders un tour tra Svizzera e Francia, dopo tutto questo tempo sono cambiate tante cose, vedremo cosa succederà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Da gruppo che ha all’attivo diverse uscite ed è formata da persone esperte, che consigli dareste a una giovane band agli inizi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Fate Punk! Fatelo intelligentemente, sugli anfibi e la birra è già stato detto tutto.&nbsp; C&#8217;è la guerra, il clima, le divisioni sociali che hanno bisogno di richiamare l&#8217;attenzione! Il punk, la musica in generale, serve anche a questo, ad attirare l&#8217;attenzione su temi sociali, ingiustizie, stati d&#8217;animo e necessità! È un modo per dire la nostra e provare a farci ascoltare, perché se gliela lasciamo dire solo ai giornali ed alla stampa, siamo inculati! Poi, più bravi sarete musicalmente e più verrete ascoltati, forse però, in quel caso smettereste di dire cose interessanti <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f602.png" alt="😂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Siamo ai saluti! Grazie della chiacchierata e speriamo di vederci presto sotto-palco! Chiudiamo in bellezza, ma da dove salta Cucujanji Ska?! Ma chiudendo con una domanda più spinosa, tutto il disco è bellissimo, ma dovendo sceglierne una, sceglierei “Sottobanda” dedicata a Sigaro. Voi ne avete una preferita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tacita:</strong> Credo che con Sottobanda ogni singolo componente della band, almeno una volta, abbia avuto i brividi o l&#8217;occhio lucido nel suonarla o nel riascoltarla. Chiaramente è la più toccante!Degli altri pezzi che vogliamo dire? Sò uno mejo dell&#8217;altro! Ragà seriamente è un albumone, se non lo avete ancora ascoltato, fatelo!&nbsp; <br>Cos&#8217;è il Cucujanji, bisognerebbe chiederlo a José Altafini!&nbsp;è tutto e niente, è quella cosa che ti fa vincere, che ti da la forza, che ti fa arrivare a fine partita… come questo pezzo ska nel nostro album, ci doveva stare, ci ha fatto arrivare a fine partita…</p>



<h3 class="wp-block-heading">Supportaci:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo un progetto autogestito e puoi sostenerci attivamente, se ti va, in due modi:<br>-puoi dare un&#8217;occhiata al <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/mailorder/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro catalogo e ordinare</a></span></strong> eventualmente dischi, cd, libri, spillette o altro ancora.<br>-puoi partecipare alla <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostra call sempre aperta</a></span></strong> con un tuo contenuto inedito.</p>
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		<title>Intervista agli RPG-7</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-agli-rpg-7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Zoe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 09:13:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore punk]]></category>
		<category><![CDATA[Madrid]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con gli RPG-7, band hardcore punk di Madrid Attivi ormai da diversi anni sulla scena madrilena e internazionale, la band RPG-7 conta diverse uscite e proprio in questi giorni è uscito “Cuatro”, il loro nuovo album di 11 tracce potenti, incazzate e dai forti temi politici e sociali. Visti dal vivo tempo fa a &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con gli RPG-7, band hardcore punk di Madrid</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attivi ormai da diversi anni sulla scena madrilena e internazionale, la band <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/RPG-7-Oficial-714988981873731/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RPG-7</a></span></strong> conta diverse uscite e proprio in questi giorni è uscito “Cuatro”, il loro nuovo album di 11 tracce potenti, incazzate e dai forti temi politici e sociali. Visti dal vivo tempo fa a Bologna ci sono apparsi immediatamente devastanti e non abbiamo più smesso di ascoltarli. Andiamo a conoscerli un po’ meglio in questa intervista agli RPG-7! </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk:</strong> <strong>Ciao ragazzi e benvenuti qui sulla nostra webzine. Raccontateci un po’ di voi. Quando vi siete formati e in che luoghi e contesto sociale e storico? Avevate già precedenti esperienze in altre band?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RPG7:</strong> Siamo una band formatasi nel settembre 2007 nel quartiere di Vallekas (Madrid).<br>Nel 2010 abbiamo pubblicato il primo album &#8220;Un paso de un largo camino&#8221; con il quale abbiamo fatto 40 concerti: 35 in Spagna, 3 in Francia e 2 in Italia.  Nel 2012 abbiamo pubblicato il secondo album &#8220;En tu ciudad&#8221; facendo 38 concerti, 2 in Italia, 2 in Francia e 4 in Germania. Nel 2016 abbiamo pubblicato il terzo album &#8220;Vuelta al barrio&#8221; con cui abbiamo fatto 39 concerti, 8 in Germania, 4 in Italia e 1 in Francia. E ora nel gennaio 2022 abbiamo pubblicato il quarto album &#8220;Cuatro&#8221;. Avevamo già chiuso il primo concerto del tour in Germania ma recentemente è stato annullato a causa dell&#8217;alto numero di contagi in quel Paese. Così ora avremo la presentazione ufficiale il 2 aprile a Madrid.<br>Tutti i nostri lavori sono autoprodotti attraverso concerti e merchandising. Alcuni dei nostri lavori sono stati pubblicati da etichette in Canada, Germania, Russia, Italia e Francia. Tutti i membri della band hanno suonato in altre band prima, ma da quando abbiamo formato gli RPG7 la nostra priorità e tutto il nostro lavoro è stato per questo gruppo, ecco perché non stiamo suonando in nessun&#8217;altra band. Durante tutti questi anni ci sono stati cambi di formazione, a causa di lavoro, stanchezza o motivi personali, ma abbiamo ancora un buon rapporto con gli ex componenti e continuano a venire ai nostri concerti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Tempo fa ci avevate mandato un vostro articolo con alcune considerazioni sulla scena spagnola, sulle agenzie di booking in particolare. Che ci sapete dire della scena madrilena e di quella spagnola più in generale? Ci sono un po’ di centri sociali, squat, locali alternativi, etichette, distro che si danno da fare sia in campo antifascista che in quello DIY?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Come vi abbiamo detto in <a href="https://www.radiopunk.it/25/scena-punk-spagnola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>quell’articolo</strong></a>, l&#8217;essenza del punk secondo noi è morta, e l&#8217;abbiamo visto in piena pandemia quando le band punk hanno fatto concerti per gente seduta. Ci sono troppi promoter e troppi grandi festival, dove suonano sempre le stesse band. Molte di queste band praticamente non &#8220;fanno&#8221; locali, solo festival, vanno a suonare per un&#8217;ora davanti a un sacco di gente e vengono pagate più soldi di quelli che farebbero con un concerto in un locale. Per le band più piccole è molto difficile crearsi una nicchia, perché devi competere con tutti quei festival, e quando il tuo concerto coincide con uno di questi, purtroppo devi cancellarlo. Abbiamo sempre creduto nell&#8217;autogestione, e facciamo tutto da soli, nessuno ci paga niente, nessuna registrazione, nessuna edizione di CD o LP, nessun merch. Abbiamo fatto quattro album fino ad oggi, abbiamo girato mezzo paese e abbiamo fatto concerti in Europa, sempre in posti modesti, ma è quello che ci piace, essere in contatto con la gente. Per quanto riguarda i centri sociali e i locali, ce ne sono sempre meno (tranne nei Paesi Baschi), i centri sociali nelle altre città purtroppo appaiono e scompaiono e c&#8217;è molta richiesta per poter suonare, ma deve essere attraverso un&#8217;organizzazione, e ci sono pochi locali per 100-200 persone e c&#8217;è anche una grande richiesta, a volte bisogna prenotare con diversi mesi di anticipo. Ci sono molti distributori, ma siccome la gente compra anche poca musica, si vende molto poco. Manderemo il vinile in Cile e in Germania, che è dove ci hanno chiesto alcuni distributori e qui a Madrid a Potencial Hardcore, il resto lo facciamo vendendolo ai concerti o tramite i social network.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Com’è l’emergenza sanitaria e la gestione della pandemia in Spagna? Ci sono state tante chiusure? Riuscite a organizzare concerti e ad avere della socialità oppure è tutto chiuso e represso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Durante la parte più dura della pandemia, tutti i concerti sono stati cancellati e i locali chiusi, il che significa che molte persone che si guadagnavano da vivere con lo spettacolo sono rimaste senza lavoro, ed è stato molto difficile per loro. Più tardi, i locali sono stati aperti per i concerti, ma con restrizioni di capacità e di movimento. C&#8217;erano gruppi che volevano iniziare a suonare, e oggi, a seconda della città, ci sono alcune restrizioni o altre. Qui a Madrid non ci sono attualmente restrizioni, tranne che per l&#8217;uso delle mascherine, e si può suonare senza alcun problema. Durante tutto questo tempo abbiamo approfittato per pubblicare nuove canzoni, registrare un album e provare in modo che quando fosse arrivato il momento saremmo stati pronti. E quel momento è arrivato. Perché abbiamo rifiutato categoricamente di fare concerti con capacità limitata e con gente seduta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Da poco è uscito il vostro ultimo album dal titolo “Cuatro”. Vi va di parlarcene un po’? Per quali etichette è uscito nel mondo questo disco? Cosa pensate che abbia “Cuatro” in più rispetto agli altri vostri lavori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> <a href="https://rpg-7.bandcamp.com/album/cuatro" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Questo nuovo album</strong></a> si chiama Cuatro perché è il quarto, non ci abbiamo pensato troppo. Ci piaceva che fosse qualcosa di semplice e forte, sia il nome che la copertina e i testi. Come abbiamo detto nella risposta precedente, l&#8217;abbiamo scritto durante la pandemia e senza vederci, ognuno da casa e usando programmi musicali, in modo che quando arrivava il momento di vederci potevamo andare spediti, e così è stato. È un album con un suono più hardcore, in cui abbiamo incluso un DJ che gli dà un suono diverso da quello che si fa oggi. Questo DJ è un altro componente della band e negli spettacoli dal vivo fa lo stesso che nell&#8217;album, non volevamo fare un album in un modo e poi il live in un altro. Inoltre, ha i suoi momenti durante il concerto mentre il resto di noi sta accordando. È impostato in modo che per un&#8217;ora non ci sia un solo secondo di pausa. È un album molto elaborato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Avete suonato in lungo e in largo per il mondo. Qual è una scena che ammirate e che vi piace moltissimo?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Ogni luogo ha qualcosa di speciale, è vero che la lingua fa molto, perché qui in Spagna la gente conosce tutte le canzoni e può cantarle, e questo motiva sempre molto. In Germania hanno un&#8217;ottima organizzazione in tutto, non abbiamo mai avuto problemi con l&#8217;alloggio, il cibo o il suono, tutto è molto professionale, ma la gente è più seria, e in Italia la verità è che la gente è molto simile a qui in tutto, anche con la lingua possiamo capirci, e questo ci fa ridere molto, quindi ti senti molto a tuo agio. Infatti Livorno e Firenze sono tra i posti dove ci siamo divertiti di più, abbiamo delle foto che preferiremmo non mostrare ahahah. Per quanto riguarda l&#8217;organizzazione e i centri sociali, siamo rimasti davvero sorpresi perché sono molto buoni, almeno nei posti dove siamo stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Sempre nel vostro articolo, ci dicevate che negli anni ‘80-’90 era tutto più vero. Vi va di spiegarci meglio cosa intendete? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Negli anni &#8217;80 quasi nessuno, (per non dire nessuno), si guadagnava da vivere con la musica, la gente metteva insieme delle band per hobby e perché attraverso la musica poteva dare un messaggio, era tutto più underground, non c&#8217;era internet e la musica si passava di mano in mano su cassette registrate, quando c&#8217;era un concerto negli squat, la gente andava ad ascoltare musica dal vivo, conoscere gente, nuove band e divertirsi, un sacco di gente si riuniva.<br>Oggi è il contrario, vediamo che da un giorno all&#8217;altro esce una band e un promoter chiede migliaia di euro per suonare, e ogni volta chiedono cifre più esagerate per suonare, i locali ti chiedono soldi per suonare, anche se riempi la sala e fai un sacco di soldi con le bevande, e con le piattaforme digitali succede la stessa cosa, se non conosci una band che suonerà a un concerto, ascolti una canzone su Spotify e se non ti piace vai a quella successiva, e decidi se andare a vederla o stare al parco a bere con i tuoi amici. Anche la socializzazione in certi spazi si sta perdendo. Tutto questo è cambiato molto tra gli anni ottanta, novanta e oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Quanto conta l’aspetto politico e quanto quello DIY per voi? Quali sono le lotte più importanti per voi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Pensiamo che sia molto importante dare messaggi politici nelle canzoni, e che la gente ne prenda coscienza. Siamo molto felici quando un giovane viene da noi e ci dice che è diventato politicamente consapevole ascoltandoci, se c&#8217;è solo una persona così, è un trionfo. La musica serve a dare messaggi, e si possono dare messaggi buoni, cattivi o inutili. Abbiamo come esempio la grande maggioranza dei testi del reggaeton, testi senza un messaggio e la grande maggioranza di essi machista, il che fa credere ai ragazzi che sia una cosa buona. Per noi oggi la lotta sindacale è una priorità. Ci sono molte persone che si dichiarano antifa o antinaziste e non escono da lì, non vanno alle manifestazioni, non militano e fanno poco per cambiare il sistema. Noi come lavoratori crediamo che attraverso la lotta sindacale nei nostri luoghi di lavoro possiamo aumentare la consapevolezza dei lavoratori, e se aumentiamo la consapevolezza dei lavoratori su chi sono e chi è il nemico, abbiamo molto da guadagnare. Perché se i lavoratori prendono coscienza e decidono di fermarsi, il mondo si ferma. Noi siamo il motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Avete parecchie influenze diverse al vostro interno, sembra ci sia un po’ di quel Brutal oi! made in Non Servium, un po’ di metal, un po’ di street punk, un po’ di beatdown/rap. Che musica ascoltate solitamente? Vi va di dirci quali sono le band/artisti storiche fondamentali per voi e quali invece dovremmo assolutamente ascoltare e con cui vi trovate benissimo a collaborare sia per visione politica che musicale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Ascoltiamo tutti i tipi di musica, amiamo la musica e ci nutriamo di essa, il nostro DJ per esempio è un maestro del rap, ha centinaia di vinili di rap da tutto il mondo. Il batterista ama il death metal, il bassista ama il brit pop&#8230; ascoltiamo tutti i tipi di musica, rap, flamenco, thrash metal, punk, musica cubana ecc. se la musica è buona la ascoltiamo. Ci sono molti gruppi che ci hanno segnato musicalmente, Kortatu, Banda Bassotti, Negu Gorriak, Hechos contra el decoro, La polla, ecc. Oggi ci sono gruppi molto buoni come Brigade Loco, Bake Faltsua, Boot Boys, Eterns, In your face, che musicalmente e politicamente offrono cose diverse da quelle che offrono gli altri gruppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Spesso quando facciamo le playlist su Spotify fatichiamo a trovare tutti i gruppi punk che ci interessano. Infatti nella scena da noi c’è chi preferisce non utilizzare questa piattaforma per ragioni politiche. Voi cosa ne pensate? In Spagna viene utilizzata dalle band? Vedete Spotify come una risorsa o rischia di togliere mercato ai formati fisici? Più in generale, come diffondete la vostra musica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Capiamo le persone che non vogliono usare questa piattaforma e le rispettiamo completamente. Purtroppo oggi viviamo in un sistema capitalista in cui siamo intrappolati ed è quasi impossibile vivere al di fuori di esso. Puoi non usare Spotify e sentire che non stai collaborando con le multinazionali capitaliste, ma poi bevi tre litri di Coca Cola, o vai a cena da Mc Donald’s. Abbiamo messo tutti i nostri album praticamente su tutte le piattaforme digitali in modo che chi vuole ascoltarli lì possa ascoltarli, e chi non vuole ascoltarli lì e preferisce comprare un cd o un lp può comprarli o scaricarli gratuitamente. Come abbiamo detto, siamo un gruppo autogestito e il denaro che proviene dalla vendita della musica sia fisica che dall&#8217;ascolto sulle piattaforme digitali, ci aiuta ad andare avanti, e coloro che non possono o non vogliono collaborare in quel modo hanno la possibilità di scaricarla gratuitamente senza problemi. Ci aiuta a raggiungere più persone, soprattutto fuori dalla Spagna, che è l&#8217;unico modo in cui possono ascoltarci. Purtroppo si vende sempre meno musica fisica, e stavamo considerando la possibilità di non pubblicare nulla di fisico per quest&#8217;ultimo album, ma abbiamo deciso di correre il rischio e pubblicarlo, sia perché ci piace averlo sia per andare in contro alle persone che lo comprano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RP: Chiudiamo in bellezza, con un momento amarcord! Qual è stato il concerto più bello e quale quello più assurdo in cui avete suonato? Vi ringraziamo tanto e buona fortuna per “Cuatro”!&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>RPG-7:</strong></strong> Fortunatamente e sfortunatamente abbiamo avuto molti concerti buoni e alcuni cattivi. Posti come Gasteiz, Zumaia, Ponferrada, sono posti dove amiamo andare, per la dedizione della gente, è incredibile. Nel cp 21 di Livorno è stato qualcosa di molto speciale per noi, la dedizione della gente è stata brutale e dopo il concerto fino alle 8 del mattino è stato spettacolare quanto ci siamo divertiti, ce lo ricordiamo ancora oggi. Abbiamo anche avuto concerti da dimenticare, in cui non ci hanno pagato, o quando siamo arrivati sul posto non avevano un posto per fare il concerto, o a Parigi, quando siamo arrivati all&#8217;aeroporto alle undici di sera ci hanno detto dall&#8217;organizzazione che non potevano venire a prenderci&nbsp; e abbiamo dovuto trovare un modo per uscire dall&#8217;aeroporto e cercare un posto per dormire, pagandoci l&#8217;alloggio e il taxi. Ma bene, si impara dalle cose brutte e non si dimenticano le cose belle anche se gli anni passano. Abbiamo ottime amicizie con persone che conosciamo attraverso la musica e viaggiando in altre città, in Italia abbiamo un ottimo rapporto con persone di Livorno e Firenze per esempio.<br>Grazie mille ancora una volta per averci intervistato, per diffondere la nostra musica e speriamo di poter venire presto in Italia per presentarvi l&#8217;album.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="reminder">Reminder:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito, se ti va di partecipare alla nostra call con qualsiasi tipo di approfondimento musicale, articolo sulle sottoculture o qualsiasi contenuto inerente il mondo del punk e del DIY,&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>leggi qui</strong></a>&nbsp;e contattaci! Se ti va di supportarci,&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/radio-punk-febbraio-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui c’è il catalogo distro</strong></a>&nbsp;aggiornato con dischi, libri, cd, spillette e altro ancora.</p>
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		<title>Intervista a Gli Ultimi</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-a-gli-ultimi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Zoe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 11:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[Punk rock]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con gli ultimi, band street punk romana che ha appena pubblicato il nuovo album &#8220;Sine Metu&#8221;. Attiva dal 2008, la band street punk romana ha all&#8217;attivo diverse uscite e moltissimi live alle spalle. Da pochissimo, il 9 ottobre per la precisione, è uscito &#8220;Sine Metu&#8221;, il loro ultimo album, pubblicato in LP e CD &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con gli ultimi, band street punk romana che ha appena pubblicato il nuovo album &#8220;Sine Metu&#8221;.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attiva dal 2008, la band street punk romana ha all&#8217;attivo diverse uscite e moltissimi live alle spalle. Da pochissimo, il 9 ottobre per la precisione, è uscito<a href="https://ultimi.bandcamp.com/album/sine-metu"> &#8220;Sine Metu&#8221;</a>, il loro ultimo album, pubblicato in LP e CD per <a href="https://www.redstarpress.it/categoria-prodotto/hellnation-libri/"><strong><span style="text-decoration: underline;">Hellnation</span></strong></a> e <a href="https://www.facebook.com/timetokillrecords"><span style="text-decoration: underline;">Time To Kill Re</span>cords</a>. Carne al fuoco ce n&#8217;è tanta, via con l&#8217;intervista!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao ragazzi e benvenuti su sta cosa che si chiama Radio Punk ma una radio non è! Ho ascoltato in loop il nuovo &#8220;Sine Metu&#8221; e prima ancora ho riascoltato tutto tutto tutto quello che avete fatto. Raccontateci un po&#8217;, dal vostro punto di vista, cos&#8217;ha &#8220;Sine Metu&#8221; in più o in meno rispetto ai vostri lavori precedenti, come nasce e in che contesto questo lavoro? In sintesi, uno/una passa su internet e scopre che è uscito &#8220;Sine Metu&#8221;. Che gli dite, perchè dovrebbe ascoltarlo, parlategli con il cuore in mano, raccontategli cosa è &#8220;Sine Metu&#8221; e cosa rappresenta per voi&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:&nbsp;</strong>Ciao a voi e grazie per averci dedicato questo spazio. Ogni opera ha una storia a se stante, nasce e cresce in un determinato contesto e da determinati spaccati di vita che viviamo in quel preciso periodo. &#8220;Sine Metu&#8221; come facilmente si può immaginare dalla copertina con la fenice che risorge dalle fiamme non lascia spazio all&#8217;immaginazione; è un disco di &#8220;rinascita&#8221; dopo un lungo periodo lontano dai palchi e dalla sala prove. La nuova formazione e la ritrovata voglia di dire la nostra, a modo nostro, hanno dato vita a queste 12 tracce che, in modo del tutto naturale, ci siamo trovati a scrivere secondo quelle sonorità più ruvide da cui tutti nasciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Rimanendo un po&#8217; in ambito musicale/biografico, cosa pensate sia cambiato rispetto a quando avete iniziato? Cosa direste al voi ragazzini degli inizi e che consigliereste invece ai/alle giovani punx/skins che si approcciano in questi tempi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp;Giusto pochi giorni fa ci siamo chiesti quale fosse stato il primo disco ascoltato, a volte anche per caso, che ci ha avvicinati al punk, prima come musica, poi come sottocultura per poi aprire la vista a tutto ciò che gira intorno a questo mondo. Crescendo ognuno di noi ha poi sviluppato i propri gusti ma esiste sempre un&nbsp;<em>fil rouge</em>&nbsp;che accomuna la musica che esce dalle nostre casse. Oggi come oggi rimane forse più difficile far arrivare alle orecchie dei più giovani una musica che non sia&nbsp;<em>mainstream</em>&nbsp;ma in questo noi cerchiamo di fare il nostro. Guardando indietro nel tempo non possiamo che essere felici del percorso che abbiamo fatto e non vorremmo mai cambiare le nostre esperienze con nulla al mondo. Ai noi stessi seduti sul muretto sarebbe solo da dire&nbsp;<em>&#8220;bravi, farete un buon lavoro!&#8221;</em>. Non ci consideriamo dei modelli o dei maestri di vita e alle nuove generazioni potremmo solo consigliare di seguire i loro istinti e &#8220;Sine metu&#8221;, senza paura, lottare per le proprie idee.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: si chiede spesso alle band di parlare del lato musicale e artistico, però vorremmo saperne di più anche sulle persone che animano Gli Ultimi. Chi siete, che fate, (dove andate, un fiorino!)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:&nbsp;</strong>Siamo 4 &#8220;ragazzetti&#8221; che girano insieme da sempre, da prima di &#8220;Street Punk&#8221; e che ancora oggi hanno la voglia di gridare nei microfoni contro tutto quello che non ci piace e di raccontare le nostre storie. Fuori dalla sala siamo 4 amici che condividono un po&#8217; di tutto oltre la musica, dalla tavola ai motori, dal whisky all&#8217;inchiostro sotto pelle, insomma ci piace passare il tempo libero insieme. Nella quotidianità ognuno di noi combatte con il proprio lavoro ma sempre con la consapevolezza che questa grande famiglia allargata sta lì, sempre e comunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: in &#8220;Sine Metu&#8221; mi sono piaciuti oltre alla musica molto i testi, che sono rimasti secondo me all&#8217;altezza dei precedenti lavori. Si parla di diritti, di storie, di politica, di strada e quartiere e lo fate con una genuinità e una scelta delle parole che ti entrano in testa, le puoi cantare e risultano chiare e dirette ma per nulla banali. Scrivere i testi è la parte più difficile nella stesura di un disco o per voi è piuttosto naturale? Qual è la parte più complicata quando fate uscire un disco?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli ultimi:</strong>&nbsp;La scrittura dei testi per noi è una parte importantissima. È una fase meticolosa ma tutto sommato è un processo personale che viene sempre naturale perché è una roba che c&#8217;hai dentro e in qualche modo devi buttarla fuori. La cosa veramente tosta nel tirare fuori un disco è tutta la parte di arrangiamento in sala prove, registrazione e poi di mix che, sommando queste fasi, può durare anni. Questo è un processo collettivo in cui bisogna far confluire le idee, magari diverse, in una sintesi che convinca tutta la band, prendendo tante piccole decisioni concertate. È un lavoro di continuo scambio e mediazione ed è li che viene fuori l&#8217;affiatamento di un gruppo e la volontà di avere un progetto condiviso che vada oltre la visione del singolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Domanda a bruciapelo: che responso avete avuto da amici/parenti/conoscenti/&#8217;zines/ecc? Ci sono state critiche positive o negative che vi hanno colpito o si sono limitati tutti a un paraculissimo &#8220;bella regà&#8221;?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp;I nostri compari del collettivo Plakkaggio non ci perdoneranno mai il pezzo ska!<br>Per il resto ci ha fatto molto piacere sentire che molti hanno accostato &#8220;Sine Metu&#8221; a &#8220;Storie da un posto qualunque&#8221;, che è un disco a cui di solito chi ci segue da un po&#8217; è molto legato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Parlando un po&#8217; di politica e DIY, che ruolo hanno nel vostro progetto? Quale futuro vedete per spazi sociali, circuito autoproduzioni e scena punk?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:&nbsp;</strong>Come individui e band siamo cresciuti con una mentalità improntata al DIY.<br>Dai nostri primi passi al Muerto Studio autogestito di Manziana ai primi dischi con Gli Ultimi, ma anche con le altre band in cui abbiamo militato, il nostro approccio è sempre stato di fare le cose bene, senza mai abbassare l&#8217;asticella avendo la scusa che sei da solo a fare quello che stai facendo. Questo approccio nel nostro circuito in alcuni casi è venuto a mancare e certe volte abbiamo visto alcune band, coproduttori, fanzine, affrontare il DIY con un livello di impegno minimo, perché&nbsp;<em>&#8220;più di tanto, dove voi andà!</em>&#8221; Per fortuna però ci sono un sacco di eccezioni che dimostrano il contrario. Voi di Radio Punk ne siete un esempio come, restando in tema di &#8216;zine, poteva essere anni fa &#8220;Lamette&#8221; per dirne una, che nella sua versione cartacea aveva una estrema cura del dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Troppo buoni, grazie di cuore del complimento! Tornando a noi&#8230; i due singoli &#8220;Tutto Sbagliato&#8221; e &#8220;Favole&#8221; sono una bomba a mio avviso. Il video di &#8220;Favole&#8221; è stato realizzato da Zerocalcare e in altre vostre interviste se n&#8217;è parlato ampiamente e ne ha parlato lo stesso Michele. Vorremmo farvi una domanda diversa perciò, ovvero se c&#8217;è qualcosa che vi ha &#8220;insegnato&#8221; o che vi ha lasciato Zerocalcare e che avete fatto vostro e se viceversa pensate di aver dato qualcosa, umanamente o artisticamente voi a lui. In soldoni, cosa pensate abbia lasciato ad entrambi questa collaborazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp;Finalmente una domanda diversa riguarda il rapporto con Zercocalcare! A parte tutto è stato sicuramente edificante per tutti, abbiamo imparato la gestazione di un qualcosa che non sia prettamente musicale, la genesi le tempistiche e le problematiche. Ogni volta che ci siamo confrontati con Michele le idee su come realizzare il video sono sempre state comuni quindi condivise in maniera molto naturale. E&#8217; stato un po&#8217; come parlare la stessa lingua ma con mezzi diversi. Lui disegnando, noi con la musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Raccontateci un po&#8217;, com&#8217;è ora e com&#8217;era una volta la scena romana? C&#8217;è una scena in Italia o all&#8217;estero che ammirate?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp; La parola &#8220;scena&#8221; vuol dire tutto e niente ultimamente. Ognuno la vede e la vive in maniera così personale che racchiuderla e standardizzarla sarebbe in ogni caso riduttivo, e questo è un bene. Noi ancor prima di frequentare Roma veniamo dalla provincia dove le dinamiche sono state comunque in scala ridotta. Penso che Roma in ambito punk stia vivendo un momento di cambiamento, di riciclo generazionale che fino a non molto tempo fa sembrava fermo. Oltre a questo c&#8217;è il consolidamento di molti gruppi che ridendo e scherzando sono in giro da più di qualche anno ed altri che si formano continuamente. Per quanto riguarda l&#8217;estero per quello che ci arriva non vivendo personalmente certe situazioni, possiamo dire che la Spagna e la Germania sono ad ora un passo avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: una curiosità, all&#8217;estero avete del seguito? Vi interessa averne? Avete in previsione tour in giro per il mondo? O siete, come direbbe il mitico Robertò, dei &#8220;localisti&#8221;?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:&nbsp;</strong>Ci è capitato in passato di fare un giro in Francia per 3 date con i Gas Attack. Memorabile. Ad ora in programma non c&#8217;è nulla all&#8217;estero ma ogni tanto nei nostri discorsi ritorna la faccenda, non lo escludiamo affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RadioPunk: Pensate sia stata intensificata la repressione verso le nostre situazioni, che siano concerti negli squat, taz o concerti in situazioni più legali? In diverse occasioni dalla pandemia in poi la macchina repressiva ha cercato di impedire o ha vergognosamente multato concerti ed eventi legali e tutto. Che si può fare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp;Non crediamo che la repressione si sia intensificata negli ultimi anni, o meglio crediamo che oggi stia raccogliendo i &#8220;frutti&#8221;&nbsp; di almeno vent&#8217;anni di lavoro. la pandemia per la macchina repressiva è un ottimo terreno di sperimentazione sociale, poiché la maggioranza della popolazione si sta abituando a vivere nella noia, nella solitudine, nel terrore di ammalarsi e morire. L&#8217;unica cosa che possiamo fare noi&nbsp;è resistere. Non rassegnarsi al fatto che è &#8220;normale&#8221; che non ci siano più concerti, iniziative e manifestazioni. Se ci abituiamo alla quotidianità che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, è finita!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Facciamoci due risate va, raccontateci l&#8217;aneddoto più bello e quello più grottesco in cui siete incappati nei vari live a cui avete suonato. Spesso su questa domanda escono storie di rimborsi spese allucinanti e prima o poi siamo certi verrà scritto un libro&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:</strong>&nbsp;Il tour coi Gas Attack nel 2015 ha&nbsp;racchiuso quanto di più orribile possono fare 9 disadattati dentro un furgone, in giro per diverse città e dentro i vari spazi in cui abbiamo suonato allora. Preferiamo raccontarvele di persona certe cose,&nbsp;se proprio ci tenete a saperle, altrimenti rischiamo di essere radiati dall&#8217;albo dei punk hardcorers!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Chiudiamo l&#8217;intervista in maniera diversa dal solito, vi chiediamo se c&#8217;è o ci sono cose comuni che vi appassionano, che so, un disco, una band, un libro, un film, un cibo e su cosa invece bisticciate (con amore)&#8230; Intanto vi ringraziamo e ci vediamo presto &#8211; speriamo &#8211; ad un concerto a cantare!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli Ultimi:&nbsp;</strong>Ci piace stare assieme a bere, farci delle belle mangiate e raccontare cazzate. Quando discutiamo ci chiariamo perché ormai siamo grandicelli e le questioni di principio le abbiamo sistemate&nbsp;o le sistemiamo al volo nel caso ce ne fosse bisogno. Grazie a voi per l&#8217;intervista. A presto!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">PS: Avremmo voluto fare diverse domande su copertina, su Robertò e sull&#8217;etichetta che a sto giro non è più solo Hellnation ma è Hellnation + Time To Kill e su cosa ascolti quando non ascolti punk, ma la webzine The New Noise ci ha preceduti alla grande e vi rimandiamo a <a href="https://www.thenewnoise.it/gli-ultimi-pane-rose-e-liberta/?fbclid=IwAR0TdQA4EsgkacRMX_kduOhpukmNTQVU3rcqc5Fv6qpMY68vAndHGge3Eg0&amp;fbclid=IwAR1ogenE0jcDpnQ005oEDDJAiV_abipbHkcZLTDE2IXXI"><strong>questa splendid<span style="text-decoration: underline;">a intervista a cura del mitico Michele Giorgi</span></strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti sei perso il disco, puoi ascoltarlo qui sotto. Ti consigliamo vivamente di prendere il formato fisico per supportare la band, le etichette coinvolte o la tua distro di fiducia/quartiere!</p>



<iframe style="border: 0; width: 400px; height: 472px;" src="https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=2012471357/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/artwork=small/transparent=true/" seamless=""><a href="https://ultimi.bandcamp.com/album/sine-metu">Sine Metu by Gli Ultimi</a></iframe>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credit foto: Enrico Zanza &#8211; &#8220;ZanzaRude&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Reminder:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito. Puoi supportarci dando un occhio al <a href="https://www.radiopunk.it/25/radio-punk-novembre-2021/"><strong><span style="text-decoration: underline;">catalogo distro</span></strong></a>&nbsp;con dischi, libri, spillette e altro ancora, ma puoi anche partecipare alla nostra&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/"><strong>call</strong></a>&nbsp;con un tuo contributo su qualsiasi argomento inerente al punk, alle controculture o al DIY. Seguici su&nbsp;<a href="http://t.me/radiopunk"><strong>Telegram</strong></a>&nbsp;per non perderti i nostri contenuti! </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Intervista a Martin dei Sempre Peggio e Volkswriterz</title>
		<link>https://radiopunk.it/intervista-a-martin-sempre-peggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 08:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Antifa]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Oi!]]></category>
		<category><![CDATA[sottoculture]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con Martin, attualmente bassista e voce dei Sempre Peggio e attivo nel collettivo di writer Volkswriterz Antifascista, in passato militante in diversi collettivi negli spazi sociali di Milano &#8211; dove comunque continua a organizzarci iniziative &#8211; suona nei Sempre Peggio e ha suonato nei Logica di Morte e negli RFT, ha mandato avanti una &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con Martin, attualmente bassista e voce dei Sempre Peggio e attivo nel collettivo di writer Volkswriterz</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Antifascista, in passato militante in diversi collettivi negli spazi sociali di Milano &#8211; dove comunque continua a organizzarci iniziative &#8211; suona nei <a href="https://www.facebook.com/semprepeggio1312"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sempre Peggio</span></strong></a> e ha suonato nei Logica di Morte e negli RFT, ha mandato avanti una etichetta DIY dal nome Basura, è un writer, ha fatto una caterva di poster di manifestazioni e concerti negli ultimi 20 anni e ha contribuito al libro per i 10 anni della scomparsa di Dax. Insomma, è una persona attivissima nella scena punk, DIY e politica. Stiamo parlando, come avete già capito, del buon Martin, che sicuramente ne avrà da raccontare in questa intervista, quindi&#8230; si parte!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Ciao Martin e benvenuto sulle nostre pagine! L’idea di intervistarti è nata tracannando insieme a te del pessimo vino bianco il 25 aprile a Bologna. Ma a differenza di quel vino, l’idea dell’intervista direi che è ottima! Raccontaci un po’: quando e come inizi a muovere i primi passi nell’ambiente punk, DIY, antagonista, writer, ecc? Qual è stato il primo progetto di cui hai fatto parte, nel senso: arrivi dalla parte musicale, da quella politica, o come ci sei capitato in questo “ambiente”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Ciao Tommy e ciao a tutti e tutte! Inutile dire che è un vero piacere fare questa chiacchierata con voi, almeno i postumi di quel vino orribile sono valsi a qualcosa… devo dire che sei informatissimo sulle scorribande del sottoscritto, perciò credo sia una buona occasione per raccontare anche delle robe meno note che appartengono ormai a qualche altra era geologica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per la verità il primo vero progetto che mi ha coinvolto fu una fanzine a cavallo tra la fine delle medie e l’inizio del liceo</strong>. Si chiamava PROTESTIAMO (e te pareva…) e in realtà era un accrocchio di minchiate in puro stile demenziale. Ti racconto di questa improbabile pubblicazione che conquistò il traguardo del secondo numero per un motivo ben preciso: la cosa divertente è il fatto che senza che io avessi mai visto una classica fanzine punk ne realizzai praticamente una. La grafica con i collage fotocopiati, i fogli Letraset di mia mamma saccheggiati per comporre i titoli, i vari inserti a mano… per citare un Ruggeri d’annata si può dire “punk prima di te”, anzi in questo caso “prima di me”! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Puoi immaginare quindi lo stupore/piacere di vedere e conoscere successivamente tutto il mondo DIY di cui robe come queste erano la spina dorsale. Tutto questo per dire che quell’urgenza di comunicare evidentemente trova sempre i suoi canali per uscire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pe fartela invece un po’ più breve su quello che è il mio cursus honorum nel nostro ambiente possiamo dire che<strong> arrivo dalla parte musicale</strong>, partendo come adolescente topo di negozio di dischi e metallaro, per scoprire successivamente il punk e l’hardcore, passando come tutti dalle robe più mainstream al mondo del DIY. Questo coinciderà anche con il passaggio da cane sciolto che andava ai cortei e ai presidi a diventare un militante a tempo pieno di strutture occupate e autogestite. Fai che in parallelo ho sempre suonato da quando avevo 14 anni (prima robe tra l’indie anni ’90 e gli Husker Du, poi punk grezzo, dopo ancora hardcore fino ad oggi che suono con i Sempre Peggio) e che nel frattempo a forza di rompere il cazzo ai miei migliori amici che facevano i graffiti ho iniziato a prendere in mano le bombole anch’io per dipingere. Ecco, buttaci dentro tanti gatti, un po’ di calcio, parecchi libri e quantità più o meno industriali di alcool e da tutto sto frullatone vengo fuori io.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: la cosa che più ci ha incuriosito, è questo connubio tra il punk/oi! e il fatto che sei un writer. Siamo da sempre grandi sostenitori delle sottoculture unite e quello che ti chiediamo è, ad esempio, se c’è un minimo comune denominatore fra queste due culture e se ci racconti un po’ la tua storia da writer. Inoltre vorremmo chiederti com’è messo questo movimento allo stato attuale delle cose, rispetto a tempo fa.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Se dovessi trovare delle similitudini tra writing e punk ti direi sicuramente la famosa urgenza di comunicare e la riappropriazione di spazi, anche se con forme di coscienza completamente diverse. E non ultimo che si tratta di qualcosa che possono fare tutti, anzi quest’aspetto è proprio uno dei cardini alla base dell’esistenza e della diffusione di queste realtà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io come un po’ tutti inizio a fare le scritte per spirito di emulazione, in questo caso dei miei migliori amici ai tempi del liceo che erano entrambi writer. Inizialmente restio a seguirli in una passione nella quale arrivavo a ruota e in ritardo, a forza di scassargli la minchia con consigli non richiesti su lettere e colorazioni, grazie alla loro sacrosanta esasperazione, sono arrivato a quelle due parole che ad un certo punto cambiano tutto: FALLO TU (anche HAI ROTTO IL CAZZO in realtà…)! Come vedi il collegamento al punk era molto più immediato del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se da una parte sono arrivato abbastanza tardi a fare le scritte, considerato che la maggior parte della gente inizia da adolescente, ho avuto la fortuna di dipingere in anni molto stimolanti in cui c’è stata una vera e propria esplosione della scena milanese. Nella seconda metà degli anni ’90 ci fu quello che possiamo considerare un ricambio generazionale nel quale a tutti i writer della vecchia scuola si aggiunse una bordata di gente nuova. L’impressione ai tempi è che dipingessero tutti, o quantomeno chiunque faceva almeno le tag e la città era stata completamente conquistata dai writer: bombing ovunque, dal centro alle periferie, tutte le linee ferroviarie tappezzate di pannelli, lungolinea sfondati, tetti dipinti dappertutto, la metro che girava con gli wholecar… quando arrivavano gli ospiti da altre città o nazioni rimanevano regolarmente scioccati da quanto Milano fosse devastata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho dipinto attivamente per 5/6 anni, sperimentando diverse tag (FLOOD, LAURO, SOVIET le principali) e rappresentando le mie crew (MDS, GS, VB e altre varie) soprattutto in strada. Rispetto a tanti altri writer focalizzati soprattutto sui treni il grosso della mia produzione è stato lo street bombing e i vari lungolinea di treni e metro. Dopo un tot di anni a scrivere il mio nome, complice la diaspora dei membri della mia crew principale, l’MDS, un po’ di stanchezza rispetto ad alcune dinamiche della scena hip-hop e il desiderio di concentrare le mie energie sulla militanza politica, la famosa “fotta” che mi aveva animato come writer è un po’ venuta meno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello è stato il momento in cui abbiamo fondato i <a href="https://www.facebook.com/Volks-Writerz-2253054474791316/"><strong><span style="text-decoration: underline;">VolksWriterz</span></strong></a>, una crew aperta e esplicitamente militante ed antagonista, con la quale abbiamo fuso insieme la tecnica del writing con i contenuti del muralismo. Da allora siamo sempre stati una sorta di strumento al fianco delle lotte sociali e delle strutture occupate ed autogestite attraverso il quale lasciare dei segni sul tessuto urbano e costruire un certo tipo di immaginario. Penso che possiamo considerarci come la prima crew “militante” tout court, ed è bello vedere come 20 anni dopo ci siano un sacco di altre realtà che utilizzano il writing per comunicare qualcosa, diventando così un esempio da emulare. Oggi puoi trovare il nostro passaggio sugli spazi occupati di tutta Italia e qualcosa anche all’estero, con una particolare attenzione a tutto quello che riguarda la memoria della Resistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il resto oggi continuo a scrivere il mio nome quando ci sono le occasioni, ho avuto l’onore di entrare in una delle crew più prestigiose di Milano, l’MNP (Milano Napalm Posse), e se capita di poter contribuire con le mie energie ad iniziative legate al writing all’interno delle dimensioni autogestite lo faccio sempre volentieri. E non mettetemi in mano un marker quando sono sbronzo che mi trasformo tipo Gremlins quando vengono bagnati…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: a livello punk e oi! invece hai suonato e tuttora suoni in una band, hai avuto un’etichetta, la Basura DIY e hai organizzato diversi concerti e ad oggi continui a farlo. Raccontaci un po’, cos’è il punk per te, cosa ti ha spinto un giorno a imbracciare uno strumento e organizzare robe in giro? Che differenze riscontri rispetto a quando hai cominciato?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Il punk oggi direi che lo possiamo considerare come un compagno di strada che mi affianca nella vita con entusiasmo ed indulgenza da quando sono ragazzino. Dal punto di vista puramente musicale, come un po’ per tutti, è stata la scoperta di un linguaggio comunicativo in cui la rabbia non veniva, diciamo, ingabbiata come nel metal, ma sguinzagliata e lasciata libera di deflagrare. Un genere che ha sempre fatto della propria integrità e intensità la sua forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’arco della mia crescita l’aspetto più legato alla musica ha progressivamente assunto meno importanza di tutto quello che invece era espressione di quei principi e di quell’etica che sono peculiarità del DIY: <strong>il punk diventava quindi qualcosa che si caratterizzava non tanto nel genere o sottogenere musicale, bensì nel come fai le cose</strong>. In questo senso mettere insieme la militanza politica con questa passione è stata una cosa più che naturale, tanto che ci è voluto un attimo poi a ritrovarsi a partecipare al collettivo che si occupava della programmazione musicale all’interno delle strutture che avevo iniziato a frequentare attivamente. Negli anni a cavallo tra il 2001 e il 2005 ho avuto la possibilità di contribuire all’organizzazione di tantissimi concerti e festival punk/hc/Oi! Prima al LSOA Deposito Bulk (in particolare dentro a Smokerz, il pub interno dove facevamo il grosso dei concerti punk) e successivamente a Malamanera_Bovisa Squat, casa occupata in cui ho vissuto per due anni, dalla sua occupazione fino al giorno dello sgombero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo sia uno degli aspetti più belli di questo mondo il fatto che il grosso delle persone che vivono questo ambiente si occupino spesso di tanti diversi aspetti e non circoscrivano la loro partecipazione ad un ambito esclusivo del circuito punk DIY: chi suona organizza anche i concerti, chi scrive fanzine magari stampa magliette con la sua serigrafia, chi fa il fonico realizza anche le grafiche dei manifesti o magari porta avanti un’etichetta, ecc… questo è qualcosa in cui mi riconosco profondamente, così come sento mio quel concetto di orizzontalità che regola i rapporti in questo mondo. Ecco se alla fine di tutto uno dovesse andare a chiedere qual è la cosa più bella di questo strano mondo che è il punk credo che la risposta sarebbe semplice: <strong>conoscere altre persone e farlo condividendo la stessa visione delle cose in termini di rapporti umani, impegno ed etica</strong>. Tutto questo naturalmente con diversi gradi e diverse sfumature, ma credo che la qualità dei rapporti umani sia la cosa che caratterizza maggiormente questa realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spesso si è parlato di ghettizzarsi, di chiudere un ambiente a riccio, beh io non credo che sia questo il caso. Ho ripetuto più volte che questo nostro circuito non è un ghetto, bensì un’oasi</strong>. Un&#8217;oasi che difendiamo con le unghie e con i denti, un&#8217;oasi fatta di integrità di percorsi, di inclusività, di rifiuto del giudizio, di partecipazione dal basso. Ed è qualcosa di meravigliosamente riproducibile e contagioso!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a tutti questi aspetti poi c’è anche tutto quello che ruota attorno a un bellissimo spazio per potersi esprimere in piena libertà e veicolare messaggi e contenuti senza alcun compromesso o mediazione, e tutto questo da un palco/pavimento/terreno dove il nostro piccolo e smisurato ego trova un po’ di soddisfazione e dove solitamente c’è un’esplosione di energia/vita/delirio che ti fa capire che tutto sommato basta poco per sentirsi vivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si cresce, si vive, si impara col punk. E’ una cosa bellissima e tutt’altro che scontata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Torniamo alle due sottoculture di cui fai parte. Come viene percepita la politica in questi due ambienti e con quali differenze o cose in comune?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: La politica ha inevitabilmente a che fare con il punk DIY, mentre in un certo senso sfiora il writing in maniera più incosciente. Dall’altro lato può avere poco o niente a che fare con un certo punk mainstream ed essere invece parte integrante di un messaggio per tante realtà della scena hip-hop. <strong>L’illegalità che sta alla base del writing fa sì che, anche se in maniera completamente incosciente, se uno volesse utilizzare determinate categorie di giudizio, scrivere dove si vuole riappropriandosi di spazi del tessuto urbano è comunque considerabile alla stregua di un gesto politico</strong>. Però mi sembra evidente che si tratterebbe di una forzatura…&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo dire che negli ultimi anni si è verificato senza dubbio un maggiore utilizzo del writing come strumento per comunicare temi antagonisti, politici e sociali; questo perché il writing oggi è diventato un linguaggio universale per le giovani generazioni e come lo si usa per scrivere il proprio nome, così può diventare qualcosa con cui dire anche altro. Detto questo i writer di solito sono molto restii a farsi mettere il classico cappellino in testa e non gradiscono grosse interferenze da parte della politica, anche se è del tutto naturale che sentano le realtà occupate ed autogestite, dove i graffiti hanno sempre trovato spazio storicamente, come un contesto a loro affine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il punk, in particolare quello che fa riferimento al circuito DIY, è un fatto politico in sé.</strong> Dal grido di ribellione intransigente e primordiale fino all’etica dell’autogestione è normale trovarci delle categorie “politiche”. La normalità nel nostro mondo è che le date servano a sostenere lotte sociali, prigionieri incarcerati, campagne politiche. Se dovessi prendere il mio operato come un esempio tra i tanti, dal 2006 che sono di fatto un cane sciolto che ha organizzato iniziative con le realtà più diverse avrò organizzato 9 benefit ogni 10 concerti tirati in piedi. Mi sembra proprio l’ABC ecco… mettici poi che il punk è il mondo per eccellenza dove vivono e respirano maggiormente le istanze libertarie e fatti due conti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo esistono senza ombra di dubbio anche i punk (solo) nella cresta, i modaioli, i fan di un genere musicale veloce e incasinato: esiste anche il disimpegno, ma credo sia un fenomeno marginale rispetto a tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: sempre rimanendo in ambito antifascista, hai fatto parte di diversi spazi sociali di Milano, quali sono stati quelli in cui hai bazzicato di più? Com’è vivere nella tua città, fare quello che ami e quanto è cambiata da quando hai mosso i primi passi a livello politico?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Il primo centro sociale in cui sono entrato in vita mia era il CSOA Garibaldi, che stava dietro la scuola che frequentavo. La tarda adolescenza l’ho passata tra le occupazione dei licei (degli altri… io facevo la scuola tedesca), le diverse iniziative di movimento e le serate negli spazi. Il Leoncavallo, la Pergola, il CSA Vittoria, il Laboratorio Anarchico, Cox 18… entrerò ufficialmente all’interno del collettivo del LSOA Deposito Bulk solo nel 2001, dopo Genova, anche se in realtà era un posto che bazzicavamo da fruitori già da parecchio. Il Bulk di quel periodo mi piaceva perché era una sorta di federazione di progetti diversi, tutti con pari dignità, che hanno fatto di quello spazio una sorta di unicum in un periodo dove tutte le realtà appartenevano ad aree politiche abbastanza definite. Da noi trovavi gli anarcociclisti, i collettivi studenteschi, gli hacker del LOA, la cricca punk di Smokerz, il teatro e pure qualche comunista internazionalista come me! Dopo circa tre anni, spinti dalla necessità di dare una risposta al bisogno abitativo diffuso, con una parte del collettivo del Bulk e altre compagne e compagni abbiamo occupato una palazzina in Bovisa, dando vita a Malamanera. Lo squat ha dato un tetto ad una ventina di persone, oltre ai vari ospiti, per poco più di due anni, venendo sgomberato nel luglio del 2005. Era un’occupazione che si inseriva nel contesto delle grandi mobilitazioni che ci furono quel 2003, anno in cui fu assassinato “Dax”, Davide Cesare, militante antifascista dell’O.R.So. (Officina della Resistenza Sociale) il 16 marzo in Ticinese. Nei due anni di occupazione, nonostante lo spazio fosse improntato prevalentemente sull’abitativo, siamo riusciti ad organizzare due grandi festival Oi!/hc e punk-hc benefit e parecchie altre iniziative di carattere musicale e culturale oltre alla partecipazione attiva alle mobilitazioni di movimento in città. Dopo ho fatto parecchie cose con l’O.R.So. fino al suo sgombero e poi ho iniziato ad organizzare iniziative a spot con tantissimi spazi in città e anche a livello nazionale, sia in ambito musicale che con i VolksWriterz, e questo va avanti fino ad oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Milano è un città ostica, ma allo stesso tempo piena di opportunità</strong>. Devi abituartici, non è sempre scontato, ma quando trovi il tuo equilibrio è una città che sa darti tanto. Allo stesso tempo se nei ’90 visse l’esplosione dei centri sociali e le conseguenti energie positive e propulsive sulla città, dopo le giornate di Genova e soprattutto dopo l’omicidio di Dax Milano per anni è stata una mezza trincea, in cui fare politica è stata una sfida dura e impegnativa. Possiamo considerare il tentativo di sgombero di Cox 18 nel 2009 come una sorta di spartiacque per la metropoli: respinto quello il movimento ha iniziato a riprendersi e a riconquistare parte dell’agibilità politica che gli anni bui della Milano roccaforte del berlusconismo avevano iniziato a minare. Tra le mobilitazioni studentesche dell’Onda, la lotta in Val di Susa e i grandi cortei conflittuali di Roma c’è stato un ricambio generazionale nelle fila del movimento e la risposta sono state tante nuove occupazioni sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo dire che gli anni più duri ci hanno in qualche modo temprato e questo ha fatto sì che si sia arrivati agli anni ’10 con un bel bagaglio di esperienza combattiva. Credo che in parte anche da questo siamo arrivati a quei 5 intensi anni a partire dal 2015 raccontati dal documentario “Uragano negli occhi” realizzato dai compagni del FOA Boccaccio, in prima linea nelle lotte da sempre. <strong>Ecco, se mi chiedi rispetto alle cose che amo, questi ultimi anni forse sono stati davvero tra i più belli se ci riferiamo al circuito punx, tanto per dire che non è sempre “ah, ti ricordi però che bello X anni fa”…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista politico sarebbe una bugia non ammettere che oggi ci ritroviamo molto più sulla difensiva rispetto agli anni ’90, dove alcune delle nostre istanze più radicali trovavano più spazio e più consenso. Sta a noi riprenderci le strade, le piazze, le scuole, i posti di lavoro e tornare all’offensiva. Non sarà facile, ma qualsiasi lotta è fatta di difficoltà e sacrifico, non ci siamo spaventati in tutti questi anni non lo faremo certo oggi o domani!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Parlando in maniera più ampia e non legata alla tua città del discorso politico, come vedi la situazione e come vedi anche il ricambio generazionale? Per usare un eufemismo, siamo in declino, sia per quel che riguarda le controculture che l’antagonismo in sè, cosa si può fare per invertire la tendenza e continuare a lottare, a suonare, ecc? Per dirne una… Bisogna trovare strade alternative alle occupazioni o bisogna continuare su questa direzione, nonostante sgomberi lampo, repressione a mille e via dicendo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Per risponderti a questa domanda abbastanza ampia e complicata proverò a partire da quello che è stato il ventennale delle giornate di Genova del G8 del 2001, celebrate in diverse modalità proprio quest’anno. Fuori dalla retorica del “avevamo ragione noi” (tutto vero peraltro…) e da una visione nostalgica di quella fase del movimento, di cui, specifichiamo, c’è ben poco di cui essere nostalgici, la nostra serena analisi a vent’anni di distanza è che “ci hanno fatto un culo così”! <strong>Non è certo il conflitto di classe ad essere svanito: sono piuttosto cambiati i rapporti di forza</strong>; nel senso che se la fase storica indicherebbe il momento giusto per un’offensiva dal basso contro il capitale la realtà è che quest’ultimo non solo gode di ottima (apparente) salute, ma è stato capace di riorganizzarsi a fronte di alcune crisi drammatiche, come quella dei subprime nel 2007 ad esempio, e oggi viaggia agguerrito ad un’impensabile velocità di crociera schiacciando ogni forma di dissenso o, nella migliore delle ipotesi, prendendosi gioco di chi ancora si permette di metterne in discussione principi e cardini.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aggiungi a questo quelli che sono i mutamenti sociali che hanno cambiato le nostre vite radicalmente in questi ultimi due decenni</strong>, dalla rete all’avvento del web 2.0 con la comparsa dei social network, la delocalizzazione e conseguente frammentazione del mondo del lavoro, la martellante propaganda populista che subiamo in continuazione, i risultati del “dividi et impera” utilizzato nei confronti delle classi sfruttate e ti ritrovi con in mano una fotografia di una società superficiale, egoista, avida e incattivita. Non è difficile comprendere come le nostre istanze di libertà, uguaglianza e solidarietà oggi trovino poco terreno fertile. Se questa è la fase, sta a noi difendere la nostra agibilità politica nei limiti del possibile, anche in un contesto come questo che non regala certo un grande ottimismo a guardare la situazione in prospettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda le nostre realtà indubbiamente paghiamo lo scotto di tempi difficili e complicati, ma non sbagli a mettere in evidenza la questione delle controculture. Credo che le nostre strutture abbiano avuto la capacità di dare spazio e cavalcare positivamente l’avvento di questi nuovi fenomeni: il punk, l’hip hop, i party e i traveller, l’hacktivism… se ci pensi tutte queste controculture hanno attraversato i nostri circuiti trovando sempre spazio per crescere ed esprimersi, dando grande linfa ed energia alle diverse realtà occupate ed autogestite, mentre <strong>oggi forse stiamo anche pagando la mancanza di qualcosa di nuovo e dirompente.</strong> L’esplosione degli spazi sociali coincise con un periodo nel quale se cercavi quel genere di nuovi fenomeni li avresti trovati lì, portando anche a una rivoluzione dei linguaggi della politica attraendo un sacco di gente nuova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo la società e il mainstream hanno progressivamente fagocitato, digerito e risputato tutto trasformando il grosso in prodotto di consumo. Se prima un impianto su un furgone durante un corteo era una novità oggi le streetparade le fanno i locali della movida. Se un presidio con musica e proiezioni in piazza era qualcosa di inedito oggi potrebbe essere un aperitivo promozionale di qualcosa. Se prima per vedere i graffiti varcavi il portone di questi strani centri sociali oggi ti compri la felpa da 300 euri con il logo streetwear… <strong>Oggi servirebbero nuovi linguaggi, qualcosa di dirompente, ma è tutto più facile a dirsi che a farsi.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a che tipo di strategie mettere in campo e se occupare ed autogestire siano da considerarsi pratiche obsolete mi verrebbe da rispondere che non sarà l’associazionismo di base a costruire presupposti migliori per il futuro, almeno dal mio punto di vista. Se gli spazi saranno destinati a durare meno dei percorsi fatti di anni di consolidamento negli stessi quartieri e territori che si sappia ripensare a forme di occupazione che si adeguino a queste contingenze: insomma provare a trasformare quelli che sembrano dei limiti in punti di forza. <strong>Di sicuro in una fase come questa saranno le prese di posizione radicali su cui ricostruire</strong>, altrimenti avremo perso terreno già in partenza. Per chiudere il discorso, forse guardare all’esempio dell’integrità e dell’intransigenza di una scena come quella punk ci può insegnare molto anche in questo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Tempo fa, alla presentazione al Cox18 di “Anni Buttati”, il vostro ultimo 7”, ci hai raccontato una serie di aneddoti alcolici sulla canzone “Risveglio”, in particolare il tutto partiva dalla nostra domanda riferita al vostro “ma sto cane?” che dicevate nel corso della canzone. Il mondo deve sapere cosa è successo durante le registrazioni&#8230; raccontaci un po’!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Non so per quale arcano motivo (chissà…!), ma “Anni buttati&#8221; è un disco particolarmente cazzaro, pure per i nostri standard. E in questo senso “Risveglio” è un po’ la punta di diamante della situazione. Quando scrivo i testi o ci confrontiamo su quelle che possono essere le tematiche chi ci piacerebbe affrontare nei nostri pezzi il processo creativo è abbastanza casuale. Vero è che in tante canzoni parliamo proprio di vita vissuta e, in senso buono, di argomenti fieramente terra-terra. Non siamo certo dei raffinati intellettuali ed esteti e questo credo si evinca abbastanza dalla nostra cifra stilistica…</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Risveglio” è un po’ la conseguenza di tutto questo: una sorta di inno ai buchi neri che costellano le nostre serate peggiori, un tributo all’oblio che l’ebbrezza ci regala, un grande ringraziamento per tutti quei ricordi che resteranno fissi nella memoria. Quella degli altri però… e quindi se in passato abbiamo scritto un’unica canzone d’amore, dedicata peraltro al Campari, questa è un piccola rivendicazione orgogliosa delle nostre pessime abitudini, un po’ “Una notte da leoni” in chiave punk skinezz. Sul cane in questione non vogliamo entrare nei dettagli per lasciare spazio alla fantasia di ognuno di voi…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Sempre parlando dei Sempre Peggio, siete una delle band più apprezzate e ogni live si trasforma in un mix di casi umani che si lanciano a cantare con voi, gente che vola e motorini tirati giù dagli spalti. E la cosa che abbiamo notato è che pur essendo una band oi! siete apprezzatissimi dai punx. Come mai secondo te? Cosa riserva il futuro dei Sempre Peggio? E invece per quel che riguarda te, c’è qualche progetto musicale che vorresti fare in futuro, anche diverso da quello che hai già fatto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Guarda, ricordo benissimo Marco Downright che a un festival mooolto straight edge di qualche anno fa qui in zona Milano dove suonarono loro e i Kafka (oltre a un sacco di gruppi mooolto sXe), ci tenne a sottolineare che hardcore era comunque una declinazione di punk… chi vuole intendere intenda! Ecco, credo che oggi per noi presa da un altro punto di vista sia un po’ la stessa cosa. Suonare Oi! non significa mettersi una divisa di circostanza o fare musica esclusiva per pelati: l’Oi! è un pezzo di punk e <strong>a noi piace l’idea che skins &amp; punx formino una bella famiglia</strong>, ognuno con le sue peculiarità e diversità, ma comunque una famiglia. A questo aggiungi che come tipo di sonorità siamo sempre stati belli grezzi e diretti, senza troppi fronzoli insomma, e questo coi punk va a nozze. Dulcis in fundo siamo degli amabili scassoni e questo suppongo che in qualche modo ci renda simpatici, e tutto sommato credibili ai più. Siamo molto fieri di tutti quelli che vengono a fare casino quando suoniamo, questo ci tenevo a dirlo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda il futuro dei Sempre Peggio dopo una pausa parecchio lunga dovuta alle menate relative al covid e alle varie quarantene e zone rosse ci siamo rimessi in bolla dopo l’estate e stiamo preparandoci per registrare un po’ di roba nuova questo ottobre. L’idea è quella di fare uno split entro l’anno, ma non ti svelo altro! Nel frattempo abbiamo fissato le prime date in cui torneremo finalmente a suonare dal vivo. Inutile sottolineare quanto se ne sentisse il bisogno. Per il resto l’idea è quella di rimetterci a comporre con continuità e vedere di pubblicare un altro LP appena avremo il materiale pronto, suonare il più possibile dal vivo compatibilmente con le nostre possibilità tra lavoro e sbattimenti vari (un mini-tour all’estero in questo senso sarebbe il massimo), cimentarci nuovamente con un video prima o poi… il solito insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io al momento non sento chissà che esigenza di imbarcarmi in altri progetti musicali. Più che altro faccio un lavoro che prende già fin troppo tempo, ed immaginarmi oggi a dover gestire altri sbattimenti tra prove, date e tutto il resto lo vedo davvero come poco realistico. Certo, ogni volta che mi rimetto ad ascoltare hardcore un po’ mi manca suonarlo, così come se esistessero giornate di 48 ore ed avessi effettivamente del tempo libero a disposizione mi piacerebbe pensare a un progetto post-wave incazzato e tetro, ma direi che già riuscire a fare le cose come si deve con i Sempre Peggio sarebbe un bel traguardo. Con gli anni sono diventato un po’ più coi piedi per terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: Hai altri hobby/passioni? Cosa ascolti solitamente? Qual è il tuo genere preferito di musica? Ascolti altro oltre al punk?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Amo i libri e leggere, in particolare saggistica: mi affascina soprattutto la storia. Poi amo la poesia, e qualche romanzo ogni tanto alla fine me lo leggo. Infatti casa mia è piena di libri… se vado avanti così finirò a dormire sul balcone! Mi piace molto anche la grafica, tanto che quando posso realizzo ancora manifesti per iniziative politiche e/o concerti, come ho fatto tante volte in questi ultimi vent’anni. Colleziono manifesti politici e maglie da calcio, oltre a un po’ di chincaglieria militante. Diciamo che per dirla in positivo ho un po’ il piglio dell’archivista, in negativo accumulo roba!</p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei gusti musicali sono abbastanza variegati, come si suol dire ascolto un po’ di tutto: rock, punk, rap, metal, elettronica, progressive, indie-pop, postrock e new wave, reggae, qualcosa di jazz e blues, cantautorato vario… dipende dai periodi e dallo stato d’animo. Se dovessi dirti un genere in particolare penso sarebbe il rock, da classico ad alternativo in una declinazione molto ampia, ma sarebbe comunque un po’ riduttivo. Passo serenamente da Peter Gabriel ai Pelican, dai Descendents ai De La Soul, piuttosto che dai Kortatu ai gruppi “bitt” italiani degli anni ’60. Va proprio a periodi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: ultima domanda “seria”. Sempre meno persone leggono webzine, fanzine e approfondimenti. Pensi abbiano ancora senso di esistere? Ce n’è qualcuna che leggi assiduamente sia cartacea che web? Piuttosto che continuare con contenuti scritti, credi sia il caso di provare anche qui nuove strade e buttarsi a fare canali twitch, youtube, podcast come ne stanno nascendo anche nel punk, o le due cose possono e devono esistere in parallelo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Sono un affamato lettore e quindi amo le ‘zine in ogni loro forma, anche se nulla toglie il piacere di avere un supporto cartaceo realizzato bene con tutti i dovuti crismi. Non solo <strong>penso che abbiano senso di esistere ancora oggi</strong>, ma che siano proprio fondamentali per trasmettere quello “spirito” nel presente e nel futuro. In questo senso sono imprescindibili oggi anche tutti i diversi formati web, dai blog ai podcast alle varie pagine sui social network. Abbiamo un sacco di strumenti che facilitano e velocizzano la comunicazione, non usarli sarebbe da imbecilli.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importante penso risieda nel non venire a compromessi con se stessi e sentirsi sempre nelle condizioni di essere liberi di dire/scrivere quello che si pensa, che questo avvenga in un video, su un fogliaccio fotocopiato o su qualche piattaforma di blog. Io sono ancora molto novecentesco come radici, ma <strong>ho sempre guardato a quelle che sono le nuove tecnologie come ad una risorsa per tutti.</strong> Certo non bisogna farsi fagocitare da questi nuovi sistemi di comunicazione, ma con un minimo di intelligenza e buonsenso oggi abbiamo molte più possibilità di qualche anno fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insieme a T.V.O.R. che ha fatto scuola e che ho letto naturalmente postuma, una delle migliori fanze italiane è senza dubbio <a href="http://www.porrozine.it/"><strong><span style="text-decoration: underline;">Porrozine</span></strong></a>, e trovo inoltre encomiabile il lavoro di Christian Montagna (<a href="https://christianmontagna.blogspot.com/"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sons of Flies webzine</span></strong></a>) che spinge la cultura dal basso da tanti anni in maniera instancabile. Poi in realtà ci sarebbero da citare altri mille esempi, tra cui naturalmente il vostro, ma finirei per fare il classico listone della spesa. Quindi w le fanze: cartacee, virtuali e chi più ne ha più ne metta. Sono qualcosa di imprescindibile per il nostro mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Radio Punk: è stato un piacere averti qui con noi, ora la domanda che tutti aspettavano: Campari o birra? Grazie Martin, alla prossima!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Aaaaaaaah… mi chiedi di schierarmi!! Però essendo mezzo tedesco la mia risposta sarà scontata: con tutto l’amore per il Campari, birra tutta la vita!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fare un po’ un outing mi avresti messo comunque più in crisi dovendo scegliere tra vino e birra… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<h3 class="wp-block-heading">I preferiti di Martin:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo deciso di inserire i preferiti di ogni intervistato alla fine dell’intervista. Allo scopo di conoscere qualcosa di nuovo e farsi un’idea sui gusti del nostro ospite che potrebbe stupirvi. Ci sarà spazio per album, film, libri e progetti intesi come ‘zine, programmi radio, progetti d’artigianato, collettivi, altre etichette e altro ancora. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Martin: Premessa: così è impossibile! Facciamo gli ultimi che mi hanno colpito in modo particolare e che mi vengono in mente al volo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Album</strong>: Russian Circles “Geneva”(2009)<br><strong>Film</strong>: “Border – Creature di confine” (2019)<br><strong>Libro</strong>: “Chiederò perdono ai sogni” S. Chalandon<br><strong>Progetto</strong>: Hub-Cap Creatures fa delle robe fighissime…</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">CREDIT FOTO: Enrico Zanza</p>



<h3 class="wp-block-heading">REMINDER:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Radio Punk è un progetto autogestito. Puoi supportarci dando un occhio al catalogo distro&nbsp;con dischi, libri, spillette e altro ancora, ma puoi anche partecipare alla nostra&nbsp;<a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/"><strong>call</strong></a>&nbsp;con un tuo contributo su qualsiasi argomento inerente al punk, alle controculture o al DIY. Seguici su&nbsp;<a href="http://t.me/radiopunk"><strong>Telegram</strong></a>&nbsp;per non perderti i nostri contenuti!</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/intervista-a-martin-sempre-peggio/">Intervista a Martin dei Sempre Peggio e Volkswriterz</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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