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	<title>Webzine Archivi - Radio Punk</title>
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	<description>International punk ‘zine, Label &#38; distro ,  pin maker / stampa spillette, Antifascist DIY crew</description>
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	<title>Webzine Archivi - Radio Punk</title>
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		<title>Intervista a Punk4free</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miss-I]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 09:22:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Punk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiacchierata con la storica webzine punk4free Chi ci conosce sa benissimo che dobbiamo tantissimo alla webzine punk4free. Ci ha fatto venire voglia di muovere i primi &#8211; discontinui &#8211; passi ormai nel lontano 2011 ed è stata largamente consultata dai punk di tutta Italia grazie ai suoi articoli, alla sezione download gratuito, quella concerti e &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/intervista-a-punk4free/">Intervista a Punk4free</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Chiacchierata con la storica webzine punk4free</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ci conosce sa benissimo che dobbiamo tantissimo alla webzine <a href="https://www.punk4free.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>punk4free</strong></a>. Ci ha fatto venire voglia di muovere i primi &#8211; discontinui &#8211; passi ormai nel lontano 2011 ed è stata largamente consultata dai punk di tutta Italia grazie ai suoi articoli, alla sezione download gratuito, quella concerti e altro ancora. La notizia della sua ripartenza ci ha fatto enormemente piacere e così abbiamo sentito Joel, che nel corso di questi ultimi anni abbiamo più volte visto di persona e ci siamo detti “hey! intervistiamo<a href="https://www.instagram.com/punk4freep4f/"> punk4free</a>”. Ed eccoci qua!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Ciao e benvenuti nella nostra ‘zine! Chi non vi conosce credo abbia vissuto sotto un sasso negli ultimi anni, però un bel riassuntino della vostra storia penso che faccia sempre bene…</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel: </strong>Ciao ragazzi e grazie per questo spazio con delle ottime domande e conseguenti inutili risposte! A questa domanda può rispondere meglio il caro sberla54 visto che sono arrivato qualche tempo dopo l&#8217;apertura del sito ma, prima di lasciarvi alla sua noiosa e logorroica risposta, faccio un piccolo riassunto. PuNk4free nasce come canale IRC per il file sharing di musica punk, so che per chi è sotto i quaranta quel che ho detto può apparire arabo. Da qui nasce la prima versione del sito nel 2003 da un manipolo di reietti e dall&#8217;idea per l&#8217;appunto di sberlino che è anche colui che si occupa della parte tecnica del sito. Nel 2006 quando il sito era giunto alla versione 2.0 ho fatto l&#8217;esordio e nel breve tempo grazie al mio disturbo ossessivo-compulsivo e di controllo maniacale sono diventato uno degli admin.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> In realtà io non ho avuto né l&#8217;idea di aprire il canale IRC né quella di creare il sito. Sono sempre stato lo stupido gregario che poi si ritrovava a portare avanti tutto, quando gli altri si rompevano i coglioni. Il canale IRC è nato attorno al 2000. La prima versione del sito, nel 2002 o 2003, la tirò su un mio amico, un utente del canale IRC, Andrea (Swingin82), una delle tante persone con cui ho parlato ore ed ore ma che non ho mai incontrato di persona. Poi nel 2004 ho preso in mano tutto io. È difficile spiegare, a chi non c’era in quegli anni, l’idea che avevamo allora. Non c’era YouTube, non c’erano i Torrent, non c’erano i social, ed eMule era appena arrivato. Inizialmente volevamo solo pubblicare i videoclip che trovavamo in rete (su IRC, WinMX, eMule, o su dei server FTP), poi abbiamo iniziato a registrare e pubblicare qualche live dei concerti (e non avevamo i cellulari). Ma non c’erano neanche Bandcamp, SoundCloud, o Spotify, quindi un po’ per caso abbiamo iniziato a mettere online i dischi dei gruppi che avevano bisogno di uno spazio. La verità è che quella di farvi scaricare i dischi è diventata presto una scusa per farvi leggere quello che avevamo da dire, per adescare un pubblico che avesse una ragione per ascoltarci. Per contare qualcosa. Per fare la nostra parte. Per essere utili. Per essere visti. Adesso, a 40 anni, è difficile dire il perché. È difficile spiegare il senso di urgenza che ci sentivamo addosso.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/it/">Radio Punk</a>: Facciamo un salto ad oggi, cosa vi ha fatto scattare la molla di riprendere in mano il sito e di cosa vi occuperete? Mi sembra di aver capito che foste soltanto in pausa, per cui ci saranno grandi novità o continuerete sulla scia di quello che avete sempre proposto?&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> In realtà non abbiamo &#8220;ripreso in mano&#8221; semplicemente, dopo una pausa forzata dovuta all&#8217;implosione del fottuto server e conseguenti bestemmie, abbiamo deciso di aggiornare quanto più possibile il sito ma, visti gli impegni di vita dovuti ad età avanzata, abbiamo perso più tempo del previsto. Grandi novità nelle nostre teste ci saranno ma nella pratica non penso che le attueremo mai, è già tanto che con un lustro di ritardo abbiamo aperto una pagina Instagram, quindi direi che continueremo con quello che facevamo ma togliendo spazio ad articoli presi da altri siti, poi chissà cosa accadrà. Intanto cercheremo di far tornare la sezione concerti così come era, in modo tale da mantenere tutte le sedi inserite in passato. Poi poco altro a parte cercare di essere più presenti sul territorio con la distro, riprendere le co-produzioni e magari in futuro tirar fuori una nuova compilation in vinile per festeggiare i 25 anni di attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54: </strong>Io ho pensato seriamente di mollare il colpo e di lasciar morire tutto. Mia moglie e tutti i miei amici mi dicevano che non aveva senso, che PuNk4free aveva fatto il suo corso, che era un progetto morto e fuori dal tempo. E che rimetterlo in piedi sarebbe stato un lavoro enorme, in un periodo in cui il tempo libero non esiste più ed i soldi certe cose non possono comprarle. Ed il punto è che è tutto vero. È tutto giusto. Ma io non ce l’ho fatta. Lasciar morire PuNk4free avrebbe voluto dire lasciar morire una parte di me, che probabilmente è già morta, ma a cui non sono ancora pronto a fare il funerale. È stato un lavoro lungo, orrendo, noioso, disperato e frustrante. Ma ho ed abbiamo rimesso online PuNk4free per rispetto verso il suo passato, verso il passato di tutti quelli che da PuNk4free ci sono passati e che poi sono spariti chissà dove. Verso la scena punk italiana di quegli anni. È un periodo in cui penso ancora più spesso del solito alla morte, a cosa rimane, a cosa ho lasciato, e sicuramente PuNk4free è un qualcosa che qualcuno, spero, si ricorderà. Per le “Grandi Novità” dovrei licenziarmi, ma sono un servo del capitale e non posso. Con molta calma mi piacerebbe caricare su YouTube una selezione dei nostri dischi migliori, per permettere a tutti di ascoltarli in streaming e per creare una sorta di “Radio PuNk4free”. Ma è un altro lavoro enorme ed orrendo. A breve cercherò almeno di aprire i canali Telegram e WhatsApp per le notifiche dei nuovi articoli.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Com’è cambiata la redazione in questi anni? C’è ancora oggi un interesse e un entusiasmo da parte delle persone per scrivere o c’è l’apatia più assoluta? I gusti musicali all’interno della redazione sono diversi tra loro o siete piuttosto compatti tra di voi?&nbsp;</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel: </strong>La redazione non è mai stata stabile il che è anche un vantaggio, abbiamo avuto tantissimi collaboratori anche se purtroppo da qualche anno (ben prima della chiusura) si è ridotta all&#8217;osso. Al momento siamo pochissimi e siamo aperti a nuove persone sia per quanto riguarda recensioni, interviste e approfondimenti ma sono ben accette nuove idee e proposte di collaborazione, basta scrivere alla nostra mail. I gusti sono sempre stati abbastanza omogenei per quanto riguarda tutto ciò che gravita nell&#8217;hardcore punk mentre abbiamo quasi sempre snobbato generi come il punk rock. Personalmente poi ho un ripudio per tutte quelle contaminazioni rap nell&#8217;hardcore e tendenzialmente ho sempre &#8220;rimbalzato&#8221; le richieste di chi propone il genere anche se qualcosa di tanto in tanto è passata sulle nostre pagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> In realtà all’inizio pubblicavamo anche recensioni hardcore melodico, punk rock, streetpunk oi, pop punk, o di qualsiasi altra cosa punk che suonasse sincera. E mi piacerebbe che fosse ancora così. Ma col mio passare in seconda linea e col ricambio continuo che c’è stato nella redazione, la linea si è effettivamente compattata sul punk hardcore. Ad essere sincero, negli ultimi 14 anni, da quando ho iniziato a lavorare, non sono più riuscito a stare dietro allo staff e non ho avuto modo di conoscere chi ha collaborato con noi, non ci ho nemmeno mai parlato. Ha fatto tutto Joel. Io sono stato il system administrator nell’ombra, che tiene in piedi la parte tecnica. Esattamente e tristemente quello per cui di solito mi pagano. PuNk4free è sopravvissuto come un organismo autonomo, parte di me ma al tempo stesso esterno. Come un tumore.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: …e invece da parte di chi legge e si informa sulla controcultura punk, l’enorme fatica con cui diamo via fanzine e la bassa quantità di fanzine e webzine nuove esistenti in Italia fanno un po’ spavento. Che cambiamento avete notato da quando avete iniziato ad oggi? Voi leggete o seguite con assiduità webzine o fanzine e se sì quali?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> Che domanda! Rispondendo passo per il vecchio di merda che si lamenta dei tempi che cambiano ancorato ad un passato che non c&#8217;è più… ed in effetti è proprio così. Dal mio punto di vista i cambiamenti ci sono stati e purtroppo i lati negativi superano quelli positivi. Tutto è sprofondato in un baratro da quando sono arrivati i social, o per meglio dire l&#8217;abuso dei social, che da utili strumenti di aggregazione si sono trasformati in mostri che fagocitano qualsiasi cosa. Tutto corre troppo veloce e noto una superficialità disarmante nelle proposte ed in chi ne usufruisce. Spesso sembra che le persone si fermino ai titoli senza nemmeno prendersi la briga di leggere il contenuto, tutto scivola addosso e questo ha comportato un decadimento con la conseguente morte di tantissime webzine e fanzine. Essendo un amante del feticcio materiale oggi faccio davvero fatica a trovare fanzine interessanti, se la qualità estetica ora è cresciuta grazie a strumenti alla portata di tutti, i contenuti invece li trovo spesso scadenti. Una fanzine come ad esempio Porrozine ad oggi rimane un miraggio. Detto questo cerco di seguire tutto quello che trovo, che è ben poco e, almeno al momento, a parte voi di Radio Punk faccio fatica a seguire altro. Ammetto che è anche un mio limite perché certe webzine come Punkadeka le trovo patinate e adatte ad un mondo punk mainstream e &#8220;di moda&#8221; che non mi appartiene. Comunque vi ringrazio per i tanti nemici che con le risposte a questa domanda mi sono appena fatto!&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> Io sono un nerd e le fanzine cartacee mi hanno sempre interessato poco. Sono belle, le compravo, le ammiravo 10 minuti, e spesso le mettevo in cantina senza neanche finire di leggerle. Non mi mancano, avevano senso quando avevano senso, quando erano l’unico strumento per auto-produrre e mandare in giro quello che avevi da dire. Io è una vita che passo la maggior parte delle mie giornate davanti ad un PC e quello che voglio leggere deve essere dentro ad un PC. In questo senso mi dispiace di aver visto morire un sacco di magazine che speravo sopravvivessero (come PuNk4free), ad esempio Hardcorella Duemila, Troublezine, SkatePunkers, PunkRockVidz, NecessitoHC, Spremi Le Meningi, IoPogo, Blackout69, Heavy Planet, Stoner Rock EU, ed un sacco di altri di cui neanche ricordo il nome. Gli unici sopravvissuti che mi vengono in mente sono proprio quelli di Punkadeka, che personalmente ho sempre rispettato e che sono contento di vedere ancora online. La loro compilation del 2001 l’ho adorata. Ma è chiaro che loro sono altro rispetto a noi, fanno qualcosa di diverso. Anche i giornali generalisti di musica più famosi mi rompono i coglioni, come Rolling Stones, RockIt, SentireAscoltare, Impatto sonoro, LoudWire o Pitchfork. Li seguo, li leggo, e non ci trovo quasi mai un cazzo che mi piaccia. Ma probabilmente sono solo distratto.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Quali sono i contenuti/sezioni più apprezzati da parte di chi vi segue?</strong> <strong>Recensioni, news, interviste, sezione concerti, sezione download, o altro?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> Questa è facile. Indubbiamente la sezione download, forse la caratteristica principale di PuNk4free, e in passato la sezione concerti. Per quest&#8217;ultima però vale il discorso precedente: con l&#8217;avvento dei social la ricerca di concerti si è spostata, tant&#8217;è che diverse realtà (ad esempio Spremi le Meningi o IoPogo) hanno cessato di esistere e, se ci pensiamo bene, il caro vecchio attacchinaggio di flyer è purtroppo scomparso. Altra sezione che in passato andava per la maggiore era quella dei testi ma vale il discorso appena fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> Io vorrei saperlo ma non lo so. Per dirvelo con certezza dovrei avere, per deformazione professionale, dei dati che non ho mai raccolto. Ma a sentimento credo anch’io che la sezione più apprezzata sia quella delle recensioni e dei download. È l’unica di cui la gente parla e che è veramente utile. Anche la sezione concerti piaceva sicuramente molto, lo vedevamo dalla mole di utenti che ci lavorava. Delle sezioni a cui tengo parecchio sono quelle sul cinema, l’arte, i libri ed i racconti ma non so quanto siano mai state cagate, ed ormai sono un po’ abbandonate. Nella sezione “Politica” con le news di attualità ci abbiamo investito moltissimo, ma ora l’abbiamo nuclearizzata, perché in effetti nel 2024 non ha veramente senso usare un sito per ripubblicare articoli di altri siti, toglie solo spazio e visibilità alle cose scritte da noi ed ai gruppi che ci mandano i dischi.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Immaginiamo che in questi anni vi saranno capitate delle situazioni assurde e grottesche e alcune estremamente belle e gratificanti, via mail, via social, di persona… Ce ne raccontate qualcuna?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> Di grottesche ne sono capitate parecchie, potrei scriverci un libro. Una delle più divertenti, a mio modo di vedere, è accaduta qualche anno fa, quando siamo stati etichettati, tramite mail, con il termine &#8220;Fascist4free&#8221; per via di una recensione poco lusinghiera. Non sono mancate nemmeno situazioni positive e gratificanti come ad esempio una delle più recenti ovvero l&#8217;accoglienza al Margini Fest di Grosseto, apprezzamento e complimenti da tantissime persone per quanto fatto con il sito in questi anni, qualcosa di inaspettato sia per via della lunga chiusura sia perché davvero non avevo mai pensato che per qualcuno quello che facciamo possa essere stato minimamente importante!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> Mi ricordo un concerto che avevamo organizzato a Milano nel 2006, in un centro sociale occupato gestito da un collettivo vicino all’ideologia comunista. Ci volevano mettere le mani addosso perché i gruppi si erano portati la birra da soli, invece di comprarla al locale, e perché in scaletta c’era un nostro caro amico che suonava con lo pseudonimo, chiaramente ironico, di “Ebbreo88”. Ad un altro concerto benefit che avevamo organizzato nel 2007 a Genova mi hanno “rubato” lo zaino per sbaglio, costringendomi a tornare a casa in treno senza un cazzo di niente, ed ad iniziare una lunga corrispondenza via mail per farmelo rispedire a casa (a spese mie). Ad un altro concerto che avevamo organizzato a Monza nel 2008 suonavano anche i Self Justice, un gruppo hardcore di miei amici di Imola, la mia città natale. Così io ed i Self Justice ci siamo ritrovati per caso a mezzo metro da un tizio con in mano una tanica di benzina, chino su di un generatore elettrico, intento a riempirlo con una sigaretta in bocca, pronto a farci saltare tutti per aria. Prima di un altro concerto a Milano, io, ThePuNkshOw (storico ometto scena e terza anima di PuNk4free), e Riki Punk abbiamo tamponato un autobus: mi ricorderò per sempre la faccia dell’autista e dei passeggeri alla vista delle loro creste. Poi anni fa un nostro collaboratore è stato arrestato e messo in galera al 41 bis (se non ricordo male) per essersi macchiato del terribile crimine di aver tradotto e diffuso volantini ed altro materiale anarchico. Veramente una brutta storia, di cui alla fine abbiamo saputo poco. Tra le situazioni che ricordo con affetto, invece, c’è sicuramente il “Massacro Punk Hardcore” del 2009 al XM24 di Bologna, quando finalmente riuscimmo a conoscerci quasi tutti di persona. Quella stessa sera Martin degli RFT (ora nei Sempre Peggio) mi abbracciò e mi diede un bacio sulla guancia per una recensione super positiva che gli avevo scritto. Una soddisfazione simile l’ho provata quando ho potuto recensire un disco del mio tatuatore dell’epoca, che suonava (e suona) nei Lyon Estates. O quando ho potuto pubblicare i diari dalla Palestina, o i racconti su vecchie partigiane dimenticate, di alcuni miei amici. Sicuramente quando riuscimmo a far uscire nel mondo reale la PuNk4free Compilation, nel 2012 è stato un bellissimo momento che ricordo ancora con incredulità. Un po’ come ogni volta che vedevo il nostro logo sui dischi che co-producevamo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: la domanda che in molte persone ci hanno chiesto: perchè “anarcoposer”?! Altra cosa che ci è stata chiesta di domandarvi è: quanti giga di materiale e quante band sono state sui vostri server? La storia che i server sono a casa vostra e che 2 anni fa avete fritto tutti gli HD è vera?</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> Anarcoposer non vuol dire un cazzo di niente, io non so nemmeno di preciso da dove nasca, probabilmente da un&#8217;idea malsana di qualcuno dello staff quando il sito è stato messo su negli anni in cui spopolava il termine poser. L&#8217;unica cosa che so è il vecchio slogan per intero che era &#8220;Anarcoposer Flower File-zine&#8221;, direi anche peggiore. Per quanto riguarda il numero di band non lo so con precisione ma tantissime, facendo una stima poco accurata siamo nell&#8217;ordine delle 2000, per un totale di 80 GB di materiale scaricabile. La storia del server è vera a metà, non so chi abbia tirato fuori la teoria del server in casa ma questa parte è falsa mentre la parte della frittura purtroppo è verissima, la cosa che ci ha fatto più incazzare è che questo server lo pagavamo profumatamente e, da un giorno all&#8217;altro, si è irrimediabilmente distrutto con tutti i dati del sito, ma per nostra fortuna abbiamo sempre fatto dei backup per i fatti nostri ed abbiamo potuto recuperare tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54: </strong>Si, “Anarcoposer” l’ho inventato io. Era un modo per non prenderci troppo sul serio e per dire alla gente di fare altrettanto. In quel periodo erano tutti “Anarcopunk”, in tanti si credevano stocazzo, ma dopo qualche mese sparivano nel nulla. Mentre noi volevamo stare lì, a testa bassa, a fare della legna. E ci divertivamo a farlo, volevo che si capisse. Ma volevo anche che si capisse che, nonostante il nome un po’ “pubblicitario”, eravamo underground, e per noi il punk non era solo musica, era anche tutto il resto. A tenere il sito hostato su un server in casa mia ci ho pensato davvero, attorno al 2003, quando vivevo ancora coi miei, avevo anche comprato l’hardware e preparato le configurazioni di Linux, ma alla fine ho lasciato perdere perché sarebbe stata una complicazione inutile, ed avremmo offerto un servizio di merda, lento ed altalenante, solo per risparmiare quattro lire. L’anno scorso siamo andati offline perché da almeno 10 anni il sito era hostato su un VPS, un server virtuale privato, nel data center di un piccolo provider italiano. Una roba da 400 euro all’anno, non proprio regalata. Ma dato che negli ultimi 10 anni non avevo mai aggiornato la piattaforma software del sito, il nostro server faceva ancora parte della loro linea di prodotti più vecchia, di cui evidentemente non gli fotteva più un cazzo. Un bel giorno i loro hard disk dentro al NAS collegato a quella linea di server si sono rotti, ci hanno detto che non erano ridondati da nessuna parte, che i dati erano persi e che ne approfittavano per chiudere quella linea di prodotti. Veramente dei barbari. Ma se siamo riusciti a rimanere o ritornare online per 20 anni è perché, dal punto di vista informatico, abbiamo sempre fatto le cose per bene, con un approccio professionale, spendendoci soldi e tempo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Radio Punk: Vi ringraziamo e chiudiamo chiedendovi la top 5 (come nel romanzo “Alta Fedeltà”) dei vostri dischi preferiti!</strong> </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joel:</strong> Top 5 di ognuno di noi per forza di cose, dato che il caro sberla ascolta solo merda tendente al melodico da emo sfigato col ciuffo, peccato che lui sia un pelatino di merda. In ogni caso una classifica non la saprei stilare poichè ascolto tantissima roba hardcore, soprattutto italiana, sia del passato che recente. Posso fare un compromesso con i cinque dischi che al momento ascolto più assiduamente: “SudDisorder &#8211; Senza Amor Non Vale Nulla”, “Dalton &#8211; Papillon”, “Gli Ultimi &#8211; Sine Metu”, “Contrasto &#8211; Solo Per Te”, “Fall Of Efafra &#8211; Owsla”. Ma potrei continuare ad annoiarvi con gruppi e dischi per ore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In chiusura ci tengo a ringraziarvi per aver sprecato tempo e spazio per le nostre inutili parole e per tutto quello che fate, a costo di sembrare melenso (e di scartavetrarmi la lingua contro i vostri giovani culi) siete un faro per l&#8217;hardcore punk e spero che rimarrete in sella per tanto tempo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sberla54:</strong> Io e Joel è un po’ di mesi che non ci vediamo quindi lui non sa che adesso ho i capelli e la barba lunga e sono bello, bello, in modo assurdo. Una “Top 5” è sempre una di quelle domande a cui è impossibile rispondere, per dischi, film, libri, o qualsiasi altra arte. Come fai a sceglierne così pochi? È un insulto a tutti gli altri! E sicuramente fra due giorni hai in testa una classifica diversa. Comunque, per il punk hardcore direi “Finalmente Vi Odio Davvero” degli Skruigners, “Tutti Pazzi” dei Negazione, “Torino Rock&#8217;n&#8217;Roll Starz” dei Bellicosi, “The Will” dei Kafka, e “Forti Di Incomprensioni Instabili” degli Arsenico. Per tutti gli altri generi ci tengo a dar fastidio a qualcuno dicendo “Let&#8217;s Talk About Feelings” dei Lagwagon, “All The Best Songs” dei No Use For A Name, “Blue Skies, Broken Hearts” dei The Ataris, “Something To Write Home About” dei The Get Up Kids, “What It Is To Burn” dei Finch, e “666 Motor Inn” dei Satanic Surfers.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giovani, grazie di cuore per questa intervista! Sono qui a rispondervi all’una di notte con un mese di ritardo perché questo lo ricorderò sicuramente come uno di quei pochi momenti gratificanti di cui parlavamo sopra. Un abbraccio!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Radio Punk Editoriale 4 &#8211; Febbraio 2021</title>
		<link>https://radiopunk.it/radio-punk-editoriale-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[radiopunkts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 10:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[fanzine]]></category>
		<category><![CDATA[Webzine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Radio Punk editoriale 4: nel 2021 webzine e fanzine hanno ancora senso di esistere? Questa provocazione nasce in seguito ad alcune considerazioni che ci hanno trovato a ragionare insieme in diversi momenti. Tutto nasce da un’osservazione che può sembrare banale, ma per noi è stato un po&#8217; come scoperchiare un vaso di Pandora. Ci è &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/radio-punk-editoriale-4/">Radio Punk Editoriale 4 &#8211; Febbraio 2021</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Radio Punk editoriale 4: nel 2021 webzine e fanzine hanno ancora senso di esistere?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa provocazione nasce in seguito ad alcune considerazioni che ci hanno trovato a ragionare insieme in diversi momenti</strong>. Tutto nasce da un’osservazione che può sembrare banale, ma per noi è stato un po&#8217; come scoperchiare un vaso di Pandora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci è capitato di vedere in qualche sito, prima di un articolo, la dicitura “tempo di lettura X minuti”. Oltre ad un lieve fastidio iniziale (perché il web deve dettare i miei orari?), <strong>questa osservazione ci ha portato a fare alcune riflessioni su scrittura e lettura ai tempi di Internet.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Primo punto, più immediato: come si fa a calcolare il tempo di lettura di un articolo?</strong> Posso essere alla ricerca di informazioni, quindi scorro rapidamente focalizzandomi sulle parole chiave. Oppure, posso soffermarmi, oltre che sul contenuto dell’articolo, sullo stile di scrittura e sulle scelte lessicali, centellinando anche il suono dei vocaboli. In questo caso, il tempo di lettura sarà molto maggiore che nel primo caso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo punto, analizzando un po&#8217; di più la questione: perché è necessario indicare il tempo di lettura di un articolo?</strong> Forse non abbiamo abbastanza tempo da dedicare alla lettura oppure un articolo troppo lungo può scoraggiarci dal leggerlo? <strong>Per noi, che dedichiamo parte del nostro tempo libero a scrivere articoli, sarebbe importante sapere se questi articoli vengono davvero letti.</strong> Nel mondo dei social, in cui scorriamo distrattamente la home, un’immagine o un titolo può catturare la nostra attenzione per qualche secondo, e poi? Clicchiamo davvero sul link per andare a leggere una notizia, una recensione, un’intervista?<br><br><strong>Forse per capire il problema bisogna fare un passo indietro, solitamente su internet le cose non vengono fatte a caso, se il tempo di lettura è indicato è perché è stato notato che funziona.</strong> <strong>Perché funziona?</strong> Forse stiamo perdendo lo stimolo alla lettura? Forse è stato pensato che se un sito garantisce la breve durata di un articolo ci sarà più gente propensa ad aprirlo? Questo ci porta ad un’altra considerazione. <strong>Come catturare l’attenzione di un pubblico ‘poco interessato’.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si sa benissimo che oggigiorno prevale il famoso fenomeno definito <em>clickbait</em>, articoli il cui solo scopo è quello di fare aprire il link, ma quanti, pur attratti dal titolo, leggono realmente oltre le prime 4 righe?</strong> Forse per quello i siti mettono le mani avanti, come a dire: Fermo li, non ci metti più di 5 minuti, tempo che viene su il caffè ed hai finito!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ora magari penserete ‘Seh vabbè, vi state facendo un viaggione’. Forse. Però ci piace analizzare questi fenomeni perché posso essere indice di qualcosa che ci coinvolge tutti e tutte</strong>, dato che chiunque passa del tempo online oggi giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche vero che la soglia dell&#8217;attenzione di tutti noi è calata drasticamente, assuefatta dai ritmi del capitalismo digitale e dalla velocità che questo sistema ci impone. E se la risposta più ovvia fosse anche quella giusta? <strong>Forse ciò che ci manca realmente è proprio il tempo per fermarci un attimo e leggere con calma.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sì ma basta con sto pippone, si parlava di fanzine e webzine!”<br>Vedi che abbiamo ragione!? Stai già perdendo il focus. Ora arriviamo al punto.<br><strong>Per continuare ad esistere su internet, le webzine sono “obbligate” a soddisfare le logiche del marketing digitale e questo può rischiare di farle allontanare dallo scopo per cui hanno iniziato il loro percorso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infatti, se ci pensiamo bene, le fanzine cartacee nascono con l’intento di informare e divulgare il verbo del DIY</strong>, sia nello stile, difatti sono autoprodotte, sia nel contenuto, dato che trattano di band, spazi e più in generale di circuiti underground. <strong>Con l’avvento del web, questo tipo di comunicazione si è evoluto</strong> &#8211; come ha spiegato Sara più approfonditamente in <a href="https://www.radiopunk.it/25/punk-e-comunicazione/"><strong><span style="text-decoration: underline;">questo articolo</span></strong></a> &#8211; entrando necessariamente in conflitto con le logiche del capitalismo digitale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa scelta ha sia pro che contro.</strong> Difatti, attraverso blog, siti, pagine etc., è più semplice diffondere gratuitamente e su più larga scala le informazioni della nostra controcultura. D’altra parte, ci si scontra con un mondo che non ci appartiene dove le dinamiche di circolazione delle informazioni sono dettate puramente dal marketing. In effetti se con le fanzine cartacee ci si sbatteva in prima persona non solo nella produzione ma anche nella diffusione del materiale, che capitava a persone consapevoli e curiose ora ci troviamo a condividere articoli su una piattaforma che è preda dell’algoritmo, senza sapere se capitiamo nella home di chi ci segue o meno. Inoltre,<strong> chi segue una webzine sta forse perdendo la curiosità di andarsi a cercare le cose, è triste ma ci stiamo impigrendo a leggere solo quello che ci compare pronto, un ‘tutto e subito’ interpretato male </strong>(povero Nanni Balestrini). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come spesso ribadiamo, questi nuovi mezzi comunicativi dobbiamo utilizzarli in maniera critica e consapevole</strong>. Dobbiamo tutti, compresi noi in prima persona, tornare a essere curiosi, cercarci le informazioni alla vecchia maniera e leggere, creare e diffondere autoproduzioni e autogestione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché il problema alla fine non è tanto nel ieri vs oggi o carta vs web, ma spesso siamo noi e le nostre scelte</strong>. Siamo noi che decidiamo di non leggere oltre il titolo, siamo noi che scrolliamo inconsapevolmente le bacheche dei social, siamo noi che ci accontentiamo di contenuti plastici e privi di passione.<strong> C’è un mondo di fanzine cartacee, webzine, blog, etichette, case editrici e altro ancora che aspettano solo di essere scoperti e sostenuti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi, tornando alla domanda principale, ovvero se ha ancora senso sbattersi e portare avanti progetti come una webzine o una fanzine in questi tempi, secondo noi la risposta è assolutamente sì</strong> &#8211; e che anzi ce ne vorrebbero molti di più &#8211; infatti spetta sempre e solo a noi la scelta di cosa fare del nostro tempo e delle nostre vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In poche parole… PRENDITI IL TUO TEMPO, LEGGI CON CALMA E SUPPORTA IL DIY!</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Reminder</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Come sempre siamo aperti al dialogo e al confronto. Facci sapere cosa ne pensi di queste riflessioni, puoi scriverci a info@radiopunk.it o contattandoci su <a href="https://it-it.facebook.com/RADIOPUNX/"><strong><span style="text-decoration: underline;">facebook</span></strong></a> o <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.instagram.com/radiopunk.it/?hl=it">instagram</a></span></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece di va di partecipare alla nostra call con un disegno, un articolo, un progetto foto o altro ancora, <a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/"><strong><span style="text-decoration: underline;">qui</span></strong></a> trovi maggiori informazioni.</p>
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		<title>Radio Punk editoriale 3 &#8211; Ottobre 2020</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 09:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Radio Punk Editoriale 3 : Avresti potuto scaricare Spotify, invece stai ascoltando un vinile Per questo editoriale abbiamo pensato di confrontarci tra noi riguardo un argomento molto attuale: l’utilizzo di piattaforme online per l’ascolto di musica e gli impatti che può avere sui supporti ‘storici’ tipo dischi o cassette. Da una parte c’è la possibilità &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://radiopunk.it/radio-punk-editoriale-3/">Radio Punk editoriale 3 &#8211; Ottobre 2020</a> proviene da <a href="https://radiopunk.it">Radio Punk</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Radio Punk Editoriale 3 : Avresti potuto scaricare Spotify, invece stai ascoltando un vinile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo editoriale abbiamo pensato di confrontarci tra noi riguardo un argomento molto attuale: l’<strong>utilizzo di piattaforme online per l’ascolto di musica</strong> e gli impatti che può avere sui supporti ‘storici’ tipo dischi o cassette. Da una parte c’è la possibilità di accedere gratuitamente a tutta la musica che si vuole ascoltare, <strong>sperimentando artisti e generi nuovi</strong> in pochi click, dall’altra parte c’è il risultato concreto e fisico di ore di sala prove, di fatica dei gruppi, artwork e booklet vari, insomma, la soddisfazione di avere un oggetto che non è solo musica, ma si porta dietro una propria storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome il progetto <strong>Radio Punk comprende anche l&#8217;aspetto più materiale</strong>, ovvero la gestione della nostra etichetta e <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/category/distro/">distro</a></strong>, in questi anni abbiamo imparato a conoscere i diversi aspetti che stanno dietro all&#8217;uscita di un disco o libro fisico. Certo, abbiamo ancora un&#8217;infinità di cose da imparare, ma il mettersi in gioco in prima persona ci ha permesso di comprendere sia <strong>la fatica e la passione</strong>, sia perché in un mondo regolato dal denaro, purtroppo, la musica in formato fisico non può essere gratuita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra visione libertaria della vita<strong> </strong>ci fa scrivere decisamente controvoglia queste righe, tuttavia bisogna fare i conti con la realtà. <strong>Crediamo fermamente che la musica debba essere accessibile a tutti</strong> e non un privilegio di chi se lo può permettere, infatti qui sta il pregio di internet. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Poter accedere gratuitamente ai contenuti e ai messaggi che il punk veicola è fantastico. Per non parlare del fatto che è l&#8217;unico modo per ascoltare musica quando si è fuori casa.<strong> Piattaforme come <a href="https://bandcamp.com/">Bandcamp</a>, Spotify, Youtube e altre non possono essere l’unico modo di ascolto</strong>, possono però facilitare la scoperta e alimentare la curiosità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra noi c’è chi si ricorda l’era analogica quando la musica era disponibile solo su vinile o cassetta, che ha poi visto l’arrivo dei CD. Allora la scoperta di nuova musica poteva avvenire sostanzialmente in due modi: la cassetta registrata dall&#8217;amico o l&#8217;acquisto casuale nel negozio di dischi facendosi ispirare dalla copertina. Va da sé che la maggior parte degli ascolti, e degli acquisti, doveva essere necessariamente mainstream, con l&#8217;eccezione di qualche chicca sporadica scovata chissà dove. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si acquistano meno dischi? Forse, ma noi siamo orgogliosi di dire no</strong>. Fatta salva la scarsa disponibilità economica (oggi come allora), i nostri acquisti sono solo più mirati. Compriamo ciò che veramente ci interessa, magari dopo averlo ascoltato in rete.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> Qui è dove subentra l&#8217;importanza della scelta individuale. Supportare con l&#8217;acquisto della copia fisica significa sostenere anche concretamente gli artisti, le band, le distro, le etichette e i loro contenuti. </p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, <strong>è quello che cerchiamo di fare anche noi con le nostre playlist</strong>: intrattenervi ma soprattutto farvi scoprire o riscoprire delle band facendovi venire voglia di supportarle materialmente e farvi vivere a pieno l&#8217;esperienza di quel disco; toccare la copertina, leggere i testi, ammirare le grafiche e rivivere la passione di chi l&#8217;ha inciso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che <strong>è importante l&#8217;impegno di chi vive questa controcultura</strong>, ovvero usare internet in maniera propositiva e funzionale al supporto poi nella vita reale, trasmettendolo magari anche alle nuove generazioni, che utilizzano già abitualmente piattaforme digitali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di queste, tra i vari ragionamenti che abbiamo sviluppato ci siamo soffermati sull’utilizzo in particolare di Spotify, software spesso criticato, anche da noi… Ma<strong> una scelta radicale</strong>, come quella di non utilizzarlo per nulla, ha senso se poi comunque si utilizzano altri supporti come Youtube o Bandcamp? Non utilizzandolo non perdiamo un’occasione per supportare, anche minimamente, un gruppo che per sua scelta ha deciso di caricare dei brani sulla piattaforma? Sono <strong>domande che rimangono aperte</strong> anche per noi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">E quindi?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ci dispiace, <strong>non troverete la risposta a &#8220;Spotify sì, Spotify no nel punk&#8221; in questo editoriale</strong>. Navighiamo a vista anche noi facendo dei tentativi, proprio per questo e per il ragionamento che abbiamo fatto in questo editoriale, crediamo che il compromesso consapevole sia la scelta più giusta per noi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma… <strong>ascoltate il più possibile, siate curiosi e se potete comprate un vinile!</strong><br>Se avete voglia di condividere un vostro pensiero, una vostra opinione o una vostra esperienza trovate i nostri contatti <strong><a href="https://www.radiopunk.it/25/intenti-azioni-radio-punk-webzine/">qua!</a></strong></p>
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