Intervista ad Agripunk
Chiacchierata con Agripunk, rifugio antispecista situato ad Ambra (AR)

Agripunk prima di tutto è un luogo di resistenza. 26 ettari in cui questa azione si mette in pratica quotidianamente, attraverso la sua stessa esistenza. In questo rifugio antispecista e transfemminista animalx non produttivx e animalx umanx creano tutti i giorni momenti di comunità e di autogestione, immaginando e realizzando un mondo radicalmente diverso.
- Radio Punk: Ciao!!! Ci conosciamo da anni e spesso condividiamo con piacere lo spazio dei banchetti ai concerti. Introducete la vostra storia per chi non vi conosce!
Agripunk: Ciao tesorx, grazie per questo spazio e soprattutto grazie per la pazienza! C’ho messo due settimane a rispondere a queste domande e lo sto facendo alle 4 del mattino perchè il periodo attuale è un delirio, quindi sarà un delirio anche questa intervista che considero quella dove più, rispetto ad altre, posso esprimermi meglio.
La nostra storia inizia allo Spartaco a Ravenna dove ci conosciamo di persona la prima volta (ad una serata pazzesca con Attrito, Congegno, Turn against e delirio totale), io all’epoca ero già un pò attiva per la liberazione animale e l’antispecismo con banchetti e manifestazioni tra Veneto ed Emilia Romagna mentre David suonava nei KCV e abitava accanto ad un allevamento intensivo di tacchine. Mi raccontava di com’era vivere accanto a sto coso considerato produttore di cibo, di come fosse produttore invece di sofferenza, oppressione, isolamento, puzza insopportabile per chilometri e di come da tempo tentasse di convincere il proprietario di utilizzare questi spazi per altre attività meno discutibili.
Quando vengo qua per la prima volta l’allevamento è nel periodo di pausa tra un ciclo e l’altro. Sembra abbandonato.
L’unica vera differenza tra i cicli produttivi, della durata di 3 mesi, e quelli di pausa tra un ciclo e l’altro, qualche settimana, era solamente il rumore.
7 grandissimi blocchi di cemento, tutto intorno il bosco in sofferenza, roba buttata in giro qua e là. L’aspetto era sempre uguale.
Che venissero rinchiuse circa 30.000 tacchine ad ogni ciclo era evidente solamente dal rumore assordante delle ventole di aerazione e dal vociare disperato delle bestiole che sbattute lì dentro tentavano di sopravvivere all’ingrasso forzato agevolato dalla genetica studiata appositamente (vedi Hybrid Turkeys e polli broiler) e alla privazione dei cicli naturali di luce/buio.
Per farla breve, dopo qualche banchino e concerto organizzato insieme in Veneto, mi trasferisco qua e insieme creiamo un gruppetto per fare iniziative e banchini informativi per diffondere informazioni nel territorio a riguardo e portare le voci di queste tacchine a chi non le sentiva.
Scoprendo in verità che in molte persone sapevano le condizioni di questo allevamento e da tempo in paese si lamentavano per l’odore fortissimo che invadeva il territorio per chilometri rendendo, soprattutto l’estate, sgradevole rimanere anche banalmente al bar a fare aperitivo.
Nel maggio 2014 l’allevamento chiude sia per problematiche tra il proprietario e l’azienda che lo aveva preso in affitto, sia soprattutto per intervento dell’Usl che, passando davanti ad un nostro banchino varie volte, aveva finalmente deciso di revocare il codice stalla (codice aziendale che consente e identifica un’attività che ha a che fare con animali “da reddito” – lo deve avere per forza anche qualsiasi rifugio con la differenza che, negli anni, è stata inserita la categoria “rifugio permanente” all’interno delle collezioni faunistiche che è caratterizzata da un codice stalla NON DPA ossia per animali non destinati alla produzione alimentare).
Da lì decidiamo di creare un’associazione nostra perchè l’allevamento era stato chiuso, ma avrebbe potuto riaprire dopo pochi mesi perchè già molti altri allevatori volevano riprenderlo in affitto e riaprirlo.
Per cui abbiamo pensato. Ma se lo prendiamo noi?
E abbiamo fatto questo. Siamo entratx nell’area dei capannoni e abbiamo iniziato a sbaraccare roba, pulire discariche sparse, raccogliere corpi abbandonati.
Nel frattempo cerchiamo una maniera per prendere la storia di questo posto e di cambiarla utilizzando proprio la sua storia come base da cui partire.
Immaginiamo nello spazio che prima era destinato all’allevamento, la zona dedicata al rifugio antispecista per accogliere chi riesce ad uscire dal sistema di sfruttamento zootecnico e nella zona dedicata all’abitativo, un’area destinata alla condivisione, al confronto politico, alla musica, all’arte e alle relazioni.
Iniziamo ad accogliere le prime persone di varie specie e verso fine 2015 nasce ufficialmente Agripunk (che abbiamo creato proprio perchè ancora non esisteva la categoria NON DPA di cui vi dicevo prima, per cui dovendo per forza avere un codice di questo tipo se si voleva accogliere ruminanti, all’epoca avere uno statuto dove si dichiara chiaramente l’assenza di sfruttamento e profitto da loro era la cosa ideale)
- Radio Punk: Il vostro approccio è intersezionale, riconoscete quindi la connessione tra le lotte intersecando antispecismo, transfemminismo, antifascismo e anticapitalismo. Vi va di spiegarci questo legame e perché oggi è importante avere una visione intersezionale?
Agripunk: Proprio perchè la storia di questo luogo è una storia dove varie oppressioni si intrecciano e ti si palesano brutalmente.
Questo luogo nasce come fattoria quindi già c’era sfruttamento animale e del suolo e successivamente viene occupata dai nazisti che la usano come uno dei punti di ristoro per ripigliarsi tra un eccidio di partigianx e l’altro. Tramite gli alleati il colonialismo va a sbarbare un pezzo di collina e costruisce 7 capannoni di cemento dove farci schiudere uova di tacchino provenienti dagli USA. All’interno quei corpi subiscono privazioni su privazioni e per un periodo facevano qui anche la riproduzione, subendo quindi pure violenza riproduttiva.
Il concetto di intersezionalità nasce per descrivere le varie oppressioni che un corpo affronta per determinati motivi, nello specifico nasce per collegare il razzismo con la violenza di genere evidenziando come una persona che per motivi legati alla sua regione di nascita viene discriminata, se è anche una persona socializzata o assegnata donna alla nascita o una soggettività queer, sarà esposta a due forme di oppressione. Che possono diventare molteplici. Per cui molteplici sono da smantellare.
Se non si risponde ad un determinato canone socialmente accettato e produttivo di “essere umano” si è merda, raga. Se non sei un “essere umano” sei cibo, sei divertimento, sei sport, sei cavia.
Intersezionalità con l’antispecismo deriva da questo.
Nessun corpo, nessuna persona a prescindere anche dalla specie assegnata dalla biologia, deve dover essere schiacciatx ed ogni corpo e ogni persona deve poter vivere la propria esistenza nel pieno della propria autodeterminazione.
- Radio Punk: Una sera ad un concerto una persona non italiana si avvicina al nostro banchetto chiedendoci stupita “Why aren’t all punks in Italy vegan?”. Sbam. Domanda semplice, diretta e quasi ovvia. E ora come rispondiamo? Scoppiamo in una risata nervosa e le diciamo che sinceramente ce lo chiediamo spesso anche noi… Raccontateci il vostro rapporto con la sottocultura punk e perché è fondamentale che in questo ambiente di protesta ci sia una riflessione sull’antispecismo.
Agripunk: Io ricordo quando ascoltai per la prima volta i Crass ed i Conflict. All’epoca stavo in fissa con Clash, venivo da un turbine adolescenziale evolutivo tipo tecno-reggae-grunge SBAM il punk! E nel mio percorso conoscitivo raccattavo qualsiasi cd si trovasse nella sezione dedicata al 23 dischi a Padova.
Mi colpirono i testi, tantissimo e mi trovai a voler approfondire la loro storia (soprattutto dei Crass) anche grazie a qualche compa di Padova.
Fu una rivelazione.
Di fatto diventai vegetariana grazie a loro, era tipo il 1995. Di fatto poi anche Agripunk come concetto è ispirato all’idea della comune dei Crass.
Perchè è importante che ci sia la riflessione sull’antispecismo nel nostro ambiente?
Per tutto quello che dico sopra sull’intersezionalità, perchè il sistema che opprime “gli animali” è lo stesso che combattiamo ogni giorno e che opprime “noi umanx” e proprio per questo dovrebbe essere importantissimo e imprescindibile in qualsiasi contesto di lotta.

- Radio Punk: Realtà come la vostra quando si interfacciano sul territorio scombinano le carte, obbligando anche ad un confronto con chi amministra e chi vive nei dintorni. Com’è il rapporto con il vicinato e le istituzioni?
Agripunk: C’è chi ci supporta e con cui siamo in relazione anche politica e di lotta, chi ci accetta perchè da quando l’allevamento ha chiuso si possono fare i martedì d’Ambra in agosto e la zona è aumentata di valore ma ci sta lontanx perchè siamo stranx, c’è chi non ci può vedere per lo stesso motivo… solita routine.
Con le istituzioni fondamentalmente la cosa è così: quello che fate è molto bello, ma di fatto non siete così utili perchè non produttivi per cui -spallucce-
L’ultima che mi sono sentita dire è stata quella di diventare fattoria didattica e coltivare funghi usando il letame del Polo Club (altro ex allevamento in zona che da anni è riconvertito in parco giochi per persone ricche che compensano lo sfruttamento dei cavalli con i soldi) Della serie: hai proprio capito tutto…
- Radio Punk: Qual è la situazione attuale del rifugio? Cosa possiamo fare concretamente per voi?
Agripunk: Oltre al non trovare mai un attimo per scrivere, aspettavo un pò anche per darvi delle notizie un attimino più aggiornate perchè la situazione è in evoluzione giorno per giorno.
Attualmente la situazione è che siamo sotto sgombero e che al 18 dicembre dobbiamo aver traslocato e lasciato questo luogo nel quale siamo da 13 anni.
Abbiamo tentato in tutti i modi di rimanere e formalizzare la riconversione di allevamenti in spazi altri, ma di fronte all’avidità, al capitalismo, alla mancanza di tutele e soprattutto essendo diventata invivibile la situazione (dal 22 maggio ad ora perchè non volevano darci un rinvio direttamente di 6 mesi, abbiamo subito altri 3 accessi con consegna forzata via via di vari spazi che ci ha levato tantissimo tempo alla trattativa e alla ricerca di alternative) abbiamo preso la sofferta decisione di migrare in un altro luogo.
Abbiamo deciso così perchè viviamo insieme a persone che non possono dirci chiaramente quale è la loro posizione e, anche se sappiamo che per loro questa è casa e che un trasferimento potrebbe essere difficile, non possiamo chiedere loro di resistere anche con i loro corpi. Non è giusto.
Al momento quindi siamo alla ricerca di posti alternativi e al momento che scrivo ne abbiamo due che siamo andati a vedere e che sono molto interessanti.
Comunque alla fine di sta storia, quando saremo finalmente sistematx, oltre che riscrivere per bene la nostra storia sicuramente ci faccio una zine sul mercato immobiliare perchè veramente è uno schifo.
E te dirai, bella scoperta! Eh già.
Comunque abbiamo sempre la raccolta fondi aperta, l’abbiamo prorogata fino a fine anno, per prendere un nuovo spazio e trasferici tutt3
Nella home del sito nostro www.agripunk.com c’è sia il pulsantone per mandare un aiutino con vari metodi digitali, sia il pulsantone della raccolta fondi su Produzioni dal basso (qui sotto)
Serve anche aiuto fisico sia per le varie iniziative sia soprattutto per dare una mano con il trasloco per cui se qualcunx volesse venire a darci una mano a sbaraccare, scrivetemi!
Sicuramente sarà difficile trovare un posto con la stessa capacità abitativa di questo dove siamo ora, dovremo certamente ridimensionarci ma vogliamo continuare a fare quello che facciamo, magari riprendendo in mano anche parti del progetto che nel tempo si sono perse.
- Radio Punk: Vi proponiamo una domanda che ci fa sempre sbaccanare dal ridere, in questi anni qual è la cosa più divertente e/o grottesca che vi è successa? Abbiamo sete di aneddoti assurdi!!! (cose successe al rifugio, al banchetto, ai concerti…)
Agripunk: Eh… ce ne sono state un bel po’ negli anni. Quando sei caos e disagio, quello ti attiri ahahah
Allora diciamo che forse quella più assurda è accaduta dopo il Rotten River Camp (che già trovarsi nel giro di 3 giorni il Rotten River Camp nel piazzale è stato già di suo incredibile!). Una persona praticamente ci è rimasta qui in botta altalenante dal venerdì fino al mercoledì a dormire sul divano, ripigliarsi, ricollassare e ripigliarsi di nuovo (nel mentre ci siamo presx cura di lui – ovunque tu sia ti penso spesso) ma la cosa fantastica è stata quando finalmente si è allontanato dal salone per recuperare la sua tenda e ha scoperto che era nel pascolo delle pecore. Si è bloccato, ha guardato le capre e le pecore e ha detto una cosa tipo: ma dove cazzo sono? io ero andato ad un concerto!
Noi in lacrime.
Poi vabbè di cose assurde e bellissime ce ne sono successe un botto… e molte hanno seguito ancora.
Poco prima del Rotten avevamo fatto un festival qui, One fight One fire, che è stato epico con la Morgana (che ha il rifugio “Il Bosco di Morgana” in a Vito D’Asio, in Friuli) che faceva lo spettacolo col fuoco, i Nowhiterag che arrivano con la bandiera dell’XM24, i Krav boca che a momenti ci incendiano il soffitto e che ci hanno rubato il cuore…la foto (che trovate qui sotto) è proprio il ricordo di quei giorni nel loro ultimissimo libro!
In tantx siete passatx da questo luogo ed ognunx di voi ha lasciato un pezzo della propria lotta e della propria storia. Sperando che questo posto abbia dato qualcosa in cambio anche a voi.
Sono stati anni pazzeschi e ce ne saranno di nuovi, altrettanto.

- Radio Punk: Fare rete è la linfa dei progetti sottoculturali e di lotta, quali sono le realtà affini e i rifugi che supportate a vostra volta?
Agripunk: Fare l’elenco sarebbe che tipo non finiamo più.
Scherzi a parte, sono davvero tantx le realtà con cui siamo in relazione e che nel limite delle nostre possibilità di forze, tempo ed economiche supportiamo tramite materiale al banchino o allo spazio ad esempio compilation benefit.
Al momento sono molte le realtà, gruppi, rifugi, collettivi che ci supportano e che ci stanno dando un aiuto in questa situazione complessa, ma anche prima.
E voglio approfittare di questo spazio per ringraziarle tutte una ad una queste persone, perchè sto mondo è na merda, stiamo tuttx con una miriade di rogne, con i soldi è na tragedia, non c’è lavoro, non ci sono case, dall’alto ci arrivano solo mazzate e la solidarietà tra di noi è l’unica cosa che ci resta per continuare a lottare insieme contro a tutto sto schifo.
- Radio Punk: Siamo in chiusura, vi ringraziamo di cuore e vi auguriamo il meglio per il futuro! Concludiamo così: l’ennesimo Gianculo dice “il tofu fa cagare non sa di nulla” e voi, seppellendo la voglia di litigare con l’ignorante di turno, decidete di cucinare la ricetta asso nella manica, quella che zittisce al primo assaggio, qual è?
A presto!
Agripunk: Premetto che io sono una di quelle vegane da anni 2000 che ancora non si trovava nulla se non al Lando e non fiorivano siti, blog, pagine di ricette e autoproduzione per cui sono tutt’ora fan del tofu tirato fuori dalla busta e addentato brutalmente come comfort food.
Per me tipo il tofu affumicato è già l’apoteosi. Infatti quando ho attimi di pace mi piace farmelo da me (l’ultimo 3 anni fa per dire) ma confesso che non lo uso molto per le ricette perchè so che c’è del pregiudizio.
Quando lo voglio propinare però sicuramente uno dei piatti più buoni è la carbonara, però devi avere cura di marinarlo sapientemente a cubetti con olio, salsa di soia, paprika affumicata o dolce + fumo liquido, sale e spadellarlo ben bene senza bruciarlo troppo. Fatto così è fantastico per essere messo insieme anche tipo a cubetti di melanzane frittine.
Detto ciò, grazie a voi e non solo per questa chiacchierata ma per anche tutto il resto! Alla fine si son fatte le 6, vi mando un abbraccio mentre sorseggio il caffè e aspetto il sorgere del sole per andare a sfamare le belve!
Vi voglio bene!

